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Autore

Eugenio Flajani Galli

in archivio dal 01 mar 2014

Giulianova

mi descrivo così:
​Sono psicologo, scrittore e poeta. Mi sono laureato prima al corso di laurea a numero chiuso in Scienze e Tecniche Psicologiche e poi con lode in Psicologia, senza mai andare fuori corso; dopodiché ho ottenuto un master in psicosessuologia con il massimo dei voti. Lavoro nel mio studio privato.

26 settembre alle ore 1:16

IL MISTERO DELLA SPIDER SCOMPARSA

Intro: ​​​Ciao, Sono Patty Coniglina! Ho 10 anni, mi piacciono molto le erbette, i biscotti e le salsicce alla brace. Mi piace anche grugnire (gron grun!) e raccontare tante belle storie come questa.​ Se ti piace fammelo sapere e leggi il libro completo "Storie Pazzesche e Qualcuna (quasi) Normale", in vendita su Amazon, IBS, Mondadori e tanti altri store

Il racconto

"Fatti e misfatti conseguenti a tentativo di recupero di autoveicolo da genti parlanti una lingua ignota"

 

É con immenso dispiacere che il sig. Pugliese, private banker e appassionato collezionista di auto d’epoca, apprende del furto della sua Alfa Romeo Spider. A seguito del disinvestimento di alcuni fondi comuni, decide dunque di acquistare una avanzatissima Smart 100% elettrica da utilizzare per il lavoro e il tempo libero. Senza però rinunziare all’acquisto di una “nuova” (si fa per dire) auto d’epoca. Avendo egli appreso da una sua cliente, la dott.ssa Galli, che nel borgo della campagna abruzzese di Colle S. Maria è ancora in vita un anziano signore anch’egli collezionista di auto d’epoca e detentore di una nutrita collezione di tali esemplari. Avendo però raggiunto la sua età, sta ora provvedendo a disfarsene e quindi ne vorrebbe vendere almeno qualcuna. Un’occasione veramente d’oro per il sig. Pugliese, il quale prontamente chiede maggiori informazioni alla dott.ssa Galli sull’ubicazione del garage in cui questo anziano signore detiene la sua collezione di auto d’epoca. “Dovrei fare mente locale” gli risponde la dott.ssa Galli, “ma mi ricordo che queste auto stanno in un garage proprio al di sotto del bar...l’unico bar, di Colle S. Maria”. Il sig. Pugliese si reca così in direzione di Colle S. Maria, nonostante il navigatore della sua Smart, al fine di farlo arrivare a Colle S. Maria sfruttando il percorso più breve, lo porti – in ordine cronologico – per via delle ripe, via costa pelata, via fratta Tuniconi, via fonte cupa, via dei briganti, via colle alto, colle vecchio, colle nuovo, colle basso, colle borea e colle S. Maria. E anche per qualche mulattiera. La Smart, fortemente provata dall’attraversamento di strade al cui confronto i bombardamenti della seconda guerra mondiale parrebbero esplosioni di mini ciccioli, a un certo punto non può più proseguire la sua marcia in quanto la carreggiata risulta interamente occupata da un immenso gregge di pecore. Il sig. Pugliese prova dunque a far disperdere il gregge con un paio di colpi di clacson, che sebbene non riescano a far spostare alcun componente del gregge – se non qualche agnellino da latte – fanno però avvicinare il cane da pastore che, avendo scambiato la Smart e il suo sistema di segnalazione acustica per un nuovo gioco, non può che saltarvi