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Autore

Ensitiv Sensitivo

in archivio dal 04 mar 2013

15 marzo 1979, Firenze - Italia

segni particolari:
Mi chiamo semplicemente Ensitiv, non perchè debba mantenere chissà quale mistero, ma perchè pronunciare questo nome mi fa stare bene e spero che faccia stare bene anche gli altri. E' un nome che parte con la bocca semiaperta, come se fosse un sorriso.....e....

mi descrivo così:
Non amo essere un dispensatore di futuro o veggenze, mi piace di più considerarmi un semplice abbraccio o una stretta di mano; un momento rilassante o una parola saggia; una spalla su cui riposare per qualche minuto il vostro stress o un soffio di vento per rinfrescarvi dalle fatiche della vita..e.

12 maggio 2014 alle ore 17:51

La metamorfosi della crisalide

Il racconto

Aveva appena terminato il suo faticoso lavoro, lo aveva fatto meticolosamente preoccupandosi di creare quel giaciglio che lo avrebbe custodito e protetto ma che, allo stesso tempo, lo avrebbe visto morire. Con precisione e istinto aveva scelto il posto più adatto per collocarlo, lontano da occhi indiscreti e al riparo dalle intemperie più dure. Nessuno sapeva che età avesse, quanto sarebbe rimasto all’interno del suo giaciglio o lo scopo di quello strano percorso, ma chiunque lo avesse visto avrebbe saputo già che di lì a breve ci sarebbe stato un grande mutamento. Da questi piccoli passi, da questo naturale evento il Bruco diventa Farfalla. Metamorfosi, Trasformazione, Morte e Rinascita? Non è importante trovare il nome adatto o corretto, non è nemmeno importante comprendere l’esatto meccanismo che regola questo passaggio, ma quello di cui ci occuperemo è di scoprire se entrambi possono comunicare tra loro. Da una parte abbiamo il nostro bruco/crisalide la quale termina la prima parte della sua esistenza che lo ha visto strisciare sulla terra per iniziarne una totalmente nuova che lo vedrà svolazzare di fiore in fiore, dall’altra una farfalla che forse non si ricorda affatto di essere stata bruco, ma sa che la sua “prole” avrà nuovamente quelle sembianze. Un bruco e una farfalla, aventi entrambi la medesima origine, nati l’uno dall’altra riusciranno a comunicare? Ogni essere vivente della stessa specie ha una sua forma di comunicazione per cui, se si analizzasse tutto in modo scientifico, dovremmo scoprire che dall’alto del suo volo, la farfalla avrà il modo di contattare un bruco, non ovviamente quello da cui è nata poiché non esiste più, ma un altro bruchetto che magari è in ritardo nel suo percorso evolutivo. Da profano quale sono credo che la comunicazione tra i due non sia più necessaria, poiché ormai è terminato quell’ evento che  garantisce la continuità della specie. Bruco e Farfalla provengono l’uno dall’altra e non possono" parlarsi “; appartengono a due realtà diverse, ma solo per il fatto che il bruco non vedrà mai la farfalla e viceversa, non si può certo dire che l’uno e l’altra non esistano o non siano esistiti. Il corpo muore e l’Anima prosegue la sua eterna esistenza svolazzando tra una dimensione e l’altra, gli altri corpi attendono il momento del loro mutamento ma ad entrambi non è consentito più interagire fra loro perché ormai è terminato il percorso che garantiva la continuità della specie. Ho fatto spesso questo paragone, e non credo di essere stato l’unico, poiché si sposa perfettamente con il normale processo di separazione tra Anima e Corpo. La morte non è mai la fine di tutto come alcuni si ostinano ancora a pensare, ma non è altro che una trasformazione e un passaggio, dove un corpo prettamente fisico, ma con al suo interno una parte energetica, termina di esistere e lascia libera la sua essenza vitale. I viventi difficilmente riusciranno a comunicare con questa eterea essenza, ma l’incapacità o la non possibilità di contatto non devono certo essere il presupposto per credere che l’essenza vitale, con tutto il bagaglio di ricordi ed esperienze accumulate in vita, non esista o costituisca il motivo per disperarsi per il resto della propria esistenza. Sono profondamente convinto che ci sia una legge matematica che regola il passaggio tra la Dimensione Reale e quella cosiddetta Astrale e quando questa legge sarà scoperta o comunque codificata, la comunicazione tra le due realtà diverrà sicuramente più facile.
