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Poesie di Diego Bello

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  • 14 maggio 2017 alle ore 11:03
    T'ho visto oggi uomo

    T'ho visto sempre simile
    tormento d’anima
    sposata a mie torture
    lo sguardo perso
    che ora arde
    e ora tace
    poi si riaccende
    di nuovo
    attento alla particola
    pronto a difendere
    immensità
    senza apparente nesso
    che invece dentro canta
    e tu ne esegui altero
    il ritmo e l’armonia
    senz’ombra di pensiero vile.
    Ho visto inebriarti nel mistero
    ho visto
    lacrime tue senza materia
    asciutte
    di tenerezza immane.
    Ho visto lunghe mani tese
    verso un dolore percepito
    mai mosse per colpire.
    Ho visto riccioli arruffati
    parvenze di disordine
    che è ordine complesso
    nella precisa mappa cosmica
    assente al velo d’occhi crudi.
    Ho visto ombre
    nere
    sgretolarsi nella luce.
    Mi è caro tutto
    anche l’approccio fisico
    le scie peripatetiche
    ed il rumore
    dei tuoi talloni sul parquet.
    T’ho visto oggi uomo
    negli occhi gioia lucida
    e tutto come ieri
    come sempre.

  • 09 maggio 2017 alle ore 20:12
    Ricorda mani basse

    Sei ciò che è stato ieri
    per lui ricerca dell'approdo, privo
    d'identità di terra
    gelo 
    che non sa accogliere.

    Lo sguardo ruvido di meta
    ricorda mani basse 
    si perde come goccia 
    precipita 
    e non si fonde.

  • 07 maggio 2017 alle ore 10:39
    Legittima difesa e... alleluia!

    Ora la notte qui non è più buia
    la illumina il riflesso della canna
    di quest’arnese, sporta come zanna
    che aggetta fiera dalla fitta tuia.
     
    Fino al tramonto a salve si può armare
    a chi vi turba il grotto sulla fronte
    non c’è che digrignare arcate smunte
     
    o ancora l’altra guancia rimostrare.
    Ma appena il sole cala all’orizzonte
    disintegra sorprese anche presunte.
     
    Se d’uno spillo acuminate punte
    minacciano un pericolo imminente
    sappiate che v’assiste l’esimente:
    legittima difesa e… alleluia!
     
    C’è già la legge, ancor non scritta bene
    e in caso di legittima reazione
    a un’aggressione ingiusta e contestabile
     
    non c’è poi da scontare grosse pene
    se la difesa a offesa è proporzione
    - con quella attuale e questa inevitabile -
     
    e la reazione è l’unica pensabile.
    Però questione vera e assai spinosa
    è la non netta proporzione, cosa
    più ambigua, perché il giudice s’abbuia.
     
    Ma se la differenza è rilevante
    tra male inflitto e male minacciato
    - laddove l’arma punti i fuggitivi -
     
    non c’è esimente e scatta l’aggravante.
    Ma che il far west sia almeno scongiurato
    che detti sempre il giudice i motivi
     
    e che soltanto in casi tassativi
    si possa rilasciare una licenza
    per tirar colpi ed allentar la lenza
    in questi mari mondi troppo bui.

  • 01 maggio 2017 alle ore 15:40
    E cerco ancora l'uomo

    I was born…
    Tentazione d’esordire così.
    Se chiunque aspira a lingua d’universo
    io non m’arrendo a seduzione o a voce
    di massa mondo.
    Riserverò una confessione
    ma senza pentimento
    a voi disimparanti l’italiano.
    Volevo principiare
    col dire intorno alla mia vita e dilungare
    la provincialità
    della città natale
    e l’apatia dell’aria tossica
    che ammorba dal vagito.
    Ma non intendo far regali
    di specchi a chi mi legge
    né silurare
    repetita, che più non iuvat.
    “Suicidiamo chi sa il prezzo dello sfogo
    chi più non riesce a sopportare sé
    e più non si lamenta”.
    Ecco lo slogan
    per l’agenzia ideale e per la rete
    per muri e quotidiani
    locali. Ah! Se potessi uscire dall'anonimato!
    Costretta sono a cautelare
    l’offerta, andare in giro come Diogene
    col lanternino
    tenere orecchie tese la domenica
    dentro ai confessionali
    e frequentare
    comunità di madri vittime
    che morte dà coraggio.
    Che spuntano dopo ogni pioggia queste
    in complemento a quelle
    in penuria
    per disgraziati vivi.
    Per me
    è un continuo cercare:
    e cerco ancora l’uomo.