sopra (con le zampe rigorosamente sporche di fango) abbaiando e scodinzolando. Fortunatamente dopo qualche (lunghissimo) minuto il cane viene richiamato da un particolare fischio effettuato dal pastore, tale sig. Manfredo, il quale si avvicina poi all’auto. Il sig. Pugliese coglie l’occasione per abbassare il finestrino e chiedere al pastore: “Scusi...sono sue queste pecore?”, alchè il pastore gli risponde facendo un cenno affermativo con il capo. “Cortesemente potrebbe portarle via dalla carreggiata? Perchè, vede, non posso continuare la marcia!”, allorchè il pastore gli risponde: “Vù cumprà la pizza?”. “Oh, no! Anche qui in campagna i vù cumprà! No, guardi, non la voglio la pizza! Se ne avessi voglia andrei in pizzeria!”. Ma il pastore lo incalza: “Vuoi pizza di cacio? Questa buona!” e gli mostra dunque una grande pizza di formaggio prodotto dal suo gregge. Stando così le cose, il sig. Pugliese pensa bene che forse è meglio far credere al pastore di essere interessato all’acquisto dei suoi prodotti caseari, altrimenti non farebbe mai scansare il gregge per farlo passare: “Guardi, la ringrazio, ma ho fatto colazione poco fa...a quest’ora proprio non mi va...magari più tardi, quando ripasso, se la trovo sempre qui nei paraggi ne prendo una bella grande di pizza!”. “Vabbè, passa!” gli risponde il pastore. Arrivato finalmente a destinazione, nel borgo medievale di Colle S. Maria, il sig. Pugliese constata però che il bar non è riportato nè su Google Maps, nè su alcuna app, nè su alcun social, nè su alcun motore di ricerca. E probabilmente non è nemmeno accatastato. Pertanto, il sig. Pugliese ritiene che l’unica alternativa rimanente al fine di venire a conoscenza dell’ubicazione del bar sia quella di chiedere indicazione ai villici. Avendo egli notato di aver attirato l’attenzione, dal momento in cui ha messo piede a Colle S. Maria, di due vecchie, di cui una su una sedia a dondolo sul ciglio della strada e un’altra affacciata al balcone, le quali lo stanno fissando al pari di un sistema di videosorveglianza automatizzato, ne approfitta per chiedere alla prima se conosca dove è possibile trovare il bar. Ma la vecchia, allarmata e insospettita dalla presenza di una persona che non appartenente al paese e non parlante il dialetto, gli risponde con un’altra domanda: “Tì di chi sì lu figl’?”. “Con tutto il rispetto, signora, ritengo che tale interrogativo sia irrilevante...io sono venuto qui al fine di acquistare un’auto d’epoca dal signore che le custodisce al di sotto del bar del paese: dunque le volevo chiedere cortesemente se mi può indicare il percorso da seguire al fine di arrivare al bar e visionare le auto di proprietà del signore di cui le ho accennato”. La vecchia lo riguarda un po’ e alla fine gli risponde: “Nn so’ capìt”. Alchè il sig. Pugliese le fa: “Io buono. Venire in pace. Volere parlare con signore di auto d’epoca. Io quelle volere comprare. Ma prima trovare bar dovere. Se tu dire a me dove essere bar, io fare a te grande regalo!” e le mostra così un centro tavola al cui centro vi è stampato il viso del signore che si trova nel logo di Franklin Templeton, sgr che ha realizzato il centro tavola come gadget pubblicitario da regalare ai private banker.

