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Poesie di Gabriella Stigliano

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  • 22 marzo alle ore 18:47
    L'occhio della luna

    L'occhio della luna
    mi introduce al sogno,
    quello più nascosto,
    quello che il cielo non apre
    facilmente al mondo.
    Si affiancano paesaggi
    che non conoscevo,
    vedo templi sopra deserti
    e sopra acque immote.
    Tutto intorno c'è silenzio,
    solo in lontananza intravedo
    sagome di ombre.
    Nell'occhio della luna
    i segreti sono vivi,
    forse, una parte di me
    è rimasta lì nell'arcano
    di quei luoghi,
    mentre qui il mistero
    si ignora.

  • 21 marzo alle ore 21:23
    Da un angolo lontano

    Da un angolo lontano
    hai intravisto il mio spirito
    che aveva bisogno di respiro,
    era dentro un silenzio
    dove le parole si fermavano
    davanti a un muro.
    Da quell'angolo hai intuito
    che mi portavo addosso
    tutte le strade
    che avevo percorso,
    quelle col sole alto,
    quelle con la pioggia
    che trovavano tutte
    le mie malinconie,
    che s'incastravano meglio
    con la mia solitudine,
    Hai ascoltato un mio pensiero
    in uno sguardo destinato al cielo.

  • 20 marzo alle ore 21:54
    E' cambiato il cielo

    Dentro di me
    è cambiato il cielo,
    quel cielo a cui cantavo
    l'amore,
    ero in congiunzione
    con il moto lento
    delle nuvole
    e il disegno misterioso
    delle stelle.
    Transitorio il passo
    sopra la terra
    dove un tempo
    mi ha accompagnato il sole,
    ora ascolto il mutare
    della voce del cuore,
    che mi dice di chiudere
    il cerchio di fuoco
    che per una utopia
    attraversavo.
     

  • 19 marzo alle ore 18:41
    Come il pellegrino in cammino

    Dipingere dove finisce il reale,
    sorridere dove le lacrime
    hanno lasciato il sale.
    Portare un passerotto smarrito
    lì dove può fare il suo nido,
    far crescere una pianta
    sul davanzale di una stanza
    malinconica
    dove il mondo col suo grido
    ha fallito.
    Un digiuno d'amore nel tempo
    diventa un deserto da attraversare,
    come il pellegrino in cammino
    che cerca un sacro altare.

  • 18 marzo alle ore 18:32
    Il dormire di angeli affranti

    Ho guardato il dormire
    di angeli affranti
    nei giardini aurorali
    della mia solitudine,
    erano belli,
    erano stanchi,
    avevano pianto,
    volevano farmi dimenticare
    ogni mio sfumato sogno.
    Il loro sonno era dolce
    e con il respiro lieve,
    mi portava nostalgie
    e ore dorate di luce,
    mentre il resto vagava nel buio,
    mentre serena aspettavo
    che al risveglio
    avrebbero ripreso il loro volo.

  • 17 marzo alle ore 19:25
    Spiagge dell'anima

    Spiagge dell'anima
    in cui ti portavo con me
    a piedi nudi,
    a superare quei nostri pensieri
    dalle radici ferite,
    da tempi apparentemente felici.
    Su quelle spiagge cresceva
    docile la sera,
    s'imbrunivano le onde,
    si cercavano fragili
    le nostre ombre,
    i tuoi occhi erano per me
    come le prime stelle
    che ad una certa ora
    vogliono aprire lo spettacolo del cielo
    e raccontare sogni
    e raccontare promesse mantenute
    e promesse lasciate incomplete,
    conforti, mezze verità
    e amori con le cicatrici.
    Spiagge dell'anima
    mi meravigliano ancora
    nella mia visionaria memoria.
     

