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Autore

Elizabeth Strout

in archivio dal 15 nov 2013

06 gennaio 1956, Portland, Oregon - Stati Uniti

segni particolari:
Nel 2009 ho vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con Olive Kitteridge.

mi descrivo così:
Sono una scrittrice americana. Nei miei romanzi vivono forti emozioni.

15 novembre 2013 alle ore 9:14

I ragazzi Burgess

di Elizabeth Strout

editore: Fazi

pagine: 447

prezzo: 15,73 €

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“Aveva un debole per i ragazzi Burgess. Credo che fosse perché tutti e tre avevano sofferto pubblicamente, e anche perché tanti anni prima era stata la loro insegnante al quarto anno di catechismo. Erano i suoi prediletti. Jim, perché sentiva che perfino allora era già arrabbiato e si sforzava di controllare la sua rabbia, e Bob, perché aveva il cuore grande. Non era molto interessata a Susan. 'Non era simpatica a nessuno, per quanto ne so', mi disse un giorno”.

E’ il primo libro che leggo della Strout, già molto apprezzata dai lettori, e vincitrice del premio Pulitzer nel 2009 per la raccolta di racconti dal titolo “Olive Kitteridge”.
La vicenda si svolge nel Maine, dove sono nati Jim, Bob, e Susan, chiamati da tutti “I ragazzi Burgess” che dà titolo al libro. I due fratelli hanno lasciato la loro terra per il Brooklyn, l’unica a restare nella terra d’origine è Susan, che lasciata dal marito, si è ritrovata completamente sola, con un figlio a carico, Zachary.
Susan è una donna silenziosa, ma anche molto strana agli occhi degli altri, un po’ scontrosa, e quasi in lotta con il mondo.
Jim è diventato, grazie alla risoluzione di un caso mediatico, un avvocato di successo, al contrario del fratello Bob che dentro di sé combatte ancora con vecchi conflitti, e ferite mai rimarginate. Bob ha visto davanti a sé accadere una serie di catastrofi che gli hanno cambiato totalmente la vita: prima il padre, poi la scoperta della sterilità, poi la moglie.
In una sera silenziosa il telefono squilla nella casa di Jim, è la sorella in lacrime che è preoccupata, e disperata perché suo figlio sta per essere arrestato. Zachary ha compiuto un gesto inspiegabile: ha lanciato una testa di maiale surgelata nella moschea, durante il periodo del Ramadan, sconvolgendo tutti.
Come mai questo gesto? Così Jim dovrà rinunciare ad una vacanza con la moglie, per ritornare nel luogo da dove è scappato, dove sono seppelliti vecchi fantasmi, nella terra delle apparenze.
La scrittrice riesce bene a smuovere i sentimenti dei personaggi e ad incastrare le loro vite, mostrandoci la loro fragilità, il passato che non passa mai, le loro intime debolezze. Inoltre ci presenta una realtà americana dove il rapporto multiculturale non ha ancora preso piede, e le paure ancestrali dell’uomo, sbagliando prendono il sopravvento.
Da leggere per scoprire la storia di questa famiglia, la loro fragilità, e la complessità dei rapporti umani che sempre ci portiamo dietro.

recensione di Gino Centofante

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