Fattasi amica la vecchia, questa acconsente finalmente a fornirgli le indicazioni stradali: “La vedi sà strada? Gira la curva: lì ci sta la statua della Madonna; dapù ca da scenne li scalette e là c’truv’ du’ galline a razzolà. Quann’ vedi li galline, ca da girà sulla sinistra e là c’stà la piazza co lù bar. M’arccumann’ li galline!”. “Grazie signora! E siccome da come parla vi conoscete molto bene, lei e le galline, ne approfitto anche per portare alle signore volatili i suoi più cari saluti!”. Poco dopo essersi incamminato in direzione della statua della Madonna, il sig. Pugliese sente però uno sparo alle sue spalle. Voltatosi spaventato, prende uno spavento ancor più grande allorchè constata che sul parabrezza della sua nuova vettura vi è ora accasciato il corpo senza vita di una gazza, il cui sangue e le cui interiora giacciono ora irrimediabilmente appiccicate sul vetro. Qualche secondo dopo arrivano anche dei cani da caccia abbaianti che salgono sulla Smart (uno sul tettuccio e uno sul cofano) al fine di appropriarsi della gazza: uno la afferra per la testa e uno per la coda, e ringhiando e tirandola, chi da un lato, chi dall’altro, se la contendono fino a strapparla in due pezzi distinti, con conseguente spargimento di ulteriore sangue e ulteriori liquami sulla povera Smart. Dopo aver assistito a questa visione apocalittica, il sig. Pugliese non può che urlare “I cani! Di chi sono i cani!?”. A rispondergli sarà un distinto signore con cappello di paglia, canottiera sudata, pantaloni da muratore e...fucile da caccia in mano. “So’ li mì li ca’. M’aiutano ad ammazzà sti cazz d’ cill’ ch’ m’s’ magnan’ l’orto e...” BAM! Un altro colpo di fucile! “Porco [CENSURA], sto cazz’ d’fucil’ è vicch’ e nn gli funziona chiù tant’ la sicura....ma stavo dicenn...allò sti gazz’ d’mè m’s’ magnan’...” ma mentre è intento a fare questi altissimi discorsi, inavvertitamente gesticola puntando anche il fucile in direzione del private banker, il quale pensa bene di congedarlo dicendogli: “Sì, sì, ho capito, non si preoccupi, non è successo niente! Tanti saluti a lei e ai suoi teneri cuccioloni!”. A ogni modo, il sig. Pugliese riesce a raggiungere la statua della Madonna, dunque le signore galline e, infine, l’agognato bar. Giunto al suo interno, il sig. Pugliese trova dinanzi a sè l’anziana proprietaria dietro al bancone e un anziano avventore seduto a un tavolino poco distante. “Buongiorno signora, sono Pugliese, il private banker della dott.ssa Galli. Le posso chiedere una gentilezza?”. “Ch’hai detto, assignerè?” le chiede la signora. “Ho detto che sono Pugliese, il private banker, il financial advisor della dott.ssa Galli: è lei che mi ha indicato questo posto”. “Nn so’ capìt”. “Signora, le spiego: io investo nei mercati”. “Ottììì! Qess’ è nù pirata della strada!”. Non sapendo più cosa dire, il sig. Pugliese si gioca l’aiuto della “telefonata a casa” e dunque chiama il figlio della dott.ssa Galli: “Buongiorno, sono Pugliese. Come va?”. “Bene, grazie”. “Le volevo dire che ora sono riuscito a raggiungere il bar di Colle S. Maria e sto interloquendo con la sua titolare. Il problema però è che mi pare di aver capito che non sa cosa sia un private banker o un financial advisor”. “Bè non è che questa cosa mi stupisca più di tanto...a Colle S. Maria già è tanto se sanno cos’è un bancomat...figuriamoci un private banker”. “Aspetti che forse se glielo dico in italiano...signora, sono il promotore finanziario della dott.ssa Galli”. “Ehhh?”. “No, nulla da fare: non capisce nemmeno in italiano”. “Provi a dirle che è l’assicuratore, che forse lì sanno cosa sia in quanto per legge i trattori devono avere la RC auto”. “Ci provo, ma non so fino a che punto mi possa credere dopo che mi ha scambiato per un pirata della strada...comunque molte grazie e mi saluti sua mamma”. “Grazie, buongiorno”. “Signora, le spiego, io sono l’assicuratore della dott.ssa Galli, e sono...”. “Sti cazz’ d’assicuratori prima investono la gente e da pù gli vogliono venne le assicurazioni...pccà se nessuno gli investe col cazzo che le comprano!” interviene l’anziano avventore. “Ma da quell’che so’ capit’ cussù investe li cristian’ a lu’ mercat’” commenta la titolare del bar. “Guardate, ci deve essere un equivoco...io sono venuto per visionare le auto d’epoca contenute nel garage qui sotto”. “Chelle lì so’ tutte in regola! Tutte co’ l’assicurazzione!”. “Ma non si preoccupi signora, io le volevo visionare al fine di acquistarne una...per caso sarebbe così gentile da dirmi il nome del proprietario?”. “Mbè pecchè te lo debbo dice? Tì nn m’hi dett’ manc’ come t’ chiami!”. “Ma gliel’ho detto signora: sono Pugliese!”. “Scì, so’ capit’,ma mica m’hi dett’ come t’ chiami!”. “E invece sì, signora, le ho detto che sono Pugliese!”. “Ahhh, ma sint’un po’: io so’ vecchia ma mica scema! M’hi dett’ che sì pugliese, ma mica come t’ chiami!”. Oramai esasperato, il sig. Pugliese risponde: “Signora...sono pugliese e mi chiamo Pugliese!”. “Ecco pccà parlava cuscì strano: è nù forestiero!”. La titolare del bar sembra ora aver capito: “Ah, sò capìt: tì ti chiami Pugliese pccà sì pugliese!”. A quel punto il sig. Pugliese cerca di portare avanti il suo obiettivo di conoscere il proprietario delle auto d’epoca: “Onestamente, signora, a questo punto riterrei che il discorso sull’origine del mio cognome e del relativo toponimo sia esaurito; in ogni caso se necessita di ulteriori approfondimenti in merito le potrei fornire, in altra occasione, l’albero genealogico della mia stirpe, se tal cosa può apportare beneficio alla sua realizzazione personale. Ora, però, se mi dice come si chiama questo signore regalo a lei e al suo bar questa esclusiva bottiglia di vodka Grugnitoff™, in edizione limitata per celebrare il decennale del lancio del fondo JP Grugnan Carrots Global Equity”. “Ah, no, j’ nn li posso bere gli alcolici”. “E il gentile signore qui presente vuol favorire?”. Il gentile signore, almeno all’inizio, pare però piuttosto scettico verso questa nuova bevanda, ma dopo averci riflettuto un po’ sopra sentenzia:

 

 “Sò bevut’ la vodka co’ sopra l’orso polare,

sò bevut’ la vodka co’ sopra lu lupo,

mò posso tenè paìr a bere la vodka co’ sopra lu cuneje?”

e dunque acconsente a berne uno shottino. “Ngul’, bbon’ sa vodka! J’ m’arpurtesse alla casa tutt’ la bottœje!”. “Vede signora che bel regalo che le ho fatto!? Ora potrebbe pure ricambiare dicendomi chi è il proprietario delle auto d’epoca e come potrei fare per incontrarlo!”. “Vabbè daje, allò, chill’ è Pascquale Picchiapò, lu tetesch’, pccà lavorava in Germania pe’ la Volsssvaghènne, dapù sà turnat’ ecch e sà cumprat la casa della vedova di Lallucc’ lu capriccios’, chella che sà risposat’ co’...”. “Signora, non è che sarebbe così gentile da fornirmi l’indirizzo esatto del signor Pasquale, di modo da poterlo andare a trovare e concludere questo affare?”. L’indirizzo esatto, se così si può definire, si rivelerà essere l’elencazione di una serie infinita di salite e discese, curve e rettilinei per le campagne di Colle S. Maria – giacchè la residenza del signor Pasquale è posta al di fuori delle mura del borgo – in una località mai definita da nomenclatura stradale alcuna, bensì soltanto dall’impianto meccanografico del 01/01/1965. Estasiato all’idea di lasciare Colle S. Maria – o quantomeno il suo centro abitato – il sig. Pugliese si mette così in cammino verso la sua Smart al fine di raggiungere il sig. Pasquale, rimanendo però folgorato sulla strada per raggiungere la località senza nome nei pressi di Colle S. Maria rilevata dall’impianto meccanografico del 01/01/1965: non si trattava della statua della Madonna, ma di un trattore. Sì, di un trattore il cui conducente inavvertitamente aveva investito la Smart del sig. Pugliese ammaccandone vistosamente la fiancata destra. “Buon uomo, mi scusi, ma adesso è necessario firmare il CAI, il modulo di constatazione amichevole di incidente: lei dovrebbe scrivere le sue genera...”. “Ma chi cazz’ sì tì?! Sì lu strunz ch’ha mess’ sà machnett’ ‘e merd’ sà ecch?!? Porco [CENSURA], l’hi vist’ ch’ la machn’ tò ha ammaccato lu trattor’a mè?!?”. “Non si alteri! Lo vede che il sinistro dipende da lei: il suo trattore...”. Ma purtroppo il buon uomo alla guida del trattore non sembra essere molto in vena di sottoscrivere constatazione amichevole alcuna, e l’unica cosa che il sig. Pugliese può constatare è quella che il trattorista ora impugna una vanga e corre verso di lui imprecando: “Mò t’ammazz’ d’ mazzate, porco [CENSURA]! Porca Ma[CENSURA]!! Mannaccia Crì!!!”. Profondamente turbato alla visione dell’abominevole uomo del trattore, il sig. Pugliese si rifugia tra i vicoli e le stradine del centro storico: lì fa poi la conoscenza di due bambini intenti a giocare a rigori, i quali, incuriositi, gli chiedono se per caso si fosse perso. “Bambini, guardate, è una storia un po’ lunga: stavo cercando di acquistare un’auto usata...ma ora mi si è rotta quella nuova. Tra i cani, la gazza morta, il tratto...un momento, ma voi parlate italiano!”. Rallegratosi all’idea che avesse trovato almeno altri due cristiani che parlassero la sua lingua, il sig. Pugliese gli racconta brevemente la sua (dis)avventura, oramai degna di poter competere con la narrazione di ben altre epiche fiabe, nonchè di qualsiasi Classico Disney. I due bambini appaiono molto comprensivi verso il sig. Pugliese, e uno dei due gli rivela anche di essere il figlio del meccanico di Colle S. Maria: pertanto si offre di fargli strada al fine di portarlo all’officina del padre, il quale gli potrà poi riparare la sua Smart. O almeno ciò che rimane di essa. Arrivato all’officina, il sig. Pugliese non può non notare che tra le varie vetture ce n’è una in particolare: è la sua Alfa Romeo Spider. In un primo momento pensa che sarebbe il caso di avvertire le forze dell’ordine, ma poi, riflettendoci meglio, si capacita del fatto che in un posto come è Colle S. Maria le vie della legalità e della giustizia valgono quanto in un villaggio dei film western, cosicchè decide di agire in altro modo. “Che bella questa Spider! É la sua?”. “Scì scì, ma è in vendita” gli risponde il meccanico. “Sà, è molto bella: ma dove l’ha comprata?”. “Eh, quessa me l’ha fornita n’amico mio dalla Romania. Proprio uno che s’occupa d’ machine”. “Ah, non lo metto in dubbio. Ma sa che c’ho ripensato riguardo alla mia Smart? Che la riparo a fare ora che ho visto questa Spider?! Le propongo un affare: lei prende la mia Smart e io questa Spider, va bene? La Smart, anche se un po’ usurata, ma tanto lei è meccanico, quindi non ci mette niente per rimetterla su. E poi consideri che è nuova di zecca! Mentre la Spider è proprio vecchia, lei sa come sono le auto d’epoca: necessitano di interventi, manutenzione, sono difficili da guidare, se poi si rompono è difficoltoso trovare i pezzi di ricambio...”