In attesa che sia fatta più luce su questo aspetto non possiamo far altro che cercare di comprendere, per ciò che ci è concesso, i meccanismi che regolano questo evento. Come in ogni buon film, il finale è quello che determina il significato della storia, solo dopo aver visto il finale siamo in grado di giudicare in modo obbiettivo il film, perciò possiamo dire, con un’ampia licenza da regista, che il fine ultimo di una storia, un racconto o un percorso in genere lo si comprende dalla sua fine. Se chiedessi quale è lo scopo ultimo della vita potrei ottenere una serie di risposte a seconda dei soggetti interpellati, chi direbbe la realizzazione, chi la serenità, chi la procreazione ecc.. Tutte tappe importanti, ma molto soggettive e se queste fossero lo scopo finale vorrebbe forse dire che chi non è riuscito a realizzarsi pienamente, non ha compreso il fine ultimo dell’esistenza? Non credo che un progetto così bello come la Vita di qualunque creatura, sia soltanto finalizzato al raggiungimento delle proprie aspettative. Mi piace di più pensare che lo scopo che legittima la vita non sia altro che la morte. Io esisto e vivo in questo Mondo terreno con il solo ed unico fine di Amare, Capire e Morire e solo attraverso questo passaggio sarò in grado di comprendere il significato della mia esistenza per rinascere o tornare all’energia di origine.
Purtroppo nella quotidianità siamo costretti ad assistere ad ogni genere di morte e, che ci tocchi da vicino o in modo marginale, ne rimaniamo sempre sconvolti, angosciati e spesso spaventati. La cronaca della tv o dei giornali ci narra ogni giorno di incidenti, omicidi, malattie ecc... E da un po’ di tempo a questa parte si sono anche moltiplicati quei programmi che ricercano case infestate, disturbano anime e cacciano i così detti fantasmi, aumentando ancora di più il timore che abbiamo nei confronti del trapasso e dell’aldilà. La morte è talmente naturale che è concessa a tutti, ma sull’eternità dell’elemento anima penso ci sia ancora molto da imparare.  Chi diventerebbe triste per la farfalla sapendo che si sta godendo tutte le migliori bellezze della natura? E’ ovvio che la perdita di una persona cara ci lasci sempre tristi e più soli, ma se sapessimo con esattezza cosa succede ai nostri cari defunti, saremmo sicuramente meno addolorati per la loro dipartita Ci stanno vicino, ci parlano, cercano continuamente di comunicare con noi e le nostre lacrime, la nostra disperazione non fanno altro che renderli tristi, aumentare la loro frustrazione e il proposito di rimanere più a lungo nella dimensione reale, non perché lo desiderino, ma semplicemente per cercare di alleviare il dolore che noi stiamo provando. La morte da sempre un problema solo per i vivi, ma il dolore dei vivi, può creare qualche problema anche ad un defunto, perché può ritardare il suo percorso di purificazione. Dobbiamo essere consapevoli che il distacco non è mai una perdita definitiva, nell’immediato procura tristezza, ma è finalizzata ad una gioia futura. A tal proposito mi viene in mente una definizione che un personaggio, di cui non ricordo il nome, diede sulla morte quando gli fu chiesto cosa ne pensasse. La paragonò ad una Stazione di partenza ed una di arrivo. Nella prima amici, famigliari e conoscenti che salutano addolorati colui che se ne va, nella seconda invece altre mani e voci che festosamente applaudono il suo arrivo. Se poi volessimo sperimentare la capacità del “ nostro caro” di comunicare con noi, almeno per il tempo di permanenza nella dimensione astrale, io azzarderei a proporre un accordo con la persona che sta per lasciare questa vita in modo consapevole. Supponiamo che la vostra adorata nonnina abbia ormai raggiunto i 119 anni e sia pronta, in modo abbastanza lucido, ad entrare nel “ fantastico “ mondo dell’aldilà. In una situazione del genere, cercherei di mettermi d’accordo con la nonna per una sua manifestazione in un determinato punto della casa, magari richiamata da un brano musicale che le piace o da un oggetto che le sta particolarmente a cuore e che racchiude parte della sua “ energia “. Mi accorderei anche sulle modalità con cui dovrebbe o potrebbe farmi avvertire la sua presenza, ad esempio l’accensione e lo spegnimento, senza cause apparenti, di un qualche