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Poesie di Diego Bello

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  • io sono insieme a te lì che t'abbraccio
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi sentire il sangue che ti scorre
    io sono lì con te che t’attraverso 
    se puoi sentire il petto che s’affanna
    io sono lì in quel ritmo che t'ascolta
    se puoi sentire il soffio che ti chiama 
    io sono dentro te in un fiato lieve 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi vedere il cielo che s’espande
    io sono lì che stringo un suo pigmento 
    se puoi vedere l'alba che si scioglie
    io sono lì che m’apro al tuo disvelo 
    se puoi vedere il buio che s'appressa
    io sono lì in un bacio sulle palpebre 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    io sono insieme a te lì che t'abbraccio

  • mercoledì alle ore 9:26
    Sull'anca china del tuo amore in pianto

    Posa la piuma bianca
    sull’anca china del tuo amore in pianto
    perché riposi ora ch’è notte. Giaccia,
    non tremi per l’assenza e goccia 
    chiara dilaghi nel seguire
    la scia d’una parola tua
    che doni incanto. 

  • 12 settembre alle ore 22:04
    Quando cammino strade

    Non voglio più guardare facce
    che ingollano paure
    che sputano livore,
    né sguardi che non vedono
    e voci che non parlano
    e mani che non curano.
     
    Negli occhi che non piangono
    non fisserò pupille
    su bocche che non ridono
    non deporrò carezze
    a gesti che non sciolgono
    aprirò solo il buio.
     
    Non voglio più guardare facce
    curve quando cammino strade
    che odorano di pioggia:
    basterà il cielo
    dipinto in una pozza
    che stagna di stupore.

  • 10 settembre alle ore 13:28
    Dov'è andata la notte?

    E' qui intorno il deserto
    nello spazio orizzonte. Cammino
    contro il sole che sale
    con un lato scoperto.
    Finalmente fa sera
    e la parte mi brucia,
    poggio l’altra al dormire.
    Ed il giorno risale,
    riprende
    nel deserto il cammino,
    scoperto
    su quel lato fa male.
    Ora è piaga e non vedo
    nonostante le stelle. Mi piego
    su di un lato: è già l’alba
    che mi scalda il dolore.
    Uno strappo ci vuole
    alla piaga che strazia
    e trascino
    nel deserto immutabile
    questo corpo che trema.
    Col pugnale recido
    e nel sangue che bolle
    ce la lascio marcire.
    Ora tutto è coperto
    anche il pezzo
    che mi gocciola ancora,
    una scia nel deserto e davanti
    l’infinito per gli occhi.
    Dov’è andata la notte?

  • 09 settembre alle ore 12:28
    Il mezzo per il fine

    Il mezzo per il fine
    è quel confine pratico
    piuttosto grezzo, male
    dell’intelletto statico
     
    per esternare dazio
    da sfilacciate setole
    con stolide terzine
    di strazio a ciò che appare.
     
    E solide s’erigono
    barriere ad impedire
    alla visuale spazio
    che resta d’un epigono.
     
    Si cambi direzione:
    sia il mezzo solo il ponte
    di valico al confine
    ché dentro c’è la fonte.

  • 07 settembre alle ore 21:30
    Osare un morso

    Osare un morso al cielo denso, già
    di foglie tristi
    e l’estate
    lontano.
    Rimane l’orma del vento
    per un’onda vivace:
    e rantola
    nello scoglio che affiora.

  • 07 settembre alle ore 21:28
    Tutto passa davvero

    Tra le tue mura
    tutto passa davvero,
    se ne sta indietro.
    Passa la vita
    con le coperte stese sul tuo freddo.
    Se l’orma si cancella
    resta negli occhi il solco delle mani,
    il gocciolare fiele
    da fauci arrese.
    Tutto passa davvero,
    il peso sullo sterno, quel martello
    di tempie sul pensiero
    dove il tuo sangue è nero come un lago
    di notte sola.

