username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 01 mar 2014

Eugenio Flajani Galli

Giulianova
Mi descrivo così: ​Sono psicologo, scrittore e poeta. Mi sono laureato prima al corso di laurea a numero chiuso in Scienze e Tecniche Psicologiche e poi con lode in Psicologia, senza mai andare fuori corso; dopodiché ho ottenuto un master in psicosessuologia con il massimo dei voti. Lavoro nel mio studio privato.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 16 giugno 2020 alle ore 19:21
    Amore di un tempo passato

    Sono l’Amore di un tempo passato,
    quando la vera felicità era innamorarsi.

    Appartengo a un mondo ove tutto era incantato,
    ove per dire “ti amo” bastava guardarsi.

    Ho visto nascere e morire gioie e dolori,
    ho visto l’alba e il tramonto di infiniti amori.

    Della gioia ho conosciuto la leggerezza,
    del pianto ho vissuto l’amarezza.

    Del presente accetto le mancanze,
    del futuro ignoro le sembianze,
    del passato rammento le speranze.

    Non è mio desiderio essere ringraziato,
    non è mia volontà essere idealizzato,
    chiedo solo di non essere dimenticato.


    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Altre poesie come questa nei miei libri "Io, te e l'amore che ci avvolge" e "Tutto l'amore per te"

     
  • 11 novembre 2018 alle ore 1:35
    FUOCO NELLE VENE

    Fuoco nelle vene.

    Senza freno, non c’è nulla che ci tiene.

    Pioggia sulla pelle.

    Incessante, per spegnere mille favelle.

    Sabbia tra le dita.

    Infinita, come con te la mia vita.

    Vento tra i capelli.

    Per far volare al cielo i momenti più belli.

    Non importa se sorrisi tenui o pazza euforia,

    basta che da lì ci vedano in dolce allegria.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     
  • 24 settembre 2018 alle ore 0:36
    Ho fatto un sogno

    Ho fatto un sogno
    che mi ha ridestato il passato eterno,
    e io vivo per non dimenticarlo,
    per rammentare che Dio mi ha portato te
    nell’incessante rinnovarsi della vita
    e nell’inevitabile affermarsi della morte.

    Se lo sogno, lo faccio per ricordare,
    prima che la speranza si rarefagga,
    la fantasia si spenga silente,
    e la veglia riprenda il sopravvento.

    Ora che il sole è risorto sogno di sognare te.

     
  • 12 luglio 2018 alle ore 13:09
    Io sono l'amore

    Io sono l’Amore, e vengo dal profondo dell’anima.
    Sono il tuo sogno più gioioso
    e il tuo incubo più spaventoso.

    Per me si vive e si gioisce,
    per me si soffre e si perisce.

    Di me potrai godere immensamente,
    ma per me dovrai soffrire eternamente.

    Piangi per me, piegati alle mie follie,
    adorami e odiami fino a impazzire.

    Benedicimi se il cuore ti batte a 1000,
    maledicimi se in 1000 pezzi te lo infrango.

    Fiumi di lacrime ti farò versare
    per gioia o dolore, chi lo sa? Questo è amare!

    Accettami come sono, è impossibile per me cambiare,
    e prima o poi, mi dovrai pur incontrare.

     
  • 11 giugno 2018 alle ore 18:56
    NEVE INFUOCATA

    Neve infuocata, come la tua carne bollente.

    Prelibata primizia, da assaporare lentamente.

    Ghiaccio fulminante, come i tuoi occhi scintillanti.

    Armi letali, troppo splendenti, troppo brillanti.

    Oro grondante, come i tuoi morbidi capelli.

    Sempre i più solari, sempre i più belli.

    Piuma fatata, come la tua soffice mano.

    Mi accarezzi da angelo, non da umano.

    Movimento sinuoso, come un serpente.

    Tentami tanto, tentami forte, spudoratamente.

    Parole dolci, come la più deliziosa cioccolata.

    Per rendere questa notte eterna e incantata.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Altre poesie come questa nei miei libri "Io, te e l'amore che ci avvolge" e "Tutto l'amore per te"

     
  • 27 marzo 2018 alle ore 21:02
    Ove è diretto ogni mortale

    Sei ancora con me, giacché il tuo ricordo è così rovente,
    e nonostante la tua mancanza sia così agghiacciante.
    Nella mia mente sei una statuaria figura immanente,
    sebbene nella realtà tu sia irraggiungibile, troppo distante.
    Prima eri una fonte di gioia quotidiana,
    Ora sei un traguardo di speranza lontana.
    Ma di ciò che mi rimane di te farò quel che è più naturale:
    imparerò a saziarmi del tuo ricordo atemporale,
    che nella mia vita resterà un evento collaterale,
    aspettandoti pazientemente, lì ove è diretto ogni mortale.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
     

     
  • 20 febbraio 2018 alle ore 23:21
    As an enchantment

    Your love has the magic of an enchantment,
    here or alone, you are always my present,
    bewitching me, you avert all my fears,
    for you I’ve such a joy that I drip tears.
    But I do not boast about it:
    I only wanna lay sweetly,
    and take delight greedily,
    while your magic fils my mind.
    Because I really want you, sweet kind.

     
  • 20 febbraio 2018 alle ore 23:01
    Predator and prey

    It is a bit strange this feeling that
    is leading us to this wild path,
    soaking us as a passional bath.
    You’re my compass, I’m your talisman,
    each thing you’ll do for me, for real or for fun.
    Because I’m order and chaos, predator and prey,
    and for this paradox I’ve no key.

    No matter, I only wanna look your eyes,
    reflecting the light of the fireflyes,
    while you’re touching my pure soul,
    but also my forged body,
    because if my sex can make you mad,
    my love can make you dead.

     
  • 20 febbraio 2018 alle ore 22:59
    Inside me

    Surround me of immense wildness,
    aura of the past for which I cannot have forgetfulness,
    without you new things have no sense,
    because the love for you is too much intense.

    I tend the hand in your direction
    albeit I cannot have your possesion.
    I only wanna see you watching over me,
    I only wanna sense you living inside me.
     

     
  • 20 febbraio 2018 alle ore 22:57
    It is called love

    In the darkness of the inconscious itself hides,

    among shameless joyes and follies,

    this so much indomitable, so much fatal feeling

    that can give to you an astral happiness.

    But caution: it can be mortal!

    So, you should identify it,

    as it is impossible don’t see it:

    slowly blooms, as a flower,

    and the innervations pervades, as a tremor,

    flowing in the blood directly, until the heart.

    It is a serious addiction, and is called Love.

    DR. Eugenio Flajani Galli
    © ALL RIGHTS RESERVED

     
  • 19 febbraio 2018 alle ore 20:19
    Nella buona e nella cattiva sorte

    Il tempo cessa di esistere con te accanto,
    per te ho riso, per te ho sofferto, per te ho pianto,
    scoprendo, così, le emozioni più belle:
    le coccole più dolci, le labbra che sfiorano la pelle,
    l’adrenalina che sale, il respiro corto e smorzato,
    l’eccitamento ardente, il corpo rigido e bagnato.
    Volerti è il mio desiderio più forte,
    amandoti sempre, nella buona e nella cattiva sorte.

     
  • 07 febbraio 2018 alle ore 18:10
    Rainbow of every color

    I have no programs, nor I search something,

    I would lay silently, to see the sky that is shining:

    after the rain is so fantastic, infinite and stunning.

    For us, all the colors of the rainbow is showing,

    moments of the life for every color,

    indelible memories with a tasteful flavor.

    No matter if they are happy or sad,

    because the entire life is a bit mad,

    like this rainbow that makes me glad.

    DR. Eugenio Flajani Galli
    © ALL RIGHTS RESERVED

     
  • 18 gennaio 2018 alle ore 15:08
    TURBINIO DI EMOZIONE

    Con occhi lucidi porgo lo sguardo al mondo:

    è più avventuroso se si vive amando,

    giacchè l’esistenza non è sola ragione

    ma una girandola, un turbinio di emozione

    che ti porta qui e là, su e giù, fino alla tentazione.

    Ma a ogni male c’è sempre una soluzione,

    e in amore occorre arrivare fino in fondo,

    imparando tanto e a volte perdonando,

    perchè insieme si rende più bello il mondo.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • 15 gennaio 2018 alle ore 19:03
    Dentro di me

    Circondami di selvaggio immenso,
    aura di remoto a cui sempre penso,
    senza di te il nuovo non ha senso
    giacchè l’amore per te è troppo intenso.

    È verso di te che la mano tendo
    e se non mi dai la tua non mi offendo.

    Vorrei solo sentirti vegliare su di me,
    vorrei solo sentirti vivere dentro di me.

     
  • 15 gennaio 2018 alle ore 18:29
    Ardimi

    Ardimi, sei il fuoco che accende la mia anima.

    Raffreddami, sei la neve con cui posso giocare.

    Inondami, sei il ruscello che placa la mia sete di gioia.

    Illuminami, sei la stella che segna il mio cammino.

    Abbagliami, sei il sole attorno a cui mi muovo.

    Fulminami, sei la saetta che si fa breccia nel mio cuore.

    Sovrastami, sei il cielo che la mia vita ricopre.

    Possiedimi, sei la belva che mi fa godere.

     
    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     

     
  • 14 gennaio 2018 alle ore 18:12
    Si chiama amore

    È nel buio dell’inconscio che si nasconde,

    tra follie e gioie invereconde,

    questo sentimento così indomito, così fatale

    che ti può regalare una felicità astrale.

    Ma fai attenzione: può essere mortale!

    Dunque faresti bene a riconoscerlo,

    giacchè è impossibile ignorarlo:

    sboccia piano piano, come un fiore,

    e le innervazioni pervade, come un tremore,

    scorrendo dritto nel sangue, fino al cuore.

    É una dipendenza grave: si chiama amore.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • 08 gennaio 2018 alle ore 19:22
    Indole bestiale

    Accendimi pian piano, come una fiamma lenta,

    accarezzami dolcemente, come una brezza giocosa,

    e ora abbattiti su di me, come pioggia violenta,

    per poi travolgermi, come una marea impetuosa.

    Accanto a me sei fin troppo naturale,

    lasciando libera la tua indole bestiale;

    concedimi, dunque, il piacere più primordiale,

    facendomi gemere intensamente, come un animale.

    Dott. Eugenio Flajani Galli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • 08 gennaio 2018 alle ore 0:44
    Nel bene e nel male

    Tu, invitante fonte d’immenso piacere,

    giaci insieme a me, e fammi godere;

    fammi saziare del tuo inebriante odore

    e bruciare del tuo ardente calore.

    Fallo solo per me, ribollo di furore,

    nessuna scusante: sono del giusto umore.

    Lo ammetto, è un desiderio carnale,

    ma non sai, io, quanto sono passionale?

    Di te avrò sempre voglia, nel bene e nel male.
     

    Dott. Eugenio Flajani Galli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • 07 gennaio 2018 alle ore 11:27
    Predatore e preda

    Non ti pare che sia un po’ strano

    questo sentimento che ci fa andare lontano,

    passo dopo passo, mano nella mano?

    Tu sei la mia bussola, io il tuo talismano,

    ogni cosa per me farai, anche invano.

    Io sono saggezza e ferocia, predatore e preda,

    e non mi interessa che tu ci creda,

    voglio solo guardarti negli occhi

    sentendo sul mio corpo i tuoi sensuali tocchi:

    sfiorerai il mio animo così delicato e puro

    e sazierai il mio corpo così forgiato e duro.

    Perchè, se il mio sesso può far impazzire,

    il mio amore può far morire.

    Dott. Eugenio Flajani Galli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • 06 gennaio 2018 alle ore 21:03
    Arcobaleno di ogni colore

    Non ho programmi, a nulla anelo,
    in silenzio voglio giacere, fisso, a mirare il cielo:
    dopo la pioggia è così lucente, infinito e sereno,
    lascia intravedere tutti i colori dell’arcobaleno.
    Momenti della vita per ogni colore,
    indelebili ricordi che fanno battere il cuore.
    Che batta per tristezza, gioia o ardore,
    nulla cambia, perchè la vita è amore,
    avvolta da un grande arcobaleno di ogni colore.

     
  • 17 ottobre 2017 alle ore 20:16
    IL SOLE CHE SPLENDE NELL'ANIMA

    Vorrei giacere in un lungo inverno
    solo con te, in un letargo eterno.
    Tu sei il sole che splende nell’anima
    e che la mia tempra rianima,
    riempiendomi di un infinito calore
    che toglie ogni dolore.
    Infuocami intensamente,
    bruciami lungamente,
    ardimi per ore ed ore,
    tra le fiamme del tuo amore.

     
  • 23 febbraio 2017 alle ore 13:28
    COME UNA FIAMMA

    La mia notte illumini e il mio cuore riscaldi,

    Tu che come una fiamma sfavilli e ardi.

    Tu che mi porti la speranza

    Quando nell’oscurità il tuo corpo avanza,

    E che tutto stravolgi,

    Quando impetuosamenete mi avvolgi.

    Sei l’incandescente fiamma che ho da ammirare,

    Ma nell’inconscio ho da temere.

     

    Eugenio Flajani Galli

     

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     
  • 22 febbraio 2017 alle ore 23:38
    LA FIAMMA

    IL BUIO ILLUMINA E L'AERE RISCALDA
    LA FIAMMA CHE SFAVILLA E TRABALLA,
    CHE PORTA LA PACE
    E ATTORNO AD ESSA TUTTO TACE,
    CHE PORTA LA SPERANZA
    QUANDO NELL'OSCURITÀ AVANZA,
    E CHE TUTTO STRAVOLGE
    QUANDO IMPETUOSA CI AVVOLGE.
    QUESTA É LA FIAMMA, CHE SOVENTE AMMIRIAMO
    MA NELL'INCONSCIO TEMIAMO.

     

    Eugenio Flajani Galli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     
  • 22 febbraio 2017 alle ore 23:37
    PIÚ POTENTE DELLA MORTE

    Il tuo sguardo mi fa sognare,

    la tua bocca mi fa eccitare.

    Amarti è così emozionante,

    averti così invitante.

    Stringimi forte,

    come se fosse l’ultima notte,

    stringimi tanto,

    voglio solo te accanto.

    Fammi vedere le stelle,

    voglio espandermi come un’onda ribelle.

    Fammi toccare il cielo,

    voglio il fuoco e poi il gelo.

    Concedimi piaceri di ogni sorte,

    tu che sei più potente della morte.

     

     

    Eugenio Flajani Galli

     

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     
  • 22 febbraio 2017 alle ore 23:36
    MENTRE IL BUIO CI AVVOLGE

    Perdonami
    se ti offusco la mente,
    lo faccio molto dolcemente.
    Sentimi
    quando il cuore ti batte velocemente,
    sono un’ossessione permanente.
    Stringimi
    mentre il buio ci avvolge,
    fino a che il sole non risorge.
    Spegnimi
    se brucio come una fiaccola ardente.
    Amami
    se ho cambiato il tuo presente.
     