dispositivo luminoso o elettrico particolarmente sensibile ai cambi di flussi energetici. Sappiate che non sarà possibile fargli accendere l’aspirapolvere e tanto meno fargliela passare, ma ci sono alcuni “ apparecchi “ che si illuminano con il passaggio di una fonte energetica o alcuni tipi di sensori che possono essere manipolati e attivati con piccoli movimenti o cambi di intensità del campo magnetico. Questo esperimento può sembrare banale e superficiale, ma se darete alla vostra cara nonnina i riferimenti giusti e gli strumenti adatti per manifestarsi e, ovviamente, se ne avrà voglia ed interesse, vedrete che i risultati vi stupiranno. Non può essere provato per lungo tempo poiché la permanenza consapevole nella dimensione interagente con quella reale ha una sua durata definita, successivamente la nonnina potrà anche diventare uno spirito guida ma comunque sarà sempre lei a decidere come interagire con voi. L’energia Anima ha la sua conoscenza e consapevolezza, ha i suoi ricordi, recepisce le emozioni e vede ciò che succede nel mondo reale, di diverso da noi, ha solo la consistenza e la visione degli ambienti che frequenta. Per questo motivo è importante, per rimanere nell’esempio di cui sopra, che prima che avvenga il trapasso, precisiate i dettagli che entrino a fare parte del suo ricordo e che siano semplici da seguire anche nella nuova condizione.  Provo in modo semplice a spiegarvi cosa potrebbe succedere se tutto sarà fatto con molta serenità e tranquillità.
L’Energia Anima del vostro caro (nel caso del nostro esempio della “ nonnina “ ) porterà nel suo bagaglio di ricordi questi appunti mentali che le avete lasciato, come un qualcosa da fare e da ricordare. Come vi ho detto non sarà semplice perché il tempo ed i modi con cui l’Anima interagisce nelle Dimensioni sono totalmente diverse dai nostri concetti, ma per assurdo possiamo supporre che questa energia consapevole mantenga la “ memoria “ e sia attratta da un ipotetico oggetto che contiene la sua “ essenza “. Una volta che avrà compreso di trovarsi vicino a questo, ricorderà, presumibilmente, l’accordo fatto precedentemente al trapasso e tenterà di far sentire la propria presenza. Come ho spiegato se fosse tutto così semplice, ci ritroveremo una casa psichedelica per l’accensione e lo spegnimento delle luci, ma se alcuni fattori importanti, quale la consapevolezza della propria morte, l’accettazione di questa nuova dimensione e la volontà di interagire con il mondo reale, coincideranno, nei giorni successivi alla morte della vostra amata nonnina centenaria, sarà possibile assistere a qualche fenomeno confortante. Oltre a questo vorrei però ricordare che il mondo degli spiriti è costantemente in contatto con noi, interagisce con la nostra anima con interventi spesso essenziali alla nostra sopravvivenza: intuizioni, colpi di fortuna, interventi miracolosi, coincidenze o casualità sono tutti nomi che abbiamo dato a particolari eventi che spesso ci hanno sorpreso e di cui non sappiamo l’esatta origine. Una frenata improvvisa, una cintura allacciata all’ultimo momento, o quello strano presentimento che ci ha fatto fare la giusta valutazione sono, frequentemente, interventi del mondo spirituale e dei nostri cari che intendono preservarci, aiutarci o proteggerci. Non bisogna essere religiosi per credere agli Angeli Custodi o agli interventi Divini, bisogna semplicemente avere una mente aperta a tal punto da rendersi conto che oltre la nostra Dimensione fatta di “ realtà “ tangibile, ne esistono altre prettamente energetiche, con altre frequenze vibratorie ed altre densità. L’uomo è da sempre molto egocentrico, convinto di essere il padrone dell’Universo e attaccato a questa tradizione culturale che lo vede protagonista nella Creazione o nella scelta Divina, ma la sua esistenza nella forma attuale è dovuta più ad una casualità che ad una volontà e non preclude né esclude altre forme vitali pensanti. Per assurdo, noi siamo l’ibrido più sconosciuto a noi stessi. Abbiamo imparato ad aggiustare la macchina, sappiamo tutto o quasi delle componenti del veicolo, di come funziona il carburante che lo spinge, del cervello che lo guida e di cosa succede al mezzo quando ha terminato la sua funzione, ma della scintilla che lo mette in moto e consente a tutto questo insieme di