  • 15 marzo alle ore 22:45
    La storia che non c'era

    La storia che non c'era
    nasceva nella mente
    proiettata nel delirio
    di una verità
    che al mondo si nascondeva,
    una voce remota
    che narrava l'amore,
    un sacrificio, un istinto al bene,
    una svolta che ha mutato
    la faccia acerba del cuore.
    La storia che non c'era
    l'ho raccontata anch'io
    con lo sguardo dietro
    le tue impronte,
    con una chiave tra le mani
    per aprire tutto quello
    rimasto chiuso dentro parole
    messe sui trampoli del passato,
    una chiave per salvare
    le altre pagine sapienti
    della storia che non c'era,
    guarire dai morsi,
    senza perdere l'idea
    di difendersi.

     

  • 15 marzo alle ore 19:40
    Una metà di me

    Un andare nel giorno
    con lo sguardo basso,
    un silenzio sul volto,
    la croce di quel campanile
    che guardavo sempre
    da lontano,
    un amore che è rimasto
    al di là di un muro,
    le poesie che ancora scrivo
    per ascoltarmi,
    le ombre che vivono
    nei miei ricordi.
    Ho messo da parte
    il mio vivere intero,
    per una metà di me
    che aveva bisogno
    di cesellare il dolore,
    portarlo nel vento,
    lasciarlo piangere e cantare
    fino a non fare più male.

  • 14 marzo alle ore 18:01
    Quel giorno sul ritorno

    Quel giorno in cui ti chiesi
    di restare nei miei silenzi,
    avevo il cuore che in segreto
    ti gridava amore,
    avevo il sole chiuso in una notte
    dove il cielo aveva dimenticato
    il suo Dio.
    Quel giorno ti chiesi perdono
    per il mio essere incompiuta
    di stelle e di perfezione,
    con il passo stanco sul ritorno
    di un altro tempo
    ingenuo di vita,
    dove la mia preghiera
    è ancora d'amore per te
    ogni sera.

     

  • 12 marzo alle ore 20:07
    Alla fine del mare

    Figure si specchiano
    alla fine del mare
    per guardarsi
    senza mostrare a tutti
    il loro dolore,
    senza perdere il coraggio
    di arrivare
    dove si deve oltrepassare
    una visione,
    figure che ritornano
    dove avevano perso la luce.
    Alla fine del mare comparirà,
    forse, il primo tempo
    in cui siamo stati.

  • 12 marzo alle ore 14:46
    Quel filo di voce

    Cos'era quel filo di voce tremante
    quando ti parlavo
    ad ogni incontro?
    Non lo facevo capire,
    ma era grande l'emozione
    nell'averti vicino
    anche ad una distanza interiore,
    era un po' come stare
    in un sogno
    dove tutto poteva accadere,
    ma, poi, avveniva il risveglio
    ed una amarezza
    si allargava nel cuore.
    Cos'era quel filo di voce
    che avevo quando ti parlavo?
    Era l'amore che sentivo
    come una ferita,
    era qualcosa di indefinito.

  • 11 marzo alle ore 18:32
    Da una profonda malinconia

    Mi sembra di essere tornata
    da una profonda malinconia,
    che lascio tra le parole che scrivo
    e nei miei occhi che guardano
    un crepuscolo infinito.

  • 11 marzo alle ore 18:31
    Ci fermammo davanti alla sera

    Ci fermammo davanti alla sera,
    eravamo rimasti
    tra le luci del giorno
    a raccontarci l'amore in un bacio,
    sapendo che sarebbe divenuto
    un ricordo lontano.
    Eravamo fragili dentro
    le nostre mani
    che si stringevano,
    mentre gli occhi si abbassavano
    perché non riuscivano
    a guardarsi troppo,
    troppo a fondo,
    le anime erano vive
    in una malinconia d'amore
    sul nostro volto.

  • 09 marzo alle ore 18:22
    Mi ricordi tante cose

    Mi ricordi tante cose,
    mi ricordi il cielo quando
    ha il sole basso sull'orizzonte
    di case di campagna,
    quando la sera arriva
    e accarezza l'anima stanca.
    Mi ricordi quegli alberi
    nelle passeggiate
    delle mie prime estati,
    in cui tutto era dolce,
    anche un pomeriggio
    senza dire niente.
    Mi ricordi qualcosa di me
    che non so bene spiegare,
    forse, un'origine ancestrale
    o quel dolore che
    scorticava il cuore,
    mentre la vita continuava
    ad avanzare.
    Mi ricordi il mare
    che guardo quando
    non c'è nessuno intorno,
    perché il mio sguardo d'amore
    vive in segreto sopra il tuo giorno.

