username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Diego Bello

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Diego Bello

  • 20 giugno 2017 alle ore 19:34
    L'ultimo giro d'occhi

    L’ultimo giro d’occhi
    è ballo.
    Fallo con me
    prima che assorba notte il fiato
    e molli carne molle la catena.

    L’ultimo giro d’occhi
    e torni per un lampo verde madre.
    Io terrò insieme membra e mani
    come tamponi sulle piaghe
    di baci a guance nude.

    L’ultimo giro d’occhi
    per veder l’orto ridere di fiori
    di zagare e zampilli d’acqua luce.
    Il libro rosso, un sogno di scintille
    che odorano di pane.

    L’ultimo giro d’occhi 
    sui pampini d’estate 
    ai corvi nelle stoppie.
    M’arrampico sul ramo 
    di fico - sembra carezzi casa.

    L’ultimo giro d’occhi 
    e scende a terra 
    l’ombra che peschi l’acqua 
    alla correggia, fresca
    per le due prugne colte.

    L’ultimo giro d’occhi
    e tu sei stanca
    nel vuoto verderame.
    Da solo ballo 
    e perdo un’altra madre.

  • 18 giugno 2017 alle ore 21:24
    Tu sei al balcone grande

    Ti vedo a volte
    che sei al balcone grande
    dove dal basso sembra ci sia festa
    e sia perenne
    sotto la tenda a righe
    gonfia di luce.
     
    L’ombra del gomito
    è poggio a sguardo assorto
    in briciola di cielo
    al brontolio di fumo
    di strada sorda
    al vaso col tuo fiore.

  • 17 giugno 2017 alle ore 20:13
    Sotto la pressa

    Sotto la pressa 
    d'angoli e spigoli 
    espande 
    piatta regione 
    e senza varchi 
    di mezzo al giorno
    respiro solo evade 
    i pori in traccia.
     
    La sera
    ripreso corpo 
    ricuce strati esangui 
    rifiata ai moti 
    delle strozzate cisti 
    placa lo strazio 
    di sbuffi e il sonno esausto
    e dopo esonda. 

  • 15 giugno 2017 alle ore 22:19
    In piena al barbaglìo d'iride azzurra

    In piena al barbaglìo d'iride azzurra
    trabocca la tua luce oltre la sponda
    disseta i campi con un balzo d'onda
    e un trillo lene ai petali sussurra.
     
    Ma se la nebbia cresce e s’allontana
    il viso tuo che la mia fronte incava
    mi scotta come terra sotto lava
    l’attesa al buio tra la rena in chiana.
     
    Se non è amore che d’aurora estasia
    e mucido s’ammorba nel declino
    solo furore per antonomasia
    s’adorna ritto dallo specchio chino.
     
    Tu sola chiave sei di quel lucchetto
    sì che ritorni l’acqua nel suo letto.

     

  • 11 giugno 2017 alle ore 21:55
    L'ultimo rumore vivo

    Fine d’un giorno pieno
    feriale
    che ne trascini tanti
    come tutti
    tra mucchi d’ancore nel mare mente.
     
    Trabocco e gorgoglio
    sui punti di sutura e giugno
    chiama tepore
    che sa solo di luce nel tragitto
    - di metà mamma.
     
    Ma troppo tardi
    perde calore l’auto sull’asfalto
    distratto come te da mille soste.
     
    Torna perenne l’ultimo
    rumore vivo
    il colpo secco
    come coperchio d’una bara
    l’urlo di morte
    che dentro ora ti vive
    per sempre
    impresso agli occhi, inciso
    dal fondo indifferente di memoria.
     
    Ora pugnale squarcia
    tracima
    dolore senza requie
    né perdono.

  • 10 giugno 2017 alle ore 19:17
    Giugno in acrostico (due haiku)

    ginestre fulgide
    insulta il vento casto-
    urla alla costa

    gentile un ramo
    ninnola il suo orizzonte-
    ora è nel sole

  • 08 giugno 2017 alle ore 21:21
    Sosta al mèrio

    Porti poeta all'alba il gregge al monte
    coni le mosse dense d’un pastore
    regge di sogni espandono la fonte
    in gocce asperse dalle rosse more.
     
    Miri le cime ritte al vento greve
    il passo sfiora il verde delle fronde
    poi che la mano inscena danza d’onde
    e dell’azzurro fende un sorso lieve.
     
    Già il sole è in alto e sulla fronte stride
    ch'aduni sotto il mèrio strofe e canto
    a refrigerio d’una sosta breve.
     
