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Poesie di Diego Bello

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  • 09 novembre 2017 alle ore 18:53
    Ab aeterno

    “È semplicemente il luogo dove gli sforzi umani hanno trovato ciò di cui avevano bisogno”, Don Delillo, ZERO K

    Mondo nel mondo
    per un futuro ab aeterno
    dell’uomo
    in sospensione criogenica.
    Vuote corsie di porte linde
    chiuse sotto terra, spazio
    neutro d’immagini
    sognate alla morte. Pareti
    in proiezione di tracce
    paure iterate.
    L’angelo narra
    ascolta la voce, il senso
    del suo pensiero
    in egocentrico cielo
    - sopra Berlino.
    Dove si va
    è un mondo terso
    alla poesia negato
    -  tutto s’è trovato
    ogni stento rimosso.
    Tutto è risolto
    e tutto si sa
    non si immagina nulla
    perché già immaginato.
    Il viaggio è in controsenso:
    sospesa in guscio
    l’attesa del trapasso
    dalla morte alla vita, fuori
    dalla storia
    - matematica pura.
     
    E anche l’affresco
    - ora qui -
    di tecnologia
    che si sta dipingendo
    con il passo spedito
    è crosta d’effimero
    raschio d’intonaco, sniffo
    di polvere nera
    è tentata evasione, assenza
    di gravità.
    Torni la storia
    il dubbio che martella
    la pietra che precipita.
    Riprenda lo scavo
    su ciò che si ignora.
    In questo s’annida il cammino
    in questo guardare sui prati
    in questo stupore
    di foglie di sole.
    Riprenda a sognare
    la testa
    a scordare le cose
    a scoprirle da dentro.
    S’inverta la rotta
    in sane paure
    con mostri in agguato
    e limiti
    da superare.
    Si torni a soffrire
    l’orizzonte di morte
    il mistero
    infinito dell'uomo.

  • 02 novembre 2017 alle ore 9:16
    Magnete

    Silenzio m’è rumore
    e assorda il vuoto
    insonorizzato...
    dell’anima sospesa. La scorza
    recido di un pertugio
    e l’occhio vi precipita
    da turba. Nella nebbia
    magnete sei
    per la mia bussola.

  • 02 novembre 2017 alle ore 9:13
    Nel lamento dei morti

    Non è lo stesso il buio
    sulle lapidi bianche
    del nero che torce la schiena dei vivi
    come diverso è il sole
    che muove i colori dell’erba
    tra le crepe dei marmi.
    Occhi aperti dal tempo
    vigilano croci spuntate
    e l’olezzo dei fiori
    inchinati alla terra
    nel lamento dei morti.

  • 28 ottobre 2017 alle ore 17:58
    Scandito un tuo riverbero

    scandito un tuo riverbero
    nell’incedere deserto
    ogni atomo
    immerso in bozzolo di piume
    mi è tregua nello sforzo

  • 26 ottobre 2017 alle ore 18:40
    Ai pastori rumeni a Castelrosso

    Raggiunto il bosco è il cielo il suo riparo
    azzurro ancora intatto brilla vivo
    quando il respiro fa tremare un faro
    e il sale brucia il sonno del sollievo.
    Sente il sicuro lui, la furia spenta
    nel fumo nero al letto di metallo
    nel sangue del fratello al cimitero
    di Castelrosso, al prato del pastore.
    Poi il nero-solo-nero come il cielo
    e come i guanti stretti sul bastone.
    Nebbia che cade - punta di un macigno -
    la madre che gli tira giù il cappello.
    Lontano inverno, la carezza cede
    al vento e buio il bacio che ha strozzato.

  • 24 ottobre 2017 alle ore 21:36
    Ramo di glicine

    Disseto ossari 
    d’idee corrotte.
     
    Rampica incavi 
    ramo di glicine
     
    come la corda
    tesa dal buio.

  • 23 ottobre 2017 alle ore 21:24
    L'urlo di stracci

    La luna non ha retto il graffio – stilla
    di ghiaccio aguzzo d’ogni giorno.
     
    Miseria-orgoglio
    addensa fumo al piatto rotto.
     
    Inciso resta l’urlo sulla soglia
    di stracci
    - come sparso
    dall’onda che dispera.
     

     

  • 21 ottobre 2017 alle ore 22:43
    Martire in vetrina

    Sei tu l’eroe di questi giorni triti
    e delle notti larghe d’asfissia.
    Ti spingi in scorci di sorrisi ambiti
    tu che ti neghi il sole e scacci via
     
    l’anima pesta in lago morto senza
    vento. Tu che ti spremi il sangue in orci
    dentro pareti buie ove l’assenza
    d’una speranza nutre fuochi lerci.
     
    Ti senti vile e tutti i giorni avanza
    un resto d’avaria alla tua bile:
    la danza macabra, la testa china
     
    ed il silenzio imploso a tracotanza.
    Legno consunto, baco del barile
    privo di lustro, martire in vetrina.