  • 08 marzo alle ore 18:46
    LA DONNA

    La donna sa amare oltre misura,
    chiudendo a chiave
    il suo pensiero sull'amore,
    lasciando lo sguardo cadere
    negli occhi di chi ama,
    anche da lontano,
    anche con la memoria ferita
    e senza il calore della mano amata.
    La donna si sostiene sulle foglie
    del suo autunno,
    la donna riesce a dire mille parole
    col suo silenzio,
    lei ha il coraggio di essere e divenire,
    di portare addosso i suoi ideali
    con un rossetto o senza trucco,
    con una maglia attillata
    o con un maglione a collo alto.
    Nella donna risiede un grembo
    accogliente per maturare un figlio,
    nella donna tutto si fa più delicato,
    misterioso e profondo
    e le maree con le fasi lunari
    riflettono sulla sua anima,
    che chiede di essere libera
    e ascoltata,
    racchiudendo un mondo
    negli scritti dei suoi diari.

  • 07 marzo alle ore 19:23
    Raccontami della tua anima

    Raccontami della tua anima
    che è uscita dalle sue notti,
    per cercare la mia
    con i suoi segreti
    e tutti quegli spettri,
    che dopo un lungo sonno
    si sono quasi dissolti.
    Raccontami l'anima
    sulla tua bocca che bacio,
    io ti confesso così
    tutto l'amore per te,
    che resta in un silenzio rivelato.
    Raccontami la vita
    che scorre negli occhi
    e nelle vene,
    con le nostre anime
    scoperte innamorate.

  • 07 marzo alle ore 19:22
    Mi riconosci?

    Mi riconosci anche
    se ho il deserto negli occhi,
    quando intorno
    non trovo sentimenti
    e mi nascondo
    tra le mie milleuno emozioni,
    che aprono strade
    dentro al mio cuore?
    Mi riconosci quando ricucio
    il passato in modo diverso
    da come è realmente andato?
    Se avessi avuto più coraggio,
    forse, a quest'ora sarei
    in un altro posto,
    ma sarei la stessa
    con i miei spettri
    e con i miei versi
    lasciati sulla carta
    per non sentirmi persa.
    Mi riconosci quando cerco
    un tuo abbraccio
    con lo sguardo basso
    per l'imbarazzo?
    Io ti riconosco
    in ogni mio pensiero
    che si addolcisce al tramonto.

  • 06 marzo alle ore 22:45
    Un treno verso un altrove impreciso

    Mi sembra di perdere un treno
    verso un altrove impreciso,
    che si raggiunge, soltanto,
    se si torna con i piedi nel fango
    del passato.
    Mi sembra di scavalcare i cancelli
    di un ricordo che raccoglie
    la prima solitudine,
    un ricordo che scava
    dentro i silenzi,
    senza parole sulla mia bocca,
    silenzi che trattenevano lacrime
    dentro ai miei occhi.
    Voglio partire e andare lontano,
    vieni con me a trovare quel treno
    verso un altrove più umano,
    dove il nostro sangue mescola
    il nostro dolore
    e le nostre voci canteranno
    ancora la nostalgia,
    le ombre e l'amore.

  • 06 marzo alle ore 18:47
    Innamorato è il cuore

    Innamorato è il cuore
    che moltiplica per due l'amore,
    anche col suo dolore;
    l'astro di fuoco
    sovrasta il suo cielo
    e nella notte illumina i sogni
    che si erano spenti
    dietro angoli neri.
    Innamorato il cuore
    pronto a germogliare dolcezze,
    anche se ha pianto,
    anche se è stato infranto.
    Il cuore torna a sentire
    più forte il bene,
    quando l'ascolto
    da chi ama proviene,
    quando viene accolto
    dalle mani di chi ha appreso
    la verità dall'amore.