  • 29 aprile 2017 alle ore 13:17
    Maggio (Acrostico)

    Mattine terse di sole senza
    Ambagi d’ombre dai nembi perse.
    Gora di luce che ha l’oro ai lembi
    Già spora in canto dà voce al coro
    Irosi morsi di verbi in pianto
    Ostro dissecca con sorsi acerbi.
     

  • 26 aprile 2017 alle ore 17:30
    Sogno

    Macchie di nero, amalgama di carta
    e di pensiero in gradazioni d'ombra
    nel luogo dove il no non si pronuncia
    e non si nega il gusto di aspettare.

  • 25 aprile 2017 alle ore 11:05
    Di chi è la terra

    Di chi è la terra molle che resiste
    prona all'asfalto ruvido che bolle?

    Di chi è la terra lenta sotto i templi
    che è cardine a pilastri e fondamenta?

    Di chi è la terra offesa che raccoglie
    in grembo seme e sangue di tue rese?

    Di chi è la terra, verso che si scioglie
    mossa al tuo passo perso sulla neve?

    Di chi è la terra, seno di vagito
    denso di latte e madido al tuo freno?

    Di chi è la terra uomo d'Occidente,
    la terra che sorride alla tua fronte?

    È solo madre tua figlio obbediente
    o è vera madre aperta ad ogni gente?

    Il sangue tuo accolse alla dimora
    quando più lacrime mano non pianse.

    Ed ora che altro sangue grida sete
    rivendichi esclusiva al tuo recinto.

    Ora che mano acerba graffia pane
    sbuffi furore da gengive vuote.

    Ora che ventri gravitano luce
    spegni il cervello a danze di ragione.

    Perché sarebbe tua la terra idiota
    chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

    Chi è stato che t'ha reso così certo
    d'avere il petto gonfio da padrone?

    Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
    chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

    La terra è delle braccia che la scavano.
    La terra è delle fronti che la sudano.

    La terra è delle grida che la scaldano.
    La terra è di chi vi ha perduto sangue.

    La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
    La terra è delle genti che la amano.

    La terra non è merce che si serra
    dentro lo scrigno della propria pace.

    La pace non respira senza luce
    e il mare muore se spumeggia sangue.
     

  • 23 aprile 2017 alle ore 10:37
    Anelito di stasi ora la notte

    Anelito di stasi ora la notte
    sembra che avanzi un tremito di nocchi

    diffuse membra, cecità che tocchi
    della riscossa tregua avare lotte.

    Dormi su un verso in turbinio di frotte
    di sogni al desco dei tuoi strenui occhi.

  • 23 aprile 2017 alle ore 10:34
    Un inutile sfogo di piaghe

    Il carro di mimose
    trasmuta blandizie nell’uragano fetido.
    Durante un lungo sguardo di porpora
    la linfa ci esclude dai pori lavosi
    e scende in un golfo che inchioda la gola di un rettile.
    Onde di melma dorata tracimano trucioli ardenti nel sacro
    e sfondano il battito assurdo di ghiande policrome
    forate dall’ozio di un’unghia di pollice.
    Basta un’ipotesi e tutto s’incrina ed assume il fetore dell’asma.
    Ma è solo un forzato capriccio, un inutile sfogo di piaghe
    che gli occhi trapiantano in mare.
    Sul cuore di note solari
    il vento non osa trascendere avanzi di china
    non sputa diritto sul tempio che incaglia le ali assassine.
    Un patibolo è appeso alle pale di un pino
    legato coi ricci sfibrati di cagne. Le pale
    rimuovono l’afa e una danza uniforme di spighe
    accerchia ribelle quest’oasi di pianto lubrico.
    I cirri soltanto sono fermi nel vuoto.
    Ancora un deserto di frasche
    e il candido volo di puerpere esauste
    si sfrena nel tasto estroverso.
    Un galleggio di bitte erompe sul quadro
    fregiato da strenne pendenti.
    Il sonno allontana la morte
    ma quella riemerge dall’ora più fresca.
    La luce! La luce si accende
    la luce sul volto che brucia
    avanza la luce con voce superba
    e tuona la fine.

  • 15 aprile 2017 alle ore 17:54
    Lo spaccio di endorfine

    All’alba non mi nuoce
    lo spaccio di endorfine
    nel brulicar di tossici
    in crisi d'astinenza
    che al parco si dan voce.

    Lo sforzo è la moneta
    che circola veloce
    ed è per i neofiti
    parecchio inflazionata,
    ma l’anima più lieta.