    Eugenio Flajani Galli

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

     
elementi per pagina
  • 26 settembre alle ore 1:16
    IL MISTERO DELLA SPIDER SCOMPARSA

    Come comincia: "Fatti e misfatti conseguenti a tentativo di recupero di autoveicolo da genti parlanti una lingua ignota"

     

    É con immenso dispiacere che il sig. Pugliese, private banker e appassionato collezionista di auto d’epoca, apprende del furto della sua Alfa Romeo Spider. A seguito del disinvestimento di alcuni fondi comuni, decide dunque di acquistare una avanzatissima Smart 100% elettrica da utilizzare per il lavoro e il tempo libero. Senza però rinunziare all’acquisto di una “nuova” (si fa per dire) auto d’epoca. Avendo egli appreso da una sua cliente, la dott.ssa Galli, che nel borgo della campagna abruzzese di Colle S. Maria è ancora in vita un anziano signore anch’egli collezionista di auto d’epoca e detentore di una nutrita collezione di tali esemplari. Avendo però raggiunto la sua età, sta ora provvedendo a disfarsene e quindi ne vorrebbe vendere almeno qualcuna. Un’occasione veramente d’oro per il sig. Pugliese, il quale prontamente chiede maggiori informazioni alla dott.ssa Galli sull’ubicazione del garage in cui questo anziano signore detiene la sua collezione di auto d’epoca. “Dovrei fare mente locale” gli risponde la dott.ssa Galli, “ma mi ricordo che queste auto stanno in un garage proprio al di sotto del bar...l’unico bar, di Colle S. Maria”. Il sig. Pugliese si reca così in direzione di Colle S. Maria, nonostante il navigatore della sua Smart, al fine di farlo arrivare a Colle S. Maria sfruttando il percorso più breve, lo porti – in ordine cronologico – per via delle ripe, via costa pelata, via fratta Tuniconi, via fonte cupa, via dei briganti, via colle alto, colle vecchio, colle nuovo, colle basso, colle borea e colle S. Maria. E anche per qualche mulattiera. La Smart, fortemente provata dall’attraversamento di strade al cui confronto i bombardamenti della seconda guerra mondiale parrebbero esplosioni di mini ciccioli, a un certo punto non può più proseguire la sua marcia in quanto la carreggiata risulta interamente occupata da un immenso gregge di pecore. Il sig. Pugliese prova dunque a far disperdere il gregge con un paio di colpi di clacson, che sebbene non riescano a far spostare alcun componente del gregge – se non qualche agnellino da latte – fanno però avvicinare il cane da pastore che, avendo scambiato la Smart e il suo sistema di segnalazione acustica per un nuovo gioco, non può che saltarvi sopra (con le zampe rigorosamente sporche di fango) abbaiando e scodinzolando. Fortunatamente dopo qualche (lunghissimo) minuto il cane viene richiamato da un particolare fischio effettuato dal pastore, tale sig. Manfredo, il quale si avvicina poi all’auto. Il sig. Pugliese coglie l’occasione per abbassare il finestrino e chiedere al pastore: “Scusi...sono sue queste pecore?”, alchè il pastore gli risponde facendo un cenno affermativo con il capo. “Cortesemente potrebbe portarle via dalla carreggiata? Perchè, vede, non posso continuare la marcia!”, allorchè il pastore gli risponde: “Vù cumprà la pizza?”. “Oh, no! Anche qui in campagna i vù cumprà! No, guardi, non la voglio la pizza! Se ne avessi voglia andrei in pizzeria!”. Ma il pastore lo incalza: “Vuoi pizza di cacio? Questa buona!” e gli mostra dunque una grande pizza di formaggio prodotto dal suo gregge. Stando così le cose, il sig. Pugliese pensa bene che forse è meglio far credere al pastore di essere interessato all’acquisto dei suoi prodotti caseari, altrimenti non farebbe mai scansare il gregge per farlo passare: “Guardi, la ringrazio, ma ho fatto colazione poco fa...a quest’ora proprio non mi va...magari più tardi, quando ripasso, se la trovo sempre qui nei paraggi ne prendo una bella grande di pizza!”. “Vabbè, passa!” gli risponde il pastore. Arrivato finalmente a destinazione, nel borgo medievale di Colle S. Maria, il sig. Pugliese constata però che il bar non è riportato nè su Google Maps, nè su alcuna app, nè su alcun social, nè su alcun motore di ricerca. E probabilmente non è nemmeno accatastato. Pertanto, il sig. Pugliese ritiene che l’unica alternativa rimanente al fine di venire a conoscenza dell’ubicazione del bar sia quella di chiedere indicazione ai villici. Avendo egli notato di aver attirato l’attenzione, dal momento in cui ha messo piede a Colle S. Maria, di due vecchie, di cui una su una sedia a dondolo sul ciglio della strada e un’altra affacciata al balcone, le quali lo stanno fissando al pari di un sistema di videosorveglianza automatizzato, ne approfitta per chiedere alla prima se conosca dove è possibile trovare il bar. Ma la vecchia, allarmata e insospettita dalla presenza di una persona che non appartenente al paese e non parlante il dialetto, gli risponde con un’altra domanda: “Tì di chi sì lu figl’?”. “Con tutto il rispetto, signora, ritengo che tale interrogativo sia irrilevante...io sono venuto qui al fine di acquistare un’auto d’epoca dal signore che le custodisce al di sotto del bar del paese: dunque le volevo chiedere cortesemente se mi può indicare il percorso da seguire al fine di arrivare al bar e visionare le auto di proprietà del signore di cui le ho accennato”. La vecchia lo riguarda un po’ e alla fine gli risponde: “Nn so’ capìt”. Alchè il sig. Pugliese le fa: “Io buono. Venire in pace. Volere parlare con signore di auto d’epoca. Io quelle volere comprare. Ma prima trovare bar dovere. Se tu dire a me dove essere bar, io fare a te grande regalo!” e le mostra così un centro tavola al cui centro vi è stampato il viso del signore che si trova nel logo di Franklin Templeton, sgr che ha realizzato il centro tavola come gadget pubblicitario da regalare ai private banker.

    Fattasi amica la vecchia, questa acconsente finalmente a fornirgli le indicazioni stradali: “La vedi sà strada? Gira la curva: lì ci sta la statua della Madonna; dapù ca da scenne li scalette e là c’truv’ du’ galline a razzolà. Quann’ vedi li galline, ca da girà sulla sinistra e là c’stà la piazza co lù bar. M’arccumann’ li galline!”. “Grazie signora! E siccome da come parla vi conoscete molto bene, lei e le galline, ne approfitto anche per portare alle signore volatili i suoi più cari saluti!”. Poco dopo essersi incamminato in direzione della statua della Madonna, il sig. Pugliese sente però uno sparo alle sue spalle. Voltatosi spaventato, prende uno spavento ancor più grande allorchè constata che sul parabrezza della sua nuova vettura vi è ora accasciato il corpo senza vita di una gazza, il cui sangue e le cui interiora giacciono ora irrimediabilmente appiccicate sul vetro. Qualche secondo dopo arrivano anche dei cani da caccia abbaianti che salgono sulla Smart (uno sul tettuccio e uno sul cofano) al fine di appropriarsi della gazza: uno la afferra per la testa e uno per la coda, e ringhiando e tirandola, chi da un lato, chi dall’altro, se la contendono fino a strapparla in due pezzi distinti, con conseguente spargimento di ulteriore sangue e ulteriori liquami sulla povera Smart. Dopo aver assistito a questa visione apocalittica, il sig. Pugliese non può che urlare “I cani! Di chi sono i cani!?”. A rispondergli sarà un distinto signore con cappello di paglia, canottiera sudata, pantaloni da muratore e...fucile da caccia in mano. “So’ li mì li ca’. M’aiutano ad ammazzà sti cazz d’ cill’ ch’ m’s’ magnan’ l’orto e...” BAM! Un altro colpo di fucile! “Porco [CENSURA], sto cazz’ d’fucil’ è vicch’ e nn gli funziona chiù tant’ la sicura....ma stavo dicenn...allò sti gazz’ d’mè m’s’ magnan’...” ma mentre è intento a fare questi altissimi discorsi, inavvertitamente gesticola puntando anche il fucile in direzione del private banker, il quale pensa bene di congedarlo dicendogli: “Sì, sì, ho capito, non si preoccupi, non è successo niente! Tanti saluti a lei e ai suoi teneri cuccioloni!”. A ogni modo, il sig. Pugliese riesce a raggiungere la statua della Madonna, dunque le signore galline e, infine, l’agognato bar. Giunto al suo interno, il sig. Pugliese trova dinanzi a sè l’anziana proprietaria dietro al bancone e un anziano avventore seduto a un tavolino poco distante. “Buongiorno signora, sono Pugliese, il private banker della dott.ssa Galli. Le posso chiedere una gentilezza?”. “Ch’hai detto, assignerè?” le chiede la signora. “Ho detto che sono Pugliese, il private banker, il financial advisor della dott.ssa Galli: è lei che mi ha indicato questo posto”. “Nn so’ capìt”. “Signora, le spiego: io investo nei mercati”. “Ottììì! Qess’ è nù pirata della strada!”. Non sapendo più cosa dire, il sig. Pugliese si gioca l’aiuto della “telefonata a casa” e dunque chiama il figlio della dott.ssa Galli: “Buongiorno, sono Pugliese. Come va?”. “Bene, grazie”. “Le volevo dire che ora sono riuscito a raggiungere il bar di Colle S. Maria e sto interloquendo con la sua titolare. Il problema però è che mi pare di aver capito che non sa cosa sia un private banker o un financial advisor”. “Bè non è che questa cosa mi stupisca più di tanto...a Colle S. Maria già è tanto se sanno cos’è un bancomat...figuriamoci un private banker”. “Aspetti che forse se glielo dico in italiano...signora, sono il promotore finanziario della dott.ssa Galli”. “Ehhh?”. “No, nulla da fare: non capisce nemmeno in italiano”. “Provi a dirle che è l’assicuratore, che forse lì sanno cosa sia in quanto per legge i trattori devono avere la RC auto”. “Ci provo, ma non so fino a che punto mi possa credere dopo che mi ha scambiato per un pirata della strada...comunque molte grazie e mi saluti sua mamma”. “Grazie, buongiorno”. “Signora, le spiego, io sono l’assicuratore della dott.ssa Galli, e sono...”. “Sti cazz’ d’assicuratori prima investono la gente e da pù gli vogliono venne le assicurazioni...pccà se nessuno gli investe col cazzo che le comprano!” interviene l’anziano avventore. “Ma da quell’che so’ capit’ cussù investe li cristian’ a lu’ mercat’” commenta la titolare del bar. “Guardate, ci deve essere un equivoco...io sono venuto per visionare le auto d’epoca contenute nel garage qui sotto”. “Chelle lì so’ tutte in regola! Tutte co’ l’assicurazzione!”. “Ma non si preoccupi signora, io le volevo visionare al fine di acquistarne una...per caso sarebbe così gentile da dirmi il nome del proprietario?”. “Mbè pecchè te lo debbo dice? Tì nn m’hi dett’ manc’ come t’ chiami!”. “Ma gliel’ho detto signora: sono Pugliese!”. “Scì, so’ capit’,ma mica m’hi dett’ come t’ chiami!”. “E invece sì, signora, le ho detto che sono Pugliese!”. “Ahhh, ma sint’un po’: io so’ vecchia ma mica scema! M’hi dett’ che sì pugliese, ma mica come t’ chiami!”. Oramai esasperato, il sig. Pugliese risponde: “Signora...sono pugliese e mi chiamo Pugliese!”. “Ecco pccà parlava cuscì strano: è nù forestiero!”. La titolare del bar sembra ora aver capito: “Ah, sò capìt: tì ti chiami Pugliese pccà sì pugliese!”. A quel punto il sig. Pugliese cerca di portare avanti il suo obiettivo di conoscere il proprietario delle auto d’epoca: “Onestamente, signora, a questo punto riterrei che il discorso sull’origine del mio cognome e del relativo toponimo sia esaurito; in ogni caso se necessita di ulteriori approfondimenti in merito le potrei fornire, in altra occasione, l’albero genealogico della mia stirpe, se tal cosa può apportare beneficio alla sua realizzazione personale. Ora, però, se mi dice come si chiama questo signore regalo a lei e al suo bar questa esclusiva bottiglia di vodka Grugnitoff™, in edizione limitata per celebrare il decennale del lancio del fondo JP Grugnan Carrots Global Equity”. “Ah, no, j’ nn li posso bere gli alcolici”. “E il gentile signore qui presente vuol favorire?”. Il gentile signore, almeno all’inizio, pare però piuttosto scettico verso questa nuova bevanda, ma dopo averci riflettuto un po’ sopra sentenzia:

     

     “Sò bevut’ la vodka co’ sopra l’orso polare,

    sò bevut’ la vodka co’ sopra lu lupo,

    mò posso tenè paìr a bere la vodka co’ sopra lu cuneje?”

