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in archivio dal 18 dic 2011

Daniele Amadio

Bassano del grappa

elementi per pagina
  • 18 dicembre 2011 alle ore 20:41
    Ultime pagine stinte (07)

    Come comincia: Eppoi ci sono tutte queste canzoni che avrei voluto farti ascoltare.. ci sono tutte queste frasi, frasi del tipo:

    " e non fa per noi, questa tranquillità.."

    e davanti lo stereo, distesi sul letto, con la tua testa sulla mia pancia... avrei dovuto dirti 

    "capisci adesso cosa c'è?..."

    ... o forse vorrei dirtelo adesso, o solamente mi piace pensare potrebbero essere diverse, le canzoni intendo... Come una volta in macchina, diretti verso verona, ad ascoltare non so chi  e ti ho preso la mano per baciarla... chissà quand'è stato, ei magari lo dico solo per dimenticarci i nostri  normali, normalissimi discorsi...

    "ehi... cosa sta succedendo?"

    "niente sono solo stanca lo sai... o intendevi altro?"

    ".. no no niente.. come non detto, lasciamo stare..."

    Ci sono tutte queste parole, che dovrebbero esserti dette, o scritte.. perchè tu sappia che sono tue...

    Ci sono tutte quelle parole... ci sono, son lì scritte e cantate, si bastano e lo sanno....

    Come lo sanno e si bastano questi silenzi : Silenzi annidati fra le fughe delle piastrelle del corridoio..

    silenzi che si bastano tra i libri ammassati...

    che si bastano cuciti alle federe verdi stinte, alle tende della cucina, quelle rosse che odiavi...

    ci sono questi silenzi che si bastano... e lo sanno. Adesso io non parlo più con molte persone, e qui non viene più nessuno... sai tipo in quella poesia di Ungaretti che ti leggevo... ma no.. non ha più importanza.

    Te le ricordi quelle tazze nere che c'ha portato mio fratello dalla grecia?! Una volta c' abbiamo bevuto  il the a colazione credo... Erano tazze un po' grosse, verniciate con uno smalto ruvido, color antracite, col fondo grezzo: sembrava di accarezzare un vaso in terracotta,  tipo quello dei gerani dicevi...

    Ti piacevano davvero quelle tazze...

    Eppoi avevi gli occhi mezzi chiusi quel giorno, i capelli disfatt, si... ed eri agitata, di fretta. C'eranoi tutte le cose da rimettere nella borsa...

    Si era proprio una mattina ed eri venuta da me a dormire... a mezzogiorno però riattacavi. Credo potrebbe essere stato un inizio primavera... mi ricordo delle felpe o dei maglioni.. cavolo non riesco figurarmelo meglio ora... è passato tanto tempo...

    Beh alla fine non penso fosse un giorno speciale, era solamente una mattina come tante che sono passate..un martedì? no aspetta, forse mercoledì...comunque sia, non importa più molto... dovevo solo dirti succede ancora sorrida ogni tanto, facendo colazione...

    ed è curioso siano piccole cose alla fine quelle che restano... 

     
  • 18 dicembre 2011 alle ore 20:37
    Ultime pagine stinte (08)

    Come comincia: :- No, non è essere tragiche… è una questione di realismo.. tutto qui. Perché, davvero, quante volte pensi ancora ci vederemo? Dieci.. Toh quindici magari… Cioè dai, se ci pensi, è plausibile. Si, adesso è normale ricordarsi un compleanno, gli auguri a natale, capodanno ma arriverà, prima o poi…. Cioè una di noi sarà la prima a saltarli o ecco, a ricordarsene un giorno dopo, una settimana dopo.. sono cose ovvie. Eppoi fra un po’ magari cambierà il numero di cellulare e magari non verrà così automatico avvertire o chissà che altro… Non che sia niente di trascendentale dietro, ma tocca essere realiste almeno di tanto in tanto. Al momento è ovvio, ci sono persone, intendo sulle cose pratiche tipo sul cosa o dove si va, chi o cosa si ascolta, quando e perché.. mmmm, Ecco è una questione di presente: la memoria non può che giocare, sul campo del passato, partite già finite, come le repliche di Italia-Germania. Le riguardi con piacere ti possono anche emozionare al limite, ma è difficile che per l’entusiasmo ti ritrovi esultante per strada… Nel concreto, contano di più gli innumerevoli pareggi del Ravenna… Sotto la pioggia con gli striscioni equivoci per Dario, a provocare i ragazzetti sugli spalti… il lunedì, prima della lezione, al bar dell’oratorio… la nostra squadra del fantacalcio e…. si, insomma, come dicevo… nessuna tragedia, alla fine.. -:

     
  • 18 dicembre 2011 alle ore 20:35
    Ultime pagine stinte (09)

    Come comincia: Tanto non l’hanno capito lo sai. Non l’hanno capito quello che invece per noi è solamente normale. Magari se avessero visto le foto di Bercy a novembre, quella mattina, coi treni in partenza, ora gli sarebbe più chiaro… se solo avessero visto il diretto per Le Havre, col capotreno fuori dalla porta a bestemmiare in francese “S’il vous plaît madame, monsieur…sommes en retard..” e guardarci imbarazzato, in quell’abbraccio che non finiva più..“merde…italienne..”