. Dopo una lunga contrattazione, il sig. Pugliese riesce finalmente ad averla vinta mettendo sul piatto della bilancia anche lo smartwatch in edizione limitata di Goldman Sachs, che giornalmente notifica l’andamento dei fondi sull’orologio ed emette un’apposita segnalazione acustica laddove vi sia necessità di effettuare degli switch. Ma lo smartwatch, in realtà, interessa più che altro al figlio del meccanico, intenzionato a sfoggiarlo come simpatico gadget tecnologico a scuola e con gli amici, e che dunque convince – a furia di lagne e richieste esasperate – il genitore ad accettare l’offerta del private banker e avere in regalo lo smartwatch. “Vabbè dai, facèm che J’ t’dò la machna d’epoca e tì m’ dai la machnett’ e lu giocattolin’ pe’ lu frhch’”. Recuperata quindi la sua Spider, il sig. Pugliese si rimette dunque in viaggio, non per andare dal sig. Pasquale, bensì per tornare a casa in quanto ha oramai ottenuto la sua auto d’epoca. “Bè sempre meglio che averla dovuta ripagare in caso mi avessero chiesto il riscatto. D’altronde almeno c’è una cosa buona nell’avere a che fare con gli zulu: è possibile ancora ricorrere al baratto” commenta tra sè e sè il sig. Pugliese sulla via del ritorno. Ma la pacchia dura poco: la Spider, già in riserva da quando l’ha ripresa dal meccanico, esaurisce totalmente il carburante e si ferma su un lato della carreggiata. Il sig. Pugliese tenta così di chiamare il soccorso stradale Aci, nonostante già si immagini che impazzimento sarebbe spiegare all’operatrice telefonica dell’assistenza stradale dov’egli si trova attualmente e le relative indicazioni stradali necessarie affinchè il carro attrezzi possa recarsi sul posto. Tali preoccupazioni si riveleranno poi infondate allorchè egli constaterà che Iliad non prende in via fratta Tuniconi. Al povero sig. Pugliese non rimane altro che attendere che qualche buon samaritano passi sulla strada per Colle S. Maria. E sperare che non ripassi il sig. Manfredo col suo gregge e le relative pizze di cacio. A un certo punto si ode un camion in lontananza, proveniente da Colle S. Maria: sarà lui il buon samaritano che lo porterà in salvo? Il buon samaritano si rivelerà poi essere un allevatore con un camion carico di suini, posti nella parte di dietro del veicolo, ad eccezione di una scrofa posta a fianco del guidatore. “Buongiono, mi scusi, ma come vede ho finito il carburante e sono impossibilitato a tornare a casa: lei dove sta andando?”. “Lei viene co’ me!” gli risponde l’allevatore indicando la scrofa. “No, mi scusi, ma intendevo lei” gli fa il private banker puntando il dito verso di lui, ma purtroppo l’allevatore pensa che il sig. Pugliese stia indicando la scrofa alla sua destra: “Lei sta co’ me e viene co’ me! Lu vù capì o no?!”. “No, ma intendevo...Facciamo così: io buono, venire in pace, amico di vostra tribù. Sono stato da tuoi fratelli nel borgo, ma ora brum brum fermo! Io ora dovere tornare a villaggio per chiamare grande carro che traina brum brum fermo! Se tu aiutare me e portare me in villaggio vicino io fare a te grande regalo! Ecco, vedi, questa cover iPhone firmata Morgan Stanley: lui grande capo bianco con tanto oro e tante belle cose, che donato a me per fare dono a te e...”. “Ma porco [CENSURA]! Nn lu vedi che sò pelato! E tì m’ vù argalà li ciacciarie...pè lu phon!!? Ma vaffa[CENSURA]!” e cosicchè riparte con il suo camion lasciando a piedi il sig. Pugliese, il quale commenta: “Forse avrei fatto meglio a interloquire direttamente con la signora suina, che mi pareva anche molto più intelligente. Almeno ha avuto il buon senso di tacere!”. Oramai persa qualsiasi speranza di poter far ritorno a casa, il sig. Pugliese ode però il rumore di qualcosa che sbatte tra le buche della strada: è la sua ex Smart, senza più uno sportello e sporca di sangue, fango e non meglio identificati fluidi corporei di origine animale. Ma è pur sempre un veicolo in grado di camminare. “Chi mai la starà guidando? Sembra che non ci sia nessuno alla guida! A meno che non abbia lasciato attiva qualche app per la guida automatica, ma non penso che...ah è lui!”. Sì, è proprio lui: il figlio del meccanico è alla guida della Smart e, riconoscendo il sig. Pugliese, si ferma per capire cosa sia successo. Il povero private banker gli racconta anche questa seconda parte di disavventure, che oramai, più che a un Classico Disney, assomigliano maggiormente a un film di Hitchcock. Il bambino, intenerito dal racconto di questa nuova sventura in cui si è imbattuto il sig. Pugliese, gli confida che ora la Smart è sua (il padre gli ha concesso il possesso anche di quest’altro bene, dal momento che dopo averla vista l’ha ritenuta alla stregua di un ennesimo giocattolino, nella fattispecie un’automobilina elettrica per bambini), pertanto gli permette di poterci salire un’ultima volta, al fine di recarsi nella località coperta dal segnale Iliad più vicina e poter contattare così il soccorso Aci.