    e dunque acconsente a berne uno shottino. “Ngul’, bbon’ sa vodka! J’ m’arpurtesse alla casa tutt’ la bottœje!”. “Vede signora che bel regalo che le ho fatto!? Ora potrebbe pure ricambiare dicendomi chi è il proprietario delle auto d’epoca e come potrei fare per incontrarlo!”. “Vabbè daje, allò, chill’ è Pascquale Picchiapò, lu tetesch’, pccà lavorava in Germania pe’ la Volsssvaghènne, dapù sà turnat’ ecch e sà cumprat la casa della vedova di Lallucc’ lu capriccios’, chella che sà risposat’ co’...”. “Signora, non è che sarebbe così gentile da fornirmi l’indirizzo esatto del signor Pasquale, di modo da poterlo andare a trovare e concludere questo affare?”. L’indirizzo esatto, se così si può definire, si rivelerà essere l’elencazione di una serie infinita di salite e discese, curve e rettilinei per le campagne di Colle S. Maria – giacchè la residenza del signor Pasquale è posta al di fuori delle mura del borgo – in una località mai definita da nomenclatura stradale alcuna, bensì soltanto dall’impianto meccanografico del 01/01/1965. Estasiato all’idea di lasciare Colle S. Maria – o quantomeno il suo centro abitato – il sig. Pugliese si mette così in cammino verso la sua Smart al fine di raggiungere il sig. Pasquale, rimanendo però folgorato sulla strada per raggiungere la località senza nome nei pressi di Colle S. Maria rilevata dall’impianto meccanografico del 01/01/1965: non si trattava della statua della Madonna, ma di un trattore. Sì, di un trattore il cui conducente inavvertitamente aveva investito la Smart del sig. Pugliese ammaccandone vistosamente la fiancata destra. “Buon uomo, mi scusi, ma adesso è necessario firmare il CAI, il modulo di constatazione amichevole di incidente: lei dovrebbe scrivere le sue genera...”. “Ma chi cazz’ sì tì?! Sì lu strunz ch’ha mess’ sà machnett’ ‘e merd’ sà ecch?!? Porco [CENSURA], l’hi vist’ ch’ la machn’ tò ha ammaccato lu trattor’a mè?!?”. “Non si alteri! Lo vede che il sinistro dipende da lei: il suo trattore...”. Ma purtroppo il buon uomo alla guida del trattore non sembra essere molto in vena di sottoscrivere constatazione amichevole alcuna, e l’unica cosa che il sig. Pugliese può constatare è quella che il trattorista ora impugna una vanga e corre verso di lui imprecando: “Mò t’ammazz’ d’ mazzate, porco [CENSURA]! Porca Ma[CENSURA]!! Mannaccia Crì!!!”. Profondamente turbato alla visione dell’abominevole uomo del trattore, il sig. Pugliese si rifugia tra i vicoli e le stradine del centro storico: lì fa poi la conoscenza di due bambini intenti a giocare a rigori, i quali, incuriositi, gli chiedono se per caso si fosse perso. “Bambini, guardate, è una storia un po’ lunga: stavo cercando di acquistare un’auto usata...ma ora mi si è rotta quella nuova. Tra i cani, la gazza morta, il tratto...un momento, ma voi parlate italiano!”. Rallegratosi all’idea che avesse trovato almeno altri due cristiani che parlassero la sua lingua, il sig. Pugliese gli racconta brevemente la sua (dis)avventura, oramai degna di poter competere con la narrazione di ben altre epiche fiabe, nonchè di qualsiasi Classico Disney. I due bambini appaiono molto comprensivi verso il sig. Pugliese, e uno dei due gli rivela anche di essere il figlio del meccanico di Colle S. Maria: pertanto si offre di fargli strada al fine di portarlo all’officina del padre, il quale gli potrà poi riparare la sua Smart. O almeno ciò che rimane di essa. Arrivato all’officina, il sig. Pugliese non può non notare che tra le varie vetture ce n’è una in particolare: è la sua Alfa Romeo Spider. In un primo momento pensa che sarebbe il caso di avvertire le forze dell’ordine, ma poi, riflettendoci meglio, si capacita del fatto che in un posto come è Colle S. Maria le vie della legalità e della giustizia valgono quanto in un villaggio dei film western, cosicchè decide di agire in altro modo. “Che bella questa Spider! É la sua?”. “Scì scì, ma è in vendita” gli risponde il meccanico. “Sà, è molto bella: ma dove l’ha comprata?”. “Eh, quessa me l’ha fornita n’amico mio dalla Romania. Proprio uno che s’occupa d’ machine”. “Ah, non lo metto in dubbio. Ma sa che c’ho ripensato riguardo alla mia Smart? Che la riparo a fare ora che ho visto questa Spider?! Le propongo un affare: lei prende la mia Smart e io questa Spider, va bene? La Smart, anche se un po’ usurata, ma tanto lei è meccanico, quindi non ci mette niente per rimetterla su. E poi consideri che è nuova di zecca! Mentre la Spider è proprio vecchia, lei sa come sono le auto d’epoca: necessitano di interventi, manutenzione, sono difficili da guidare, se poi si rompono è difficoltoso trovare i pezzi di ricambio...”. Dopo una lunga contrattazione, il sig. Pugliese riesce finalmente ad averla vinta mettendo sul piatto della bilancia anche lo smartwatch in edizione limitata di Goldman Sachs, che giornalmente notifica l’andamento dei fondi sull’orologio ed emette un’apposita segnalazione acustica laddove vi sia necessità di effettuare degli switch. Ma lo smartwatch, in realtà, interessa più che altro al figlio del meccanico, intenzionato a sfoggiarlo come simpatico gadget tecnologico a scuola e con gli amici, e che dunque convince – a furia di lagne e richieste esasperate – il genitore ad accettare l’offerta del private banker e avere in regalo lo smartwatch. “Vabbè dai, facèm che J’ t’dò la machna d’epoca e tì m’ dai la machnett’ e lu giocattolin’ pe’ lu frhch’”. Recuperata quindi la sua Spider, il sig. Pugliese si rimette dunque in viaggio, non per andare dal sig. Pasquale, bensì per tornare a casa in quanto ha oramai ottenuto la sua auto d’epoca. “Bè sempre meglio che averla dovuta ripagare in caso mi avessero chiesto il riscatto. D’altronde almeno c’è una cosa buona nell’avere a che fare con gli zulu: è possibile ancora ricorrere al baratto” commenta tra sè e sè il sig. Pugliese sulla via del ritorno. Ma la pacchia dura poco: la Spider, già in riserva da quando l’ha ripresa dal meccanico, esaurisce totalmente il carburante e si ferma su un lato della carreggiata. Il sig. Pugliese tenta così di chiamare il soccorso stradale Aci, nonostante già si immagini che impazzimento sarebbe spiegare all’operatrice telefonica dell’assistenza stradale dov’egli si trova attualmente e le relative indicazioni stradali necessarie affinchè il carro attrezzi possa recarsi sul posto. Tali preoccupazioni si riveleranno poi infondate allorchè egli constaterà che Iliad non prende in via fratta Tuniconi. Al povero sig. Pugliese non rimane altro che attendere che qualche buon samaritano passi sulla strada per Colle S. Maria. E sperare che non ripassi il sig. Manfredo col suo gregge e le relative pizze di cacio. A un certo punto si ode un camion in lontananza, proveniente da Colle S. Maria: sarà lui il buon samaritano che lo porterà in salvo? Il buon samaritano si rivelerà poi essere un allevatore con un camion carico di suini, posti nella parte di dietro del veicolo, ad eccezione di una scrofa posta a fianco del guidatore. “Buongiono, mi scusi, ma come vede ho finito il carburante e sono impossibilitato a tornare a casa: lei dove sta andando?”. “Lei viene co’ me!” gli risponde l’allevatore indicando la scrofa. “No, mi scusi, ma intendevo lei” gli fa il private banker puntando il dito verso di lui, ma purtroppo l’allevatore pensa che il sig. Pugliese stia indicando la scrofa alla sua destra: “Lei sta co’ me e viene co’ me! Lu vù capì o no?!”. “No, ma intendevo...Facciamo così: io buono, venire in pace, amico di vostra tribù. Sono stato da tuoi fratelli nel borgo, ma ora brum brum fermo! Io ora dovere tornare a villaggio per chiamare grande carro che traina brum brum fermo! Se tu aiutare me e portare me in villaggio vicino io fare a te grande regalo! Ecco, vedi, questa cover iPhone firmata Morgan Stanley: lui grande capo bianco con tanto oro e tante belle cose, che donato a me per fare dono a te e...”. “Ma porco [CENSURA]! Nn lu vedi che sò pelato! E tì m’ vù argalà li ciacciarie...pè lu phon!!? Ma vaffa[CENSURA]!” e cosicchè riparte con il suo camion lasciando a piedi il sig. Pugliese, il quale commenta: “Forse avrei fatto meglio a interloquire direttamente con la signora suina, che mi pareva anche molto più intelligente. Almeno ha avuto il buon senso di tacere!”. Oramai persa qualsiasi speranza di poter far ritorno a casa, il sig. Pugliese ode però il rumore di qualcosa che sbatte tra le buche della strada: è la sua ex Smart, senza più uno sportello e sporca di sangue, fango e non meglio identificati fluidi corporei di origine animale. Ma è pur sempre un veicolo in grado di camminare. “Chi mai la starà guidando? Sembra che non ci sia nessuno alla guida! A meno che non abbia lasciato attiva qualche app per la guida automatica, ma non penso che...ah è lui!”. Sì, è proprio lui: il figlio del meccanico è alla guida della Smart e, riconoscendo il sig. Pugliese, si ferma per capire cosa sia successo. Il povero private banker gli racconta anche questa seconda parte di disavventure, che oramai, più che a un Classico Disney, assomigliano maggiormente a un film di Hitchcock. Il bambino, intenerito dal racconto di questa nuova sventura in cui si è imbattuto il sig. Pugliese, gli confida che ora la Smart è sua (il padre gli ha concesso il possesso anche di quest’altro bene, dal momento che dopo averla vista l’ha ritenuta alla stregua di un ennesimo giocattolino, nella fattispecie un’automobilina elettrica per bambini), pertanto gli permette di poterci salire un’ultima volta, al fine di recarsi nella località coperta dal segnale Iliad più vicina e poter contattare così il soccorso Aci.

    Finalmente tornato alla sua dimora, con tanto di Spider fortunosamente recuperata da fratta Tuniconi (con tanto di improperi e bestemmie varie dell’autista del carro attrezzi, costretto ad andare per fratte pur di svolgere il suo lavoro), il sig. Pugliese contatta telefonicamente il meccanico di Colle S. Maria: “Buonasera, sono Pugliese, il signore che ha acquistato la Spider da lei indebitamente detenuta: le volevo solo comunicare che in realtà si tratta della MIA Spider”. “Mbè scì che è la tò: te la sò vennuta!”. “Si dà il caso che invece fosse la mia anche prima: mi è stata rubata tempo fa e, da ciò che lei mi ha detto quando ci siamo visti, pare che sia coinvolta una banda di rumeni specializzata nel furto e nella ricettazione di auto d’epoca. Ora lei mi dovrebbe dire come si chia...”. “Ma tì cum’ha fì a sapè che è la tò?”. “Guardi, sono in grado di riconoscere la mia auto...per tanti motivi...ad esempio ho riconosciuto la scocca”. “Sint’n po’”, conclude il meccanico, “Ma se la machna n’era rubata...ti credevi che te l’argalavo in cambio di dù giocattolini?! Ma va[CENSURA]” e rimette giù. A questo punto il sig. Pugliese pensa bene di prenderla con filosofia: probabilmente la scelta migliore è proprio quella di accontentarsi di aver recuperato la sua Spider, nonostante abbia perso Smart e smartwatch. “Tanto tra sei mesi già saranno vecchi poichè sarà uscito il modello nuovo” riflette il sig. Pugliese. E quindi conclude che forse sarebbe meglio accettare questa (dis)avventura e guardare al recupero della sua Spider come un regalo venuto dal cielo. Oltretutto, si sa, a caval donato non si guarda in bocca. O meglio, al caval (motore) donato non si guarda la scocca.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
     
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     

     
  • 26 settembre alle ore 1:14
    VACANZA SOLIDALE

    Come comincia: Lo Smart Village di Pastorax è un virtuoso villaggio vacanze gestito da una cooperativa sociale che dà lavoro a decine di diversamente abili.
    Ma quest’estate ha in serbo per loro un’immane sciagura: l’associazione culturale trasteverina I Viaggi di Matusalemme – specializzata in vacanze per la terza età – ha scelto proprio lo Smart Village come meta per la villeggiatura di un simpatico (si fa per dire) gruppo di vecchietti, i quali sono accompagnati dal terribile personal trainer Ugo Minuto. Si dice che a causa del suo metro e mezzo di altezza, Ugo sia stato sin da giovane vessato in qualsiasi sala attrezzi della capitale, ragion per cui ha trovato come valvola di sfogo per il suo rancore represso il far trottare i vecchietti de I Viaggi di Matusalemme fino allo sfinimento...ma con la scusa di fargli fare attività fisica a finalità geriatrica. Ma chi saranno gli sciagurati vecchietti associati a I Viaggi di Matusalemme che dovranno vedersela con Ugo Minuto? Prima di tutto vorrei citare il prof. Antonio Arrapone, illustre letterato dei Parioli, i cui numerosi libri sono stati più e più volte insigniti del prestigioso premio Cicciolina per la letteratura a pagine rosse. Non esiste lettore al mondo che non abbia provato orgasmi multipli alla lettura dei testi del prof. Arrapone! Ma oltre a un illustre letterato come il prof. Arrapone, vi è pure il fotografo e artista visivo Silverio Capretti, noto al grande pubblico per le sue numerose apparizioni televisive in cui è stato oggetto di insulti da parte di un altro notissimo opinionista TV – nonchè critico d’arte – che l’ha più volte definito “CAPRA, CAPRA, CAPRA, CAPRA IGNORANTE!” e non solo per il suo cognome, non solo per il suo gusto dell’orrido e del diverso, ma anche e soprattutto per il suo volto caprino con tanto di barbetta e pizzetto. E cosa dire del Cavalier Mangione (non solo di cognome), imprenditore nel campo della ristorazione che ha dato lavoro a dietologi di tutto il Lazio? Peggio di lui forse c’è solo il simpatic(issim)o (!) Paolo Bisticci, giornalista dalla penna pungente specializzato nel ridicolizzare e prendere in giro qualsiasi essere umano dagli 0 ai 100 anni. Stando così le cose, tutto prelude al peggio. Ma il peggio del peggio è proprio non sapere ciò che potrebbe accadere...di peggio! Ed ecco perchè ho deciso di raccontarvi quest’altra esilarante storia a cui ho avuto l’onore (e l’onere) di assistere :)
     
    VACANZA SOLIDALE
     
    ovvero
    La leggenda degli uomini venuti dal mare in cerca di ordine e pace, e che causarono terrore e devastazione
     
