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Poesie di Diego Bello

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  • 06 ottobre 2018 alle ore 17:18
    Ombre di nubi

    Il vento torce
    catene sulle piaghe-
    trema la luce
     
    l'occhio del cielo
    anticipa la notte-
    ultima resa

    ombre di nubi-
    cerca riparo un passero
    sotto la gronda 

  • 15 settembre 2018 alle ore 17:10
    Dentro i corpi

    Imparare a vedere dentro i corpi
    non nei corpi sodi e integri
    non nei tanti corpi che sono stati
    sani o malati e sono morti
    appena apparsi come gabbie in divenire
    e in disfacimento
    materia esecutiva della sorte
    delibera sociale
    livello e addestramento al disperare.
     
    Vedere dagli occhi senza patina
    se non si vede e fa paura
    perché apertura e abisso il palpitare
    la mossa d’ali
    vedere senza pelle
    ardere un fremito
    di carne viva
    l’attimo
    di luce.
     

  • 14 settembre 2018 alle ore 18:28
    Nel deserto (da Paul Klee)

    Com'è il deserto dentro
    dentro il vedersi al fondo
    dentro l'istinto esposto al vento
    di molecole
    in riva a vene?

    Qual'è il colore d'ogni onda
    di sabbia e della sete
    se il piede inciampa in una duna?

    Dov'è il rumore della frusta
    e del dolore
    che suda col respiro
    e quanto mare schiuma ostinazione
    e assorbe, radice instabile
    oltre la pena?
     

     
    La poesia è stata ispirata dall'opera di Paul Klee, da cui prende il titolo, In der Einöde, 1914, Acquerello e matita su carta, su cartoncino (17,4 × 13,9 cm).

  • 12 settembre 2018 alle ore 22:19
    Fiori in una caverna (da Paul Klee)

    C’è già un progetto di future gemme
    tra gli spezzati steli, evanescenze come bave
    da ogni profilo all’occhio razionale.
    Per te dalle corolle luce interna
    tende al digiuno del cielo fuori dall’antro
    dentro un sipario di sangue
    embrioni stelle al mondo
    e soli e trottole 
    prima del parto necessario
    il buio è pace amniotica
    abbraccio e taglio.

    La poesia è stata ispirata e prende il titolo dall’opera di Paul Klee, Hohlen Bluten, 1926, Acquerello e colori a colla su carta, bordato con gouache e penna, su cartoncino, 36,5 x 53,7 cm.

  • 11 settembre 2018 alle ore 19:37
    Casa nuova (da Paul Klee)

    La strada lì davanti è tesa prua
    con cinque alberi d'azzurro vento
    sul ponte il sacrificio della chioma ...
    più verde sotto il cielo. Il fondamento

    in sala macchine di grasso nero
    esordio avverso e tempo della sorte.
    La stiva vuota e tinta anche di sangue
    risale ai piani nuovi senza croce.

    Finestre aperte e tende come d'ali
    a righe rosse avanza con respiro
    ogni camino è spento non c'è fumo
    pulita calce al sole che non brucia.

    La poesia è stata ispirata da un'opera di Paul Klee, Neues Haus, 1924 (Olio su tela, 36,4 x 46,4 cm) 

  • 01 settembre 2018 alle ore 12:58
    Respira il mare

    respira il mare
    lo scoglio, dentro il buio-
    puntato a est

  • 24 agosto 2018 alle ore 19:41
    Per certe vie di Roma

    Come quando mentre addenti un ghiacciolo
    al limone lo sguardo ti si fissa
    s’un ammasso di polvere che addensa.
    L’occhio assorbe col palato l’irsuto
    dorso, l’attrito al morso che ripugna.
    Rovinano l’acido dolce, l’aspro
    e un attimo secco si ferma in gola
    e dura, finché vuoi che duri, sino
    allo sterzo dell’iride, che torna
    a servo ottuso sull’ammasso marcio.
    Non lo devii se non ti forzi: ansia
    contro ansia e l’amaro che rimane
    anche se ora scende – insipido – il sorso.
    Questo senti per certe vie di Roma.
     

  • 22 agosto 2018 alle ore 18:50
    Fiore di cactus

    Si schiude il nido molle odor di luna
    come quel fiore ha petali di fiamma
    le stille della notte sulla cruna
    hanno cavato pietra entro la sciamma.
    Ora che il sole irraggia la laguna
    investe il chiurlo sulla dura bramma
    e per la cappa ritta verde bruna
    non si frappone più alcun diaframma.
    Fiore di cactus giallo rosso prugna
    asperso di rugiada ti coltivo
    e sopra al desco colmo la mia brocca
    per quell’unica notte in cui la spugna
    dentro la forra - grato d’esser vivo -
    annego come il nettare la bocca.