    La pioggia è recessione
    e sol chi non si frena
    può accedere al mercato,
    se il giorno rasserena
    s’attiva l’espansione.

    Lo spazio è misurato
    e ad ogni giro pieno
    s’accumula sudore
    che pèrcola al terreno:
    si è in debito di fiato.

    Ma nella comunanza
    il tempo si fa lato
    si limita il dolore
    lo scambio è regolato
    e il sangue va in vacanza.

  • 15 aprile 2017 alle ore 15:33
    passiamo insieme al Triduo

    ti lavo l'essudato in cave estreme
    il marchio della terra, ora sei a casa
    passiamo insieme al Triduo

  • 13 aprile 2017 alle ore 15:12
    con gergo sregolato

    con gergo sregolato
    da trattenute aferesi di pianto
    rigurgito un dettaglio ...
    per tacitare effluvi di carezze
    abbarbicate agli embrici dell'anima

  • 13 aprile 2017 alle ore 14:24
    Da oggi cambierò

    Ho deciso, da oggi cambierò
    farò il contrario di quello che sento.
    Mi piacerà una donna?
    Le dirò che fa schifo.
    Mi sarà indifferente?
    Inizierò le danze
    e quando l'avrò in pugno
    la getterò alla ortiche.
    Se ti mando all'inferno
    vuol dire che ti amo
    se ti prendo la mano
    tu dovrai stare attenta
    ché starò per esplodere.

    Ho deciso, da oggi cambierò
    violenterò emozioni e se avrò fame
    vagherò nel deserto
    se voglia di sentirti
    spegnerò la tua luce
    se avrò voglia di amarti
    praticherò ferocia
    se vorrò possederti
    che castità mi sazi!
    Se cercherò ancora un senso
    me ne starò qui nel nulla
    ad osservare muto
    come saetta il mondo.
     

  • 12 aprile 2017 alle ore 6:30
    La vedi questa luna

    La vedi questa luna
    piena di te stasera?
    Quella che vedo io ...
    un po' velata
    e così bella?
    Avrei voluto la vedeste tutti
    che la vedessi tu
    chiara-mente.
    E il cielo s’imbruniva
    e tu
    mia dolorante
    al buio
    di stelle
    di spazio esausto.

  • 09 aprile 2017 alle ore 14:24
    Senza confini

    Sei me sei il mondo e una foresta incolta
    e beve il cielo che ha un colore infuso
    d’articolato canto e il velo in uso
    sul fondo cade e copre neve sciolta.

    Ad ancorare notte non c’è scolta
    né il tempo inciampa esteso in un refuso
    canta la terra in fiato al fiore schiuso
    ogni ombra dal confine n’è travolta.

    C’è ancora un pianto rotto sulla soglia
    s’ascolta l’agonia di chi è scampato
    e disadorne crepe il vento spoglia.

    La trama cupa ceda districata
    perda calia il graticcio senza doglia
    ma per magia, dall’estro d’una fata.

  • 09 aprile 2017 alle ore 14:22
    Con che coraggio

    Morte
    con che coraggio
    e faccia di peggiore sorte
    prendi i miei figli?
    Con quale voce
    rilanci il manto
    ruvido e sporco
    sopra gli steli
    verdi di sboccio?
    Con quale sete
    bevi zampilli
    di sangue morso?
    Con quale mano
    senti le palpebre
    rigide al dorso?

    Vita
    con che coraggio
    e faccia di peggiore sorte
    lasci i miei figli?
    Con quale voce
    ripieghi il viso
    tenero e assorto
    dal latte tiepido
    appena munto?
    Con quale sete
    stringi l’altrove
    lungi dal torto?
    Con quale mano
    tingi le nuvole
    spinte dal vento?

    Dio
    con che coraggio
    e faccia di peggiore sorte
    apri ai tuoi figli?
    Con quale voce
    dispieghi versi
    doni un conforto
    a chi resuscita
    dopo che è morto?
    Con quale sete
    altro terrore
    desti nell’orto?
    Con quale mano
    calmi le braccia
    tese nel vuoto?

  • 01 aprile 2017 alle ore 11:18
    Canta tue periferie

    Tu canti poeta canti
    canti tue periferie
    dove si spazia
    un’avventura d’anima.
    I versi tuoi
    percorrono orizzonti
    - tutti quanti -
    che supera la grazia.
    Ma a te poeta mio
    poi chi ti canta?
    Poeta chi ti canta
    dei quindici gradini
    di spole tra due fari
    di mille volti al giorno?
    Chi canta dei tuoi incanti?
    Chi canta del tuo passo, del tuo fondo?
    Chi grida che non sei di questo mondo?
    Baciate queste rime
    da sole piante gore
    son baci sui capelli
    per mille ciocche more
    senza orpelli
    solo labbra
    in balìa di sete.
    E canta poeta ancora
    canta tue periferie.