    Ecco finalmente l’associazione I Viaggi di Matusalemme approdare al villaggio vacanze: appena arrivati, il Cavalier Mangione pensa bene di prendere l’ascensore, che però – essendo stato progettato per poter caricare fino ad un massimo di soli 190
    kg – a metà corsa cede inevitabilmente schiantandosi al piano terra. A tal punto il direttore del villaggio, costernato, esclama: “Ma impazziti siete?!? Prendere l’ascensore gli fate!?”. “Bè, ma se prende le scale, per salire ci mette un’ora a gradino. E se poi dovesse inciampare potrebbe travolgere qualsiasi ostacolo si trovi alle spalle,
    come una slavina dell’Alto Adige” precisa Paolo Bisticci. “Ma questo un’ascensore è, non un montacarichi!!”. Dopo aver constatato che, fortunatamente, lo Smart Village dispone anche di montacarichi, Ugo Minuto ne approfitta per fare i saluti di rito ed illustrare il programma della riposante vacanza: “Cari amici de I Viaggi di Matusalemme, è con infinito piacere che sono ad illustrarvi il programma per questa meritata vacanza all’insegna della solidarietà, dello svago e, soprattutto, del relax: ore 6 sveglia, dalle 6.15 alle 6.30 colazione light, dalle 6.30 alle 7 corsetta mattutina, dalle 7 alle 8 posturale, dalle 8 alle 9 aerobica, dalle 9 alle 10 corpo libero, dalle 10 alle 11 stretching, dalle 11 alle 12 corsa ad ostacoli, dalle 12 alle 13 100 metri piani, dalle 13 alle 13.30 pranzo e flessioni, dalle 13.30 alle 15 tiro alla fune, dalle 15 alle 16 salto con l’asta, dalle 16 alle 17 maratona del villaggio, dalle 17 alle 17.10 tempo libero, dalle 17.10 alle
    18.30 lotta greco-romana, dalle 18.30 alle 21 triathlon, pentathlon, decathlon e Ikea; serata libera con cena gourmet”. Alle rimostranze dei soci de I Viaggi di Matusalemme, Ugo Minuto sa bene come rispondere: “Tenete conto che la cena è una cena spettacolo, con intrattenimento musicale e danzante!”.
    La “cena” – se così si può definire – consiste però in antipasto di semi di sesamo
    su letto di alghe accompagnate da cipollina croccante, primo a base di salicornia e spaghettino gourmet e secondo a base dei resti della cena dei gatti adottati dallo Smart Village. Al fine di supplire a questa esperienza traumatica, il Cavalier Mangione, dopo aver amaramente constatato che le suddette pietanze non erano parte delle entrée ma il pasto vero e proprio, decide di sciogliere una pasticca dentro al suo bicchiere d’acqua, per poi chiamare il cameriere: “Cameriere! Guardi, la mia acqua sa di latrina”. “No, acqua da bottiglia, non da lattina!”. “Ma no! Sto dicendo che sa di latrina, di fogna! Assaggi un po’ lei!”. Dopo aver bevuto il bicchiere d’acqua, il cameriere si sente strano, e il Cavalier Mangione lo ipnotizza e gli dice: “Ora farai esattamente ciò che ti dico: stasera porterai nella mia camera la portata più grande che ci sia in questo ristorante!”. La portata più grande si rivelerà poi essere un montone ripieno di maialino sardo ripieno di agnello da latte, forse anch’esso ripieno.
    Il Prof. Arrapone si consola invece in altro modo: è proprio durante la cena spettacolo che conosce una milf in vacanza allo Smart Village, e dopo essersi seduto al suo tavolo con una scusa, chiama un cameriere per ordinare qualcosa di forte per far bere la milf: “Cameriere! Due negroni, prego!”, allorchè il cameriere pensa bene di portargli due trans brasiliani che fanno da ballerini nel villaggio, i quali lo accolgono esclamando: “Ciao, bel maschione!”, suscitando così lo sdegno (e la fuga) della milf.
    Il giorno dopo inizia con una vera e propria tragedia: mentre il Cavalier Mangione faceva la “corsetta” mattutina sulla spiaggia, uno squalo balena un po’ ingenuo ha la malaugurata idea di mangiarlo. Gli altri corrono così ad avvisare Ugo Minuto (anche perchè la corsetta la devono comunque fare). La brutta notizia si diffonde subito nel villaggio, tant’è che accorre anche il direttore, il quale esclama: “Numi Santi! Non mi dica che grave è!?”. “Eh no, invece è grave...se l’è mangiato tutto!”. “Sì, tutto mangiato si è, un montone intero ripieno”. “Ah, ma allora non si è mangiato il Cavalier Mangione”, e rivolto ai soci de I Viaggi di Matusalemme: “Ma mi avete detto che si era mangiato il Cavalier Mangione perchè l’avete scambiato per un montone oppure perchè è uno scherzo?” (e guarda sospettoso Paolo Bisticci). “No, il grassone il montone intero mangiato si è!”. “Ah ma allora lei si riferisce alla bestia, non al Cavalier Mangione!”. “Sì, alla bestia: al Cavalier Mangione! Un povero squalo quasi uccidendo sta!”. “Ma no, guardi, ora sto proprio ultimando l’operazione alla pancia, così lo squalo non lo digerisce e si salva”. “Ma chi?!? Il grassone??”. “Certo!”. “Ma del grassone niente me ne frega...io dello squalo parlando sto: una specie rara è...2 tonnellate di carne tutte in una volta dargli vietato è”. Intanto Silverio ne approfitta per scattare una foto da aggiungere al suo portfolio: “Non mi è mai capitato di immortalare un essere umano che su una spiaggia fa un’operazione a uno squalo in coma per poter fargli uscire dalla pancia una creatura che a sua volta ha nella pancia un montone, che a sua volta ha nella pancia un maiale che a sua volta ha nella pancia un agnello!”. Ma alla vista di Silverio il povero squalo balena realizza che è meglio accettare l’idea di smettere di combattere per la vita e inevitabilmente il suo cuore cessa di pulsare. Poco dopo “partorirà” il Cavalier Mangione per opera delle mani del primo caso di “personal trainer-ostetrico” della storia, Ugo Minuto: ecco così dimostrata la sua parentela con la famiglia dei cetacei. Approfittando di tale momento di confusione, il prof. Arrapone pensa che sia questa l’occasione per fare una capatina alla spiaggia dei nudisti e fare così la conoscenza di qualche bella nudista. L’accesso alla spiaggia è però ovviamente vietato qualora si indossino degli indumenti, ragion per cui non può che lasciarli all’ingresso della suddetta spiaggia. Un diversamente abile in giro nei dintorni, però, pensa che quegli indumenti appartengano a qualche cliente dello Smart Village che li ha dimenticati lì, pertanto li raccoglie e li riporta al villaggio, commentando: “Meno male che c’ho pensato io, che sono intelligente!”. Tornato dalla sua incursione alla spiaggia per nudisti e non trovando più i suoi indumenti, al prof. Arrapone non resta altra scelta che coprirsi le parti intime con una testuggine trovata sulla riva, e allorchè torna nei pressi del villaggio, Silverio lo accoglie dicendogli: “Antonio, fermati! Devo fotografare questa bellissima specie di testuggine!”. “Hai visto, Silverio? Pensa che l’ho portata apposta per fartela fotografare!”, ma Paolo Bisticci commenta: “Mmm...un po’ moscetta questa tartaruga!” scatenando così l’ilarità di tutti i villeggianti lì presenti. Il prof. Arrapone decide poi di recarsi nella piscina del villaggio, reputandolo il luogo più idoneo in cui soggiornare con la tartaruga, che fa quindi nuotare esibendola con la speranza che funga da esca per attirare l’attenzione di qualche milf in villeggiatura...e a un certo punto effettivamente se ne avvicina una: “Che bella quella tartarughina! Ma è sua?”. “Certo che è mia! E non è poi così ina!”. “Davvero?? E come si chiama?”. “Io mi chiamo Antonio, piacere!”. “No, dicevo la tartaruga”. “Ah lei è Tina...dai Tina, da brava, fai ciao ciao con la zampina alla signora” (e intanto gli muove la zampa per fare “ciao”). “Ciao, Tina, quanto sei carina! Ma da quanto tempo ce l’ha?”. “Da qualche mese...ma diamoci del tu, d’altra parte già l’hai dato a Tina!”. “Ahahah...va bene! Sei un amante degli animali?”. “Certamente...poi questa tartaruga mi ricorda molto Maria, mia suocera: di muso sono uguali...”. “Ah, ma quindi sei sposato?”. “Una volta...sai è da un po’ che ho perso mia moglie...”. “Mi dispiace...”. “Sai, adesso sono in vacanza con gli amici, proprio per cercare di distrarmi...ah eccone qui uno!”. E accenna a Paolo Bisticci, che intanto è sopraggiunto e non perde l’occasione per commentare: “E come è morta tua moglie, Antonio? Per caso si è suicidata dopo aver letto qualche tuo libro??”. Mentre avviene questa simpatica conversazione accade però un fatto molto più inquietante: il Cavalier Mangione, a causa dello spavento che inevitabilmente ha preso dopo aver quasi ucciso lo squalo e del conseguente aumento della motilità intestinale, evacua quel che resta del montone contenente il maialino contenente l’agnello. Il risultato è apocalittico: lo scarico dello Smart Village cede inevitabilmente e tutte le feci inondano la piscina, Tina si dà per dispersa, e un enorme nubifragio di liquami si riversa a bordo piscina dello Smart Village. A nulla può l’allerta di un inserviente lì presente: “Direttore, direttore, piovono stronzi!”. “Gli stronzi nel cervello li hai, non in testa!”, ma allorchè mette piede fuori dalla reception, anche in faccia al direttore si abbatte un enorme stronzo.
    Dopo una giornata di merda – in tutti i sensi – si giunge alla cena spettacolo Cena con Rapimento™, consistente nel rapimento di uno degli ospiti del villaggio e nelle conseguenti indagini da parte dei rimanenti al fine di ritrovarlo. Tutti partecipano
    tranne il prof. Arrapone, il quale con una scusa si allontana per andare a conoscere una milf presente in sala, e con un altro pretesto si siede al suo tavolo con l’obiettivo di farle bere qualcosa di forte: “Cameriere! Due neg...ehm, due angeli azzurri! Ahahah, sai, se gli avessi chiesto due negroni mi avrebbe portato qualcos’altro,
    ma dato che gli ho chiesto due angeli azzurri, davvero non può che portarmi...ah!!!”. E gli angeli azzurri portati dal cameriere sono invece proprio i trans della serata precedente, ma questa sera vestiti come “angeli azzurri”, i quali gli dicono: “Hey, bel maschione! Adesso siamo più belle così angiolette...mmm sappiamo che vuoi quella cosa!”, e a quel punto anche quest’altra milf, schifata, si alza e se ne va. Intanto il rapimento è già avvenuto, tant’è che non si trovano più nè Silverio, nè il Cavalier Mangione. Dapprima tutti ritengono che sia stato proprio quest’ultimo ad essere stato rapito dati i suoi maggiori mezzi economici, ma tale tesi viene da subito smontata, poichè appare verosimilmente impossibile che un pastore sardo, con la sua costituzione, riesca a prenderlo e portarlo via: “Per rapire il Cavalier Mangione ci vorrebbe un trasporto eccezionale. Forse anche due” sottolinea Paolo Bisticci, ed effettivamente poco dopo si scopre che in realtà il Cavalier Mangione ha finto il suo rapimento al fine di potersi introdurre nelle cucine e divorare così ogni qual cosa – viva o morta, commestibile o meno – si trovi sul suo cammino. Verrà di lì a poco sedato da Ugo Minuto con un dardo tranquillante per elefanti che aveva portato con sè nell’eventualità che il Cavalier Mangione avesse potuto terrorizzare la popolazione e la fauna del luogo. Giacchè si procede per esclusione, la supposizione che il rapito sia stato Silverio è diventata oramai una certezza, tant’è che Paolo Bisticci commenta: “Forse il pastore avrà avuto la necessità di farsi un nuovo caprone e allora ha rapito Silverio!”, e infatti il povero Silverio è stato rapito da un pastore che l’ha celato in una stalla. Il caprone ivi presente,
    però, scambia Silverio per un caprone rivale, e dunque inizia ad attaccarlo e a cercare di prenderlo a cornate, tanto da far intervenire il pastore il quale – occupato a tenere a bada il caprone (quello locale, non Silverio) – perde di vista Silverio, che si dà così alla macchia. Non trovandolo più, decide allora di sguinzagliare dei cani da pastore al fine di riacciuffarlo.
    Fallito altresì ogni tentativo pacifico di scambio di ostaggi, consistente nel portare al pastore una pecora delle cucine dello Smart Village per scambiarla con Silverio (poichè il Cavalier Mangione se l’era già mangiata), agli altri soci non è rimasta altra scelta che mettersi sulle sue tracce, seguendo il fetore di casu marzu che inevitabilmente li porterà nei pressi della stalla. Ecco dunque che l’allegra comitiva di vecchietti vede sopraggiungere Silverio, inseguito dai ferocissimi cani da pastore! I soci de I Viaggi di Matusalemme, però, oramai alla fame a causa della dittatura imposta da Ugo Minuto, ne approfittano per abbatterli e cuocerli alla brace.
    Fallito questo tentativo di rapimento e conseguente riscatto, i pastori decidono dunque di operare in modo più cauto e di affidarsi pertanto alle informazioni di una talpa all’interno dello Smart Village: si tratta di un ragazzo il quale, escluso dal gruppo locale dei boy scout, è stato poi affidato dalla famiglia a passare il suo tempo con pastori della Anonima Sequestri. Questi gli riferisce dunque che uno dei clienti più facoltosi è proprio il Cavalier Mangione e quindi gli fornisce il suo numero di stanza. Ma dato che gli ha comunicato pure che il Cavaliere è Mangione sia di nome sia di fatto, i pastori capiscono che
    rapirlo equivale a una vera e propria “mission impossible”, dal momento che egli arriva a pesare (molto) più di loro tre messi insieme. Occorre pertanto agire d’astuzia e attirare il Cavalier Mangione direttamente nella trappola: ecco perchè i pastori fanno recapitare nella sua camera un flyer con la pubblicità di un fantomatico agriturismo – aperto solo a cena – poco distante dal villaggio vacanze, con menù all you can eat di maialini sardi. Il Cavalier Mangione non si fa di certo scappare questa ghiotta occasione e prontamente chiama un taxi mini-van (l’unico in grado di trasportarlo) per farsi portare all’agriturismo,
    che in realtà non è altro che la casa di uno dei pastori – con annesse stalle per il bestiame – allestita con un po’ di lanternine di modo da apparire proprio come un
    agriturismo, complice l’oscurità della notte che non dà modo di verificare bene l’esatta destinazione d’uso dell’unità immobiliare. Appena entrato, uno dei tre pastori – spacciatosi per il titolare dell’agriturismo – lo fa accomodare in una sala riservata del locale, mentre gli altri due pastori sono seduti da un’altra parte a mo’ di avventori. Appena accomodatosi, il Cavalier Mangione non può che assistere inerme al repentino movimento verticale di una grata di ferro, che va a chiudere l’unica via di accesso alla sala ove egli è stato fatto sedere, di fatto imprigionandolo come un pachiderma in un recinto di uno zoo. Il povero Cavalier Mangione viene altresì tenuto per un’intera sera senza mangiare (!) e, solo all’alba del giorno dopo, assisterà alla visita di uno dei rapitori il quale gli porterà una fetta di pecorino come colazione. A quel punto il Cavalier Mangione, oramai traumatizzato dall’esperienza disumana di deprivazione alimentare avvenuta la sera prima, si avventa come un mastino sulla mano del pastore contenente il pecorino, con il risultato di azzannare sia il formaggio sia la stessa mano del carceriere, finendo per amputargliela. Il pastore – oramai monco – urla di dolore e finisce per allertare gli altri due complici, i quali corrono immediatamente a soccorrerlo e quindi lo portano in un’altra stanza per medicarlo. “Ma guarda un poco cosa succede oggi! Tagliare un pezzo del rapito dovevamo, e invece il rapito un pezzo di rapitore ha tagliato! Non c’è più religione!”, alchè l’altro pastore controbatte: “Ma noi un pezzo di qualcuno mandare dovevamo! Allora pure questa mano qui mandare possiamo!” “Stupido, non vedi che questa mano troppo magra è?! Ma il problema nemmeno ci sta: noi accorsi subito siamo e il passamontagna dimenticato abbiamo! Ora il grassone in faccia ci ha visti!” “Vero è! Adesso subito ucciderlo dobbiamo...ma dopo il cadavere dove lo nascondiamo??! Un nascondiglio grande e grosso per cadavere
    grassone non l’abbiamo!” “In pasto ai maiali il grassone possiamo dare!”. I due pastori rimasti indenni alla furia alimentare del Cavalier Mangione decidono dunque di farlo spostare nel recinto dei maiali, costringendolo col ricatto di non dargli più da mangiare. Una volta giunto tra i suini, però, il Cavalier Mangione viene di fatto visto da questi ultimi come un loro simile, giacchè in fondo non c’è molta differenza tra loro e il Cavaliere, a maggior ragione dato che i maiali, non avendo mai visto un essere umano della sua stazza nell’agro sardo, non riescono nemmeno a concepire che egli sia un esemplare umano. E, in fin dei conti, anche il Cavalier Mangione si trova bene tra i suini, dal momento che tra loro non può essere di certo additato per un grassone. A questo punto i pastori, per incentivare i maiali a mangiare il Cavalier Mangione ritengono che l’unico modo per portarli a ciò sia dimezzare la loro razione alimentare, cosa che di fatto faranno e che creerà un ampio e diffuso malumore nella popolazione di suini, che a sua volta culminerà nei “moti rivoluzionari suini”, il cui promotore è proprio il Cavalier Mangione. Sì, infatti il Cavaliere è proprio il primo a essere profondamente irato dal dimezzamento della razione alimentare (che ovviamente veniva mangiata anche
    da lui in gran quantità) e così incita i maiali alla rivolta, arrivando anche alla creazione di vere e proprie bande armate suine munite di piedi di porco. I moti suini dell’Ogliastra culmineranno con la devastazione della stalla in cui essi sono detenuti e con la conseguente fuga degli stessi esemplari – Cavalier Mangione compreso – per l’agro sardo, seminando terrore e devastazione. Una volta tornato allo Smart Village, la sera il Cavalier Mangione racconta agli altri associati le memorie della sua terribile prigionia e come si è miracolosamente salvato utilizzando mezzi di fortuna, riscontrabili più che altro nella forza motrice della massa adiposa sua e dei suoi simili che ha fatto crollare le lastre di lamiera componenti il recinto all’interno del quale erano detenuti. “Ho visto la morte negli occhi!” esordisce il Cavalier Mangione, “Al culmine della mia prigionia ho perso la bellezza di 70 grammi!” “Veramente raccapricciante!” commenta Silverio, “Mi pare di rivedere le immagini di quella mostra fotografica a cui sono stato anni fa sui reduci di Auschwitz!” “Sono sicuro che se avesse perso altri 70 grammi l’Unicef avrebbe inviato lettere con la richiesta di donazione, in favore del Cavaliere, di alimenti terapeutici!” aggiunge Paolo Bisticci. “Ma io li denunzio tutti questi pastori schifosi! Mi presenterò come parte lesa!” “Hai ragione, anche io mi voglio presentare come parte lesa! L’unico problema, stavo pensando, il fatto che siamo stati rapiti è ovvio, ma come facciamo per
    dimostrare che sono stati proprio quelli i rapitori? Ci servirebbero dei testimoni, anche perchè io – a differenza tua – loro non li ho nemmeno visti in faccia...e poi c’è quello che ti ha portato da mangiare il primo giorno, che nemmeno tu hai visto in faccia” “Sì, però non ha più una mano” “Ah bè, questo è pure vero...non è che ci siano tanti pastori senza una mano...a meno che non se ne faccia impiantare una artificiale: in tal modo potrebbe
    essere più difficile procedere all’identificazione...” “Ma Silverio, considera il fatto che un pastore che si trova in tale condizione potrebbe benissimo farsi impiantare un bastone al posto della mano: gli sarebbe molto più funzionale. Pensa, tipo Capitan Uncino: lui si è fatto impiantare l’uncino, non una mano artificiale, proprio perchè gli poteva
    essere più utile...e può essere anche più utile a te, che potrai realizzare un reportage fotografico con tanto di primo pastore al mondo con un bastone al posto della mano, oltre a poter avere anche le foto di chi questa mano gliel’ha sottratta a morsi. Sarebbe una storia che sicuramente Studio Aperto proporrebbe come primo servizio del TG e a cui Barbara D’Urso dedicherebbe un’intera puntata...oltre ovviamente a comparire su tutti gli illustrissimi giornali delle parrucchiere di tutta Italia!” “Paolo, ora mi hai dato proprio un’ottima idea! Mi potrebbe essere utile anche per aumentare la mia fama e la mia influenza mediatica, di modo da essere citato anche da tanti giornali online, siti di gossip e notizie varie, magari pure inclusi in Google News, e poter così ottenere la spunta blu su Instagram! Ma in ogni caso io a un’azione legale non ci rinuncio!” “E nemmeno io! E sapete che vi dico? I testimoni io ce li ho: sono i numerosi cari suini che mi hanno tenuto compagnia in questa mia disavventura. E senza che mi guardate
    così stupidamente! Io ho visto in alcuni film americani che in tribunale c’erano i cani che riconoscevano l’assassino! Il cane veniva portato davanti al giudice, insieme all’imputato, e poi se riconosceva che quello era l’assassino una volta fiutato, allora gli abbaiava contro! E i maiali pure hanno un ottimo fiuto, proprio come i cani, tant’è vero che pure loro sono utilizzati per trovare i tartufi! Quindi nulla toglie che i maiali che ho conosciuto possano riconoscere i pastori colpevoli e poi grugnire verso di loro per confermare che sono quelli che io avrò indicato al giudice!” “Sì, però adesso si pone un problema: posso ben comprendere che i maiali abbiano adottato il Cavaliere come un loro simile...ma proprio per tale cosa, allora, mi spiego, se per loro lui è un loro simile, ne consegue che non si tratterebbe più di un sequestro di persona ma di abigeato, e ovviamente la pena sarebbe minore!” “Ma Paolo, dipende: se la giuria è composta da porci, allora sì, ma solo in tal caso” “E la magistratura da chi è composta?” “Ah bè, infatti è vero...” “Ma a prescindere da ciò, io in ogni caso chiederò pure il danno morale ed esistenziale per
    quello che ho passato!” “Su questo sono d’accordo: per aver tenuto una persona come il Cavalier Mangione una sera senza cena il risarcimento del danno non
    patrimoniale è d’obbligo! Anche perchè, a mio modesto avviso, ora il Cavaliere – a causa di questa esperienza traumatica – necessiterà di psicoterapia a vita!”.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
     