  • 21 agosto 2018 alle ore 12:18
    L'odore della luna

    L'odore della luna
    è bianco come neve 
    senti la polvere nell'aria 
    lieve.
    Il sangue si raggruma 
    svapora
    e ti fa smunto, alla deriva 
    d'un'altra notte.

  • 19 agosto 2018 alle ore 18:27
    Ha in bocca ciò che accade

    In bocca a una fontana
    antica di millenni
    un rubinetto lucido di ghisa
    che pesca da autoclave
    potente, getta
    su mani e tempie accoste a bere
    e a tergere il sudore.
    Ha in bocca ciò che accade
    si specchia in strade sporche - nella rete
    di rabbia -
    a prepotenza e vomito
    a mani analfabete.
    E’ il mondo surrogato
    che pesca da radici in superficie
    non lava e non disseta più
    ma getta l’arroganza e piscia
    nel sole che non scalda
    senza bruciare,
    nel mare opaco e sterile
    non più “implacabile fratello”,
    e contro il cielo
    grigio
    senza un arcobaleno
    e senza vento
    a tergere la fronte
    lungo un sentiero che poi sale.

  • 17 agosto 2018 alle ore 21:41
    Un sasso sul ferro sciolto

    Com'aspettasse di fondersi al greto
    al prato asciutto, cenotafio
    dell'umana ragione.
    Ora è sepolcro d'immense lapidi
    sconnesse, Atlante rotto
    e polvere celeste.
    È tutto imploso in quel volo di morte
    come nebbia a nascondere il nulla
    perenne
    strato su strato
    col cielo in pianto.
    A noi un pensiero, lasciare
    ciascuno un sasso
    sul ferro sciolto.

  • 16 agosto 2018 alle ore 15:13
    Un attimo infinito

    Un attimo infinito
    fermo sulla soglia
    a trattenere l’esito d’affondo
    e dopo l’ansito
    unisono
    lo scivolo
    e l’estasi del tocco
    dello sfioro
    e l’ardere del solco
    la pressa dell’aratro
    febbre che esplode
    irroro sete gorgoglio
    e tu che bevi
    ogni distillo di rugiada.

  • 15 agosto 2018 alle ore 21:47
    Io vedo l'estate

    Non vedete che autunno 
    lo sgretolarsi 
    persino dell'ombra 
    sugli alberi morti 
    e fate lauti respiri di nebbia
    lontani dal tufo
    ove attacca
    parvenza di sole:
    su un rivo di poppa 
    sventola l'iride alterchi di volgo.

    Io vedo l'estate, matura 
    dentro le vene d'oro 
    di foglie, il formarsi 
    la linfa che sgorga, pungere luce 
    dai nodi dei rami
    narcisi alla pozza ch'è abbaglio 
    e il vento 
    mi respira negli occhi 
    l'umore d'un seno
    la fronte sul collo.

  • 08 agosto 2018 alle ore 8:59
    Nel buio che macchia di niente la luna

    E’ strano il silenzio dell’ora
    nel frastuono dell’attimo
    e il supplizio del giorno
    nel trascorrere, sordo
    alla rampa
    - c’è il lieto dopo il lutto.
    Eppure ci strilla
    ad ogni svolta d’angolo
    d’un tremore consueto
    la crepa.
    Un rivo di pianto
    precipita doglie
    - sorride solo
    la veste del muro.
    L’arte di fronda
    è per sempre
    davanti una spanna
    nel buio che macchia di niente la luna.
    La rosa non s’è persa*
    a distanza da terra
    per la strada sospesa fra i nodi
    dei rami:
    senza luogo, né peso
    per non essere nulla.
     

     
    *cit. da Italo Calvino, Il barone rampante

  • 08 agosto 2018 alle ore 8:54
    Io ti cucino mentre danzi intorno

    Io ti cucino mentre danzi intorno
    agli occhi del meriggio
    e l’aria sfoglia sfiati di basilico
    e menta dai tuoi baci di lampone
    e la tua pelle al sole
    scintilla come nettare di prugna
    ai morsi della sete.
    Gli acini acerbi spiano dal lume
    della pergola gote d’albicocca,
    labbra gonfie di zucchero d’anguria.
    E sfrigola l’erbetta cipollina
    e bevo, bevo ancora dal mortaio
    le mandorle che spremi.
    Ma presto farà notte
    e metterai al sole il tuo guinzaglio
    e io rimarrò nudo
    al buio e in bocca il vuoto
    d’aceto dolce
    di mele e l’alito di vino.
     

