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Poesie di Gabriella Stigliano

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  • 15 novembre alle ore 14:02
    Sulla terra d'argento

    Sulla terra d'argento
    ho ritrovato la mia strada,
    con l'antica luna incantata.
    L'avevo smarrita,
    l'avevo maledetta,
    non avevo capito
    quanti sogni ancora
    potevo accarezzare
    e conservare nei miei passi.
    Nella terra d'argento
    ho seminato parole
    per, poi, raccoglierle
    mature d'amore e intrecciarle
    con l'argento delle mie lacrime,
    che un giorno ti vorrei confessare.

  • 14 novembre alle ore 16:56
    Il pupazzo di neve

    Un pupazzo di neve voleva
    stare tranquillo al sole,
    ma il suo desiderio era un rischio,
    poteva sciogliersi con il calore del supremo astro.
    Decise di travestirsi da spaventapasseri
    e di esporsi nei vasti campi.
    Il sole addosso sentiva,
    provava una gioia infinita per quel tepore,
    mentre la neve di cui era fatto
    lentamente si scioglieva.
    Piano piano si alleggeriva,
    il pupazzo di neve nella sua libertà scompariva.
    Nel campo sorse una piccola fonte
    e lì i passerotti bevevano
    ed il loro canto era sempre più limpido e forte.
    In ogni goccia di quell'acqua
    c'era un sorso di felicità,
    quella che il pupazzo di neve
    per un po' aveva vissuto
    ed ogni creatura che a quella fonte si dissetava,
    ricordava una vaga felicità,
    che nel sole dell'inverno innevato,
    si risvegliava.

  • 14 novembre alle ore 12:02
    Un cielo tra i cieli

    Il cielo degli angeli emanati da Dio
    è lo stesso cielo degli angeli ribelli,
    caduti e dal Paradiso dimenticati.
    Poi, esiste il cielo degli eroi,
    quegli uomini invincibili protetti dagli dei;
    il loro cielo è un cielo spaventoso,
    ma il vero eroe è impavido
    e lo attraversa con il coraggio e con tutta la sua forza,
    combatte e difende la giustizia.
    Nel cielo delle favole si incontrano nuvole e uccelli parlanti,
    si creano magiche piogge e incantesimi
    e confina con il cielo degli uomini,
    che è, invece, un cielo lontano,
    un luogo dove posare lo sguardo
    e portare un desiderio.
    Quel cielo è come la vita,
    può essere azzurro e pieno di sole
    o essere blu profondo come una notte misteriosa
    o grigio di tempesta, con tuoni e lampi e il soffio dei venti,
    che sembrano parlare di presagi divini.
    Il cielo può contenere malinconie, ricordi e tenerezze,
    il cielo degli uomini può trovarsi
    anche dentro una brezza sulla pelle,
    il cielo può espandersi nel bene
    per chi si porta nel cuore
    e se guardi in alto, puoi sognare di volare,
    proprio come nell'amore.
    Ogni uomo ha il suo cielo interiore,
    un cielo tra i cieli da custodire.

  • 13 novembre alle ore 22:40
    Il poeta a teatro

    “Signore e signori, tra poco andrà in scena
    il poeta che recita rime,
    vi dirà del cielo e delle stelle, quelle che cadono per ogni desiderio
    e quelle che disegnano il volto dell'amore
    nel cielo di ogni amante, che ha tramonti nascosti nel cuore sulla casa degli inverni”.
    Sul palco del teatro salì il poeta con la sua sciarpa e la sua poetica vena.
    Non riusciva a guardare il pubblico e s'incurvava appena sulla schiena.
    L'imbarazzo, il tremore ed il viso quasi paonazzo aveva
    e la voce era debole ed il poeta voleva solo andarsene.
    Poi, iniziò col suo demone a lottare,
    iniziò profondamente a respirare.
    Le parole scorrevano un po' alla volta,
    il tono della sua voce cambiò e divenne più forte,
    limpido e sincero, senza cera, senza trucco,
    ma con un mistero che dalla sua anima proveniva,
    un'anima che portava dentro qualche crepa.
    Lune alla finestra raccontava,attese d'amore con sospiri declamava,
    lettere romantiche e magnetici sguardi,
    folli gelosie e delicati abbracci e baci e sussurri,
    il poeta recitava ad alta voce per la prima volta i suoi versi.
    Nel teatro ci fu silenzio. Era lui il poeta che scriveva,
    quando si destava dalla magia di un sogno?
    Chi è il poeta quando l'incantesimo si spezza?
    Chi è quest'uomo che resta nel silenzio, con la memoria
    in una visione e con la realtà che scioglie la sua immaginazione?
    Il poeta, forse, è colui che vive una innocente finzione,
    portando qualche verità fugace corrosa dal dolore.