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

    Il resto del racconto nel libro "Storie Pazzesche e Qualcuna (quasi) Normale", in vendita su Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli e tanti altri store.

     

     
  • Come comincia: "Ascesa e declino del Concilio della Pastorizia per cause direttamente o indirettamente imputabili a nefasti moti reazionari e tellurici"

    In questa nuova storia pazzesca, la Piccola Opera Grugnitas è chiamata ad adempiere a una importantissima missione di pace, consistente nel fermare le attività terroristico-pastorali inerenti la fabbricazione artigianale, e la conseguente vendita agli huthi, di arsenale balistico vietato dalla Convenzione sulle armi chimiche (nella fattispecie bombe al casu marzu) – che i pastori contrabbandano nascondendolo appositamente nelle stalle e nelle campagne, e che viene celatamente trasportato tenendolo legato al di sotto del ventre degli armenti – con conseguente violazione delle leggi di diritto internazionale, ma soprattutto con relativa concorrenza sleale verso le altre industrie belliche, che – producendo nella più completa legalità armi da rivendere al governo saudita (https://www.linkiesta.it/2019/06/armi-arabia-saudita-italia-guerra-yemen-governo-salvini-di-maio) – concedono lavoro e reddito a migliaia di persone e famiglie, e contribuiscono a tenere alta la bandiera del made in Italy nell’export sui mercati internazionali.

    Sfortunatamente, a causa dei tagli statali alla Piccola Opera Grugnitas, non si è rivelato possibile poter procedere con l’acquisto dell’apposito armamento bellico ai fini del corretto svolgimento della missione di pace; ma grazie ad accordi intercorsi con i membri del gruppo Facebook Te lo regalo se lo vieni a prendere - Ogliastra, la POG viene altresì dotata di apposito armamentario, nella fattispecie composto da:

    · N° 1 BMP allestito per la (mai avvenuta) conquista comunista dell’Europa occidentale, abbandonato nella campagna sarda dopo il crollo dell’Unione Sovietica e lo scioglimento del Patto di Varsavia, regalato da un proprietario di appezzamento agricolo al fine di evitarne l’elevato costo di rimozione e smaltimento;

    · N° 38 Ak-47 confiscati negli anni ’70 alle BR, poi di nuovo confiscati ai pastori sardi negli anni ’80 e infine regalati da cellule sarde dell’ISIS causa rinnovo arsenale con Ak-74;

    · N° 6 scatoloni di granate e mine assortite donate dalla Onlus Il Volo della Colomba: per la Pace in Bosnia dopo l’interruzione del contratto di locazione di alcuni locali uso magazzino avvenuta a causa dell’approvazione di una delibera condominiale vietante il possesso, la detenzione e l’immagazzinamento di ordigni bellici esplosivi in locali commerciali ubicati al piano seminterrato dell’edificio;

    · N° 1 Makarov acquistata su Ebay e descritta sul profilo del venditore – un pregiudicato di Portici già noto alla legge per i reati di ricettazione e truffa aggravata – come appartenente a Joseph Stalin, ma poi rivelatasi un falso sottratto a un ex colonnello russo in vacanza in Italia, nei pressi del parcheggio dell’aeroporto di Capodichino. Il circolo provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori, che l’aveva acquistata, ha deciso di donarla per successivo acquisto di relativa copia falsa – ma integralmente identica al vero – sempre su Ebay, ma questa volta, per evitare truffe, da un venditore internazionale di Hong Kong.

    La Piccola Opera Grugnitas trova da subito una strenua resistenza da parte dei pastori, i quali sguinzagliano i cani con l’intento di sbranare una povera coniglietta come me, che però – spaventata dai cagnoli – non può fare a meno di battere le zampette e con ciò confonderli tramite dei passi di Patty Tap, aka Pet Astaire, e concludendo il balletto con un ultimo passo consistente nella piroetta volante con graffione. Altri cagnacci mi rincorrono fino ai bordi dei burroni, ove mi acquatto tutta spaurita come in un angolino, e quindi da perfetti cagnoloni stupidoni – osservando che non ho nessuna via di fuga – mi si scagliano addosso...ma prontamente salto in avanti, scavalvandoli, e facendoli piombare nel precipizio. Qualche cagnaccio stupidone rimane aggrappato con la zampa al bordo della rupe, alchè gli faccio la pipì sopra, rendendo dunque scivolosa la roccia e facendo così precipitare definitivamente i cagnacci, che cadono nel vuoto emettendo il loro ultimo “caììììììì”.

    Via via i pastori si rendono progressivamente conto che si rivelerebbe saggio arrivare a delle trattative con la controparte. Al tavolo delle trattative il Concilio Rivoluzionario della Pastorizia di Pastorax elenca le condizioni rispettate le quali acconsente a desistere dal proseguimento delle iniziative belliche:

    1) rappresentanza del PPS (partito pastorizio sardo) in parlamento, nel consiglio regionale e nel parlamento europeo, con conseguente istituzione di delegazione internazionale e apposita sede a Strasburgo;

    2) erogazione di fondi statali per l’incentivo alla vendita di beni originanti dall’attività pastorale;

    3) erogazione di fondi statali per l’incentivo della transumanza;

    4) erogazione di fondi statali per l’incentivo a rapimenti e riscatti;

    4b) dichiarazioni dei redditi e delle evasioni rese pubbliche per l’incentivo a rapimenti e riscatti (attività commerciale in profonda crisi dalla fine degli anni ’80);

    5) istituzione della CCPP (Camera di Commercio Pecore e Pastorizia);

    6) inserimento del casu marzu tra i prodotti P.A.T.;

    7) istituzione dello ius primae pecoris;

    7b) diritti civili per le coppie di fatto composte da pecore e pastori;

    7c) introduzione dei diritti matrimoniali per le unioni tra pecore e pastori;

    7d) facoltà per le suddette coppie di adottare agnellini;

    7e) facoltà per le suddette coppie di ricorrere alla fecondazione ovina in vitro;

    7f) incentivi fiscali e bonus bebè per agnellini a carico;

    8) introduzione dello ius belans;

    9) inserimento nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado dell’insegnamento della storia della pastorizia;

    10) istituzione del Ministero della Pastorizia;

    11) esproprio dei terreni agricoli e forestali, detenuti da privati, per fini pastorizi;

    12) estensione della proposta di legge di Forza Italia, relativa alla gratuità del veterinario per gli animali domestici, anche alle greggi e relativi cani da pastore;

    13) conio della valuta del soldo di cacio – con relativa doppia circolazione, in aggiunta all’euro – nella Regione Autonoma Sarda;

    14) introduzione del reato di apologia del latifondismo;

    15) riconoscimento della Sardegna come unica ed autentica “regione pastorale d’Italia” e ridimensionamento dell’Abruzzo in “regione terremotata d’Italia”;

    15b) demolizione immediata della casa di Gabriele d’Annunzio a Pescara, oramai divenuta santuario, per i pastori abruzzesi, di odio e discriminazione verso i loro connazionali sardi, in quanto alimentante per l’Abruzzo la fama di regione pastorale d’Italia.

    Dopo un incontro durato ore – in cui si discute animatamente su tali questioni tra belati da un lato e grugniti da un altro – trovo che lo stesso si sia rivelato essere inconcludente, poichè lo stesso apre la strada a incognite socio-politiche e normative, con conseguenti ripercussioni sull’opinione pubblica. Più nello specifico, a livello normativo si fa sentire la mancanza di un apposito codice pastorale che potrebbe chiarire dei punti programmatici alla luce attuale reputabili fumosi: ad esempio se la fecondazione in vitro debba essere di tipo omologo o eterologo e se lo ius primae pecoris debba essere istituito sul modello etiope o su quello andino. Tuttavia, non posso esimermi dall’effettuare un ultimo tentativo di portare avanti le trattative, e così come segno di pace propongo ai pastori la facoltà di sottoscrivere i seguenti fondi JP Grugnan™ senza commissioni d’ingresso:

     

    · JP Grugnan Carrots Global Equity;

    · JP Grugnan Apple Bonds;

    · JP Grugnan International Hay Commodities;

    · JP Grugnan Balanced Biscuits Strategy;

    · JP Grugnan Emerging Harvest Investments.

    I pastori, però – non avendo mai visto fogli informativi di alcuna sgr (società di gestione risparmi, ovvero l’impresa che si occupa di investire i soldi degli investitori in strumenti finanziari) – li utilizzano dunque per avvolgere le forme di formaggio, cosa che non posso che interpretare come una chiara provocazione da parte del Concilio Rivoluzionario della Pastorizia, grun grun grunf! E così i trattati di pace non vengono infine firmati.

    Fallita dunque la missione di pace, alla Piccola Opera Grugnitas non rimane che fare ritorno a Poggio San Rocco. Ma dopo esserci imbarcati all’aeroporto di Olbia, il nostro volo viene dirottato dai pastori che hanno imbottito l’aereo di bombe al casu marzu, con l’intento di farlo schiantare sul Vaticano. L’aereo non può però decollare in quanto, oltre al peso aggiuntivo delle bombe, deve anche sostenere il peso di Rita. I pastori decidono quindi di prendere i passeggeri in ostaggio e fare richiesta di volo alternativo, ovvero un F35, aereo che – essendo in grado di poter trasportare bombe per un peso fino a 8100 kg – sarà sicuramente in grado anche di trasportare le bombe al casu marzu e, con un po’ di fortuna, pure Rita. I passeggeri non possono fare nulla poichè presi in ostaggio, ma siccome sono stata caricata nella stiva con il mio trasportino, penso bene di sgattaiolare via tramite i canali dell’aerazione: qui inizio a scacazzare dalle bocchette del soffitto in testa ai pastori, i quali cercano di colpirmi sparandomi, ma in tal modo fanno aprire le bocchette antincendio che iniziano a grondare acqua e fanno anche azionare l’allarme. Approfittando dell’accaduto, Nonnino si alza dal sedile, che inevitabilmente fa crollare a terra, e si impossessa del carrello della hostess con cui avanza sui pastori scagliandogli contro confezioni di profumi, per poi travolgerli con il carrello stesso. Intanto Rita – presa da un attacco isterico – si agita azionando così, inavvertitamente, il pulsante di eiezione del sedile, che la catapulta nelle campagne circostanti.