  • 01 settembre alle ore 14:31
    Settembre (Acrostico)

    S'acquieta l'estate 
    E vibra in un alito 
    Triste di salvia.
    Tiepido irrora
    Ed espande l'acre 
    Mosto lascivo.
    Breve devianza di rotta!
    Rientro alla fretta 
    E al sogno riposto.

  • 30 agosto alle ore 21:42
    Settembre (Acrostico in tre haiku)

    stupore d’acini-
    entro pampini e rogge
    traluce l’alba
     
    tronfio di nettare
    eburneo sprizza al sole-
    mare di bacco
     
    bronzei s’asciugano
    resti d’amori d’aria-
    e presto è sera
     

  • 30 agosto alle ore 21:41
    A filo di molla

    Nel deserto d'un volo 
    - senza luce d'azzurro - 
    tendo passi 
    sullo squarcio del senso 
    a filo di molla.

    Vuol distrarre la luna 
    e abbracciare la notte
    l'occhio solo
    come sente del sole
    il bacio che brucia.

  • 30 agosto alle ore 21:39
    Con te ripasso

    L'impronta 
    sulla cenere 
    del tempo calpestato
    verso il buio 
    di mare acceso.

    Navigare 
    l'orma sola
    rotonda sulla sabbia 
    che attraverso e
    con te ripasso.

  • 17 agosto alle ore 9:55
    Rimbalzi

    lascerò aperta un'ampia crepa
    ché si bagni di luna
    intinta nel cristallo d'occhi tuoi
    che è mare che riposa.

  • 14 agosto alle ore 21:19
    Fosse noia mortale che s’appressa

    Fosse noia mortale che s’appressa
    all’ombra stanca di parole vuote
    da briciole di sole fugga – in dote
    all’occhio – e travi senza voce tessa.
    Cominci il sorgere d’inverno cupo
    verso uno stagno di speranza imbelle
    con quella rosa fragile di pelle
    chiara, scavato un solco in un dirupo.
    Sento alla fonte ancora che zampilla
    remoto il tuo sorriso che non sciupo
    e bruci tra le mani come stella
    che nella terra arsa più non brilla.
    Del proprio sangue si disseta il lupo
    e stringe l’osso dentro le budella.

  • 11 agosto alle ore 18:30
    Lo sguardo si riposa entro una cresta

    Lo sguardo si riposa entro una cresta
    in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
    d’ultimo raggio torvo che ti desta
    e si nasconde. Sulla mano ranto-
    lo estatico di un cenno soffocato.
    Pulsano vene al collo perché s'oda 
    il tremito lontano -  un verso lato -
    come mozzata s'agita una coda.
    Di là s’attende in fremito la terra
    e frana che disciolga l’oasi al nulla.
    Ma tutto è lento andare e appena un fiato
    dichiara a lunga notte la sua guerra
    ogni legaccio sradica alla culla
    e dà sollievo al sangue del dannato.

     

  • 10 agosto alle ore 22:27
    Nell'ardere d'agosto

    Se un dubbio ancora
    non fosse spento
    su com’è fatto
    l’inferno che ci è imposto
    oggi s’è sciolto:
    è tutto asciutto
    non puoi più bere.
    Nell’ardere d’agosto
    ormai è dissolto 
    il liquido tormento 
    di non sapere:
    è giunta l’ora
    e questo è tutto.
    Ti resta un osso
    per rilassarti
    staccare il freno
    perché nessuno 
    può più salvarti
    da questo lutto
    né da te stesso
    che più non teme
    davanti a un fosso.
    Con luce mesta
    hai appreso come
    si può bruciare
    e respirare
    in quel dolore
    ancora pena.

  • 08 agosto alle ore 22:02
    Questo doversi dire sempre tutto

    Questo doversi dire sempre “tutto
    bene” se ci s’incontra presuppone
    norma esitante e che sia proprio il lutto
    a esprimere tendenza nell’azione.
    Quel bene è un picco in cima eppure ha il fondo
    ricco di limo - vecchio sotto sale -
    è auspicio instabile di specchio al mondo
    sporto nel vuoto a tangere un crinale.
    Questo ci lascia amore quando tace
    curva anelastica, più orizzontale
    del mare senza anelito, la pace
    che non minaccia più castigo o male
    l’indifferenza a un fiore o alla vorace
    malizia d’un virgulto che ci assale.

