username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Diego Bello

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Diego Bello

  • 16 ottobre 2017 alle ore 22:04
    La merce e il bene

    Sono due insiemi aperti ai loro estremi       
    la merce e il bene appesi in gemme al brolo  
    diversi non contrari i semantemi
    utile sempre questo e quella solo
     
    nelle vetrine esposta a perdizione  
    vile d’acquisto e scambio con denaro.
    Il bene-merce è nell’intersezione
    e il bene-solo lì sempre più raro:
     
    autoprodotto per l’autoconsumo.
    Ciò ch’è soltanto merce è poi lo spreco:
    si paga il prezzo per vedere il fumo.
     
    Se si misura il PIL ridonda un’eco:
    ciò che s’acquista accresce, il resto un grumo
    che innalza l’asticella d’un copeco.

  • 09 ottobre 2017 alle ore 21:58
    Come il vento propizio delle rose

    Con te principio a fondere la notte
    prima che l’alba addensi
    e spazzi oltre
    la luce di onde gravide al tuo fiato.
     
    Come il vento propizio delle rose
    asciughi assenza
    dentro lo spiazzo cinto
    di nuvole a recidere ogni rete.

  • 08 ottobre 2017 alle ore 22:11
    Indifferenza è carne che s'incrocia

    Cammina nell'autunno ancora acerba
    mattina di bambini e di pacciame
    attorno gonfie viscere – letame -
    il male vomitato dentro serba.
     
    Il marciapiede scotta di ferocia
    il transito singhiozza nella buca
    con la foga tatuata sulla nuca
    indifferenza è carne che s’incrocia.
     
    Adombra il vento un'oasi che acquieta
    d’altare assente altrove - dolce grata -
    e s’apre al soffio d’alberi la meta
     
    come il grido di bile macinata.
    Sul sangue della lama sparge seta
    e un cordolo di tregua alla giornata. 

  • 04 ottobre 2017 alle ore 18:22
    Riaccendi nuvole

    nel gioco d'estro serico 
    tolte le tare al peso 
    delle carezze tracima
    detrito al desiderio
    ma tu riaccendi nuvole
    come il potere morbido
    del sole che non vedo

  • 01 ottobre 2017 alle ore 20:41
    Dopo il tuono

    Ignora il tuono la deriva
    d’anima arresa e irrompe
    - coda alla folgore, d’attrito.
    Attimo eterno che s’acquieta
    in muscoli e cadenza, a soffio
    di petali di seta.

  • 26 settembre 2017 alle ore 18:55
    Purché sia pura

    Non avido di latte come un rospo 
    che morte serra al seno
    e manco spargo 
    amaro felle 
    ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
    La luna ingoio quando 
    ti spegne il giorno. Striscio 
    e presto groppa dura al tuo calcare*
    purché sia pura, poi
    l'anima mia.

  • 24 settembre 2017 alle ore 12:11
    Ottobre (acrostico)

    Origlia puntuale l’autunno da botti
    Terrigne in arcioni ed imbriglia
    Tenebre d’acqua al vento che fionda.
    Olezza in frammento di sogno
    Brezza a fermenti.
    Risali dal fondo
    E arride un vociare di scuola.
     
     

  • 23 settembre 2017 alle ore 12:48
    io sono insieme a te lì che t'abbraccio

    io sono insieme a te lì che t'abbraccio
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi sentire il sangue che ti scorre
    io sono lì con te che t’attraverso 
    se puoi sentire il petto che s’affanna
    io sono lì in quel ritmo che t'ascolta
    se puoi sentire il soffio che ti chiama 
    io sono dentro te in un fiato lieve 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi vedere il cielo che s’espande
    io sono lì che stringo un suo pigmento 
    se puoi vedere l'alba che si scioglie
    io sono lì che m’apro al tuo disvelo 
    se puoi vedere il buio che s'appressa
    io sono lì in un bacio sulle palpebre 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    io sono insieme a te lì che t'abbraccio

  • 20 settembre 2017 alle ore 9:26
    Sull'anca china del tuo amore in pianto

    Posa la piuma bianca
    sull’anca china del tuo amore in pianto
    perché riposi ora ch’è notte. Giaccia,
    non tremi per l’assenza e goccia 
    chiara dilaghi nel seguire
    la scia d’una parola tua
    che doni incanto. 

