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Poesie di Diego Bello

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  • lunedì alle ore 20:07
    Raggio di bile (Invidia)

    raggio di bile-
    d'incapace calunnia
    tinge la luna

  • sabato alle ore 16:15
    Arresa al brivido

    porta i balocchi amore
    dolce sarà la semina
    sul campo arresa al brivido
    berrà tutte le nubi la tua brace
    tra mille strette d’alabastro
    e mille mani su ogni poro
    e mille bocche su ogni spazio

  • 14 gennaio alle ore 12:30
    Il cinema del vento

    Mentre leggi, la luce da sinistra
    si scontra lì negli occhi e s'apre a quella
    che scende dal soffitto in diagonale,
     
    disegna a destra una finestra ovale
    che ti proietta il cinema del vento.
    L'inverno sulle foglie, i rami sciolti
     
    e le cadenze d'un meriggio lento
    all'ombra di torture, come volti
    di nostri torti e densità di palpiti
     
    di morti, stracci vivi e una parola
    che danza al tuo singhiozzo. Gira un mestolo
    per dilavare il grumo secco in gola. 

  • 11 gennaio alle ore 15:08
    Perché non io?

    Perché non io
    sotto il lenzuolo gonfio
    d'osceno, offeso sangue?
    Perché non io
    martirio d'asfalto
    in polvere d'alba?
    Perché non io
    nel cielo liso
    di marmo, senza scampo?
    Perché non io
    spiffero del mondo
    e preda del caso?
    Perché non io
    nel marcio dell'inferno
    di sole putrefatto?
    Perché non io
    in quelle lacrime di ghiaccio
    e solitudine.
     

     
    Dedicata al clochard Nereo Gino Murari, travolto e ucciso da un pirata della strada all'alba del 7 gennaio 19 a Roma su Corso d'Italia

  • 31 dicembre 2018 alle ore 18:20
    Capodanno

    Vorrei stringere ancora l’aspro
    del tuo seno
    prima che il tempo di quest’anno
    triste si divori il torso
    e dare un morso
    nella tua bocca molle
    di te nell’ora della fine
    per morire
    al caldo del tuo sangue.
     
    E te
    che come dentro rocca impenetrabile
    asciughi l’ombra e il fiato che s’addensa
    erodi ossa, stremata
    e gli occhi al vento
    soffochi le grida
    abbracci labbra e cielo
    di pioggia chiara, a passi
    di nuvola serena.

  • 23 dicembre 2018 alle ore 11:21
    La gola d'occidente (Gola)

    S’ingozza alla sua mensa
    la gola d’occidente
    seduce labbra ai calici d’argento
    con lingua di diamante.
     
    Dentro la cerchia
    rosa, con mani di cristallo
    si cuce addosso un abito
    ornato di magenta.
     
    Fuori s’assozza
    la calca di fanghiglia
    l’incavo gonfio
    di fredda pioggia nera.

  • mare d’inverno-
    dentro le barche pendule
    le nasse vuote

    frizzo di spuma-
    l’onda gonfia da nord
    punta la riva

    solo una vela
    bordeggia all’orizzonte-
    la notte incalza

    (osservando il quadro di Gustave Coubet, Il mare in burrasca, detto anche L’onda, 1870)

  • 11 novembre 2018 alle ore 18:03
    Resta un bacio di ruggine (Avarizia)

    serrata stiva
    empia di foglie d'oro-
    non passa il sole

    per l'inverno perenne
    resta un bacio di ruggine

  • 29 ottobre 2018 alle ore 21:52
    Lamà Sabachthani Askatasuna!

    Lamà Sabachthani Askatasuna!
    Non sei per chi t’invoca
    non è per te
    per me
    la fuga dal cilicio è àncora
    foras te exita
    polve de ceniza
    scura
    penombra che trita
    a strati visi vuoti
    monosillàbi
    che grida nell’assenza.
    Lamà Sabachthani pendant la guerre
    vivant enfant
    avec mon rêve
    avec mon rire
    sur la rive droite
    de ma pauvre tête.
    Mon doux enfant
    si tu tombes ainsi parmi ses feux
    ta mort
    sera la mienne.

