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in archivio dal 05 lug 2013

Gabriella Stigliano

Napoli - Italia
Mi descrivo così: M'incanta l'arte e anche l'arte delle parole che genera poesia, storie, visioni, emozioni e sensazioni. Esprimo a modo mio l'assurdo mondo che mi ritrovo dentro.

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  • Ieri alle 20:54
    Questo nostro mistero

    Farsi strada
    in un infinito,
    farsi storia
    in una voce
    che racconta l'amore
    a chi all'amore non ha creduto,
    farsi poesia
    quando un dolore
    che ti porti
    vuoi dimenticare,
    farsi preghiera
    in un giardino nascosto,
    dove ascolti il suono lontano
    delle campane
    nel vespro che cala
    fin sopra il mare.
    Le mani di un bambino
    che giocano
    si fanno creazione,
    forse, è tutto dentro un gioco
    inconsapevole,
    questo nostro mistero
    spirituale e terreno.

     
  • giovedì alle ore 19:31
    Ho ritrovato le stelle

    Ho ritrovato le stelle
    sotto il cuscino,
    me le avevano nascoste
    per non farmi più sognare,
    adesso, invece, so che
    qualche sogno
    si può ancora inseguire.
    Di notte il cielo si posa
    sulla mia pelle e sui miei pensieri,
    di notte chiedo alla luna
    di scrivere con la sua luce
    una fiaba da poter tramandare,
    per portare sulla terra
    un po' di magia
    e addormentarmi sapendo
    che le stelle non sono finite,
    ma sono lì in alto, lontane anni luce
    a fare riflesso dentro
    il nostro mondo interiore.
    Ho ritrovato le mie impronte segrete,
    disorientate sotto le antiche
    costellazioni,
    ho ritrovato nel mio sguardo
    la bambina che ero ieri.

     
  • mercoledì alle ore 18:54
    Una voce fuori campo

    Un momento nella storia,
    un principio, una memoria,
    voglio tornare a sfiorare
    i fiori e le foglie in quel luogo,
    dove guardavo
    con il mio primo sguardo il mondo,
    sentire la terra col suo profumo,
    sentire quell'aria che adesso
    mi manca da questa stanza,
    in cui non vedo nessuno.
    Da qui arriva nei sogni soltanto,
    una voce fuori campo,
    che mi dice di resistere
    per avere giorni migliori,
    mi dice di trasformare il dolore,
    renderlo come il ritratto di un clown
    in bianco e nero o variopinto,
    mi dice di racchiudere una verità
    dentro lo sguardo di un pupazzo finto.
    L'amore si trova dove il cuore
    ha liberato le sua ali
    e dove ha raccontato le sue pene.
    In tutto quello che si crea
    c'è una notte buia,
    in attesa del carro del sole.

     
  • martedì alle ore 19:37
    Troveremo un sole caldo

    Possiamo avere cieli limpidi
    nei nostri sguardi,
    dove aquiloni volano alti,
    dove tutto può diventare
    più libero e vero.
    Se stiamo insieme,
    quelle nuvole grigie e cupe
    si faranno lontane,
    perché noi possiamo anche
    amarci nella burrasca
    e nel temporale,
    passeremo nel vento
    che oltrepassa ogni orizzonte
    e ogni confine,
    troveremo un sole caldo
    dall'alba all'imbrunire,
    che guarderemo dalla casa
    senza tempo
    del nostro amore.

     
  • martedì alle ore 19:36
    LO SPAVENTAPASSERI

    Lo spaventapasseri non spaventava i passeri,
    anzi, a loro parlava del suo essere fatto
    di paglia e di fieno
    e narrava che nel suo passato
    era stato un uomo.
    Un pomeriggio lontano
    camminava da solo per i campi
    e si meravigliava di quanto fosse bello
    respirare quell'aria,
    nella natura si sentiva al suo posto
    e appena scese la sera,
    i suoi piedi più non si mossero.
    Si ritrovò fermo e ben saldo alla terra,
    il suo viso era di stoffa
    e i suoi vestiti erano fatti di tela di sacco,
    di bottoni e di toppe,
    sulla testa aveva un cappello ed il suo corpo
    era diventato di fieno e di legno.
    Si era trasformato in uno spaventapasseri
    e aveva perso la sua vita da essere umano,
    ma parlava ai passeri, agli alberi e al cielo
    e nel vento gli sembrava di danzare
    con tutto il Creato e con tutto il suo mistero,
    sotto la pioggia rideva e piangeva,
    lo spaventapasseri era la sua anima intera,
    che prima non riusciva a far cantare
    neanche sotto la luna.
    Adesso esisteva in modo diverso
    e voleva il sole e la neve addosso,
    voleva il candore, voleva la magia della notte,
    voleva le foglie dell'autunno e dell'estate,
    voleva il mondo contemplare.
    Lo spaventapasseri era colui che cercava
    un posto nel mondo per fermarsi e ricordare
    e liberare i suoi pensieri da ogni forma di prigione,
    voleva portare la pace nel suo campo d'amore.