  • 07 agosto alle ore 19:40
    L'incendio

    l'aria avvampa, arroventa
    sembra soffiare un vento di scintille
    che ammanta: imminente
    l'incendio
    del mondo che s'arrende

  • 07 agosto alle ore 19:35
    In terra che divora

    Non implicare te in questa piena
    perché non si centuplichi lo squarcio
    vorrei: non penetri la daga al gorgo
    fino al plesso. Difesa tua dimora
    empio di lacrime il fossato a sgorgo
    distraggo il sangue della lama – marcio.
    Nel materiale torcersi la pena
    carezza eterna in terra che divora.

  • 02 agosto alle ore 23:13
    Agosto (acrostico in due haiku)

    ansito immobile-
    gogna al lume di stelle
    orfane d’ombra
     
    sorso di roccia-
    trema sulla risacca
    orma di luna
     

  • 02 agosto alle ore 10:51
    Quartier generale

    Quell'ampio dirupo sull'argine
    di cava è il quartier generale
    - intorno a ogni pietra la terra.
    Fragore: muto alzo lo scettro 
    e resto - raccolto sul palmo -
    connesso allo scranno che frana.
    Al buio lavato di luna 
    s'inerpica un tremulo corso:
    scintille sull’acqua, nel sorso 
    la pace dell'occhio di cruna.

  • 31 luglio alle ore 21:18
    Agosto (in acrostico)

    Agognato, agognato tempo d’ozio!
    Governi attese di stagioni vuote.
    Odora l’aria d’afa e rinnovato
    Spigo d’accesa luce. Il bianco
    Tramonto asciuga
    Onde lente di crome, e brilla il sale.
     

  • 28 luglio alle ore 19:01
    Vocazione

    Indico il volto
    dell’innocenza
    ove è affluenza...
    di luce. Ascolto

    pallido fiore
    di pudicizia.
    Vita ne vizia
    l’innato ardore.

    Grazia corrotta
    - segno di rotta –
    ora indelebile.

    Mente che scotta
    nel tempio lotta
    non si fa flebile.

  • 20 luglio alle ore 21:24
    Oggi ho rubato un po’ di sole al mondo

    Oggi ho rubato un po’ di sole al mondo
    lo tengo in un malloppo che ho coperto
    e infiora sulla pelle rubicondo.
     
    Ho colto anche gli effetti del deserto
    intenso azzurro in cielo giusto al fondo
    curioso come l’ape in fiore aperto.
     
    Sul mare dubito: guardarlo a tondo
    o immergermi nel gelo al piede inferto?
    Mi stringo attorno all’attimo giocondo.

  • 20 luglio alle ore 18:46
    Si marcia sulle spine

    Si marcia sulle spine
    in penombra, si sogna
    e sembra aderga infine
    lontano dalla gogna

    l'alito. Sotto aratro
    non geme più la carne.
    È sciolto in solco l'atro
    grumo - al fondo - per farne

    caglio. La terra il seme
    in tremito allo strazio
    rivolta, ché non teme

    freno d'argine. Spazio
    dirupa e al vento freme
    del grembo il fiore sazio.
     

  • 15 luglio alle ore 13:15
    Dov'aquila non vola

    Sei come l’osso saturo
    della ciliegia dentro
    la polpa che s’ammolla
    dissoni note al centro
    di spazio che non crolla.

    Avello si fa nitido
    e addensa sul detrito
    anelito di strina
    ma s’arrovella il dito
    al tatto che s’incrina.

    Alla tua fonte arida
    perennemente pietra
    si graffia la mia guancia
    nel precipizio arretra
    a bugna poi s’aggancia

    e pencola ch’è lacera
    a un metro dalla terra
    dov’aquila non vola
    - un refolo si serra
    all’uscio della gola.