    Da lèndini l’assalto ne riceve
    lontano la carezza d’un rimpianto
    che d’ogni ebbrezza l’orizzonte elide.

     

  • 08 giugno 2017 alle ore 21:10
    L'ha scritto il vento

    Si è scritto qui
    l’ha scritto il vento
    era nell'oltre
    fra mille spie
    - ed io lo sento –
    come una lucciola
    che sortì scie.
    Trovato appiglio
    su foglia al mirto
    sollievo intorno
    dal rovo irto
    se mi pungevo
    spandeva fiato.
    Rinata stella
    ferita in viso
    da ruga eterna
    donava attesa.
    Di tal paura
    sazio il sorriso
    che poi s’è spento
    come lanterna.
    La notte chiara
    sopiva l’urlo
    e qui ch'è scritto:
    l’ha scritto il vento.

  • 05 giugno 2017 alle ore 22:30
    Grido nel buio

    Vestito di chiarore 
    precipita la notte come in gola 
    a un'onda che si torce.

    Fragile buio il grido 
    dall'eco acuta insorto lì dal borgo 
    infrange il tuo cristallo.

  • 05 giugno 2017 alle ore 22:28
    È musica il tuo corpo

    E’ musica il tuo corpo
    disegna spazio fluido, sorriso
    armonico continua senza sosta
    e quasi senza fine
    s’accende l’occhio ai passi sulle note.
     
    E’ musica il tuo corpo
    che danza con la fune
    volteggia, salta e atterra nella corsa
    s’avvita e poi s’afferra, poi l’abbraccio
    ti pare senza sforzo.

  • 04 giugno 2017 alle ore 11:11
    E l'indistinto vive

    Per noi che non viviamo laghi
    cresciuti all'esercizio della ruggine
    dietro metalli a chiusa
    d’intonaci crepati senza luce.
     
    Per noi che non scaliamo vette
    frustati sulla rotta di declivi
    un palmo sopra il mare
    riarsi come sale sulle piaghe.
     
    Per noi che non miriamo podi
    lasciati a ruminare in slarghi d’ombra
    trai fiori calpestati
    alla contesa di sbandite scaglie.
     
    Per noi riparo è il buio, letto
    la notte che si scioglie in mille rive
    e poi l’alba che tarda
    a evidenziare – e l’indistinto vive.

  • 30 maggio 2017 alle ore 21:17
    L'addio

    Una chimera nei tuoi occhi saturi
    di vuoto appare in lampo e si dissolve
    quasi un riflesso al buio del binario.
    Ma guance senza pianto m’allontana
    lo spazio che si muove e ancora il fischio
    ai timpani implacabile. Saluto
    dentro, ché non ti guardo scomparire
    solo la pioggia sulle mani in basso
    - tenaglie al finestrino e dentro il cuore.

  • 29 maggio 2017 alle ore 14:08
    E se volessi l’ombra per amarti

    E se volessi l’ombra per amarti
    quella di un’ancora di guerra, nera
    ch’è fianco a steli di cannoni arresi
    dove c’è pace per i solchi
    esplosi come archivi
    di luce amara.
    Tu morbida t’affacci lì dal chiostro
    quando ti spettina l’aurora e un soffio
    dagli occhi di rugiada a me è un intorno.
    Dell’antro poi io saturo ogni poro
    ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore
    e limo con le mani sino al sangue
    queste pareti ruvide, scintille
    rimbalzino
    dalle pupille in fiamme.

  • 27 maggio 2017 alle ore 12:58
    Disagi di lontane costole

    disagi di lontane costole
    precisi e densi
    spigoli d’aria
    nel tempo esteso, e mancano lenti
    giorni che stentano
    multipli d'ore
    quanti ne conto
    ilari istanti
    sulle scene di palpito
    tante si stagliano
    in deserto di piaghe
    nelle pieghe non passano
    né colmano
    gemono tinte
    scarichi enzimi
    in striduli punti
    e salgono 
    contro linee di plinti
    lo spazio diviso
     

  • 26 maggio 2017 alle ore 23:12
    Lasciami andare

    l'amore non fa sprechi
    ma nulla ha a che vedere con il resto
    se finisce

    lasciami andare
    nella tua stretta
    coltello senza manico

    lasciami andare via
    ora che la certezza ti fa scudo

    lasciami andare tu
    ché io non posso ancora

  • 25 maggio 2017 alle ore 22:42
    Giugno (in acrostico)

    Giunco di frali buccole col vento 
    in corsa al mare
    urta
    gangli di spuma
    ne frantuma
    oro di cielo sale.
     