     
  • lunedì alle ore 19:36
    Dopo il tuo sogno

    Trovai una risposta
    dopo il tuo sogno
    che mi raccontasti
    in un pomeriggio d'autunno,
    arrivai dove deriva la chiave
    per accedere ad ogni silenzio.
    Il tuo sogno narrava di seguire
    i propri passi motivati d'amore,
    anche controcorrente
    e anche se non dici niente,
    il tuo cammino compiuto
    parlerà da solo,
    agire può essere il modo
    più evidente di trovare
    una salvezza o una soluzione,
    agire può abbattere un muro
    dove rimbalzano parole.
    Nel tuo sogno
    trovai una nostalgia,
    che aspettava il suo ritorno a casa,
    trovai il coraggio che mi mancava.

     
  • lunedì alle ore 19:35
    Mentre d'incanto ti guardo

    Circoscrivo perimetri
    per includere amore,
    cerco spazi per difendermi
    tra le ombre della notte
    e le luci delle stelle,
    preparo valige per quel treno
    che aspetto
    e che quando passa
    alla mia fermata,
    non sempre si ferma,
    sogno di afferrare della vita l'essenza,
    ma la vita, forse, è tutta dentro
    una lacrima che cade dagli occhi,
    mentre si prega in una risata.
    Una piuma dal cielo
    mi ricorda degli angeli,
    una rosa mi ricorda la bellezza,
    l'amore e la passione dolorosa
    mostrata dalle sue spine,
    una barca mi ricorda una libertà
    da raggiungere,
    attraversando il misterioso mare
    e tu mi ricordi tutto questo,
    mentre d'incanto ti guardo
    e me ne resto in silenzio.

     
  • domenica alle ore 11:26
    LA CASA DI BOTTONI

    C'era una casa sulla montagna,
    era fatta di stoffa e legno di quercia
    e di bottoni,
    che ricoprivano quasi tutto,
    incorniciando i vetri di ogni finestra.
    Lì ci viveva un vecchio sarto,
    filava, cuciva e rattoppava,
    sopra ogni bottone scriveva un nome
    che metteva, poi, sui vestiti
    di chi più non ricordava,
    e così la memoria di colpo riaffiorava
    e si intesseva nella trama
    dei sogni di chi ancora amava.
    La casa di bottoni divenne una leggenda,
    ogni smemorato voleva incontrare
    il vecchio sarto,
    per essere guarito dalle piccole amnesie
    che il tempo procurava,
    ogni smemorato cercava i suoi bottoni
    sulle proprie giacche e sui propri pantaloni,
    loro cercavano e intanto la memoria
    pian piano ricompariva
    e nitida si faceva la loro storia.
    Il vecchio sarto con fili, bottoni e occhiali,
    riportava gioie a chi arrivava sulla montagna,
    per chiedere di sognare i propri ricordi
    ed amare rimanendo sempre gli stessi
    nei propri panni.

     

     
  • 21 gennaio alle ore 18:32
    Scrivo poesie da una soffitta immaginaria

    Scrivo poesie da una soffitta immaginaria,
    dove qui ho ricordi mai accaduti,
    dove ho guardato albe, lune e tramonti.
    In questa soffitta ho parlato d'amore,
    qui ho pianto al buio
    e ho visto un'illusione cadere.
    Di notte con le candele
    ho guardato ombre danzare,
    ho osservato il volo delle falene
    e ho sognato angeli, fate
    e fiabe da raccontare,
    giullari e cavalieri,
    re, draghi e regine,
    principi, incantesimi,
    maghi e streghe,
    orchi, elfi e gnomi con tesori
    da custodire.
    Ho fatto mille viaggi
    da questa soffitta immaginaria,
    ho scritto lettere e poemi
    e racconti surreali,
    ho confessato segreti e dolori,
    ho scavato nella mia anima
    per scoprire di avere pregi e difetti
    come tutti gli esseri umani
    e varcare la soglia della superficie,
    per comprendere la vita
    con i suoi misteri
    e dimenticare i miei passi sbagliati.

