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Autore

Gabriella Stigliano

in archivio dal 05 lug 2013

Napoli - Italia

mi descrivo così:
M'incanta l'arte e anche l'arte delle parole che genera poesia, storie, visioni, emozioni e sensazioni. Esprimo a modo mio l'assurdo mondo che mi ritrovo dentro.

13 novembre alle ore 22:40

Il poeta a teatro

“Signore e signori, tra poco andrà in scena
il poeta che recita rime,
vi dirà del cielo e delle stelle, quelle che cadono per ogni desiderio
e quelle che disegnano il volto dell'amore
nel cielo di ogni amante, che ha tramonti nascosti nel cuore sulla casa degli inverni”.
Sul palco del teatro salì il poeta con la sua sciarpa e la sua poetica vena.
Non riusciva a guardare il pubblico e s'incurvava appena sulla schiena.
L'imbarazzo, il tremore ed il viso quasi paonazzo aveva
e la voce era debole ed il poeta voleva solo andarsene.
Poi, iniziò col suo demone a lottare,
iniziò profondamente a respirare.
Le parole scorrevano un po' alla volta,
il tono della sua voce cambiò e divenne più forte,
limpido e sincero, senza cera, senza trucco,
ma con un mistero che dalla sua anima proveniva,
un'anima che portava dentro qualche crepa.
Lune alla finestra raccontava,attese d'amore con sospiri declamava,
lettere romantiche e magnetici sguardi,
folli gelosie e delicati abbracci e baci e sussurri,
il poeta recitava ad alta voce per la prima volta i suoi versi.
Nel teatro ci fu silenzio. Era lui il poeta che scriveva,
quando si destava dalla magia di un sogno?
Chi è il poeta quando l'incantesimo si spezza?
Chi è quest'uomo che resta nel silenzio, con la memoria
in una visione e con la realtà che scioglie la sua immaginazione?
Il poeta, forse, è colui che vive una innocente finzione,
portando qualche verità fugace corrosa dal dolore.

 

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