  • 26 ottobre 2018 alle ore 15:18
    Sei quartine erotiche

    il viso tuo in penombra è come un prato
    dove ha attecchito a cumuli dispersi
    la luce della neve che ha spogliato
    il cielo ormai digiuno a trattenersi
     
    sulle mie labbra notte e tuo tepore 
    di voglie appese al tempo dilatato 
    spazio feroce, madido languore
    ostia che scioglie un brivido assetato 
     
    la vita ti sussurra rude in bocca
    di pietra dentro l'urna il graffio cieco
    colma d'ardore che ogni lato tocca
    e asperge rorida dell'onda un'eco
     
    all’alba gronda di rugiada il fiore
    straziato dalla tenebra d’un fiato
    franto dal buio un petalo si muore
    da stelo inflesso al morbido sostrato
     
    tracima il fiume dalla cava, strazia
    pareti esauste, palpiti di gogna
    delta che stringe alla violata grazia
    arresa e complice alla bisogna
     
    e poi venire tu mi senti piano
    per me che mordo la tua voce acerba
    per te che - amore - sguazzi nel pantano
    e colmi vuoto come vento d'erba

  • 25 ottobre 2018 alle ore 11:25
    Tempo d'autunno (tre haiku)

    *
    ora che il tempo
    s'attarda nell'autunno-
    sorsi di rosa
     
    *
    orma di luna-
    rimane appesa in cielo
    dopo la notte
     
    *
    tuffo di sole
    nell'orizzonte arancio-
    la mano miete

  • 25 ottobre 2018 alle ore 11:21
    Magari è solo un’ancora di pace

    Magari è solo un’ancora di pace
    insonne protensione al circolare
    gravida notte spesa nel vivace
    lenito àmbito, mai regolare.
     
    Incede nel legame, si frantuma
    anelito d’inversa rotta intriso
    come uno stento all’apice si tace.
     
    Consuma stame e dentro ha una petunia
    idea di luce spenta nel piattume
    odore di limone soffocato.

  • 23 ottobre 2018 alle ore 16:55
    Il re mesto (Acrostico in tre haiku)

    Il suono mesto
    logora corde lise
    Resta l’autunno
     
    Embrici lenti
    mingono foglie morte
    Erode il cuore
     
    Sogni di prati
    Templi di seni mossi
    ornano il limbo

    Ispirata a "La tristezza del re" (1952) di Henri Matisse (1869-1954)
     

  • 23 ottobre 2018 alle ore 16:52
    L'autunno (Acrostico - Haiku e Tanka)

    Lento il bastone
    Annaspa nel fogliame-
    Una panchina
     
    Tende una mano
    Un bambino al tramonto-
    Nell'altra un fiore
     
    Nuvole dense espandono
    Ozi amari di rughe

  • 22 ottobre 2018 alle ore 19:06
    Baratto la tua indifferenza

    baratto la tua indifferenza 
    al mercato dell'artificio
    la tengo stretta
    lungo le strade dell'inferno

  • 22 ottobre 2018 alle ore 19:04
    Mi è amico il ramarro (Accidia)

    Mi è amico il ramarro, fedele
    nell’ozio di sole
    sul greppo, che inquieto si torce
    a bugna di calce
    in cumulo a nervi d’oblio.
    S’inerpica fermo
    appeso al fioretto dell’orto
    e cuoce trafitto
    nell’occhio, da spina di seccia.
    L’insidia si cela
    nell’erba dell’ombra, in anfratti
    attende la biscia
    e al cielo pulito si fissa
    ne mima il respiro
    e il colore, ingolla sostanza
    di ruggine e miele:
    un bacio feroce s’incanta
    di brivido, beve.
    L’ardore è dipinto sul gozzo
    e il morso disvela
    l’errore, ridesta dal sonno
    un labbro d’autunno.
    Il muso del sauro protende
    deciso alla serpe
    che cova nel buio: si sfalda
    in mano la rosa
    con l’indaco e l’oro del drappo.
    Come il sole - statua
    che scalda lontano - lui pesca
    nell’animo umano
    sua esca una spugna su tutto
    sul tempo che cessa
    poi l’amo trapassa la gola
    del mostro, conquista
    la quiete perenne d’impulso
    e vive in un guizzo.
     

  • 22 ottobre 2018 alle ore 13:57
    Quel sorriso che s'affida

    Quel sorriso che s'affida
    mi trafigge
    e l'uccido con l'oblio.

  • in mezzo alla tempesta
    dimentica di faglie, desta
    di strade e polvere le scarpe bianche
    mentre volteggia un’ombra gravida di cielo
    e chiome ignare, volute a fuoco nero
    nel margine
    statua di fluidi assorbe bile
    stretta la chiave in tasca come dono
     
    db, 6 ottobre ’18

    La poesia è ispirata da un’opera di Paul Klee da cui prende il titolo: Was ein Madchen unwissend mit sich bringt, 1915, 229 – Acquerello su carta con imprimitura in colla e gesso, su cartoncino, 23,1 x 18,6 cm. 

