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Autore

Francesca Montomoli

in archivio dal 01 nov 2011

13 novembre 1958, Grosseto - Italia

segni particolari:
Non riesco a smettere di sognare

mi descrivo così:
Se potessi scegliere vorrei essere un'ala. Libera carezza piumata nel vento, tesa verso l'infinito. Vorrei essere il fumo di un bivacco, che ascolta e narra presente e passato, e nel vento si disperde in cerca di eternità. E vento vorrei essere, per vivere mille vite.

01 novembre 2011 alle ore 20:49

La ragazza con l'orecchino di perla

Intro: Racconto pubblicato nell'Antologia "Quel giorno in un attimo..." - AA.VV. - Giulio Perrone Editore - II Edizione Concorso INCIPIT D'AUTORE - 2011 - Incipit a cura di Paolo Di Paolo

Il racconto

Si è appena svegliata e aprendo gli occhi dimentica di essere in ferie. Guarda la sveglia, la mette a fuoco, per un istante teme che sia tardi. Poi ricorda. Decide che farà colazione al bar. Si lava, si veste in fretta. È una giornata strana, il tempo potrebbe cambiare da un momento all'altro. Ordina il suo caffè, si siede a un tavolo appartato, da cui non distingue le parole degli altri. Solo un fittissimo, uniforme ronzio. Getta un'occhiata distratta al giornale, le sembra di sapere già tutto. Ma quanto sono vecchie queste notizie? Sfoglia veloce, in cerca delle pagine di cronaca. La tazzina resta sospesa a mezz'aria. In una fotografia le è sembrato di vedere un volto somigliante al suo. Lo fissa più a fondo, il cuore sembra già impazzito. Legge il titolo, sillaba per sillaba. Riguarda lei.
Ed è impossibile. Assurdo. Si nasconde alzando i fogli per lanciare un’occhiata circospetta agli altri avventori. Nessuno le presta attenzione, nessuno legge il quotidiano, così torna a fissare l’articolo. La lingua spigolosa del reporter locale le è familiare, non può illudersi di aver frainteso. Così come sono inequivocabili le due foto.
La prima immagine, nonostante sia chiaramente ripresa da una telecamera di sorveglianza, ritrae in modo piuttosto nitido un uomo alto, scuro di capelli e di carnagione, nell’atto di passare qualcosa alla donna dietro di lui, girata come se controllasse l’area antistante la stazione ferroviaria. La seconda propone un ingrandimento del viso della giovane donna racchiuso in un circoletto rosso, i capelli chiari raccolti con un fermaglio a forma di farfalla, due grandi occhi di ghiaccio dal taglio inconfondibile, un orecchino con pendente di perla bene in evidenza. È lei, maledizione. Sospetta complice di un pregiudicato nel furto con destrezza di un anello di brillanti. Valore: mezzo milione di euro. Ieri. Nella capitale.
Mai visto un brillante di tale valore, non saprebbe nemmeno immaginarlo. Sa di essere estranea all’intera faccenda, la sola cosa intelligente da fare è presentarsi al posto di polizia più vicino e chiarire il terribile equivoco. Eppure, mentre sta ancora annaspando nell’incertezza, già si sente sopraffare da un’onda irrazionale. Reminiscenze di un’epoca conclusa da troppo poco tempo, di articoli di giornale che crocefiggono innocenti senza prova d’appello. Sguardi smarriti di fronte all’enormità di quanto sta loro accadendo. E’ straniera. Presentarsi non basta. Occorre dimostrare. Come? È solo la mia parola. Posso aver nascosto la refurtiva ovunque. Non mi crederanno. Panico, che fa salire la nausea e l’urgenza di alzarsi e correre. Un impulso difficile da dominare.

Benedice mentalmente l’orzaiolo che l’ha tormentata tutta la notte, costringendola a indossare gli enormi occhiali fumé nonostante il tempo incerto. Confondono i lineamenti. Benedice il fresco del mattino annuvolato che l’ha consigliata di indossare una felpa con cappuccio, col quale potrà agevolmente coprire i capelli, e l’ispirazione di scioglierli, lasciando nello zaino quel fermaglio così appariscente. Nascondono il pendente. Con un gesto distratto lo sfila e lo lascia cadere nel terriccio di uno dei vasi che circondano la terrazza del bar, allontanandosi inosservata. Davvero? Non voltarti, qualcuno si potrebbe insospettire.
La valle è stretta, la montagna impervia, ma il confine non è lontano. Una volta dall’altra parte basterà procurarsi un giornale e poi… inutile pensarci ora, meglio affrettarsi. È forte, allenata e la mappa per gli escursionisti l’aiuterà a trovare la direzione anche fuori dai sentieri. Le ultime case sono già dietro le spalle, il giorno è giovane, ma la strada è lunga e lo zaino pesante. Dovrà razionare le provviste preparate per l’escursione. L’acqua non sarà un problema, la montagna è ricca di sorgenti, ma lo sarà il buio. Senza fermarsi potrebbe essere oltre frontiera poco dopo l’alba, come una clandestina, come se non tornasse a casa sua. Forse la stanno già cercando. In albergo hanno una fotocopia del suo documento, avranno già avvisato la polizia, occorre far presto.
Verso sera, la stanchezza inizia a minare la lucidità e la carta appare incomprensibile alla luce dell’accendino, ma la via è giusta. Deve esserlo. Il temporale esplode all’improvviso, assordante, gelido, riempiendo le pendici di rivoli insidiosi, ma almeno rischiara a tratti l’oscurità che sta addensandosi sempre più minacciosa. Gli abiti sono fradici e il tremito incontrollabile. La frontiera è vicina, dietro quella cresta, sicuro. Inciampa, una, due volte. Si ferisce, ma continua ad avanzare. Gli occhi fissi su quel crinale. La frontiera. La salvezza. Forse.
Poi il terreno cede, un movimento all’inizio impercettibile, e scivola sempre più in fretta in uno scroscio che cresce, ma non è d’acqua. Annaspa per restare in piedi, invano. La morena la trascina con sé in un rotolare ghiaioso e letale. Giù. Più giù. Nel nulla.
È mattina e un turista annoiato apre il giornale seduto a un tavolo appartato. Notizie di cronaca.
Arrestato il ladro della gioielleria. Refurtiva recuperata. Interrotte le ricerche della ragazza con l’orecchino di perla risultata estranea alla vicenda.
Il sole, che fa capolino dietro il campanile, accende uno strano scintillio nel vaso dietro le sue spalle.

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