     

  • 13 novembre alle ore 16:01
    Don Chisciotte

    Era un nobile, era un uomo assai colto,
    leggeva sopratutto romanzi cavallereschi,
    era tutto il giorno immerso nei suoi libri.
    Amava la gentilezza,
    sognava di combattere per difendere l'amore,
    sognava ed era questo il fuoco del suo male,
    perché per il troppo fantasticare
    confuse la vita onirica con la vita reale
    e un giorno si fece un'armatura
    con un piatto al posto dell'elmo
    ed il suo ronzino prese come destriero.
    Era convinto di essere un cavaliere
    e di combattere con dei giganti,
    ma erano solo mulini a vento.
    Amava la sognata Dulcinea
    di un amor cortese,
    era disposto a tutto per lei
    e iniziò ad errare fra mille imprese.
    Il suo fedele Sancio Panza lo assecondava,
    poi, guardando meglio con gli occhi di Don Chisciotte,
    vedeva la realtà più vera di quella precedente.
    Tutto assumeva più di un colore,
    il velo si era tolto davanti al griglio dello sguardo
    dell'uomo comune.
    La realtà è più viva se una dose di follia
    si saprà cavalcare, come il buon Don Chisciotte,
    che la sua vita piatta in una innocente avventura
    ha saputo trasformare.

  • 11 novembre alle ore 19:01
    Nella valle del tempo maestro

    Sono entrata nel bosco,
    sono entrata sapendo
    del buio della notte,
    sono entrata e del lupo
    ho visto le impronte.
    Avevo paura,
    avevo le gambe che tremavano
    con il passo di pietra,
    ma dovevo resistere
    e continuare a procedere
    in quel cammino sinistro,
    che mi avrebbe portato
    nella valle del tempo maestro,
    perché lì dalle radici di uno sbaglio,
    crescono alberi con foglie bianche
    come l'avorio
    ed ogni frutto contiene il perdono.

  • 10 novembre alle ore 23:48
    Giordano il solitario

    Giordano il solitario chiedeva a tutti
    dove fosse finito il cielo,
    chiedeva a chiunque perché
    sopra le case e sull'orizzonte fosse tutto nero,
    chiedeva per avere una risposta,
    chiedeva e si disperava con le mani sulla testa.
    Nessun altro vedeva il nero di cui Giordano parlava,
    ma solo qualche nuvola grigia, che nel cielo incombeva.
    Era da anni che non usciva per strada,
    si era nascosto per troppo tempo
    e non riconosceva più il cielo,
    nemmeno quando era scuro e pieno di pioggia.
    Giordano il solitario era rimasto
    chiuso tra le sue stanze, da solo con i suoi pensieri,
    che si alternavano tra ricordi e viaggi interiori,
    tra sogni in bilico su stelle che cadevano
    e che lui conservava in un angolo.
    Un giorno nel seguire la luce di un lampo
    intravisto dalla sua finestra, si ritrovò per strada,
    senza più trovare il cielo
    e chiedeva a tutti dove fosse finito.
    Il cielo era sempre al suo posto, ma Giordano
    non riusciva più a vederlo, poi, qualcuno
    gli disse:”Il cielo non è un ricordo,
    è sempre lì in alto e puoi guardarlo,
    anche se è lontano e puoi sempre riempirlo,
    si estenderà nel tuo sguardo fra una lacrima ed un sogno”.
    Giordano il solitario con gli occhi lucidi
    tornò ad uscire, ogni giorno sotto l'azzurro.

