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Autore

Edgar Allan Poe

in archivio dal 28 giu 2001

19 gennaio 1809, Boston - Stati Uniti

07 ottobre 1849, Baltimora - Stati Uniti

segni particolari:
Allan è il cognome dello zio che mi ha cresciuto. L'ho aggiunto al mio per riconoscenza.

mi descrivo così:
Sono il padre di un nuovo genere letterario, "l'horror". Devo molto a Charles Baudelaire.

17 ottobre 2013 alle ore 20:39

I delitti della Rue Morgue

di Edgar Allan Poe

editore: Mursia

pagine: 73

prezzo: 2.13 €

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“Masochismo? Esorcizzazione di altre più riposte paure? Esteriorizzazione delle nostre nevrosi? Fatto sta che a quasi tutti noi piace moltissimo leggere di cose paurose, pagine piene di tensione, gialli che ci eccitano. È stato sempre così, e del resto è noto come il racconto capace di suscitare emozioni di raccapriccio e paura sia una delle più persistenti espressioni della cultura dell’uomo: una risposta, evidentemente, a certe sue onnipresenti esigenze psicologiche.”

Queste parole che hai appena letto arrivano dall’introduzione al libro. Niente di più vero poteva essere scritto. Il pianeta editoriale giallo è da anni molto apprezzato dal pubblico lettore. Personalmente “I delitti della Rue Morgue” è il primo reale capitolo che leggo basato su tale mappatura. Poe è un Maestro di questa arte scriteriata e ci tengo a dare merito alla lettera maiuscola che ne descrive l’onorificenza perché l’autore americano è stato il primo a creare con la penna un poliziotto detective. Parlo del Monsieur Dupin, protagonista della storia e personaggio di ispirazione per Conan Doyle, padre fondatore del famoso Sherlock Homes. A rendere merito al Dupin di Poe c’è la teorizzazione del caso di studio. Mi spiego: una volta consumato il delitto, Dupin percorre a ritroso il tragitto che avrebbe fatto l’assassino cercando di entrare nel suo progetto. Si chiede: cosa avrei fatto al suo posto? Così giunge alla risoluzione del caso. E così accade anche nei “I delitti della Rue Mourgue” dove è lo stesso Poe a funzionare da investigatore. Chi ha ucciso la fanciulla bellissima? Perché lo ha fatto? Sarebbe un delitto rispondere, adesso, a queste domande. Il consiglio recensore è quello di leggere il libro. Magari seduti sulla poltrona davanti al camino e sul lato destro un quotidiano aperto sulle pagine della cronaca. 

recensione di Daniele Campanari

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