  • 19 ottobre 2017 alle ore 21:32
    In costanza di ruggine

    Lo meriti il riparo in carreggiata 
    verso il canto d’un lago di sereno.
    Opera un filtro in costanza di ruggine 
    al sorriso che gela
    come una lacrima d’ottobre.
     

  • 19 ottobre 2017 alle ore 21:31
    Decrescita felice (A Serge Latouche e al MDF)

    Va contro il malinteso volontario
    che taccia d’anelare anacronistico
    crescita zero[1] e stato stazionario[2]
    - arresto all’antro[3] con afflato mistico.
     
    E’ il mondo che precipita al sudario!
    Se è cieco il vico al calcolo balistico
    stallo di retroguardia è necessario
    per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
     
    Dismisurata corsa al materiale
    crudele sfida il tempo e la memoria
    spazio al cemento e al circolo caudale.
     
    Decrescita felice erta agonale
    sotto la china morde come noria
    l’ultima scoria al rivolo esiziale.

    [1] Nel rapporto del Club di Roma l’idea della crescita zero ha molti punti in comune con le tesi degli obiettori di crescita (Serge Latouche, per un’abbondanza frugale, pag. 29).
    [2] Già in John Stuart Mill (1806-1873) si trova una visione dello stato stazionario che ha delle analogie con il progetto della decrescita (Serge Latouche, per un’abbondanza frugale, pag. 29).
    [3] “Un classico è accusare i partigiani della decrescita di volerci riportare, a scelta, alla candela o alla caverna, o ancora all’età della pietra o all’oscuro medioevo; insomma, il progetto di una società autonoma e frugale sarebbe antimoderno. E ben lontano dall’abbondanza”. Serge Latouche, Abbondanza frugale, 2012.
    [4] “E’ vero, combattiamo una battaglia di retroguardia, ma paradossalmente è una battaglia per l’avvenire. Perché quando un esercito si trova in un vicolo cieco, è necessario che prima o poi faccia dietro front, e a quel punto la retroguardia si trova in prima fila!”. Francois Brune, da Serge Latouche, cit. 2012. Citazione di uno dei 36 stratagemmi di Sun Tzu.
     

  • 16 ottobre 2017 alle ore 22:04
    La merce e il bene

    Sono due insiemi aperti ai loro estremi       
    la merce e il bene appesi in gemme al brolo  
    diversi non contrari i semantemi
    utile sempre questo e quella solo
     
    nelle vetrine esposta a perdizione  
    vile d’acquisto e scambio con denaro.
    Il bene-merce è nell’intersezione
    e il bene-solo lì sempre più raro:
     
    autoprodotto per l’autoconsumo.
    Ciò ch’è soltanto merce è poi lo spreco:
    si paga il prezzo per vedere il fumo.
     
    Se si misura il PIL ridonda un’eco:
    ciò che s’acquista accresce, il resto un grumo
    che innalza l’asticella d’un copeco.

  • 09 ottobre 2017 alle ore 21:58
    Come il vento propizio delle rose

    Con te principio a fondere la notte
    prima che l’alba addensi
    e spazzi oltre
    la luce di onde gravide al tuo fiato.
     
    Come il vento propizio delle rose
    asciughi assenza
    dentro lo spiazzo cinto
    di nuvole a recidere ogni rete.

  • 08 ottobre 2017 alle ore 22:11
    Indifferenza è carne che s'incrocia

    Cammina nell'autunno ancora acerba
    mattina di bambini e di pacciame
    attorno gonfie viscere – letame -
    il male vomitato dentro serba.
     
    Il marciapiede scotta di ferocia
    il transito singhiozza nella buca
    con la foga tatuata sulla nuca
    indifferenza è carne che s’incrocia.
     
    Adombra il vento un'oasi che acquieta
    d’altare assente altrove - dolce grata -
    e s’apre al soffio d’alberi la meta
     
    come il grido di bile macinata.
    Sul sangue della lama sparge seta
    e un cordolo di tregua alla giornata. 

  • 04 ottobre 2017 alle ore 18:22
    Riaccendi nuvole

    nel gioco d'estro serico 
    tolte le tare al peso 
    delle carezze tracima
    detrito al desiderio
    ma tu riaccendi nuvole
    come il potere morbido
    del sole che non vedo

  • 01 ottobre 2017 alle ore 20:41
    Dopo il tuono

    Ignora il tuono la deriva
    d’anima arresa e irrompe
    - coda alla folgore, d’attrito.
    Attimo eterno che s’acquieta
    in muscoli e cadenza, a soffio
    di petali di seta.

  • 26 settembre 2017 alle ore 18:55
    Purché sia pura

    Non avido di latte come un rospo 
    che morte serra al seno
    e manco spargo 
    amaro felle 
    ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
    La luna ingoio quando 
    ti spegne il giorno. Striscio 
    e presto groppa dura al tuo calcare*
    purché sia pura, poi
    l'anima mia.