  • 09 novembre alle ore 19:38
    Il vecchio ricercatore

    Giornate tra gli scaffali,
    il vecchio ricercatore consultava libri e libri
    con due paia di occhiali, cercava la verità
    tra tutte le materie e gli argomenti,
    voleva sapere l'origine
    dell'equilibrio fra gli elementi
    e il motivo esistenziale
    che riguarda la natura di ogni uomo.
    Aveva timore che non avesse tempo,
    aveva un orologio in ogni angolo
    della sua casa,
    la sua ricerca non si fermava.
    Una sera nel silenzio trovò
    qualcosa su un vecchio taccuino,
    c'era scritto “Torna presto
    e se c'è il vento, chiudi gli occhi,
    torna e avrai nella mente impressa
    una verità, quella che si apprende
    dall'innocente età”.
    Il vecchio ricercatore sorrise
    nel leggere queste parole,
    era una sua vecchia poesia mai completata,
    un'acerba poesia dimenticata.
    Fermò tutti gli orologi e chiuse gli occhi,
    un vento leggero gli sembrò posarsi
    sulla pelle e tornò a quei giorni da ragazzo,
    in cui davanti ad un falò
    era del mare in ascolto e sotto le stelle,
    sempre di più si innamorava
    del mistero del mondo che gli parlava.

  • 09 novembre alle ore 19:36
    Ero io

    Ero io quella che
    una mattina d'estate
    rubò il carro del sole ad Apollo,
    per trovare un pretesto
    e guardarti dormire dalla finestra.
    Ero io quella che tornava nei posti
    dove con te sono stata,
    per ricordare ancora
    come era fatto il mondo
    quando mi eri accanto
    o dove si raccontava il cielo,
    quando quasi diventava
    solo il tuo sfondo.
    Ero io quella con la valigia,
    quando compresi di dover
    andare lontano,
    ero io quella che rimase
    sotto la pioggia
    innamorata.

  • 08 novembre alle ore 7:48
    IL MERLO E LA NOTTE

    Il merlo sopra il tetto portava sulle sue piume
    il nero della notte e gli chiesi:”Tu, merlo
    che voli basso, perché porti la notte addosso?”
    Il merlo rispose:”Un tempo ero bianco
    come la neve, poi, iniziai a rifugiarmi nei camini
    e prima che spunti l'alba vado in giro
    e volo sul confine fra il regno dei morti
    e i sogni dei vivi,
    in entrambi i casi la notte è essenza
    e primario elemento,
    nella notte si è liberi di portare messaggi
    fra i due mondi.
    Il nero della notte ricopre l'antico mistero
    ed io della notte sono il favorito messaggero
    e con il mio canto mattutino,
    restituisco un buon risveglio a chi ha sognato
    ed il mio è un volo per ricordare che esiste
    un legame che viene ignorato.”
    Allora, io sorpresa al merlo risposi:” Grazie
    per la rivelazione, da adesso in poi
    della notte ascolterò ogni magico messaggio
    che mi verrà portato e seguirò con lo sguardo
    il tuo volare, fino a quelle montagne blu
    dove nasce il primo sole”.

  • 07 novembre alle ore 17:52
    E' stato come trovare il mare

    E' stato come trovare il mare
    dopo aver servito la notte
    nel mio deserto,
    dopo averla attraversata,
    amata, odiata, ascoltata
    e contemplata,
    dopo aver perduto stelle
    sulla mia strada.
    E' stato come trovare il mare,
    quando le onde si muovono leggere,
    quando il mormorio si fa voce
    e si possono udire parole sagge,
    parole dolci, parole e nomi
    di tutti gli amanti
    che hanno tremato di amori folli.
    E' stato come trovare il mare
    dopo un lungo vagabondare
    senza più trovare un senso
    al mio respiro,
    poi, dietro case abbandonate nel vento
    dove un tempo cercavo il silenzio,
    ho trovato te,
    che mi rivolgesti lo sguardo,
    l'anima, il tuo incanto.

  • 07 novembre alle ore 14:23
    Ogni giorno il cielo

    Il cielo sotto l'arco
    da dove guardo il mondo,
    mi parla di nascosto,
    mi dice che ogni giorno
    deve ridipingere il suo azzurro,
    perché con le sue tempeste
    smarrisce l'origine della sua grazia,
    di tutti quei colori e quelle sfumature
    che compongono un cielo d'amore.
    Ogni giorno il cielo si posa
    nello sguardo di chi sa
    il bene rinnovare.

  • 05 novembre alle ore 21:25
    Il sole ad ovest

    Quando scende il sole ad ovest
    i miei occhi guardano
    una malinconia,
    che piano finisce dietro
    case lontane,
    le case in ombra
    delle mie prime estati,
    passate a camminare
    col mio cane a trovare
    scorciatoie segrete.
    Era un tempo più leggero
    e ricordo tutti i tramonti
    sugli alberi della vicina campagna,
    era un respiro profondo
    su un po' di infinito
    e dalla terra ho compreso
    la bellezza, il silenzio, il divenire.
    Il sole ad ovest è memoria dolce
    che scende all'orizzonte.