  • 12 ottobre 2018 alle ore 19:42
    La lista

    Lamentazione, ruvido rosario
    tra dita intirizzite d’umide navate,
    scandita prece elettrica del prete
    calvo con nenia pingue.
    Grani di sangue anemico, martirii
    di sale e coltri nude al gelo delle stelle,
    pietre feroci nel posto del cuore.
    Il cielo ha visto iridi in catene
    e il mare il bianco d’occhi precipitare al fondo,
    erigere il calvario il peso del rifiuto.
    Rantolo dai vetri nebbia
    nomen nescio di vite rese oscene
    nell’imbuto del mondo. 
     

     
    Da venticinque anni gli attivisti dell’ong United compilano una lista dei profughi e dei migranti morti a causa delle politiche migratorie europee. La lista è aggiornata a maggio di quest’anno: 34.361. Ma non è esaustiva: sono solo le vittime accertate.

    “ La lista mostra che le persone non muoiono solo in mare, ma anche nei campi di detenzione, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nelle città. Quattrocento persone si sono suicidate; più di seicento sono morte per mano di altre.”
    Niamh McIntyre e Mark Rice-Oxley, The Guardian, Regno Unito

  • 08 ottobre 2018 alle ore 22:35
    Bosco in autunno

    un cielo denso-
    attorniano formiche
    lago di foglie

    appare appena
    dai rami spogli il sole-
    ombre nell'ombra

    decolla un sogno
    di foglie di betulla-
    e muore il vento

  • 06 ottobre 2018 alle ore 17:18
    Ombre di nubi

    Il vento torce
    catene sulle piaghe-
    trema la luce
     
    l'occhio del cielo
    anticipa la notte-
    ultima resa

    ombre di nubi-
    cerca riparo un passero
    sotto la gronda 

  • 15 settembre 2018 alle ore 17:10
    Dentro i corpi

    Imparare a vedere dentro i corpi
    non nei corpi sodi e integri
    non nei tanti corpi che sono stati
    sani o malati e sono morti
    appena apparsi come gabbie in divenire
    e in disfacimento
    materia esecutiva della sorte
    delibera sociale
    livello e addestramento al disperare.
     
    Vedere dagli occhi senza patina
    se non si vede e fa paura
    perché apertura e abisso il palpitare
    la mossa d’ali
    vedere senza pelle
    ardere un fremito
    di carne viva
    l’attimo
    di luce.
     

  • 14 settembre 2018 alle ore 18:28
    Nel deserto (da Paul Klee)

    Com'è il deserto dentro
    dentro il vedersi al fondo
    dentro l'istinto esposto al vento
    di molecole
    in riva a vene?

    Qual'è il colore d'ogni onda
    di sabbia e della sete
    se il piede inciampa in una duna?

    Dov'è il rumore della frusta
    e del dolore
    che suda col respiro
    e quanto mare schiuma ostinazione
    e assorbe, radice instabile
    oltre la pena?
     

     
    La poesia è stata ispirata dall'opera di Paul Klee, da cui prende il titolo, In der Einöde, 1914, Acquerello e matita su carta, su cartoncino (17,4 × 13,9 cm).

  • 12 settembre 2018 alle ore 22:19
    Fiori in una caverna (da Paul Klee)

    C’è già un progetto di future gemme
    tra gli spezzati steli, evanescenze come bave
    da ogni profilo all’occhio razionale.
    Per te dalle corolle luce interna
    tende al digiuno del cielo fuori dall’antro
    dentro un sipario di sangue
    embrioni stelle al mondo
    e soli e trottole 
    prima del parto necessario
    il buio è pace amniotica
    abbraccio e taglio.

    La poesia è stata ispirata e prende il titolo dall’opera di Paul Klee, Hohlen Bluten, 1926, Acquerello e colori a colla su carta, bordato con gouache e penna, su cartoncino, 36,5 x 53,7 cm.

  • 11 settembre 2018 alle ore 19:37
    Casa nuova (da Paul Klee)

    La strada lì davanti è tesa prua
    con cinque alberi d'azzurro vento
    sul ponte il sacrificio della chioma ...
    più verde sotto il cielo. Il fondamento

    in sala macchine di grasso nero
    esordio avverso e tempo della sorte.
    La stiva vuota e tinta anche di sangue
    risale ai piani nuovi senza croce.

    Finestre aperte e tende come d'ali
    a righe rosse avanza con respiro
    ogni camino è spento non c'è fumo
    pulita calce al sole che non brucia.

    La poesia è stata ispirata da un'opera di Paul Klee, Neues Haus, 1924 (Olio su tela, 36,4 x 46,4 cm)