    Gli armenti – profondamente sconvolti da un’attività tellurica fino ad allora senza eguali nella regione sarda – si dispersero così belando terrorizzati, e i cani da pastore abbaiarono ininterrottamente per 7 giorni e 7 notti, fino a che i pastori – presi dall’esasperazione – non cominciarono a sparargli. Oramai profondamente provati da un episodio bellico senza precedenti da quando gli USA bombardarono Hiroshima e Nagasaki, ai pastori non rimane che deporre le armi e cessare ogni intento belligerante. Ma dopo l’episodio traumatico avvenuto sull’aereo, con sparatoria e – soprattutto – lancio della Ritapulta™, malauguratamente mi vengono dei disturbi del sonno :( Il mio padroncino ha però la soluzione :) Infatti pensa che sia il caso di cantarmi ogni notte una dolce ninna nanna:

    “Ninnaì, ninnaò, questo pet a chi lo do?

    Ora lo do a Billina,

    che le pappa la zampina,

    or lo do al leone,

    che la pappa in un sol boccone,

    or lo do all’orso bruno,

    che sta sempre a digiuno [...]”.

    Dopo 24h circa dagli sconvolgenti avvenimenti abbatutisi nella regione sarda, l’ONU fa circolare un comunicato attraverso cui informa la stampa che:

    1) le bombe al casu marzu risultano confiscate;

    2) la Ritapulta™ risulta ufficialmente inserita nell’elenco delle armi di distruzione di massa;

    3) la Piccola Opera Grugnitas dovrà occuparsi del recupero, della cura psicofisica e del reinserimento sociale degli armenti dispersi nelle campagne sarde a seguito del lancio della Ritapulta™.

    I fatti di cronaca avvenuti in Sardegna sono stati altresì oggetto di un intervento del papa durante l’Angelus, in cui il pontefice condanna le “Atroci operazioni di guerra perpetrate dai pastori”, i quali “Abbandonando le pecore – che il Signore, con tanto amore e infinita magnanimità aveva affidato nelle loro mani – al loro destino, non hanno seguito la parabola del Buon Pastore, ma quella del capitano Schettino”.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
     
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     
  • Come comincia: "Faida di sangue tra coniglietti e pinscher – entrambi nani – senza risoluzione ONU ma della Santa Sede"

    Era proprio una bella giornata di sole: me ne stavo tutta rilassata sul balcone, quando ad un certo punto odo un insistente stridio di clacson.

    In strada a bloccare il traffico c’è Nonnino, che avanza con il girello. Dai caseggiati affacciati sulla strada la gente si affaccia dai balconi a mirare e sparge la voce ai vicini: “É tornato! Il defunto è tornato dall’inferno!”, e qualcuno gli chiede pure: “Scusi, ma lei non stava...all’inferno??”. “Ci sono rimasto un paio di giorni...l’ospizio in confronto è il Cocoricò! Non si poteva nemmeno bere o fumare!! Quei diavoli sono dei preti!!!”. Tornato a casa mamma gli fa: “E che si ritorna così dall’inferno, tutto smandrappato!?” e gli rimette a posto la vestaglia, ma nel fare ciò si accorge che in una tasca c’è uno scettro...alchè non perde di certo l’occasione per fare la maestrina: “Questo è lo scettro di S. Rocco: probabilmente gli è entrato nella vestaglia nel momento in cui è precipitato sotto terra, infatti lì è dove si trova la tomba di S. Rocco con il suo tesoro. Secondo una leggenda poggese riportata da Antonio Fattucchieri questo scettro può essere in grado di far resuscitare i morti!” e non si fa nemmeno scappare l’occasione di telefonare ad Antonio Fattucchieri – autore di numerosi testi sulla stregoneria e la demonologia, nonchè profondo conoscitore dei miti e delle leggende poggesi – al fine di comunicargli questa grande scoperta archeologica: “Antonio carissimo...lo sai che abbiamo ritrovato lo scettro perduto di S. Rocco!?!”. “Ma quale? Quello che fa resuscitare i morti?!”. “Sì, proprio quello! L’ha riportato papà!”. “Sensazionale! Provatelo subito! Così se funziona ci scrivo un altro libro!”. “Certo Antonio, io ne prenoto subito una copia! Tornando a noi, lo scettro lo proverò sicuramente su mia suocera, che tanto è più morta che viva!”.

    Intanto, in ospedale, la nonna (paterna) del mio padroncino è tenuta in una stanza al piano terra, con la flebo e l’elettrocardiogramma attaccato che mostra il continuo susseguirsi dei fusi accompagnati dai vari BIP BIP. Affianco ad ella vi sono le Figlie di Billina – ferocissimo esemplare di pinscher nano – con tanto di cappellino e divisa della Croce Rossa. A un certo punto entrano però due infermiere e la più stronza le dice: “Signora, mi scusi ma i cani non ci possono stare qua dentro!”. “No...no...le mie cucciole”. “L’ospedale è una struttura pubblica, signora! I cani NON CI POSSONO STARE!!”. Intanto le vengono tolte le cagnette e l’elettrocardiogramma inizia a pulsare sempre di più, sempre più velocemente... “FUORI I CANI DALL’OSPEDALE!”. “No, non me le togliete...non mi togliete le cagnette!”. “SIGNORA! SIGNORA!! MI SCUSI!!!”. “Sono la mia unica ragione di vita!”. “SIGNORA...ARRIVEDERCI!”. Allorchè l’ultima figlia di Billina lascia la stanza ed emette l’ultimo guaito, l’elettrocardiogramma pulsa all’impazzata fino a diventare piatto...e la nonna esala il suo ultimo respiro. Poco prima eravamo giunti alla sala accettazione dell’ospedale e mamma aveva chiesto della signora ricoverata in rianimazione, poichè “Suo nipote la voleva vedere un’ultima volta prima della sua dipartita”, e infatti il mio padroncino mi ha portata in una confezione regalo con un fiocco sopra come “Regalo per la nonna”, ma purtroppo inizia il solito casino: “Mi spiace, ma agli animali è vietata la presenza all’interno del nosocomio”. “Bè ma se non gli faccio visita portando un animale, cosa le porto?! Un altro animale??!” “Ma la signora tanto sta poco bene, tra poco può essere pure che schiatta...”. “Va bene, allora attenderemo qui, ma non più di mezz’ora, altrimenti mi devo stendere, mi fa male la schiena...”. “Se si deve stendere, signora, vedo se c’è qualche barella disponibile...”. Ma dopo pochi minuti arriva la triste notizia: “La signora non ce l’ha fatta”, ed ecco che l’infermiera entra nella stanza che custodisce le spoglie mortali della nonna e le comincia a staccare i vari macchinari che aveva addosso: “Oh! finalmente è schiattata la vecchia! Non se ne poteva più...proprio una barbona...con questi cessi di cagnetti sempre qui intorno...ma cos’è?! Un ospedale o un canile?!!”. Ma intanto una figlia di Billina – uscita dalla porta – rifà il suo ingresso dalla finestra, e a quel punto la nonna riapre gli occhi e blocca la mano dell’infermiera...a cui viene un infarto. Dunque una volta entrati ci troviamo dinanzi alla nonna – che doveva essere morta – viva, e all’infermiera – che doveva essere viva – morta. “Ma tanto l’importante è che ci sia comunque qualcuno morto” precisa mamma, e pertanto Nonnino coglie l’occasione per alzare lo scettro e scuoterlo sopra all’infermiera: dalla finestra della camera entra una luce soffusa, si ode una musica pallosa in sottofondo...e non succede niente. Nonnino, stufo di aspettare, ne approfitta per accendersi una sigaretta; dopo qualche minuto, però, l’infermiera resuscita, ma non perde l’occasione per rimproverare che “L’ospedale è una struttura pubblica, NON SI PUÓ FUMARE”, ecc. ecc., allorchè Nonnino, con ancora lo scettro in mano, lo alza e lo usa come una mazza sfracellandolo sopra alla testa dell’infermiera, la quale dunque torna nell’aldilà.

    Una volta a casa mamma telefona ad Antonio Fattucchieri e gli comunica che “Lo scettro di S. Rocco può far resuscitare i cristiani...ma li può pure ammazzare”.

    Tuttavia, a questo punto, si pone il problema di dover trovare una sistemazione idonea al tesoro di S. Rocco, sistemazione che viene riscontrata da parte del comune nel polo museale civico di Poggio San Rocco, da destinare a una fondazione Onlus. La Piccola Opera Grugnitas Onlus, nell’ambito del progetto “Poggio Conigliese”, provvederà al reinserimento sociale ed occupazionale dei coniglietti affetti da sindrome post-traumatica da convivenza con bimbi pestiferi attraverso l’attività di gestione attiva e partecipe del polo museale dedicato alla vita e alle geste terrene di S. Rocco, con particolare riferimento alla piccionagiomachia.

    Durante la festa delle carote tenuta nei locali della Piccola Opera Grugnitas – quest’anno dedicata alla futura canonizzazione del suo fondatore, Nelson Grugnela – in qualità di presidente della fondazione, faccio i miei grugniti di saluto agli ospiti, ai familiari, agli operatori, ai volontari, alle autorità religiose e laiche, ai benefattori, ai simpatizzanti tutti della Piccola Opera, e ai vecchi lì presenti perchè non hanno di meglio da fare. In particoalre ci tengo molto a salutare i rappresentanti delle istituzioni: prima quelle laiche, ovvero sindaco, vicesindaco, assessori, giunta comunale, presidente della provincia, presidente della regione, presidente del BIM, dell’Ente Porto, consiglieri, vice e assessori vari, gli imprenditori che hanno finanziato la campagna elettorale dei vari presidenti, vice, assessori e consiglieri vari, il prefetto, il vice prefetto, il questore, il vice questore, il capo della polizia, dei carabinieri, dei vigili urbani, della guardia di finanza, dei NAS, dei vigili del fuoco, della protezione civile, della guardia forestale, dei boy scout, delle giovani marmotte...e relativi portaborse. Ovviamente dopo aver salutato i rappresentanti delle istituzioni laiche, occorre salutare anche quelle religiose: i parroci, il vescovo, il monsignore, il cardinale, i diaconi, gli arcidiaconi, suore, frati e monaci vari, i cappellani militari, il maestro dei templari, il gran inquisitore, il gran ciambellano e la sibilla di Italia 328; dopodichè inizia il mio discorso: “Cari fratelli e sorelle, siamo qui tutti riuniti per celebrare la nostra oramai consueta e attesa festa delle carote, ovvero la grande festa dell’amicizia della Piccola Opera Grugnitas, un momento, questo, particolarmente gradito in quanto anniversario del ritorno alla Casa del Padre del compianto fratello Nelson Grugnela, a cui rivolgiamo il nostro più caro, fraterno, grugnito. Sono profondamente convinta che Nelson Grugnela ci sta guardando da lassù” [tutti i coniglietti guardano il soffitto e uno commenta: “Non è giusto! Nelson Grugnela può salire sul tetto e a noi non è permesso!”] “e pertanto non posso non sottolineare come in questi anni abbiamo sempre mirato a portare avanti – non senza sacrifici e incognite – ciò che è stato allo stesso tempo obiettivo, missione e scopo ultimo della vita terrena di Nelson Grugnela: infondere la speranza della carità a ogni bisognoso che ne faccia domanda, come il Buon Pastore infonde la speranza della vita al suo amato gregge. Ciò che contraddistingue la Piccola Opera dalle altre Onlus è che mentre le altre si interrogavano sul come estinguere il male, noi abbiamo preferito fare il bene. Perchè il male è semplicemente l’assenza del bene, e infatti il male non può esistere senza il bene, così come la morte non può esistere senza la vita, il dolore senza la speranza, il perdono senza il peccato e i testimoni di Geova senza i campanelli. Ed è stata proprio l’incessante, perenne e instancabile ricerca della pia attuazione del bene terreno che ha permesso oggi di far conoscere al mondo come le grandi opere della Piccola Opera siano oramai divenute la testimonianza tangibile, chiara e forte che la dipartita terrena di Nelson Grugnela non è stata vana, poichè il nostro impegno all’interno della società civile rispecchia quella che è sempre stata la sua inconfondibile volontà. E ora dirò di più: di fatto Nelson Grugnela – avendo concepito la nostra comunità come emanazione di un più elevato, cristiano impegno al servizio degli ultimi – già nella lettera del Natale 2017 scriveva Io ho un sogno. Un sogno ove i diritti civili dei coniglietti non vengono più calpestati, ove la discriminazione dei coniglietti è solo un brutto ricordo, ove nei supermarket vi sono anche gli alimenti per coniglietti e non solo per cani e gatti! Ecco, questo sogno è vivo e vegeto ancora oggi, e ne è testimonianza l’imminente progetto che ordunque approfitto per annunziare a voi e a Nelson Grugnela. Si tratta del progetto Poggio Conigliese, mezzo ideale di espletamento dell’opera meritoria portata avanti dalla Piccola Opera Grugnitas, e soddisfacente in toto i grandi principi di pace, amore, tolleranza, solidarietà reciproca, rispetto verso il prossimo, cooperazione attiva, assistenza al territorio, vetrina della nostra realtà turistico-economica, valorizzazione dei prodotti gastronomici poggesi, quali – in via esemplificativa – erbette fresche, fiorellini saporiti, frutta e verdura prelibate, nonchè ritorno alla terra friabile e ideale da scavare. Tutti valori che il nostro fratello Nelson Grugnela non ha mai smesso di predicare e di insegnarci nel corso della sua magnanima vita terrena. Grazie a tutti voi di essere così numerosi oggigiorno: siete il motore silente della Piccola Opera Grugnitas. Ed è grazie a voi se la macchina della solidarietà oggi può fare così tanti km: tutto ciò di cui vi ho parlato – senza il vostro aiuto e sostegno – non solo non sarebbe stato possibile, ma nemmeno lontanamente immaginabile. Non mi stancherei mai di dirvi grazie. Un grazie di cuore da parte mia e di Nelson Grugnela. E ora, cari amici, festeggiamo tutti insieme, e brindiamo alla Piccola Opera Grugnitas! Gu! Gu!”. Iniziata la festa con dj set e presenza del noto comico televisivo Paolino, non mancano però ospiti sgraditi: le Figlie di Billina Onlus, infatti, non hanno per niente digerito l’affidamento del polo museale alla Piccola Opera Grugnitas, e pertano due di loro arrivano alla festa portando con sè un regalo sgradito, un cavallo di Troia consistente in un pacco (contenente una bomba) da consegnare alla sottoscritta. Ma la festa delle carote è molto animata: tanta gente che va e viene in una sala affollatissima, con coniglietti che saltellano di qua e di là. Anche con i l’hoverboard. Le Figlie di Billina riescono a evitare di rimanere acciaccate dall’hoverboard...ma non hanno calcolato che dopo l’andata c’è anche il ritorno! Ed ecco l’hoverboard tornare e schiacciare la figlia di Billina con il pacco bomba in bocca, che dunque rotola per la sala. Ma la figlia di Billina superstite riesce a zigzagare tra i piedi, le zampe e le ruote dei presenti e a recuperare la bomba. Intanto c’è il momento della conferenza stampa con Paolino, circondato da giornalisti che fanno interviste, foto e video: insieme ai coniglietti, insieme alle famiglie, insieme ai bambini, insieme ai rappresentanti delle istituzioni...e a un certo punto a un giornalista viene in mente che starebbe bene anche insieme a un tenero cagnolino; pertanto afferra la figlia di Billina – la quale lascia cadere il pacco bomba – e la mette in mano a Paolino, il quale esclama una delle poche cose che sa dire: “Ci si diverte ABBBESTIAAAAA!!!”. Intanto il pacco bomba – lasciato incustodito – diviene oggetto di contesa tra i vari coniglietti: “L’ho visto prima io!”, “No, io!”, “Lo prendo io che sono più intelligente di te!” e alla fine la bomba cade per terra ed esplode lì in mezzo. E il disegno criminoso di attentare alla mia vita va, letteralmente, in fumo.