     

     
  • 20 gennaio alle ore 23:13
    Tutto ciò che dopo verrà

    Tutto ciò che dopo verrà,
    sarà un perdere la tinta
    del superfluo,
    perdere il pensiero
    dall'errore corroso
    e farlo rinascere
    nella giusta direzione,
    nella libera valle
    dove germoglia ancora
    in silenzio il bene
    e così trattenere l'essenziale,
    il senso vitale.
    Tutto ciò che dopo verrà,
    sarà spirituale,
    sarà sacro come il pane,
    come acqua nel deserto,
    come luce che schiarisce
    le ombre,
    sarà una visione profetizzata
    dal tuo cuore,
    in una notte di mistero.

     
  • 20 gennaio alle ore 23:11
    Rime vive

    Rime lette alla luce di candele,
    rime spezzate da lacrime
    improvvise,
    rime baciate da un suono
    lontano di campane,
    rime alternate dai tuoni
    di un temporale,
    che è rimasto nel cuore,
    rime di memorie
    che cercano una voce,
    rime sotto il cuscino
    per sognare di volare,
    rime davanti allo specchio
    che si truccano,
    per coprire quel dolore
    che non deve farsi vedere,
    rime sopra una giostra ferma
    che aspetta il suo giro.

     
  • 20 gennaio alle ore 23:09
    Sognatori in ascolto

    Un dedalo di pensieri
    si erge nella mente
    di ogni uomo,
    le dimore hanno crepe
    che la notte nasconde
    e il sole quando nasce,
    entra dalle feritoie.
    Un angelo che suona
    porta musiche dal cielo
    sopra i mari, i campi
    e le montagne,
    sopra i tetti delle case,
    che hanno sotto le stelle
    sognatori in ascolto
    di qualcosa di sacro,
    quell'angelo come l'amore
    dimostra che esiste
    un paradiso.

     
  • 20 gennaio alle ore 23:06
    Un lago dentro la mente

    Abbiamo un lago dentro la mente,
    dove si versano tante emozioni,
    tanti sogni ambiti e segreti,
    tante antiche catene spezzate,
    per nuotare liberi verso rive lontane.
    Cerchiamo risposte nelle acque profonde di quel lago,
    unioni, alleanze e legami,
    spirito e corpo, idee e immaginazione,
    cerchiamo il calice della salvezza,
    la nostra imperfezione, la nostra essenza.
    Forse, troviamo anche una sfida contro noi stessi,
    una competizione con il nostro doppio,
    il nostro rivale opposto,
    forse, in quel lago mentale troviamo la forza vitale,
    l'amore, l'eros e il bene universale.
    SI susseguono significati vari su ogni aspetto del mondo,
    molte porte chiuse e finestre aperte,
    personaggi mascherati e marionette in teatrali feste,
    sguardi sacri e profani,
    giochi enigmatici e specchi ribaltati,
    indovinelli e alterazioni,
    parole che formano storie di vita e magia,
    silenzi che provengono da un fondale misterioso,
    dove ci immergiamo con coraggio e paura,
    dove ci sono rinunce, mancanze, perdite,
    sconfitte, guerre, gelosie e gioie nascoste,
    obblighi e doveri, rituali, desideri e candidi pensieri,
    atti inconsapevoli, fughe e presenze,
    fantasmi e strade sbagliate,
    sorprese e attese, possibilità, libertà
    e scale sommerse da salire, per far emergere
    quella luce dal buio,
    che ci fa persistere e tendere al cielo.

     

     
  • 19 gennaio alle ore 7:31
    Forse, è stato un poeta

    Forse, è stato un poeta
    colui che ha fatto piovere quel giorno,
    quando capii di aver perduto
    la magia di un sogno,
    una pioggia sottile,
    un momento di triste rivelazione,
    in cui il dolore si allargò nel cuore,
    un cielo grigio che coprì
    qualcosa in cui viveva l'amore.
    Forse, è stato un poeta
    a guardare con i suoi occhi
    il mio camminare a passi dolenti
    sulla scacchiera degli anni,
    il mio scrivere fuori dai margini,
    il mio raccontare l'anima
    dentro ingordi silenzi.
    Forse, è stato un poeta
    a trovare per me la rima,
    che combaciasse con la mia vita
    e da lì cercare di oltrepassare
    una guerra interiore
    e provare a ricominciare.

