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Autore

Francesco Giuliano

in archivio dal 13 set 2011

Idria - Italia

segni particolari:
Barba bianca e capelli radi. Scrivo e pubblico articoli di Didattica della chimica in "CnS" (SCI) e in "Scienze & Ricerche" (AIL), in www.latinainvetrina.it, in www.buongiornolatina.it e in http://educa.univpm.it. Aborro la separazione della cultura umana, che è una e una sola.

mi descrivo così:
I romanzi:I sassi di Kasmenai,Il foglio;Come fumo nell'aria, Prospett.Ed.;Il cercatore di tramonti, Il foglio; L'intrepido alchimista,SensoInversoEd.; Sulle ali dell'immaginazione,Aracne. Le poesie: M'accorsi d'amarti;Quando bellezza m'appare;Ragione e sentimento;Voglio lasciare traccia,Libr.Ed.Urso

29 novembre 2012 alle ore 12:26

Il bivio

Intro: Quando capita che un uomo si trova ad un bivio e deve scegliere quale strada intraprendere, la sua scelta sarà obbligata se è indigente.

Il racconto

Ogni notte Fiamma non riusciva a dormire. Non mangiava più. Si stava deperendo tanto, povera figliola, che ormai era pelle e ossa. Rogo era venuto a conoscenza di un luminare famoso che aveva guarito molti giovani di quel male. Ci volevano, però, tanti danari. Si sarebbe dovuto impegnare per tutta la vita. In paese circolava la voce che nel vicino villaggio della Gente che non c’è, abitava la maga Hydra che richiedeva molto meno e che aveva fatto dei miracoli approvati dal vescovo.
Rogo però non credeva ai ciarlatani che vendevano fumo alla povera gente credulona. Per pagare il luminare, tuttavia, si doveva indebitare mentre per la maga bastava la paga di un giorno. Che fare allora? Spinto dalle assillanti insistenze della moglie Candela più che da salda convinzione, Rogo decise, anche se a malincuore, di portare la figliola da Hydra che le prescrisse come cura un unguento. Aveva bisogno,per questo, dell’acqua prelevata dalla sorgente del Tevere, che poi doveva essere anche benedetta dal vescovo.

- Prendi quest’ampolla di vetro fragilissimo.Un’altra uguale non c’è. La riempi fino all’orlo e la tappi. Non devi farne cadere neppure una goccia! – Ordinò con voce imperiosa Malia.

- Posso, invece, portarmi una borraccia di alluminio che è più sicura? - Chiese timidamente Rogo.
- No! L’unguento non funzionerebbe! Se vuoi salvare la vita di tua figlia, devi fare così come io ti ordino, – rispose con decisa alterigia la maga.

Rogo sudò freddo perché non era mai andato per calli impervi e perché la fonte era ad un’altitudine di oltre milleduecento metri, metro più metro meno.
Com’è e come non è, per amore della figlia e senza una forte convinzione Rogo,con uno strano presentimento, si fece coraggio, indossò coppola e scarponi, mise l’ampolla dentro la bisaccia e partì. Sudò sette camicie lungo la ripida scalata. Non era un alpinista né alpino, lui umile contadino di pianura sapeva usare vanga e zappa! Impiegò, infatti, più tempo del previsto per salire sul monte Fumaiolo. Faceva pochi passi e si fermava per riprendere fiato o per asciugarsi il sudore che gli grondava copioso su tutto il viso. Faceva caldo. Alla fine ci riuscì e fu bravo ad individuare il viottolo che lo portò alla sorgente tra rovi spinosi e fronde fitte. Ivi giunto, si chinò e riempì l’ampolla. Si avviò, quindi, sulla via del ritorno che gli parve più breve. Corse Rogo per la discesa. Corse per tutta la strada del ritorno. Corse anche in paese, ansioso di vedere la figliola Fiamma riacquistare la vitalità perduta. In un incrocio non si accorse di un carretto che cozzò la bisaccia rompendogli l’ampolla di vetro che si frantumò in mille pezzi. Disgraziato Rogo per aver previsto il rischio e non averlo saputo evitare! Sfortunata Fiamma perché in ogni caso non sarebbe stata salvata! Disperata Candela che, a causa della sua ignoranza, da quel dì non volle vedere più il marito. Fortunata la maga che sicuramente evitò un sicuro fiasco. Chi paga a questo mondo è sempre la povera gente e i furbi l'hanno sempre vinta.

Commenti
  • Fiorella Cappelli Inizialmente, il racconto, suscita curiosità, dovuta principalmente alla scelta dei nomi fantastici dei personaggi."Fiamma, figlia di Rogo e Candela" nel "Villaggio della gente che non c'è", ma la storia in seguito risulta distrattamente banale, un po' sfruttata, tanto che ne smorza l'atteso finale, che si percepisce prima. Si salva la chiusa, con la morale. Non me ne voglia l'Autore, ma se le critiche ci sono, è perché i racconti, fortunatamente, si leggono.... Con rispetto i miei saluti.

    02 dicembre 2012 alle ore 8:50


  • Francesco Giuliano La critica è bene accetta, magari ce ne fossero...non siamo abituati a criticare... si ha paura e non so di cosa... in effetti questo racconto l'ho presentato ad un concorso ed ero obbligato a 3000 battute... anche se l'atteso finale si percepisce penso che il contenuto sia una metafora dei nostri tempi... mi riferisco a noi Italiani che siamo portati ad affidarci ai ciarlatani, ... se c'è qualcuno, come c'è, che potrebbe scegliere un'altra via non lo può fare per la sua posizione indigente. Grazie e alla prossima. Se vuole può leggere gli altri racconti che si trovano nella mia pagina.

    02 dicembre 2012 alle ore 9:36


  • Fiorella Cappelli La ringrazio per la sua risposta. Leggerò senz'altro le altre sue opere di narrativa.

    02 dicembre 2012 alle ore 14:38


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