  • 12 settembre 2017 alle ore 22:04
    Quando cammino strade

    Non voglio più guardare facce
    che ingollano paure
    che sputano livore,
    né sguardi che non vedono
    e voci che non parlano
    e mani che non curano.
     
    Negli occhi che non piangono
    non fisserò pupille
    su bocche che non ridono
    non deporrò carezze
    a gesti che non sciolgono
    aprirò solo il buio.
     
    Non voglio più guardare facce
    curve quando cammino strade
    che odorano di pioggia:
    basterà il cielo
    dipinto in una pozza
    che stagna di stupore.

  • 10 settembre 2017 alle ore 13:28
    Dov'è andata la notte?

    E' qui intorno il deserto
    nello spazio orizzonte. Cammino
    contro il sole che sale
    con un lato scoperto.
    Finalmente fa sera
    e la parte mi brucia,
    poggio l’altra al dormire.
    Ed il giorno risale,
    riprende
    nel deserto il cammino,
    scoperto
    su quel lato fa male.
    Ora è piaga e non vedo
    nonostante le stelle. Mi piego
    su di un lato: è già l’alba
    che mi scalda il dolore.
    Uno strappo ci vuole
    alla piaga che strazia
    e trascino
    nel deserto immutabile
    questo corpo che trema.
    Col pugnale recido
    e nel sangue che bolle
    ce la lascio marcire.
    Ora tutto è coperto
    anche il pezzo
    che mi gocciola ancora,
    una scia nel deserto e davanti
    l’infinito per gli occhi.
    Dov’è andata la notte?

  • 09 settembre 2017 alle ore 12:28
    Il mezzo per il fine

    Il mezzo per il fine
    è quel confine pratico
    piuttosto grezzo, male
    dell’intelletto statico
     
    per esternare dazio
    da sfilacciate setole
    con stolide terzine
    di strazio a ciò che appare.
     
    E solide s’erigono
    barriere ad impedire
    alla visuale spazio
    che resta d’un epigono.
     
    Si cambi direzione:
    sia il mezzo solo il ponte
    di valico al confine
    ché dentro c’è la fonte.

  • 07 settembre 2017 alle ore 21:30
    Osare un morso

    Osare un morso al cielo denso, già
    di foglie tristi
    e l’estate
    lontano.
    Rimane l’orma del vento
    per un’onda vivace:
    e rantola
    nello scoglio che affiora.

  • 07 settembre 2017 alle ore 21:28
    Tutto passa davvero

    Tra le tue mura
    tutto passa davvero,
    se ne sta indietro.
    Passa la vita
    con le coperte stese sul tuo freddo.
    Se l’orma si cancella
    resta negli occhi il solco delle mani,
    il gocciolare fiele
    da fauci arrese.
    Tutto passa davvero,
    il peso sullo sterno, quel martello
    di tempie sul pensiero
    dove il tuo sangue è nero come un lago
    di notte sola.

  • 01 settembre 2017 alle ore 14:31
    Settembre (Acrostico)

    S'acquieta l'estate 
    E vibra in un alito 
    Triste di salvia.
    Tiepido irrora
    Ed espande l'acre 
    Mosto lascivo.
    Breve devianza di rotta!
    Rientro alla fretta 
    E al sogno riposto.

  • 30 agosto 2017 alle ore 21:42
    Settembre (Acrostico in tre haiku)

    stupore d’acini-
    entro pampini e rogge
    traluce l’alba
     
    tronfio di nettare
    eburneo sprizza al sole-
    mare di bacco
     
    bronzei s’asciugano
    resti d’amori d’aria-
    e presto è sera
     

  • 30 agosto 2017 alle ore 21:41
    A filo di molla

    Nel deserto d'un volo 
    - senza luce d'azzurro - 
    tendo passi 
    sullo squarcio del senso 
    a filo di molla.