elementi di funzionare non sappiamo assolutamente nulla, come del resto non sappiamo con certezza cosa ci aspetti alla fine della nostra esistenza terrena. Nell’antichità c’era molta più consapevolezza del destino dell’uomo, del suo stretto rapporto con le Stelle e l’Universo, ma con l’evoluzione anche se sarebbe più opportuno, a mio parere, parlare di evoluzione inversa, ha perso la capacità di comunicare con la parte spirituale di se e con il resto delle creature viventi. Ha drasticamente distrutto gli elementi naturali che favorivano questa comunicazione, ha ridotto il rapporto con le altre specie animali ad una sorta di sudditanza o sfruttamento, distruggendo lentamente il proprio naturale habitat per crearne uno tutto nuovo improntato sulla materialità, sullo spreco delle risorse e sulla sopraffazione dei fratelli più deboli. A completare questo quadretto di autodistruzione una casta di faccendieri che hanno privato l’Umanità degli elementi che avrebbero favorito il vero sviluppo spirituale e la rinascita di una nuova consapevolezza.  Ed ecco che ancora oggi, molti di noi, sono convinti che una Religione sia più giusta rispetto ad un'altra, che i precetti scritti dagli uomini e spacciati come parola di Dio vadano seguiti alla lettera anche a scapito dei nostri simili; che l’Universo sia abitato esclusivamente dalla razza umana, che l’Anima non esista e che la Morte sia la fine di tutto. Auguriamoci che i nostri figli siano i portatori di una nuova consapevole realtà, fatta di altruismo, amore, ecologia, solidarietà e rispetto per ogni forma vivente. Che possano sentire meglio di noi quel legame che rende ogni essere umano fratello e sorella dell’altro, non perché provenienti dallo stesso ceppo genetico, ma perché portatori di un’essenza vitale che ha per tutti la medesima origine. Auguriamoci che possano comprendere di non essere, prevalentemente, un corpo fisico con dentro un’Anima fatta di spirito, ma soprattutto uno Spirito Energetico a cui è stato dato un corpo affinché interagisse e vivesse l’esperienza terrena. Forse per molti di noi è tardi e difficile sdoganare centinaia di anni di tradizioni e cultura per guardare con occhi diversi la vera natura umana, ma possiamo far si che, alle nuove generazioni sia data l’alternativa di scegliere in cosa credere o cosa pensare semplicemente non nascondendo più dietro dogmi o segreti le poche conoscenze che abbiamo sulla realtà spirituale e cosmica, ricordando loro soprattutto che l’Anima non è una prerogativa delle religioni, se ne può parlare anche senza dover frequentare chiese, templi o moschee, si può credere in un Dio senza per forza doverlo chiamare con un nome che altri hanno scelto, si può essere buoni senza dover seguire nessun comandamento o testo sacro, anche perché i precetti morali sono già stampati in noi, ma soprattutto sarebbe bello che imparassero e si rendessero conto che la Morte è soltanto l’inizio di una nuova ed eterna esperienza che va oltre la conoscenza e l’immaginario umano. La Vita è un bene prezioso ed una scuola essenziale perché la nostra eternità si realizzi e tutti tornino a far parte dell’unica matrice. Ogni esperienza vissuta nel Mondo reale rientra in un progetto divino che non ha inizio con la nostra nascita, ma che fa parte del ciclo stesso dell’Anima che ci viene affidata, pertanto, indipendentemente dalle esperienze che siamo costretti a subire e che a volte ci sembrano così ingiuste ed inopportune, dobbiamo renderci conto che rappresentano un piccolo passo di questo grande percorso previsto appositamente per noi. Le macchine si rompono, invecchiano, si distruggono o purtroppo spesso non fanno nemmeno in tempo ad uscire dalla fabbrica e viaggiare per pochi km che già sono costrette a fermarsi, ma per ogni mezzo, auto o veicolo che finisce di trasportare il pilota, ce ne è uno nuovo pronto a sostituirlo e, magari, a colmare i difetti del primo. Auto e pilota avranno così la possibilità di ripartire per un nuovo tratto di strada, un percorso che cercheranno di finire nel migliore dei modi, fino al punto in cui non ci sarà più bisogno dell’uno e dell’altro. Ho usato questo paragone perché rappresenta perfettamente quello che è in realtà un essere umano. Il veicolo è il nostro corpo e il pilota la nostra Anima, per comunicare hanno