     

  • 24 maggio 2017 alle ore 20:45
    Disuguaglianza

    Altra occasione è l’acqua
    di là del valico al confine
    turba ludibrio pubblico
    di bolsi lidi
    ché vivo è il calice di sale
    cui sembra avventi il passo
    e goffo poi
    s’attinge come un bue.

  • 24 maggio 2017 alle ore 20:43
    Lontana madre

    Un altro due novembre senza mai
    il sorriso di un fiore sul tuo marmo
    lontana madre decomposta ormai
    nel fiume di memoria già in disarmo.
     
    Il tempo eterna le sentenze crude
    del palpito di un cuore in agonia
    ricuce cura fa l’anestesia
    trapianta e asporta da chirurgo rude.
     
    E franto per congiungermi all’oblio
    che ti nasconde madre, al guscio aspiro
    della dimenticanza nel tuo stringermi
     
    al sole nudo al bacio di un respiro
    al bagno nel tuo pianto senza tingermi
    di grigio e allo svanire in un fruscio.

  • 23 maggio 2017 alle ore 22:25
    Little wise

    Il senso del domani mi s’ammorba

    Riflesso sulle mani il suo tremore

    E attendo che la luce poi s’assorba

    nel freddo di quest’orma di dolore.

     

    Col viso di tua madre come goccia

    Nell’ombra asciutta dentro queste gore

    Ch’è scorsa molle al taglio d’una roccia

    Sino alla terra pregna del tuo umore.

     

    E in quella terra quando è notte fonda

    Convoglierò le lacrime non piante

    Del trascinio di giorni sotto il sole.

     Riparerò le mie consunte suole

    con il sorriso che ora m’è distante,

    e pace finalmente si profonda.

  • 23 maggio 2017 alle ore 21:57
    Un gesto come un verso

    Permane ciò che appare in uno specchio
    e si ancora a circuito neuronale
    o annega come un gesto accidentale
    nel cono d’ombra opposto accolto in secchio?
     
    Se si dissolve per non arder vecchio
    nella memoria tridimensionale
    rinforma come amalgama ancestrale
    in collimate tracce d’apparecchio.
     
    E come un verso sgorga all'improvviso
    ristora col suo ritmo e alla memoria
    sembra ancorato per l’eternità
     
    ma se non lo si schizza come un viso
    non lo si appunta almeno in istruttoria
    sul taccuino, al poeta svanirà.

  • 22 maggio 2017 alle ore 23:12
    Alba di maggio

    Riversa sul crinale d'aria molle
    ove poi un raggio d'anima
    come un rifiato esonda
    sorella a luce ed ombra
    inventi un ritmo che m’acquieta
    alba di maggio
    e sbrogli
    immemore di pioggia
    tremore d’argini.

  • 20 maggio 2017 alle ore 9:27
    un rotolo di fiato

    persino l’ombra mi s’asciuga
    distesa in campo di bruciato
     
    e tu tenera viola ci hai provato
    a spegnere il dolore
     
    con la carezza rorida
    d’un rotolo di fiato

  • 17 maggio 2017 alle ore 19:41
    Finiamola con questa recita

    (Reazione alla lettura de "La linea di condotta" di Bertolt Brecht)

    Finiamola con questa recita
    rimodelliamo i nostri volti
    e riprendiamo i nostri nomi
    le nostre madri
    strappiamo i fogli bianchi
    che ci hanno dato con impressi
    degli ordini scarabocchiati
    al macero le maschere
    imposte per nascondere chi siamo.
    Finiamola con questa recita
    per sempre.

  • 17 maggio 2017 alle ore 19:39
    A margine di frana

    Riporto al buio
    distesa di bagliori
    come carezza tesa
    a margine di frana.
    Provato dal crinale
    rotolo in aridi
    graffi di memoria.
    Ma il sangue è in mare.

  • 17 maggio 2017 alle ore 19:37
    E le carezze siano ancore di tatto

    Ridiamo identità alle nostre origini.
    Ritorniamo a sentire.
    Rifiutiamo l’irreggimentazione
    dei nostri gesti e dell’agire contro.
    Porgiamo orecchio
    a ciò che abbiamo dentro di più puro
    e di diverso che ci unisce.
    Incontriamoci
    senza nascondere volti di pianto.
    Lasciamo libero il sorriso quando sgorga
    d’oltrepassare vuoti
    eserciti di nulla.
    E le carezze siano ancore di tatto.