    Mi chiedo, quanto è durato il nostro ultimo viaggio insieme?! Venti ore più o meno direi, di cui tredici passate in silenzio fra Milano e Parigi, in quelle due cuccette lontane…quanto eri scemo: “Trentacinque euro cavolo.. è un’offertona.. tanto comunque dormiremmo…non ci accorgeremo nemmeno di non essere vicini..”. Certe cose non le hai mai capite. “maddai.. se non ci abbiamo mai pensato…boh… cioè che vuoi ormai.. eppoi anche il dottore c’ ha detto che non ci sono problemi.. certo hai visto che faccia?! valli a capire sti medici…” pare una vita fa… o no?!

    Sai oltre le foto penso dovremmo portargli anche le registrazioni d’ambiente di quella giornata. Dovremmo fargli sentire quei suonatori all’angolo “Ehi ma questo non è quel pezzo dei Beirut… tan-tandan-iso le siii e noo esss taradan…. è identico !!”,dovrebbero sentire quel furgoncino che ha strisciato sul cordolo del marciapiede davanti la vetrata del Mac (avessi visto la tua faccia mentre ti sputavi contro il caffè)… ah e ancora la voce di quel tipo che vendeva non so che libri e che forse era un mormone, col suo cappello nero o ancora quello che c’ha fermato mentre andavamo al binario…

    Ecco avessero ascoltato tutti i suoni di quella mattinata, avessero sentito quel brusio interminabile a sorreggere ogni nostro sorriso, lasciandolo convinto d’essere voluto, come ogni sguardo..“massì cosa serve parlare.. cioè è normale.. tanto non sentiremmo niente lo stesso..”

    Le avessero viste, li avessero sentiti non faticherebbero a capire perchè allora, davanti alla porta aperta della carrozza 7 stessi già piangendo, perchè ti abbia stretto a me quasi cadendo sbilanciata dal peso di quegli zaini enormi e goffi da ragazzini alla prima vacanza, che si attacavano dappertutto, e urtavano i passanti…Dio e non riuscivo a prenderti tutto fra le braccia, non riuscivo a metterti le mani dietro la schiena che i guanti mi si sfilavano e le mani grattavano, nude, tra le cinghie.. . Le avessero viste, li avessero sentiti, sarebbe stato chiaro perchè piangevi anche tu, perchè senza sapere niente, sapevi già…

    E’ stata tutta una questione di suoni, come il suono di un nome, la forma di un viso, che non ci eravamo mai preoccupati di pensare e se ne è uscito all’improvviso nel mezzo della Francia…un terzo incomodo scordato, tra la nebbiolina insolita di una tarda mattinata, leggermente soleggiata.. “Ah Elisa…..”

    Eppoi sei salito.

     
  • 18 dicembre 2011 alle ore 20:30
    Ultime pagine stinte (11)

    Come comincia: L’interno dove siamo andati a stare è inspiegabilmente al IV° piano di una palazzina dall’intonaco caffellatte scrostato con un basamento bianco in pietre di fiume. L’idea è stata di Guido. E’ un po’ più lontano dalla facoltà, ma però costa niente: gonfiando un po’ le spese, da casa, ci si riesce a far mandare 50, 100 euro in più al mese; a pensarci a noi serviva solo un tetto, per squallido che sia va bene uguale.. ci mancano ancora due posti letto da riempire, mi stavo occupando dell’annuncio:

    CASA / CERCASI GENTE

    Io pensavo di non mettere il numero di telefono ma solo un orario e l’indirizzo… Beh Guido dice sempre che non son in grado di far certe cose…. Elisa ovviamente gli da spago: ci fosse Stefania approverebbe…

    E alla fine visto?! è tornata pure Elisa alla fine. A Milano non resisteva più ha detto.“Cavolo mia madre era sclerata del tutto, no ma davvero a livelli… Non mi ha neache detto che ha chiamato Thomas, coiè ma ti rendi conto?! Non so dove vive quella donna…figurati se potevo restare là.. poi qui almeno ho trovato da fare lo stage…”

    Porella non fatico a crederci.. eppoi credo che sotto sotto stia ancora sperando nell’arrivo di Thomas sul suo bianco destriero. Non è male scoprire ogni tanto di non essere l’unica scema che vive qua dentro…Comunque sia, dopo due settimane ci siamo dovuti ricredere un po’ su quel prezzo così vantaggioso. I termosifoni perdono acqua nerastra dalla guarnizioni, dagli scarichi sale persistente un odore di fogna a orari alterni, poi sono arrivati anche gli scarafaggi, all’alba ti salutano dal piatto della vasca…

    L’altro giorno l’ho incrociata, Stefania, che usciva dalla biblioteca. Neanche mi sono avvicinata che quasi ho cominciato a vedere sgranato, le voci intorno andavano a scemare… Eppoi lei non sa ancora che sono tornata, ed è un mese ormai. Non che sia scema, sapevo benissimo che l’avrei rincontrata ma… quell’incontro era tutto nella mia testa e non doveva essere lì, così alla cazzo.. no! c’erano delle cose che erano giuste, e allora ho pensato ” No, non è lei, è come se non fosse lei”. Stava anche telefonando, probabilmente alla madre..

