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Autore

Ensitiv Sensitivo

in archivio dal 04 mar 2013

15 marzo 1979, Firenze - Italia

segni particolari:
Mi chiamo semplicemente Ensitiv, non perchè debba mantenere chissà quale mistero, ma perchè pronunciare questo nome mi fa stare bene e spero che faccia stare bene anche gli altri. E' un nome che parte con la bocca semiaperta, come se fosse un sorriso.....e....

mi descrivo così:
Non amo essere un dispensatore di futuro o veggenze, mi piace di più considerarmi un semplice abbraccio o una stretta di mano; un momento rilassante o una parola saggia; una spalla su cui riposare per qualche minuto il vostro stress o un soffio di vento per rinfrescarvi dalle fatiche della vita..e.

07 settembre 2015 alle ore 10:07

Io sono Cladea e sono viva da quando sono morta

Il racconto

Io sono Cladea, sono viva solo da quando sono morta. Ho un vago ricordo del calpestio dei mie piedi su un pavimento di legno scuro, un costante ritmo di chi percorre una sola scala musicale. Ho il vago ricordo di tanti volti simili al mio, ma di nessuno ricordo il nome. Io sono Cladea e sono viva solo da quando sono morta. Vedo cadere dalla mia essenza le gocce di ansia e di paura che accompagnarono la mia esistenza; mi svuoto come un contenitore grigio e finalmente mi riempio di luce. Ho volato nei sogni dei mie cari, ho urlato al vetro del mondo scuro, ho portato con me i ricordi più belli, ma quelli tristi non mi hanno dato pace. Io sono Cladea e sono viva da quando mi ricordano morta. Guardo vite sfiorire nell’inganno, guardo luci bruciare nella noia, vedo il lento spengersi dell’eterna fiamma nelle bugie dei saggi. Ho smesso di urlare, ho smesso di guardare, colgo la verità dalla mia stessa linfa e non conosco lo scandire delle priorità. Prima di fondermi con la vita vorrei che tu parlassi per me. Hai la lingua delle sfumature, parli a chi vive e parli a chi muore, parli a cielo e terra e ai morti dovrai riferire: “ Io sono Cladea e sono viva da quando sono morta, ho vissuto accatastando ricordi e beni, emozioni e paure, sentimenti e frustrazioni. Di tutto ciò ho fatto la mia esistenza senza comprendere ciò che aveva scopo e ciò che non ne aveva. Quando la luce mi colpì fu presa da spavento e condannai la mano che mi illuminò; quando la luce mi avvolse compresi la mia paura e perdonai. Più sincero fu il mio perdono più vidi salire la mia linfa, meno ricordi avevo e più la luce mi avvolgeva. Un pensiero triste fu un giogo che mi trascinava, la nostalgia di un bene fu la caduta nella grotta, le mie urla al vetro furono la casa nella tomba. Di scelte scomode fai la tua esistenza, combatti l’inganno dei cappucci e apri i cinque sorrisi dell’altruismo. Rispetta i tempi della tua prova, comprendi le distanze tra le linfe, nulla sarà più così, nulla avrà peso se non i ricordi di quando eri morto. Io sono Cladea e sono vivo da quando sono morta. Tu, hai la lingua delle sfumature, parli a chi vive e parli a chi muore; ascolta chi è vivo e riferisci ai morti.
 

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