  • 03 novembre alle ore 23:19
    Fisionomia dei miei pensieri

    La sera che scende
    si estende sulla fisionomia
    dei miei pensieri,
    sembrano paesaggi
    misteriosi che percorro
    nelle ombre e nelle luci del giorno.
    Ci sono pianure, alberi e colline,
    campi di grano e un azzurro fiume
    che scorre verso un lontano mare,
    ci sono case diroccate,
    case accese e case spente,
    ci sono strade di campagna
    bagnate anche dalla pioggia,
    ci sono sentieri e giardini segreti,
    ci sono stelle cadute e stelle cadenti,
    c'è il riposo, la memoria
    e la malinconia,
    c'è un treno antico
    che ogni tanto passa
    e sotto un arco fugge via,
    c'è un silenzio che precede
    un canto d'amore,
    c'è un angelo che dorme
    sopra il fieno e le foglie
    e al suo risveglio mi parlerà
    del cielo col vento tra le ali.

  • 03 novembre alle ore 18:28
    L'uomo delle selve

    C'era una volta un uomo
    che viveva su una montagna,
    sembrava che aspettasse
    qualcosa o qualcuno
    e, certe volte, aveva negli occhi
    la tempesta,
    conosceva i segreti dei boschi
    e quando camminava sembrava
    che avesse una scia di ombre
    di fate e di elfi.
    Il suo nome lo aveva dimenticato,
    ormai, era l'uomo delle selve
    che parlava agli alberi e ai cervi,
    disegnava sulle pietre
    e dormiva sulle foglie.
    Da una radice, un giorno
    trovò una luce,
    era una vecchia stella
    che aveva perso
    prima di arrivare sulla montagna.
    Sulla stella c'erano impressi due nomi
    e d'improvviso l'uomo
    ricordò come si chiamava
    e quanto amore avesse smarrito,
    per una solitudine millenaria.

  • 02 novembre alle ore 22:58
    E guardo fuori

    Io non so quanto amore
    può sostenere il mio cuore,
    che mi sposta lo sguardo
    sui tuoi occhi lucidi di lacrime
    appena versate,
    candide,
    amare,
    lasciate sul viso
    libere di parlare.
    Io non so quanta solitudine
    vivo nelle mie giornate,
    mentre il pensiero di te
    mi porta un pomeriggio
    a respirare un “sempre”
    fra le case, gli alberi
    e l'infinito.
    E, poi,la sera
    accendo una candela
    e guardo fuori,
    inizio a scriverti poesie
    come se fossero baci
    davanti alla finestra.

     

  • 02 novembre alle ore 22:54
    Sopra prati verdi e arancioni

    Occhi scuri di canti notturni,
    mani nel vento,
    passi coraggiosi su strade
    di cemento,
    il tuo cammino scorre
    sotto l'astro incantato
    che ti era stato dal tuo cielo
    rubato.
    Fermati e guarda
    la fiamma dei tuoi sogni
    che copre gli affanni,
    le lacrime
    e tutte le voci che dicevano
    menzogne,
    avevi perso il riflesso migliore
    del mondo,
    adesso avrai un altro tempo,
    dove porterai l'infinito
    dei tuoi pensieri
    sopra prati verdi e arancioni
    col profumo dei melograni.

  • 30 ottobre alle ore 23:30
    La nostalgia della prima luna

    La nostalgia della prima luna
    con gli occhi innamorati,
    i temporali visti
    da sotto i porticati,
    i mandorli in fiore,
    il fiore sbucato da una crepa
    nel cemento,
    l'amore,
    la dolcezza
    e il suo silenzio,
    il dolore,
    le voci lontane,
    il freddo,
    la poesia accennata
    da uno sguardo,
    il colore dell'inverno.
    Oggi la gioia fatica a nascere
    dentro le mie parole,
    oggi l'ignoto sembra
    un cielo cupo,
    domani chiederò al mio cuore
    di ricucirsi addosso
    quel vecchio paio d'ali.