    "Si, beh…non è che posso andare lì e dirgli ‘Ehi quanto tempo’ no?! cioè… Eppoi.. che cavolo…non ha mai usato il cellulare in vita sua, si, si è sua madre senz’altro altro, credo… e se non è.. No! Non voglio pensarci e non devo pensarci!! Ohh brava Alice.. così.. perché d’altronde che diritti ne avrei… cioè sono stata io ad andarmene e.. beh non è momento di nostalgie adesso, e fa caldo, fa caldo da morire e sono sudata, Dio perchè deve fare sempre così caldo.. e io guardami.. sfatta. Cazzo Alice.. come ci siamo ridotte?!? Non deve proprio vedermi adesso, no… non così, ora…perché devo dirle questo e quello.. oh cavolo è lei che deve.. beh non s’è mai fatta viva e ora chiama.. chi cazzo chiama?! Dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema, dio quanto mi sento scema… dio… via, via…Alice.. vai via!”

    Ferrara è insopportabile d’estate; un fiume lento e fangoso la coccola d’ozio, tutto è come frastornato,inebetito da una coltre dolciastra che imbroglia gli spigoli delle cose… dei ricordi.

    Ho una vecchia foto dell’estate scorsa appesa al muro difronte al letto: Io e Ste abbracciate al Parc Guel, sulla terrazza, quella sopra le colonne, con tutte le panchine sinuose. Qualche curva dietro di noi, sfuocati, Elisa e Thomas che si baciavano ridendo. Ora non ricordo chi ce l’ha scattata, credo un passante. Quando vivevamo assieme, io e Ste’, se ne stava in soggiorno sopra il divano e in realtà, era una sua creazione. Ci aveva lavorato per giorni col computer, per poi stamparla in un bianco e nero leggermente virato verso il freddo e incorniciata con un bel passpartout avorio e una cornice in legno scurissimo e grezzo… d’altronde ha sempre avuto gusto per queste cose… l’unica cosa che abbia mai rubato in vita mia…

    “Alice, SELENIO!!! Si dice virato Selenio!!! Non te ne frega un cazzo di quello che faccio eh…”

    E’ stata una bella vacanza quella. L’appartamento con le pareti rosse, le voltine catalane… oddio la paura che avevamo di usare un micronde. Thomas era terrorizzato dalla caparra lasciata al signor Armado e ci controllava di continuo:“Ma cè scritto di non usare le cose in metallo… sicure che si possono usare le vaschette in alluminio?”… davvero, mi manca anche lui.

    Io non so se c’ho mai creduto alla felicità, non in quella assoluta,totalizzante, almeno: faccio fatica a credere che un po’ di tempo passato in allegria possano chiamarsi felicità… magari momenti felici ecco..

    ”Seee addirittura un ‘magari momenti felici’, oddioooo non ti starai sprecando troppo… guarda cheppoi mi faccio illusioni…”

    Momenti felici, di quei giorni adesso, di quel cielo infinito sopra la terra rossastra della Catalogna, della sua voce... momenti rimasti

    “Occhio Lei, la solita leopardiana del cazzo deve essere… ma va va….scema vien qua…”

    “Eh si guada, ‘na gioia ahahahah. No, ehi, che fai, no no ferma..maa insommaaa…Ste’…ahah che cretina!!”

    Comunque basta, basta davvero! Non è sempre il passato, perchè adesso le cose non vanno male, no di certo.Erano solo tempi diversi, altri noi, altre cose… diverse anche loro.

    A Elisa ogni tanto ancora lo chiedo…

    “Eli, vorrei tanto sapere che fine abbiamo fatto.. noi dico.. Eli, che fine abbiamo fatto?!?”

    “Siamo qua… è Settembre, un Mercoledì, sono quasi le otto, abbiamo appuntamento fra mezz’ora e tu ancora devi farti una cavolo di doccia, ecco che fine abbiamo fatto!! Guarda cheppoi esco per i cazzi miei eh.. a piedi ci arrivi in centro, a piedi!!!”

    “Ok ok… ricevuto eh…”

    D’altronde a pensarci… è Mercoledì un po’ per tutti.. “ un dettaglioooo che ci rende uguali….”

    A me è sempre piaciuto cantare sotto la doccia.