    Vuol distrarre la luna 
    e abbracciare la notte
    l'occhio solo
    come sente del sole
    il bacio che brucia.

  • 30 agosto 2017 alle ore 21:39
    Con te ripasso

    L'impronta 
    sulla cenere 
    del tempo calpestato
    verso il buio 
    di mare acceso.

    Navigare 
    l'orma sola
    rotonda sulla sabbia 
    che attraverso e
    con te ripasso.

  • 17 agosto 2017 alle ore 9:55
    Rimbalzi

    lascerò aperta un'ampia crepa
    ché si bagni di luna
    intinta nel cristallo d'occhi tuoi
    che è mare che riposa.

  • 14 agosto 2017 alle ore 21:19
    Fosse noia mortale che s’appressa

    Fosse noia mortale che s’appressa
    all’ombra stanca di parole vuote
    da briciole di sole fugga – in dote
    all’occhio – e travi senza voce tessa.
    Cominci il sorgere d’inverno cupo
    verso uno stagno di speranza imbelle
    con quella rosa fragile di pelle
    chiara, scavato un solco in un dirupo.
    Sento alla fonte ancora che zampilla
    remoto il tuo sorriso che non sciupo
    e bruci tra le mani come stella
    che nella terra arsa più non brilla.
    Del proprio sangue si disseta il lupo
    e stringe l’osso dentro le budella.

  • 11 agosto 2017 alle ore 18:30
    Lo sguardo si riposa entro una cresta

    Lo sguardo si riposa entro una cresta
    in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
    d’ultimo raggio torvo che ti desta
    e si nasconde. Sulla mano ranto-
    lo estatico di un cenno soffocato.
    Pulsano vene al collo perché s'oda 
    il tremito lontano -  un verso lato -
    come mozzata s'agita una coda.
    Di là s’attende in fremito la terra
    e frana che disciolga l’oasi al nulla.
    Ma tutto è lento andare e appena un fiato
    dichiara a lunga notte la sua guerra
    ogni legaccio sradica alla culla
    e dà sollievo al sangue del dannato.

     

  • 10 agosto 2017 alle ore 22:27
    Nell'ardere d'agosto

    Se un dubbio ancora
    non fosse spento
    su com’è fatto
    l’inferno che ci è imposto
    oggi s’è sciolto:
    è tutto asciutto
    non puoi più bere.
    Nell’ardere d’agosto
    ormai è dissolto 
    il liquido tormento 
    di non sapere:
    è giunta l’ora
    e questo è tutto.
    Ti resta un osso
    per rilassarti
    staccare il freno
    perché nessuno 
    può più salvarti
    da questo lutto
    né da te stesso
    che più non teme
    davanti a un fosso.
    Con luce mesta
    hai appreso come
    si può bruciare
    e respirare
    in quel dolore
    ancora pena.

  • 08 agosto 2017 alle ore 22:02
    Questo doversi dire sempre tutto

    Questo doversi dire sempre “tutto
    bene” se ci s’incontra presuppone
    norma esitante e che sia proprio il lutto
    a esprimere tendenza nell’azione.
    Quel bene è un picco in cima eppure ha il fondo
    ricco di limo - vecchio sotto sale -
    è auspicio instabile di specchio al mondo
    sporto nel vuoto a tangere un crinale.
    Questo ci lascia amore quando tace
    curva anelastica, più orizzontale
    del mare senza anelito, la pace
    che non minaccia più castigo o male
    l’indifferenza a un fiore o alla vorace
    malizia d’un virgulto che ci assale.

  • 07 agosto 2017 alle ore 19:40
    L'incendio

    l'aria avvampa, arroventa
    sembra soffiare un vento di scintille
    che ammanta: imminente
    l'incendio
    del mondo che s'arrende

  • 07 agosto 2017 alle ore 19:35
    In terra che divora

    Non implicare te in questa piena
    perché non si centuplichi lo squarcio
    vorrei: non penetri la daga al gorgo
    fino al plesso. Difesa tua dimora
    empio di lacrime il fossato a sgorgo
    distraggo il sangue della lama – marcio.
    Nel materiale torcersi la pena
    carezza eterna in terra che divora.