     
  • 18 gennaio alle ore 22:17
    Basta con il sempre assecondare

    E il cielo e la terra
    e la pace e la guerra
    vanno avanti con la propria natura.
    Sole alto e nuvole basse,
    l'orizzonte si allontana
    se si guarda con gli occhi smarriti
    che cercano amore
    e con la voce
    in un silenzio ascendente
    che vorrebbe gridare:
    “Basta odio. Basta dolore.
    Basta con questa farsa
    velata nei giorni,
    tensione accumulata negli anni.
    Basta con le radici
    che formano nodi soffocanti di idee
    che non portano a niente,
    idee dentro quattro mura,
    idee senza conoscere
    la realtà delle esperienze,
    idee sbagliate
    che rinnegano l'armonia
    e diventano sterili
    sembianze di egoismo,
    idee scolorite di vero altruismo.
    Basta col continuare a stare
    in un luogo dove marcisce il cuore.
    Basta con il sempre assecondare.

     

     
  • 17 gennaio alle ore 18:52
    Sul terrazzo del mondo

    Ho cercato il mio invito
    sul terrazzo del mondo,
    dove molti festeggiano
    il loro essere in alto a cantare
    e a guardare il cielo
    dalla parte migliore.
    Il mio invito, forse,
    l'ho lasciato nella tasca
    di una giacca che non più messo,
    sarà nell'armadio o sotto le carte
    di un vecchio cassetto.
    Ricordo a stento di averlo ricevuto,
    ricordo che quell'invito
    l'ho sempre sottovalutato.
    Vorrei salire su quel privilegiato
    terrazzo, quando soltanto
    qualcuno è rimasto
    e scegliere la mia canzone
    da cantare,
    con tutte le lacrime
    e con tutto l'amore
    e con il vino brindare
    a tutte le scale intraprese,
    che portano alla propria magia,
    vista da quel terrazzo
    tra l'inverno e l'estate.

     
  • 17 gennaio alle ore 11:17
    IL POSTINO SULLA LUNA

    Il postino era partito per un viaggio lunare,
    doveva far recapitare lettere e documenti
    a chi aveva perso la propria identità
    fra i troppi sogni.
    La luna era un posto lontano
    e con ombre di mistero,
    tutti lì si rifugiavano
    e la magia era parte dello sguardo
    di chi calpestava quel suolo.
    Il postino cercava di portare
    un po' di ordine a chi sognava ad occhi aperti,
    sulla luna c'erano anche perduti amanti.
    Il postino fluttuava tra tanti sognatori,
    ogni incanto combaciava con i pensieri
    di chi aveva dimenticato il proprio nome.
    S'inventavano sentieri segreti
    per incamminarsi sempre più in là,
    verso la metà oscura della luna,
    dove si perdevano i passi
    e si alleggeriva il cuore.
    Il postino si arrese
    a questo modo strano di ricominciare
    e di allontanare il dolore,
    divenne colui che spediva dalla luna
    lettere notturne, a chi sulla terra
    non riusciva più a sognare,
    perché nella vita qualcuno
    deve ricordare,
    che siamo anche predisposti
    ad un coraggioso e assurdo viaggio lunare.

     

     
  • 15 gennaio alle ore 12:44
    Il cielo mi ha chiesto

    Il cielo stavolta mi ha chiesto
    di conservare le ali
    per un altro domani,
    devo andare nel presente
    con i passi dentro
    calchi di gesso,
    con le mani
    che hanno speranze
    e memorie di carezze.
    Il cielo mi ha chiesto
    di lasciare nel vento
    quel sogno che ho sempre
    disegnato,
    forse, lo vedrai
    dalla tua finestra sull'infinito,
    devo andare a cercare
    il bene supremo fra le ombre
    e mietere il grano
    dei tuoi campi,
    per ricavare luce.

     
  • 14 gennaio alle ore 22:54
    In un giorno d'autunno

    Vorrei parlare attraverso
    la voce del vento
    e giungere a te
    in un giorno d'autunno,
    quando le foglie vanno più in là,
    verso qualcosa
    che si posa leggero
    tra le nostalgie e quei sogni
    che si fa fatica
    a portare nelle tasche.
    Vorrei che una brezza
    ti facesse arrivare
    le mie parole,
    quelle che parlano da sole,
    quelle d'amore,
    quelle parole che mi innalzano
    e rischiano di farmi precipitare,
    quelle che cercano un altare
    per non avere fine.

