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Autore

Diego De Silva

in archivio dal 29 gen 2013

1964, Napoli

segni particolari:
Oltre ai romanzi, mi diverto anche a scrivere sceneggiature. Tra i miei riferimenti letterari ci sono José Saramago e Javier Marias.

mi descrivo così:
Scrittore, giornalista e sceneggiatore. I miei romanzi sono tradotti in molti paesi del mondo.

29 gennaio 2013 alle ore 8:05

Mancarsi

di Diego De Silva

editore: Einaudi

pagine: 98

prezzo: 8,50 €

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La prima cosa che colpisce è il titolo: un gioco di parole troppo sottile per non ingabbiare la fantasia. “Mancarsi” ha, sia in italiano sia in inglese (“missing”) una doppia accezione tanto affannosa quanto opposta: corrisponde da una parte ad una nostalgia reciproca, e quindi presumibilmente all’essersi trovati e poi persi, ma dall’altra anche al non cogliersi mai, nel gioco cinico e quotidiano a cui la vita ci sottopone senza che noi ce ne accorgiamo. Ma siccome si può sentire la mancanza anche di qualcosa che non si è mai avuto, tutte le supposizioni tornano al punto di partenza e non si può fare a meno di agguantare il libro dallo scaffale del negozio.
Nella prima parte appare lampante quell’influenza stilistica proveniente da José Saramago e Javier Marías di cui gli ho sentito parlare lo scorso ottobre all’incontro letterario “Montesilvano scrive”, nel riferirsi ai suoi ultimi scritti. È stata questa ammissione a farmi drizzare le orecchie e a rendermi impaziente. Non conoscevo Diego De Silva prima di quell’incontro, infatti, né come uomo né come scrittore: quel giorno ho cominciato a conoscerlo sia come l’uno, sia come l’altro, ed è stata una specie di rivelazione.
La trama di “Mancarsi”è nota: due storie d’amore e di solitudine convergono in un bistrot, senza, apparentemente, mai incontrarsi. I personaggi sono complessi e guardano in faccia i cambiamenti che stanno vivendo. Convivono con riflessioni affatto banali, assolutamente pungenti, che fanno male.
Durante le prime pagine ho sinceramente pensato che De Silva potrebbe diventare il Marías o il Saramago italiano. Mi piacerebbe molto. Parentetiche, riflessioni e associazioni mentali sono contagiose, intriganti ed esigenti. Lui le regge bene tutte, a lungo. Poi però succede che la storia comincia a stancarsi; lo stile vira bruscamente, la trama sembra aver fretta di concludere, fa più freddo. Ci si aspetta forse una fine diversa, ma forse in realtà era necessaria proprio questa. E storditi da neanche cento pagine di lettura intensa e “disperata”, si ripone il libro chiedendosi quanto di Irene e quanto di Nicola appartenga già alle nostre giornate.

recensione di Cristina Mosca

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