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Autore

Domenico Starnone

in archivio dal 13 feb 2015

15 febbraio 1943, Saviano

segni particolari:
Nel 2001 ho vinto il premio Strega con il romanzo "Via Gemito".

mi descrivo così:
Scrittore, giornalista e sceneggiatore. Per molti anni sono stato insegnante: la scuola e i temi ad essa connessi sono spesso presenti nelle mie produzioni. 

13 febbraio 2015 alle ore 12:56

Lacci

di Domenico Starnone

editore: Einaudi

pagine: 133

prezzo: 14.88 €

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Domenico Starnone non è nuovo a romanzi di grande tensione narrativa, ironici e folgoranti.Con "Lacci" supera se stesso.
E' la storia di un uomo - raccontata da lui stesso e dalla figlia - che incontra i fantasmi della sua vita. Li mette in ordine, o almeno ci prova, li decifra con lucidità, inciampa in illuminanti istanti di consapevolezza.
Ma c'è sempre qualcosa che - dietro l'ordine apparente che diamo alle cose - ci si rivela.
E' possibile rinunciare alla propria libertà in cambio della pace della propria coscienza?
Chi abbiamo vicino sa accontentarsi dei nostri sensi di colpa e della nostra riconoscenza?
Per chi agiamo, per noi stessi o per l'altro e, in definitiva, chi stiamo davvero danneggiando?
Sposatosi in giovane età, Aldo, il protagonista della storia, divide presto con la moglie un quotidiano fatto di piccole, meschine abitudini: due figli, uno dopo l'altro, la ripetizione costante dei gesti e delle parole, in quella oscura contabilità delle emozioni che presto diventa il rapporto a due.
In questa soporifera relazione interviene Lidia: gentile, raffinata, dolcissima. Soprattutto, libera, nuda e abbagliante.
Nasce un amore che trasforma Aldo, il protagonista, in ciò che non ha mai avuto il coraggio di essere. Un uomo entusiasta, forte, coraggioso, in grado di sovvertire l'ordine delle cose.
Quello che accade dopo è ciò di cui tutti facciamo conoscenza, nella vita: sensi di colpa, sofferenza, ricatto morale.
Arriva sempre l'istante della verità: qualcuno consegnerà il conto, e sarà amaro, anche se non potrà scombinare realmente equilibri sedimentati.
"Non so dire con precisione quando comincia a temere Vanda. E del resto non me lo sono mai detto in modo così esplicito - io temo Vanda -, è la prima volta che cerco di dare a questo sentimento una grammatica e una sintassi. Ma è difficile. Anche il verbo che ho usato - temere - mi pare inadeguato. Me ne sto servendo per comodità, ma è stretto, lascia fuori molto. Comunque, a voler semplificare, le cose stanno proprio così. dal 1980 a oggi ho vissuto con una donna che, pur essendo piccola di statura, magrissima, fragile ormai nella sua stessa struttura ossea, sa come levarmi le parole e le forze, sa rendermi vile" (pag. 85).
Dunque chi è Vanda, alla fine, se non il fantasma della vigliaccheria, della paura di amare del protagonista?
Un romanzo da leggere tutto d'un fiato, crudele, impietoso, che rivela molto sulla dialettica uomo-donna, e sui lacci che tengono in piedi le relazioni anche quando l'amore - se mai c'è stato - svanisce.

 

recensione di Tullia Bartolini

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