Finalmente tornato alla sua dimora, con tanto di Spider fortunosamente recuperata da fratta Tuniconi (con tanto di improperi e bestemmie varie dell’autista del carro attrezzi, costretto ad andare per fratte pur di svolgere il suo lavoro), il sig. Pugliese contatta telefonicamente il meccanico di Colle S. Maria: “Buonasera, sono Pugliese, il signore che ha acquistato la Spider da lei indebitamente detenuta: le volevo solo comunicare che in realtà si tratta della MIA Spider”. “Mbè scì che è la tò: te la sò vennuta!”. “Si dà il caso che invece fosse la mia anche prima: mi è stata rubata tempo fa e, da ciò che lei mi ha detto quando ci siamo visti, pare che sia coinvolta una banda di rumeni specializzata nel furto e nella ricettazione di auto d’epoca. Ora lei mi dovrebbe dire come si chia...”. “Ma tì cum’ha fì a sapè che è la tò?”. “Guardi, sono in grado di riconoscere la mia auto...per tanti motivi...ad esempio ho riconosciuto la scocca”. “Sint’n po’”, conclude il meccanico, “Ma se la machna n’era rubata...ti credevi che te l’argalavo in cambio di dù giocattolini?! Ma va[CENSURA]” e rimette giù. A questo punto il sig. Pugliese pensa bene di prenderla con filosofia: probabilmente la scelta migliore è proprio quella di accontentarsi di aver recuperato la sua Spider, nonostante abbia perso Smart e smartwatch. “Tanto tra sei mesi già saranno vecchi poichè sarà uscito il modello nuovo” riflette il sig. Pugliese. E quindi conclude che forse sarebbe meglio accettare questa (dis)avventura e guardare al recupero della sua Spider come un regalo venuto dal cielo. Oltretutto, si sa, a caval donato non si guarda in bocca. O meglio, al caval (motore) donato non si guarda la scocca.

Dott. Eugenio Flajani Galli
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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