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Poesie di Diego Bello

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  • 01 marzo 2017 alle ore 16:44
    Marzo (Acrostico)

    Meraviglioso alito
    Azzurro satura d'odori nuovi 
    Rinato in aria da prematuro
    Zefiro, denso
    Oro di zagare

  • 01 marzo 2017 alle ore 14:55
    Lo iato

    Un atomo che vaga in altri cieli
    da te strappato come un fiore perso
    erra col viso aperto in cento veli
    a precipizio invade un lago terso.
     
    Molecola che germina nell’ora
    più cupa della terra quasi oscena
    nel fondo che ristagna, come spora
    in grumi gonfi esplode dalla vena.
     
    La briciola  d’un verbo coniugato
    evaporata in gola da un poeta
    per il palato evasa in uno iato
     
    è nota sola di colore strato
    nell’ombratura che la luce asseta
    e atterra in zolla fertile al conato.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 7:33
    Mi volto indietro

    Mi volto indietro per incontrare il vuoto nel posto dove c’erano i tuoi occhi.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 21:28
    Disincanto è il mattino

    Disincanto è il mattino
    che irraggia in microbi molli
    e terge lo spazio ritinto
    a sembianze di pena;
    nell’aria lo stento di morsi
    motorei divampa,
    discioglie la luna dei sogni
    già d’ora più rari.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:24
    Sai la primavera?

    Sai la primavera?
    Quando da sotto la neve sciolta
    s'affaccia un fiore
    nel punto perso
    tra l'uniformità del manto bianco.

     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:12
    E’ già qui

    E’ già qui
    e tengo strette al collo
    le labbra col suo odore
    la guancia che s’incolla
    e di capelli
    respiro ricci
    accolti attorno a ogni angolo di me.
    Alla sua piuma ho dato vento
    ora è sostanza
    che mi riposa
    qui.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:09
    Il nero dentro

    Una scritta sul muro del parco
    mi s’annida come un tatuaggio in petto,
    addensa nebbia che di te mi porto.
    E si imbianca la notte col fumo
    rimane solo un canto che trema
    sulle note quasi assenti dei passi.
    Non oso guardare in alto le stelle
    l’occhio s’ostina sull’erba lavata
    di brina e salta sui solchi dei cani
    nelle ceneri del trotto dei bimbi.
    E tu rimani anche tu assente
    tra le mie mani stanche di vuoto
    che s’asciugano ancora all’odore
    di te sul vestito.
    E m’affido alla luna
    al sicuro suo pianto di neve
    al rumore di pioggia che nutre
    il respiro dell’aria e vorrei
    fosse alba o notte più scura
    del nero che dentro rimane
    fuliggine di te ancora assente.
     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:48
    Non rubi mai

    non rubi mai
    ordito acerbo
    e quando prendi
     
    sento il distacco
    di quanto in serbo
    per te gioivo
     
    luce di stelle
    che più del giorno
    ardono altere
     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:41
    Grido d'attese labbra

    grido d’attese labbra a morte avara
    di tempo avuto in prestito dal sempre
    turgore d’acqua a rapide secreta

    scivola dentro secca e poi s’avvolge
    sinusoidale al battito che stringe
    un corpo solo mostro d’arti a pressa
     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:37
    Compagna d'ozi tristi

    Sei sempre lì 
    compagna d'ozi tristi 
    distesa e sposa all'ombra 
    nell'alba immobile.
     
    Sei lì in attesa
    che si risvegli il tempo 
    dell'agonia, che s'aprano 
    miei occhi al giorno.