  • 30 luglio 2018 alle ore 17:26
    La pianta di basilico

    Ho conservato l'acqua
    e adesso irroro
    la pianta di basilico.
    Crepuscoli smeraldo
    sprizzi di cuore
    e il sole a sprazzi
    dentro la gola
    di terra nera e molle
    che beve aperta, oscena
    e io l'odore
    di vento
    sul mare. Rimane
    appeso l'orizzonte
    a un chiodo di nuvole.
    Tiene la pioggia ancora
    al lividore
    e poi disseta
    a morsi
    scroscia sul piano
    carezza velluto
    e tracima creste
    rosse di foga
    che ha scosso un brivido.
    Deserta
    e la spiaggia resta 
    respiro d'onde.

  • 04 aprile 2018 alle ore 16:35
    D'essere niente

    Vivo
    ora che ho perso
    tramonto d’occhi
    tristi – e l’ora s’appressa.
     
    Vivo
    nel vuoto di sospiri
    d’essere niente
    assenza.
     
    Vivo
    nel buio
    levigato
    da luce d’estasi.
     
    Vivo
    nel gelo privo
    di memoria
    dell’onda senza mare.
     
    Vivo
    di morte
    putrefazione
    del tuo bel fiore ambìto. 

  • 21 marzo 2018 alle ore 19:49
    La lettera

    E’ sul gradino grafia che sbava
    - lacrima di pioggia, breve.

    Il nome latita
    tra impronte piante.

    In piega un viottolo
    di righe incerte sul declivio.

    Curve di strascico, pallore
    fuori confine.

    Grido è il mio nome a voce che rantola:
    in cerchio il sangue spinge pugnali.

  • 19 marzo 2018 alle ore 20:30
    Il dono

    Sento i miei passi in casa
    come un suono che si perde
    dove 
    il sole si ripara.
    L’anima buia indovina
    sequenze di pagine.
    D’isola in isola
    vivo cornici
    di mogano liscio
    tocco l’impronta
    sul vetro, stringo
    la luce che mi placa
    di foglie dentro il nero.
    Sotto la rosa di velluto
    si schiude un fiore
    eterno che vi dono.

  • 19 marzo 2018 alle ore 20:28
    Sorriso di mimose

    Tinge l’aria 
    l’odore di limoni
    al mareggiare, pinnule
    e capolini
    e un sorso d’alito 
    nello scrollìo di fiabe.

    Trionfa il grembo
    che tutto l’anno tace
    sbiadita alle carezze l’ombra
    ritorna 
    su gote accese
    sorriso acerbo di mimose. 

  • 07 marzo 2018 alle ore 21:07
    Ove intaglia la notte

    Con te si sveglia a sfioro
    fioca di sorgive
    dentro le foglie l’ombra
    del parco.
     
    Nell’oro
    cunea i tuoi occhi il sole
    - anello riparo
    ove intaglia la notte.

  • 07 marzo 2018 alle ore 19:43
    Scendo le sponde

    Non ha mentore la luna
    che assurge al velo della notte
    e transita supina
    la resa al carcere, si sfuma in rune
    di stelle, supplice
    d’aperto stormo.
    Non sono uccello d’ali mozze
    fermo sul ramo o pinna che risale
    la corrente, né scoria nel dirupo.
    Scendo le sponde
    come un fiume che tintinna
    di sole la sua culla.

  • 03 marzo 2018 alle ore 13:05
    La luce della neve

    La luce della neve
    si fa sguardo di campi
    e di bosco.
    Squarcio nella mimesi
    della ridda d’orizzonte
    dirama confini
    consueti alla pupilla
    e ignoti di tregua.
    S'apre un virgulto
    come un cardine di lana
    in cielo di sbratto.

  • 21 febbraio 2018 alle ore 21:04
    Armistizio tardo

    Se durasse una notte in più l’inverno
    comparirei fra i morti
    di un armistizio tardo.
    A confondere la neve
    non più lo strillo d’un ranuncolo
    nella forgia dell’ostro:
    solo disfatta
    latente d’abbandono.

  • 14 febbraio 2018 alle ore 19:39
    Dove c'è un prato

    La terra al piede nudo
    presta mollezza e ghiaccio e zolle
    e dalla pressa scruto
    la polvere che esplode
    e cerca il vuoto
    come un nido.
    Sfioro dell’erba
    accanto a un fiore giallo su un tombino
    in respiro di fogna. Sbatte
    lo spigolo la palma
    e il sangue si raggruma.
    Chiodi sulle strisce
    e vetri acuminati
    sbuffi da mille suole, calci
    sul tendine affilato.
    Al rosso
    alzo lo sguardo in fondo
    e passo
    dove c’è un prato.