     
  • 13 gennaio alle ore 18:55
    Ho allestito la scena del mio muto dolore

    Ho allestito la scena
    del mio muto dolore,
    sta per aprirsi il sipario
    del mio fatiscente teatro,
    con un solo spettatore.
    Lo spettacolo ha inizio,
    tante maschere
    prendono vita sul mio volto
    e come un carnevale
    ridono, scherzano
    e inscenano l'assurdo
    per ribaltare il reale,
    l'amore ha le sue lacrime
    che in segreto fanno male,
    le copro e le tingo di dorato
    come se fossero stelle,
    l'amore ha la sua luce
    che può illuminare o perdersi
    nella notte.
    Sul palco la vita parla
    attraverso la finzione,
    ma racconta verità,
    aprendo i sigilli del cuore,
    le vecchie ferite
    si truccano di gioie,
    sta a noi guarirle,
    dopo averle trovate
    sotto strati di cerone.

     
  • 12 gennaio alle ore 19:30
    Il sacro della tua poesia

    Circondami dell'avorio
    delle tue albe,
    fammi entrare nelle brume
    malinconiche dei tuoi giorni,
    coprimi con i tuoi solitari tramonti
    e la notte fammi vivere
    nel racconto dei tuoi sogni.
    Io voglio incontrare
    tutti i momenti
    che la tua anima sa attraversare,
    voglio guardare dai tuoi occhi
    il bene nascosto,
    il senso profondo
    che a te mi unisce,
    il sacro della tua poesia
    che mi incanta e ferisce.

     
  • 11 gennaio alle ore 18:52
    Il Paese del Ricordo

    C'era il vento e c'era il mare,
    c'era una nave che tornava
    da terre antiche e lontane.
    Approdata nel porto
    del Paese del Ricordo,
    la nave portava diverse memorie
    agli abitanti del posto.
    Tutti accumulavano sempre di più
    il passato degli individui
    e dei luoghi del mondo
    ed il presente veniva sottovalutato,
    le vite erano storie
    ripetute e raccontate,
    nessuno voleva andare avanti
    per vivere emozioni nuove,
    c'era il timore ossessivo
    di cadere nell'errore.
    Un giorno un pastore
    lasciò il suo gregge
    e la sua contemplazione,
    voleva essere lui l'artefice
    di un adesso verso un altrove
    e nel Paese del Ricordo
    tornò dopo anni,
    per portare il suo amore
    vissuto anche negli sbagli,
    fra i sentieri indelebili dei ricordi.

     
  • 10 gennaio alle ore 18:43
    L'UOMO DALLE MILLE CRAVATTE

    Era l'uomo dalle mille cravatte,
    aveva camicie e tante giacche,
    una cravatta per ogni occasione,
    ogni cravatta era come uno sguardo
    che proveniva dal cuore.
    In un giorno cambiava due cravatte,
    per il sole e per la luna,
    per capire i due lati
    della stessa medaglia,
    lui aveva sogni intessuti
    nei suoi vestiti,
    di sera fluttuavano con le ombre
    dei suoi vecchi giochi.
    L'uomo dalle mille cravatte
    le regalava a chi aveva perso
    il coraggio di sognare,
    le sue cravatte riuscivano anche
    a nascondere il dolore.
    Lasciò al mondo
    l'amore per ogni sogno,
    ricordandoci che l'onirico
    non è uno sbaglio.

     
  • 09 gennaio alle ore 18:25
    Guardo il tuo andare incontro alla vita

    Trovare il coraggio
    di guardarti negli occhi,
    trovare il coraggio di non evitarti.
    Guardo il tuo andare
    incontro alla vita,
    ti ammiro per quei sogni
    che hai fatto brillare
    dentro una vecchia ferita,
    come un eroe che separa
    il bene dal male,
    che riformula gli elementi
    e li combina col sapere divino,
    senza neanche volere
    e perpetuare un limpido pensiero
    da una stanza verso un infinito,
    da una poesia dispersa nella mente
    ad una scrittura impressa
    come quella sulle tavole della legge,
    una legge interiore
    che segue tutti i passi del tuo
    silenzioso amore.

     
  • 07 gennaio alle ore 23:19
    Il sole è più ad ovest

    Il sole è più ad ovest
    se mi guardi negli occhi,
    sta da anni tramontando
    sopra le colline,
    dove sono cadute frastagliate
    le mie nostalgiche memorie,
    dove ho lasciato al caldo le mie ali
    e le mie lunghe preghiere.
    Lì tutto diventa inerme,
    lì il dolore racconta l'amore
    che si trova fra le sue ombre.
    Il sole è più ad ovest
    si mi guardi più a fondo,
    è rimasto sospeso
    perché ti ho perso una notte
    e la luna con la sua magia
    e le altre stelle
    non riuscivo più
    senza lacrime a guardare.