    E in fumo va anche la liquidazione del riasarcimento dovuta dall’assicurazione che copre i danni causati alla Piccola Opera Grugnitas, poichè la compagnia assicuratrice mi invia una lettera con scritto:

     

    “Gentile cliente, a seguito della richiesta n° 12520, avente come oggetto la liquidazione dei danni causati all’ente di cui la S.V. Ill.ma è legale rappresentante, siamo spiacenti di informarLa che la polizza danni da Lei stipulata è finalizzata alla copertura assicurativa dei soli sinistri causati da episodi tellurici di almeno il decimo grado Richter, tsunami con onde anomale persistenti, eruzione vulcanica, scioglimento delle calotte glaciali, caduta di meteoriti, onda massonica, esplosione nucleare, erosione da antimateria conseguente ad apertura di buchi neri, attentati terroristici di matrice non islamica, maledizione del faraone, rivolta degli autobot e invasione dei plutoniani.

    Essendosi verificato un sinistro del tipo

     

    pacco bomba a origine cagnesca

     

    e non essendo la natura dello stesso compresa nella lista sopra elencata, ne consegue che la richiesta di liquidazione presentata dalla S.V.I. è da dichiararsi illeggittima e di conseguenza non espletabile.

    Nel ringraziarLa per la fiducia accordataci, Le auguriamo una splendida giornata”.

    Dopo aver scritto una mail per presentare le mie formali proteste all’IVASS (e per conoscenza all’ENPA), non mi rimane altro che pensare ai funerali dei coniglietti vittime della bomba da dover celebrare, e dunque non mi resta che annunziare che si porgerà l’ultimo saluto alle loro spoglia mortali all’interno delle mura della chiesa di S. Antonio, il protettore degli animali. “Figata! La chiesa davanti al parco giochi!” esclama un coniglietto; “Magari mettessero le bombe tutti i giorni!” commenta un altro.

    Il giorno della cerimonia funebre mi metto dunque in viaggio guidando il pulmino della Piccola Opera con gli altri coniglietti a bordo, dirigendomi verso la chiesa, ma le Figlie di Billina – che quel giorno avevano ordito un piano per avvelenarmi che solo in seguito ho scoperto – simulano un incidente stradale portando la loro ambulanza, con ferito dentro, all’inizio della strada che dovrebbe imboccare il pulmino per arrivare alla chiesa: ignara di questo piano criminoso, mi trovo quindi di fronte alla strada bloccata con ferito per terra e due figlie di Billina che fanno finta di rianimarlo e portargli i primi soccorsi, mentre un’altra devia il traffico muovendo la paletta stretta in mezzo al muso. Il traffico viene pertanto deviato nella strada che porta al rinomato Biscottificio Orsini, e – una volta trovatami lì di fronte con il finestrino aperto – proprio non riesco a resistere al profumino e alla vista dei biscotti, pertanto fermo il pulmino con le 4 frecce e scendo un momento per comprare i biscotti, non sapendo però che le Figlie di Billina – senza farsi prima vedere – avevano posto all’interno del chiosco di vendita all’ingrosso antistante il biscottificio dei pacchi di biscotti avvelenati. Tuttavia anche gli altri coniglietti non resistono alla tentazione...ma quella di guidare il pulmino. Ed ecco dunque il pulmino mettersi in moto: io cerco prontamente di inseguirlo a zampe (e culone) all’aria, ma purtroppo non faccio in tempo a raggiungerlo e così finsce per seminare il panico al mercato sul lungomare, investendo e buttando giù tutte le bancarelle ivi presenti e le relative paccottiglie e chincaglierie. Insomma, una vera e propria strage.

     

    TURUTUTUTTU, TURUTUTUTTU, TUTUTTUTÚÚÚ, TUTTUTÚ! Inizia il TG che lancia subito il servizio sul furgoncino della Piccola Opera: “Doveva essere una giornata all’insegna del mare e dello shopping quella iniziata ieri nella località turistico-balneare di Poggio San Rocco, piccola cittadina del medio Adriatico: i turisti che affollano le bancarelle, le bici che riempiono il lungomare, le famiglie con i bambini che si dirigono verso la riva...nessuno poteva aspettarsi che di lì a poco si sarebbe scatenato l’inferno. Un furgone killer spuntato all’improvviso, sfrecciando all’impazzata, ha seminato panico e morte tra la folla di turisti e bagnanti. E ha travolto cose e persone. “É stato come un fulmine a ciel sereno” ha commentato alle nostre telecamere una turista bolognese fortunosamente scampata all’attentato. “Ho avuto paura per la mia vita, e per la vita dei miei figli. L’ho visto venirmi addosso, a un palmo di distanza, e ha travolto la bancarella dove stavo facendo gli acquisti. Per fortuna che non avevo pagato ancora questo pareo, altrimenti ci avrei rimesso ben 14.90 €”. “Non riesco a trovare le parole” racconta questa turista milanese in esclusiva per le nostre telecamere; prosegue con la voce rotta dal pianto, gli occhi grondanti lacrime, commentando il suo incontro ravvicinato con gli attentatori: “Li ho guardati...li ho guardati dritto negli occhi! Avevano lo sguardo freddo di chi voleva uccidere, di chi è deciso a spezzare delle vite umane!”. “A Poggio San Rocco non succede mai niente, ma non per questo va bene che succedano degli attentati!” ci riferisce in confidenza un cittadino poggese, mentre l’ipotesi degli inquirenti, dati i mezzi e le modalità di esecuzione dell’attentato, è orientata verso la pista terroristica di matrice islamica. E intanto sono arrivati, in esclusiva per il nostro TG, dei video girati con mezzi di fortuna da testimoni oculari della strage ritraenti un agente della legione dei carabinieri intento a inseguire uno degli attentatori e a fare fuoco contro di lui, il quale, inciampando e cadendo su della merce sparsa per la strada, lascia inavvertitamente campo libero di tiro: chi ne fa le spese è Abdù, un giovane ambulante senegalese colpito dalle forze dell’ordine intente a (non) fare il loro dovere. Sulla vicenda si è da subito espresso il presidente dell’associazione Amici dei Carabinieri: “La legione dei carabinieri è da sempre intenta a garantire l’ordine e la sicurezza a ogni cittadino indipendentemente dal sesso, dalla razza, dall’età, dal reddito, dallo status sociale e dall’orientamento religioso, politico, sessuale e calcistico. Ora, se talvolta accadono questi tipi di danni collaterali, il problema non è del corpo dei carabinieri, bensì delle istituzioni che non mettono a disposizione gli strumenti adeguati all’espletamento dei loro compiti e obiettivi”. “E quali sarebbero, presidente, questi strumenti?”. “Mah, ad esempio potrebbero trattarsi di pistole come quelle di Robocop che fanno fuoco se si punta su un criminale mentre non lo fanno se si punta su un innocente”. Ma ad intervenire sulla vicenda è stato anche il presidente dei presidenti delle Onlus che presiedono alle altre Onlus che presiedono alla cura e all’integrazione socio-lavorativa degli animali da affezione: “La questione è molto delicata e complessa: se si punta il dito contro esseri animali che compiono qualche gesto, dettato unicamente dal desiderio di emulazione e dalla volontà di non sentirsi discriminati rispetto a ciò che fa la razza umana...ecco, allora posso citare Gesù, il quale difendendo l’adultera disse chi è senza peccato getti la prima pietra. Poi se le Onlus non hanno ricevuto in dotazione i mezzi necessari affinchè sia attuabile l’evitamento di talune criticità, di cui la presente è solo un esempio, allora appare evidente che il problema non possa essere imputabile alle Onlus, bensì alle istituzioni”. “E quali sarebbero, presidente, questi mezzi?”. “Mi duole entrare nel merito, ma se lo stato italiano avesse fornito una quantità idonea di finanziamenti alle Onlus sufficiente per poter acquistare un’auto intelligente, che si guida da sola e che non investe i pedoni (come quelle che fanno vedere Piero Angela e il figlio in TV), questo incidente non si sarebbe mai verificato”. E in conclusione del nostro servizio abbiamo anche intervistato il presidente dell’associazione extranazionale Vucumprà: “Problema di immigrati che vengono in Italia essere stato...stato che non esserci, non assistere noi...se stato fatto andare via italiani da Italia tutto questo no successo”. E in ultimo arriva la rivendicazione dell’Isis: “I conigli sono nostri soldati”.

     

    Fallito anche questo tentativo di assassinio, non immaginavo minimamente che questa volta le figlie di Billina decidessero di colpire la Piccola Opera Grugnitas interrompendo il processo di canonizzazione di Nelson Grugnela.

    Giunti così direttamente in piazza San Pietro, a Città del Vaticano, con i pullman GT organizzati per il giorno della canonizzazione di Nelson Grugnela, il papa parla affacciato dalla finestra a una numerosa folla: “Siamo qui oggi per celebrare la santificazione di un uomo giusto, un frate che ha dedicato la sua opera pia alla cura di esseri viventi emarginati dalla società degli uomini a causa della loro diversità. In tutti questi secoli la Chiesa ha visto passare benefattori di ogni sorte, decisi a prestare la loro vita terrena all’accudimento dei più bisognosi: Sant’Annibale si è preso cura degli orfanelli, madre Teresa dei lebbrosi...ma Nelson Grugnela ha fatto ancora di più. [Intanto la gente si chiede: “Ma se ha fatto più di Sant’Annibale, che si è occupato degli orfanelli, e di madre Teresa, che si è occupata dei lebbrosi, di chi mai può essersi occupato questo qua?!”]. E il papa continua: “Infatti Grugnela ha dedicato la sua esistenza mortale ai [PAUSA] coniglietti con sindrome post-traumatica da bimbi pestiferi”. E la gente, una volta sentito a chi Nelson Grugnela ha dedicato la sua vita, mormora e alza le mani al cielo. Ad un certo punto, però, sbuca in piazza San Pietro il furgoncino delle figlie di Billina che apre il fuoco con il gatling facendo scappare le guardie svizzere e poi puntandolo direttamente verso il papa: si verifica un fuggi fuggi generale, ma il papa rimane illeso poichè la persiana antiproiettili si richiude subito a scudo. E così continua a fare il suo discorso: “Ed è questo un giorno in cui vorrei anche ricordare... [intanto le figlie di Billina fanno fuoco con l’RPG sulla persiana, abbattendola, per poi rifare fuoco con il gatling sul papa, che però è difeso da un vetro antiproiettili] gli animali, che sono stati creati da Dio, e che in questo santo giorno... [e le figlie di Billina rifanno fuoco con l’RPG distruggendo il vetro, poi cercano di colpire di nuovo il papa con il gatling, ma si devono spostare con il furgoncino più sotto alla basilica in quanto alla finestra Francesco ora non c’è più, benchè comunque continui a parlare] avranno l’onore di conoscere per primi i segreti della Chiesa”. E mentre le figlie di Billina si avvicinano sempre di più alla basilica, a un certo punto la pavimentazione di piazza San Pietro si apre dando vita a una rampa che fa precipiatare il furgoncino in una segreta posta al di sotto della basilica stessa, che dunque si ribalta lasciando le figlie di Billina a piedi. Subito dopo la rampa si richiude e diventa tutto buio, tant’è che una figlia di Billina accende una torcia: a questo punto si vedono solo le figlie di Billina con la torcia accesa nell’oscurità. Dato che si sentono dei versi in un angolo della segreta, le figlie di Billina decidono di avanzare in quella direzione e a un certo punto si sente un versaccio e si vede l’ombra di un’idra e dunque le teste che subito dopo si fiondano contro le figlie di Billina, si sente il versaccio di nuovo allorchè le teste si abbattono sulle figlie di Billina, i conseguenti guaiti, e poi si vede la torcia che cade per terra, sfracellandosi, e diventa tutto buio...e su un nuovo versaccio finale (il versaccio conclusivo) partono i titoli di coda.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
     
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.

     

     
  • 26 settembre alle ore 0:57
    LA COLONNA STREGATA

    Come comincia: Nonnino ha 82 anni (ma ne dimostra solo 80,5) e i suoi passatempi preferiti sono fumare, bere il vino, guardare la TV e prendersela con il clero. Quando guarda Don Camillo spera sempre che qualche auto metta sotto lui e quella sua bici di cacca...o che almeno Don Matteo gliela rubi. Per poi andarsi a schiantare contro un tir.

    Ma oltre a essere contro il clero, è contro anche qualsiasi tipo di magia, stregoneria, diavoleria e paranormale. Tranne quello di Paranormal Activity, poichè gli concilia il sonno.
    Nonnino non sapeva che la vicina di casa era in realtà una strega. Una strega, ma veramente strega, che al confronto Wanna Marchi sembrerebbe la Madonna di Lourdes. Non essendo mai riuscita a prendere la patente, Olimpia si era dunque data allo studio della stregoneria e dell’occulto, quantomeno al fine di poter riuscire a volare su una scopa e venire dunque finalmente in possesso di un agognato mezzo di locomozione. E così la strega Olimpia ce l’aveva sempre a morte con gli automobilisti, ragion per cui, avvalendosi di letali stregonerie, anatemi e maledizioni di ispirazione thumbergiana, faceva schiantare le autovetture in transito lungo la strada contro la colonna della sua casa. L’ultima cosa che decine e decine di innocenti automobilisti avrebbero visto nella loro sciagurata vita.

    In questa prima storia vi canterò dunque della maledetta colonna di Olimpia, che infiniti lutti addusse agli automobilisti, molte anzi tempo della RC auto la scadenza, generose travolse vetri, gomme e metalli, e di sfasciacarrozze orrida rottamazione lor telai abbandonò, così di Greta l’alto consiglio s’adempìa.

