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in archivio dal 27 feb 2015

Friedrich Hölderlin

20 marzo 1770, Lauffen am Neckar - Germania
07 giugno 1843, Tubinga - Germania
Segni particolari: Ho vissuto gli ultimi trentasei anni della mia vita in stato di pazzia, senza smettere di scrivere. Nell'ultimo periodo firmavo le mie poesie con il nome di "Scardanelli" e le datavo con fantasia. 
Mi descrivo così: Sono stato uno dei maggiori poeti tedeschi. Mi sono laureato in teologia e i miei compagni di studio all'Università di Tubinga erano Hegel e Schelling.
Mi trovi anche su:

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  • 27 febbraio 2015 alle ore 12:37
    Diotima

    Vieni e placami questo Caos del tempo come allora,
    delizia della celeste Musa, gli elementi hai conciliato!
    Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,
    finché nel petto mortale ciò ch’è diviso si unisca,
    finché l’antica natura dell’uomo, la placida grande,
    fuor dal fermento del tempo, possente e serena si levi.
    Torna nei miseri cuori del popolo, bellezza vivente,
    torna all’ospite mensa, nei templi ritorna!
    Ché Diotima vive come i teneri bocci d’inverno,
    ricca del proprio spirito, pure ella cerca il sole.
    Ma il sole dello spirito, il mondo felice è perito
    e in glaciale notte s’azzuffano gli uragani.

     
  • 27 febbraio 2015 alle ore 12:33
    Al mattino

    Brilla di rugiada il prato; più vivace
    già corre la sorgente desta; il faggio
    inclina il capo incerto e tra le foglie
    mormora e brilla; e intorno a grigie nubi.

    Rosse fiamme si allungano, annunciando,
    senza rumore si levano in onde;
    come flutti alla riva, le cangianti,
    alte si levano, sempre più alte.

    Vieni ora, sali, e non troppo presto,
    giorno dorato, al vertice del cielo!
    Perché più aperto e confidente vola
    a te il mio occhio, beato! Fino a quando

    giovane nella tua bellezza guardi
    e troppo splendido e orgoglioso ancora
    per me non sei; sempre vorresti andare.
    Lo potessi io con te, viandante dio!

    Ma tu sorridi del lieto spavaldo,
    che vorrebbe eguagliarti; benedici
    invece il mio mortale agire e ancora
    benigno! Allieta il mio muto sentiero.

     
  • 27 febbraio 2015 alle ore 12:32
    La veduta

    Riluce il giorno aperto agli uomini d’immagini,
    quando traspare il verde dai più lontani piani,
    ed al tramonto inclini la luce della sera,
    bagliori delicati fan mite il nuovo giorno.
    Appare spesso un mondo chiuso ed annuvolato
    dubbioso interno all’uomo, il senso più crucciato,
    la splendida natura i giorni rasserena,
    sta la domanda oscura del dubbio più lontana.

     
  • 27 febbraio 2015 alle ore 12:32
    Alle Parche

    Un’estate donatemi, o possenti!
    E solo un autunno al mio canto maturo,
    poiché il cuore, saziato
    di dolce gioco, muoia persuaso.
    L’anima che non ebbe in vita il suo diritto
    divino non avrà pace neppure
    laggiù tra i morti. Ma se mi sarà dato
    ciò che mi è santo in cuore, la poesia,
    sii benvenuta, pace delle ombre!
    Anche se non mi seguirà la cetra
    sarò appagato. Avrò vissuto un giorno
    come gli Dei, più non chiederò.

     
  • 27 febbraio 2015 alle ore 12:31
    Il canto del destino

    Voi che lassù vi aggirate nella luce 
    sul soffice suolo, o beate divinità! 
    Rilucenti, divini aliti
    lievemente vi sfiorano, 
    come dita d'artista
    le sacre corde.
    Indifferenti al fato, come addormentati
    poppanti, respirano gli abitatori del cielo;
    castamente custodito
    in piccola gemma 
    fiorisce per sempre
    per loro lo spirito,
    e gli occhi, beati,
    guardano nel calmo
    eterno chiarore.