bisogno entrambi della Mente che funziona da traduttore, ma quello su cui mi voglio soffermare è l’importanza che nella quotidianità diamo al veicolo e al pilota. Per buona parte della nostra esistenza siamo più preoccupati dell’auto che di chi la guida, facciamo di tutto perché il nostro mezzo piaccia, sia in forma, abbia successo, possa godere dei benefici di un buon stato sociale, si approfitti della quantità di risorse che la Terra offre ecc.. senza minimamente dedicare anche solo la metà del tempo che dedichiamo al corpo anche alla nostra Anima. E’ normale allora che dando così tanta importanza al veicolo, nel momento in cui questo, viene meno alla sua funzione, siamo presi dalla disperazione e dallo sconforto e ci sembra di aver perso totalmente la persona a cui eravamo tanto affezionati. Se dessimo, invece, più importanza alla parte spirituale, come facevano alcuni popoli antichi, scopriremmo che la persona venuta a mancare,  non è affatto scomparsa, ma non avendo più il naturale mezzo di trasporto userà obbligatoriamente un modo diverso e complesso per interagire con la realtà e quindi comunicare con noi. Saremmo sicuramente meno disperati se riuscissimo a comprendere che il nostro caro non era soltanto rappresentato dai lineamenti  del viso o dal colore dei capelli e degli occhi, dalla struttura fisica ecc.., ma dall’insieme dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti e delle sue esperienze, che di sicuro non avranno fine con la morte terrena, ma rimarranno vive in quel complesso energetico che proseguirà l’esistenza in una nuova dimensione.  Come in ogni competizione automobilistica che si rispetti, non a tutti è concesso poter parlare con i piloti o venire in contatto con loro, ma questo non vuol dire l’impossibilità assoluta di comunicare. La nuova dimensione che ora lo ospita si interseca e interagisce costantemente con quella dove noi siamo rimasti, ma avendo queste due frequenze vibratorie diverse non possono essere attraversate in modo visibile e concreto. A noi, rimasti fuori dai box, a malapena è concesso di sbirciare ogni tanto in questa differente realtà poiché è solo la nostra anima che ha le “ chiavi “ ovvero la frequenza vibratoria giusta per entrarvi, ma essendo l’anime chiuse in un veicolo, queste sbirciatine sono concesse solo nei momenti in cui il  rapporto con il mezzo diventa meno “ limitante e  morboso “. Quando il corpo riposa, o è poco vigile, il pilota che ha la frequenza corretta per entrare nella Dimensione Astrale, apre spesso il “ finestrino “ mette un braccio fuori e si gode la “ brezza” dell’aldilà. Ogni tanto capita anche che apra lo sportello e faccia qualche passo lontano dal suo mezzo, anche se non conviene mai lasciarlo troppo incustodito. In queste rare occasioni avrà modo di scoprire e rendersi conto non solo del concetto di eternità, ma anche di quanto mondo ci sia altre quello terreno che conosciamo. Alle entità energetiche invece, è concesso visualizzare la Dimensione Reale ed interagire con l’elemento Anima dentro i nostri corpi, ma a causa della ormai scontata diversità vibratoria dei due differenti piani, queste entità non potranno più avere tangibile contatto con i mezzi appartenenti alla dimensione terrena. Due mondi che si intersecano, ma con permeabilità e densità diverse, un po’ come quando mettiamo dentro un contenitore acqua e olio. I due liquidi non hanno lo stesso peso specifico, per cui l’olio si dispone sempre sopra l’acqua, possiamo agitare il contenitore e per un attimo vedremo le goccioline dell’olio che si mescolano con l’acqua, senza tuttavia contaminarlo. Sono in contatto, scorrono l’uno sull’altra, ma ciò non consente né all’acqua di entrare dentro le gocce di olio, né all’olio di mischiarsi all’acqua. Due elementi all’apparenza così simili e vicini, ma allo stesso tempo privati della possibilità di ricongiungersi in un solo elemento.  La nostra “ coppia “ ama cercarsi, inseguirsi, ed evolversi insieme. A volte i disagi dell’una si rispecchiano nell’altro, oppure i mali dell’altro aumentano le facoltà dell’una, ma che lì si chiami Bruco e Farfalla, Auto e Pilota, Olio ed Acqua o Anima e Corpo, saranno sempre lì a “ giocare “ tra loro per convincerci della reale esistenza dell’eternità.
 

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