     

    LA COLONNA STREGATA

     

    ovvero

    Come il nonno killer sconfisse la temibile strega ecologista immolandosi per la salvezza della cittadinanza tutta

     

    Nessuno poteva sapere che quel giorno potesse iniziare con un’altra strage. Le due badanti di Nonnino fecero il punto della situazione prima di fargli rapporto: “Una strage! É stata una strage!”. “Mamma mia! Per caso c’è stato un altro sinistro?!”. “Sì! Questa storia inizia a farsi sinistra!”. Così le badanti 1 e 2 corrono a riferire a Nonnino: “É successa una disgrazia!”. “Sono finite le sigarette?!”. “Nooo, per carità!”. “Allora tanto disgrazia non può essere...”. “Si tratta della colonna di Olimpia: lo dicevo io che era maledetta! Le auto ci vanno a sbattere!”. “Proprio come il triangolo delle Bermuda”. “Ieri una famiglia...”. “Danni collaterali”. “L’altro ieri l’auto del vescovo...”. “Bella notizia”. “E stamattina anche il camioncino che porta il vino cotto!”. Bam! Bam! Bam! BamBam! BamBam! Nonnino inizia a battere sul tavolo bestemmiando, per poi sentenziare: “La colonna di Olimpia dev’essere annientata”. Così parlò Nonnino. L’indomani esce sul balcone del soggiorno accompagnato dalle badanti e fa il discorso alla nazione...ehm famiglia, che si trova in giardino a osservare: “La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Magoria e Stregonia. Scendiamo in campo contro le stregonerie olimpiocratiche e reazionarie del vicinato, che, in ogni tempo, hanno ostacolato il nonnismo [...]”. Il discorso viene altresì accompagnato dai gesti di assenso con il capo e gli inizi di applausi da parte delle badanti. “Attaccheremo finito Geo e Geo” sentenzia Nonnino. Ma ecco che...drin drin: arriva una telefonata. “Chi parla, prego?” chiede la badante 1. “Sono Francesco”. La badante 1 chiama altresì la 2: “Rispondi al telefono, c’è tuo marito”. “Francè, te l’ho detto almeno mille volte: se non ti rispondo al cellulare è inutile che mi chiami qui al fisso! Vuol dire che sto facendo...oggi abbiamo dichiarato guerra, e poi...ah mi scusi! Pensavo fosse mio marito!”. La badante 2 passa così il telefono a Nonnino, riferendogli che c’è un certo Francesco che lo cerca, e che dunque gli comunica: “Caro fratello, sii buono, non fare la guerra”. “Chi è che parla?! Un prete!?”. “No, di più”. “Un vescovo!?”. “No, di più”. “Un cardinale!?”. “No, di più”. “E non sarà mica il papa!?”. “Si, papa Francesco”. Dopo una breve pausa si ode una sonora bestemmia e dunque il telefono riagganciato. O meglio, sbattuto in faccia. Intanto tututù tutù tuttutù tutù, tuttutù tutù...e finisce Geo e Geo: Nonnino, pronto a iniziare la campagna di guerra contro il vicinato, cerca di alzarsi dalla sedia puntandosi sulla tavola, impresa in cui però non riesce sin da subito, ricascando sulla sedia un poco ogni volta. Alla fine fa un ultimo sforzo, si alza puntandosi sulla tavola – che non può che cedere – per poi prendere il girello e dirigersi verso il teatro di guerra. La macchina bellica diretta contro Olimpia prevede che si cominci con la Ritapulta™, ovvero la micidiale catapulta registrata e brevettata che si avvale dell’impiego della leggendaria cuoca di Nonnino, la quale – da diligente adepta e fan di Antonino Cannavacciuolo – si dice abbia un peso compreso tra i 300 e i 400 kg circa, nonostante nessuna bilancia al mondo sia stata in grado di pesarla senza finire in frantumi. Tale arma di distruzione di massa viene prontamente scagliata contro la casa di Olimpia per fare breccia tra le mura, poi dal balcone che si affaccia sulla casa di Olimpia viene fatta scendere una passerella diretta a penetrare tra le linee nemiche; ed ecco Nonnino avanzare prontamente con il girello, servendosene per far cadere i fetidi zombie fatti animare da Olimpia e posti a guardia della casa: come dei demoni si scagliano contro di lui, ma non possono nulla contro la furia nonnesca e finiscono per precipitare sul canneto che segna il confine tra le due case, per poi rimanere trafitti sulle aguzze punte delle infingarde canne. Gli zombie più lontani vengono altresì stesi dalle badanti, le quali scagliano contro questi esseri immondi posaceneri in ottone, nonchè dei pannoloni sporchi e vino d’annata oramai inacetito. E pensate che io, tenera coniglietta, non posso fare la mia parte?! Bè vi sbagliate di grosso! Non sapete quanti zombie ho sbranato (sanno un po’ di vecchio, ma forse ben cucinati sono più buoni) e di quante cacchine ho mitragliato contro quelli troppo puzzosi da poter mangiare. Alla fine Nonnino fa breccia nelle mura e con il girello-ariete sfonda le porte della casa di Olimpia e gli zombie superstiti vengono fatti prigionieri. Ma di Olimpia non c’è traccia. Terminata la battaglia, si cerca finalmente di distruggere la colonna, ma non c’è niente da fare: a nulla possono il girello, i miei scavi, nè la Ritapulta™, che rimbalza ricadendo sulle due badanti, schiacciandole.

    Atterrito, Nonnino non può che giocare la carta di chiamare la sibilla di Italia 328, il canale delle televendite che egli guarda quando a Geo e Geo c’è la pubblicità. E non per vedere i tarocchi, bensì il décolleté della sibilla, che con la sua quinta occupa i due terzi dell’inquadratura dei primi piani di ogni tarocco tenuto tra le mani.

     

    La sibilla non ha dubbi: l’oroscopo e i tarocchi le confermano che “É stregoneria! Senza ombra di dubbio! E una colonna stregata non si può mica distruggere così: dovete distruggere chi questa stregoneria ha generato, dovete uccidere la strega!”. Ma dove si troverà la strega Olimpia adesso? Per avere qualche info in più in merito, Nonnino prova a far parlare, sotto tortura, lo zombie capo catturato: così gli fa legare la gamba al girello e poi lo trascina per tutta la strada come Achille con Ettore. Ma il capo zombie o non sa niente o è stato abituato alla tortura...certo è che non parla. A questo punto però Nonnino inizia a spazientirsi, e intanto “tututù tutù tuttutù tutù, tuttutù tutù”, si ode dai TV delle case vicine la sigla di Geo e Geo! Nonnino allora ne approfitta per guardarlo dalla finestra di una casa vicina, ma il capo zombie, madido di sangue e lagnante, non fa sentire Geo e Geo. E la punizione per chi non fa sentire Geo e Geo è una e solo una: il tiro di posacenere in testa accompagnato da bestemmia. Fracassato dunque il capo zombie, l’unico che poteva sapere qualcosa, si brancola nel buio. Ma la notte porta consiglio: la mamma del mio padroncino infatti riceve in sogno la visita del fantasma di sua nonna, Nadina, la quale le suggerisce: “Devi mandare la raccomandataa...senza bustaaa...”. E così mamma, destatasi, prontamente invia la raccomandata, rigorosamente senza busta, al Ministero della Magia per fare richiesta di informazioni in merito al presunto possesso, da parte di Olimpia, di manufatti magici e/o incantati atti all’opera di incantamento della colonna. Ma la risposta del Ministero non è ben augurante:

     

    “Gentile signore/a, grazie per aver contattato l’ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Magia. Al fine di fornire un servizio di qualità, desideriamo informarla che abbiamo preso in carico la sua richiesta, ma siamo tuttavia spiacenti nel comunicarle l’esito negativo dell’adempimento di attuazione della stessa. Ai sensi della legge 196/03 in materia di protezione dei dati personali, il Ministero della Magia è impossibilitato nell’espletare la funzione comunicativa al pubblico del possesso, da parte di privati e/o imprese, di qualunque manufatto magico e/o incantato, ovvero atto a compiere qualunque forma di incantamento e/o stregoneria, nè tantomeno è autorizzato a fornire informazioni inerenti natura e provenienza degli stessi. Il Ministero della Magia non è altresì responsabile dell’uso inappropriato dei suddetti manufatti nella misura in cui l’abuso, nonchè l’ignoranza dei principi teorico-pratici sottesi agli stessi, possa pregiudicare l’incolumità psicofisica di persone e cose, nella misura in cui, a causa di un ipotizzabile utilizzo negligente, i primi possano ricevere nocumento ad opera diretta o indiretta dei secondi. In virtù della natura di servizio di pubblico funzionamento statale, il Ministero della Magia applica una politica di limitazione di ogni responsabilità dall’identificazione, rilevazione e trasmissione mediante qualsiasi tipo di mezzo di informazione e comunicazione, del possesso di vizi di fabbricazione e incantamento dei manufatti magici e stregati in commercio dentro e fuori i confini nazionali e non è in nessun caso imputabile di obblighi di manleva legati a sortilegi e incantamenti visibili e invisibili. Con la presente il Ministero della Magia dichiara pertanto l’archiviazione della richiesta 67908779879/21A in quanto inefficace, ricordandole la facoltà di poter adire le vie di conciliazione stragiudiziali con il Ministero della Magia appellandosi all’Arbitro Magicalincantatario, inviando entro e non oltre 7 giorni dal ricevimento della presente, apposita raccomandata via gufo o civetta al seguente indirizzo: Arbitro Magicalincantatario, Via delle Bacchette Arrugginite, 666. Data la natura pubblica del servizio comunitario di mediazione magica, sarà compito dell’Arbitro Magicalincantatario prendere in consegna la sua richiesta entro e forse oltre 749 giorni dal ricevimento della stessa e nel risponderle quando gli pare e piace. In caso di esito insoddisfacente della procedura di conciliazione con il Ministero della Magia, è sua facoltà adire le vie legali rivolgendosi alla magistratura ordinaria o confidare in un miracolo.

    In Fede, Mago Oronzo”.

     

    Stando così le cose, l’unica mossa possibile è ora quella di visitare i negozi di articoli magici al fine di poter capire cosa ha comperato Olimpia per poter effettuare il maleficio della colonna: quello più vicino è La Bottega del Sortilegio del “Mago della Verità”, reso celebre (anche) a causa dei vari servizi televisivi delle emittenti locali per vecchi. Mamma va subito a parlarci chiedendogli se avesse avuto come sua cliente anche la strega Olimpia, alchè egli risponde: “Bè, se ci penso bene mi pare di ricordare che c’era una signora che tempo fa comprò un amuleto...”. “E questa signora com’era?”. “Una signora bassa, di una certa età, con gli occhiali e una tunica nera”. “Guardi, io non sono fisionomista...”. “Sembrava la sorella di Emma Bonino”. “Ah ecco, grazie, adesso ho capito”. Avendo adesso qualche info in più, il mio padroncino decide di hackerare il sito del Ministero della Magia al fine di trovare la geolocalizzazione degli amuleti in questa zona...e infatti ne compare uno che starebbe sotterrato nel centro storico di Poggio San Rocco, che sarà dunque la prossima destinazione. Arrivati dunque al centro storico, nei pressi di quella che è divenuta la tomba di S.Rocco, veniamo subito accolti da un’orda di fantasmi. Colpirli non serve a niente, meglio allora affumicarli, pensa Nonnino; e infatti molti se ne scappano una volta affumicati e con la tunica annerita. Ma ci sono anche i fantasmi fumatori. Essendosi il mio padroncino portato anche l’amplificatore audio da 100000 Kw, penso bene di suggerirgli di mettere un po’ di techno berlinese e usarla contro i fantasmi fumatori – che pertanto non si erano messi in fuga in seguito alla ciminiera ambulante posta in essere da Nonnino – che vengono così fatti balzare via dalle onde sonore. A ogni modo per me è stata una vera e propria paura questo incontro ravvicinato con i fantasmini, tant’è che mi è venuta da fare un po’ di pipì e pupù, su cui Rita scivola e, precipitando, crea un cratere che spacca il terreno.

    L’Emilia torna a tremare

     

    così titolarono l’indomani i giornali, in cui si legge:

     

    “terremoto di intensità 6.7 registrato in Val Padana, con epicentro a Poggio San Rocco. L’INGV: episodio tellurico a origine lipidica”.

     

    Un cratere che si è formato proprio nel bel mezzo di una galleria, che ovviamente andremo ad esplorare. Nonnino, però, sbatte troppo gli scarponi quando cammina, e infatti nella galleria si verifica un crollo che impedisce di proseguire. Non mi resta che scavare nella galleria, con faro da minatore allacciato al culone, al fine di liberarla dai detriti. Alla fine si arriva a un ponte, e oltrepassato quest’ultimo a una cripta contornata da mosaici poggesi. Mamma non si fa certo scappare l’occasione per fare la maestrina e inizia a sentenziare: “Notate questi mosaici risalenti al periodo storico chiamato medioevo poggese: si nota l’invasione del Poggio da parte dei piccioni scacazzatori [effige raffigurante i piccioni che scacazzano i poggesi e questi ultimi agonizzanti], poi l’arrivo provvidenziale di S. Rocco al Poggio [S. Rocco con l’aura dorata in testa a cavallo con in una mano una croce e in un’altra una spada, con i poggesi inginocchiati che lo supplicano], quindi la sconfitta dei piccioni da parte di quest’ultimo [una distesa di carcasse di piccioni insanguinati per terra e sopra S. Rocco in piedi su di essi e con in una mano la spada insanguinata e dall’altra un piccione decapitato grondante di sangue] e infine la riunione delle più numerose famiglie poggesi superstiti [S. Rocco circondato dai capifamiglia delle 3 famiglie superstiti]: i Cerulli, i Galli e i Pigliacampo. I primi riconobbero in S. Rocco sia il potere spirituale sia quello temporale, ed ebbero terreni e bestiame, i secondi riconobbero nel santo solo il potere temporale, ed ebbero solo i terreni, i terzi non riconobbero in lui nè il primo nè il secondo potere, e non ebbero nè bestiame, nè terreni. Infatti se li rubavano”. A quel punto, però, la pedante spiegazione viene interrotta da un terrificante sussulto: compare infatti la strega Olimpia, alla cui visione tutti scappano. Solo Nonnino rimane sul ponte e le intima: “Tu...non puoi...PASSARE!!!” sbattendo il girello sul ponte, allorchè tutta la cripta inizia a franare e precipitano sotto terra sia lui sia Olimpia.

     

    UN ANNO DOPO

     

    Al posto della casa di Olimpia c’è un’enorme statua di Nonnino con la sigaretta in bocca accesa tipo fiaccola della statua della libertà e il girello che arriva fino alla casa dall’altra parte della strada, di fatto facendo a mò di arco sotto al quale passano le auto. Il parroco celebra la messa in ricordo di Nonnino: “Siamo qui per celebrare la ricorrenza dalla chiamata del nostro compianto fratello alla Casa del Padre. In suo ricordo diciamo tutti un porco qua e un porco là e in segno di ricordo accendiamo una sigaretta”. Ognuno accende dunque una sigaretta e la innalza al cielo tipo candeline, e il fumo che si sprigiona dalle stesse viene portato dal vento fino a dove è morto Nonnino, e qui inizia a mescolarsi con altro fumo, che proviene dal sottosuolo; a un certo punto la terra (ri)comincia a tremare, si fende il terreno e lo schermo diventa nero. Poi iniziano i titoli di coda.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
     
    © RIPRODUZIONE RISERVATA.