     

  • 28 ottobre alle ore 17:37
    Quando adesso il tuo amore mi parla

    Ho cercato la gioia
    dentro posti sbagliati,
    l'ho cercata dentro sogni decaduti.
    Ho cercato me stessa
    dentro tutti i miei sguardi arrabbiati,
    ma trovavo solo piccoli pezzi
    della mia anima,
    divenuta schiava di elementi
    male combinati,
    che portavano cenere e lacrime
    nei miei occhi,
    rivolti sui giardini del tempo avvenuto
    e del tempo non ancora arrivato.
    Cerco ancora la gioia?
    Cerco ancora me stessa?
    Trovo gioia dentro me stessa,
    quando adesso il tuo amore
    mi parla.

     

  • 27 ottobre alle ore 19:06
    Visioni d'ottobre

    La Gerusalemme Celeste
    distante da quella liberata,
    il poema del Tasso,
    il tasso dentro la sua tana,
    la tana del Bianconiglio,
    Alice nel Paese che si meraviglia,
    la teiera del Cappellaio Matto,
    il patto d'amore che vale, forse,
    anche nella morte,
    l'amore che è tutto un mistero,
    gli amanti che si amano
    e si nascondono dal cielo,
    il cielo è troppo alto,
    per sentire da una terra
    di rinuncia
    la voce del perdono.

     

  • 26 ottobre alle ore 21:39
    Avevo messo da parte il cielo

    Avevo messo da parte il cielo,
    con i suoi sogni che cercano stelle
    ed esistere nel mistero della notte.
    Avevo messo da parte il cielo,
    per avere l'argilla tra le mani
    e modellare giorni
    quasi tutti uguali,
    che a fatica mi portavano lontano,
    erano giorni in cui
    il sole che vedevo era eclissato
    e la luna era in un angolo dimenticato.
    Chiedevo un passo avanti
    per proseguire sul terreno vivo,
    che copre memorie e radici di alberi,
    alberi che nel vento
    scrivono segreti al cielo,
    quel cielo che avevo messo da parte
    sotto le palpebre stanche.

     

  • 25 ottobre alle ore 19:51
    Sei un racconto d'inverno

    Sei un racconto d'inverno
    che mi ha parlato,
    quando tutto intorno era muto,
    quando le mie orme
    mi sembravano la traccia
    di quella solitudine,
    che piano deforma le giornate.
    Sei un racconto d'inverno
    che ho bisogno di leggere
    prima di dormire,
    mentre la pioggia cade sui tetti
    e la voce del vento
    richiama l'antico patto
    tra la terra ed il cielo
    e se arriverà le neve,
    ricoprirà le mie ferite.

  • 24 ottobre alle ore 20:47
    Tra le righe

    Tra le righe
    possono esistere sentieri
    tracciati da profondità nascoste,
    i passi possono perdersi
    e trovarsi sotto la luce
    di nuovi astri.
    Tra le righe
    l'anima può allearsi
    al pensiero degli altri
    e le catene della solitudine
    possono spezzarsi.
    Nascono magiche notti
    dall'avorio delle albe,
    nascono albe infuocate
    dai segreti della notte.

  • 24 ottobre alle ore 17:53
    Mentre continua a piovere

    Assisto in silenzio alla pioggia
    nella campagna accanto
    alla mia casa,
    c'è il lampo che si accende
    e il tuono che fa tremare il cielo,
    c'è la mia inquietudine
    e la mia voglia di rifugio,
    immagino di stringerti
    nella luce grigia
    e vivere nel fruscio del vento
    che preme sulle finestre,
    vorrei un violino e un pianoforte
    ascoltare con te,
    mentre continua a piovere
    sugli alberi all'orizzonte.

  • 23 ottobre alle ore 11:01
    Le mani

    Le mani che portarono il sacro
    nelle pietre dei templi e delle chiese,
    le mani che hanno sempre parlato
    di dolori accesi dentro pugni chiusi
    o che accarezzano con la dolcezza
    che vive nel cuore,
    le mani a disagio davanti al primo amore.
    Infiniti i gesti delle mani,
    che nell'ira e nell'agitazione
    possono strappare, ferire, lanciare,
    infinite le mani che possono curare,
    stringere, levigare.
    Le mani in preghiera
    piene di sofferenza e speranza,
    le mani che accolgono lacrime di tristezza.
    Ogni momento la le sue mani
    che fanno silenzio
    o che parlano a bassa voce in movimento,
    quelle che urlano e si difendono.
    Ogni giorno vorrei le tue mani,
    per sentire che esisti
    non soltanto nei sogni.