  • 28 marzo 2017 alle ore 19:59
    Aprile (Acrostico)

    Avido d'anima e d'acerba linfa
    prelude il soffio tiepido d'aprile
    ritorno del fulgore.
    Intorno l'erba umida
    l'avanzo lentamente
    eroso poi da tanto inverno.
     

  • 27 marzo 2017 alle ore 23:04
    Insegui una spirale

    Ora si ricomincia
    il nuovo uno rosso sulla soglia
    e dietro tanti numeri caduti
    sul campo di battaglia.
    Insegui una spirale
    in giro rigoroso verso il centro
    sempre più corto
    al tolto che è lo stesso
    che rimane.
    E gira e gira
    ti s’assottigliano
    i giri che ti restano
    le rughe tinte
    alla discesa in scavo
    per il fondo.
    In altre rughe
    lo specchio ridà lustro
    si fa soffio
    a vivida scintilla
    su fiamme d’ossa.
    Non s’aprano sepolcri ancora
    è luce e duri.

  • Tu non puoi fare
    a meno di guardare
    fa troppo male
    lo sguardo non si muova 
    rimani fisso
    su ogni angelo che trema
    l’occhio
    non passi cieco
    incontro a lacrime
    prima di un sorriso
    fiume alla polvere
    di un viso che era pianto.
     
    Tu non puoi fare
    a meno di vedere
    c’è troppo sangue
    non serva quel tampone
    produce bile
    appesa a quelle lacrime
    pupilla
    sia dilatata
    incontro al buio
    del fango riclino
    ricciolo muto
    e mano che ti ferma.
     
    Tu non puoi fare
    a meno di sentire
    c’è troppa guerra
    stretto un fardello al petto
    testa di bambola
    poggio di bende rosse
    iride
    si scansi dal vuoto
    intorno al fuoco
    di trucchi di sporco
    macerie a pezzi
    l’acqua si cerca ancora.

  • Riparo
    quasi eterno
    da pioggia vento neve
    e dal rumore
    della vita
    dalla strada.
     
    Riparo
    d’intime cene
    di liti coniugali
    di ozi e solitudini
    di canti e delazioni
    di preghiera.
     
    Riparo
    di popoli
    di suppliche
    di assoluzioni
    condanne
    confessioni.
     
    Riparo
    di notti tossiche
    e giorni senza l’aria
    di voci in culla
    di pianto
    riparo, per un attimo e poi tomba.

  • 26 marzo 2017 alle ore 10:00
    Intrecci di memoria

    Adesso che i tuoi passi
    ridestano il selciato
    di mie stagioni vive
    avido vigili
    al prezzo del distacco
    la luce tenera
    e in volto io
    precipito lo specchio
    lontano quanto ieri
    nel fondo dei vent’anni.

    Si fonde musica e colore
    - intrecci di memoria -
    l’infanzia vivida
    montessoriana
    al cappelletto rosso
    che poggia al ciuffo chiaro
    l’appena accolto
    in classe nuova
    con le manine a porgere la cesta
    dell’offertorio.

     

  • 26 marzo 2017 alle ore 9:56
    E se fosse tuo figlio

    E se fosse tuo figlio 
    destinato al macello
    come l'agnello che allieta il tuo desco?

    E no tuo figlio no
    è della superiore specie umana
    quella che a spezzar femori s'allena
    quella che spara alle spalle
    - per carità, si difende così! -
    quella che erige mura di spavento
    per arginare il diverso da sé
    - che diverso non è -
    solo perché lo specchio in cui si mira
    è rotto e devia verso l'altro
    il disgusto per sé.

    E se fosse tuo figlio
    destinato al macello
    come l'agnello che allieta il tuo desco?

     

  • 23 marzo 2017 alle ore 22:49
    Tempesta

    ascoltare che sale dal mare la tempesta l'onda che curva frantumi di cristallo e scivola nell'aria - un fulmine l'addensa

  • 21 marzo 2017 alle ore 19:44
    Non datemi tramonti da guardare

    Non datemi tramonti da guardare
    né voglio un àncora che affondi piano:
    ce l'ho dipinta dentro l'agonia.