  • 24 settembre 2017 alle ore 12:11
    Ottobre (acrostico)

    Origlia puntuale l’autunno da botti
    Terrigne in arcioni ed imbriglia
    Tenebre d’acqua al vento che fionda.
    Olezza in frammento di sogno
    Brezza a fermenti.
    Risali dal fondo
    E arride un vociare di scuola.
     
     

  • 23 settembre 2017 alle ore 12:48
    io sono insieme a te lì che t'abbraccio

    io sono insieme a te lì che t'abbraccio
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi sentire il sangue che ti scorre
    io sono lì con te che t’attraverso 
    se puoi sentire il petto che s’affanna
    io sono lì in quel ritmo che t'ascolta
    se puoi sentire il soffio che ti chiama 
    io sono dentro te in un fiato lieve 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    se puoi vedere il cielo che s’espande
    io sono lì che stringo un suo pigmento 
    se puoi vedere l'alba che si scioglie
    io sono lì che m’apro al tuo disvelo 
    se puoi vedere il buio che s'appressa
    io sono lì in un bacio sulle palpebre 
     
    non devi essere triste amore mio
     
    io sono insieme a te lì che t'abbraccio

  • 20 settembre 2017 alle ore 9:26
    Sull'anca china del tuo amore in pianto

    Posa la piuma bianca
    sull’anca china del tuo amore in pianto
    perché riposi ora ch’è notte. Giaccia,
    non tremi per l’assenza e goccia 
    chiara dilaghi nel seguire
    la scia d’una parola tua
    che doni incanto. 

  • 12 settembre 2017 alle ore 22:04
    Quando cammino strade

    Non voglio più guardare facce
    che ingollano paure
    che sputano livore,
    né sguardi che non vedono
    e voci che non parlano
    e mani che non curano.
     
    Negli occhi che non piangono
    non fisserò pupille
    su bocche che non ridono
    non deporrò carezze
    a gesti che non sciolgono
    aprirò solo il buio.
     
    Non voglio più guardare facce
    curve quando cammino strade
    che odorano di pioggia:
    basterà il cielo
    dipinto in una pozza
    che stagna di stupore.

  • 10 settembre 2017 alle ore 13:28
    Dov'è andata la notte?

    E' qui intorno il deserto
    nello spazio orizzonte. Cammino
    contro il sole che sale
    con un lato scoperto.
    Finalmente fa sera
    e la parte mi brucia,
    poggio l’altra al dormire.
    Ed il giorno risale,
    riprende
    nel deserto il cammino,
    scoperto
    su quel lato fa male.
    Ora è piaga e non vedo
    nonostante le stelle. Mi piego
    su di un lato: è già l’alba
    che mi scalda il dolore.
    Uno strappo ci vuole
    alla piaga che strazia
    e trascino
    nel deserto immutabile
    questo corpo che trema.
    Col pugnale recido
    e nel sangue che bolle
    ce la lascio marcire.
    Ora tutto è coperto
    anche il pezzo
    che mi gocciola ancora,
    una scia nel deserto e davanti
    l’infinito per gli occhi.
    Dov’è andata la notte?

  • 09 settembre 2017 alle ore 12:28
    Il mezzo per il fine

    Il mezzo per il fine
    è quel confine pratico
    piuttosto grezzo, male
    dell’intelletto statico
     
    per esternare dazio
    da sfilacciate setole
    con stolide terzine
    di strazio a ciò che appare.
     
    E solide s’erigono
    barriere ad impedire
    alla visuale spazio
    che resta d’un epigono.
     
    Si cambi direzione:
    sia il mezzo solo il ponte
    di valico al confine
    ché dentro c’è la fonte.

  • 07 settembre 2017 alle ore 21:30
    Osare un morso

    Osare un morso al cielo denso, già
    di foglie tristi
    e l’estate
    lontano.
    Rimane l’orma del vento
    per un’onda vivace:
    e rantola
    nello scoglio che affiora.

  • 07 settembre 2017 alle ore 21:28
    Tutto passa davvero

    Tra le tue mura
    tutto passa davvero,
    se ne sta indietro.
    Passa la vita
    con le coperte stese sul tuo freddo.
    Se l’orma si cancella
    resta negli occhi il solco delle mani,
    il gocciolare fiele
    da fauci arrese.
    Tutto passa davvero,
    il peso sullo sterno, quel martello
    di tempie sul pensiero
    dove il tuo sangue è nero come un lago
    di notte sola.

  • 01 settembre 2017 alle ore 14:31
    Settembre (Acrostico)

    S'acquieta l'estate 
    E vibra in un alito 
    Triste di salvia.
    Tiepido irrora
    Ed espande l'acre 
    Mosto lascivo.
    Breve devianza di rotta!
    Rientro alla fretta 
    E al sogno riposto.