  • 05 marzo alle ore 23:24
    Forse, la sorte

    Il destino ha più di una porta
    e forse, qualcuna resta chiusa
    per non aver avuto il coraggio di aprirla.
    Forse, la sorte ci chiama ad ogni passo,
    forse, siamo dentro una trama di fili
    che ci conducono alla fine
    di un sentiero ricordato
    legato all'inizio di un viaggio
    verso l'ignoto.
    Forse, siamo dentro una memoria
    che deve ancora presentarsi,
    siamo, forse, i protagonisti di scelte
    che abbiamo fatto in altre vite,
    trovando l'amore negli occhi giusti.

  • 04 marzo alle ore 18:54
    Vorrei lo spettacolo salvare

    Vorrei restituire una voce
    ad un attore che ha dimenticato
    d'imparare il copione,
    cercando la sua memoria
    sul viso di ogni spettatore.
    Vorrei lo spettacolo salvare,
    vorrei far ridere
    alla battuta giusta
    ed evitare una risata
    se la scena è drammatica
    e la maschera è caduta.
    Vorrei con la mia voce
    recitare versi d'amore,
    ma gli occhi chiedono
    di chiudere il sipario,
    per le ombre e i silenzi
    di quel canto innamorato.

  • 03 marzo alle ore 22:59
    Il ferro tocca il suolo

    Non vi è più terra a misura d'uomo,
    non vi è nessun uomo giusto
    che voglia una terra
    sempre più vasta.
    Il ferro tocca il suolo
    e cade da cieli artificiali,
    cieli che hanno dimenticato
    le stelle, gli angeli
    e le magie bianche,
    mentre una magia nera
    sta avanzando.
    Ci vuole, forse, un sortilegio
    per metter fine
    a questa Storia sbagliata,
    a questo atto malvagio
    dettato dall'uomo
    che non sa dare peso
    ad ogni gesto umano,
    che ha completamente
    diviso il suo orizzonte
    dall'amore necessario,
    amore che crea
    e che non distrugge,
    che chiede di esistere
    e non detta legge.

  • 03 marzo alle ore 18:23
    IL CREARE (Filastrocca)

    Il creare troppo
    elettrizza il cervello,
    pensieri vagabondi
    prendono forma
    sopra un foglio.
    A casa sono in pantofole,
    ma fluttuo nell'aria,
    poi, prendo la giacca,
    la sciarpa e il cappello
    perché voglio uscire
    e fare un giro per strada,
    voglio guardare uno scorcio
    di mondo,
    ho troppo sognato dentro
    una stanza,
    ora voglio essere sveglia
    e nel vento sentire che vivo,
    prima di rifugiarmi di nuovo
    nel sogno
    e inventarmi in segreto
    l'infinito.

  • 02 marzo alle ore 18:50
    Da questa stanza

    Mi esibisco da questa stanza
    con il mio pensiero che cerca un ascolto,
    diventando parvenza.
    Narro poetando di cieli e di emozioni,
    di prigioni invisibili negli occhi a colori.
    Il tempo sembra correre e sfuggire dalle mani,
    sembra attraversare tutti i nostri gesti
    e parlare con parole di un film muto,
    il tempo sa anche aspettare
    per cambiare le carte di chi sta giocando,
    si scarta e si prende,
    si vince e si perde.
    Il tempo è lineare o è circolare?
    Adesso dal tempo io voglio capire
    cosa è importante e cosa è da lasciar andare.
    Nel tempo scrivo per portare
    un po' l'anima altrove,
    per portarla sull'erba di una campagna
    o in riva al mare,
    per farla vivere in un respiro di libertà
    oltre la cornice dei pensieri già dipinti;
    al tempo chiedo
    di essere benevolo con tutti,
    anche con chi ha sbagliato,
    ma l'errore va pagato,
    se l'errore il male ha portato.

  • 01 marzo alle ore 18:52
    Ero io a portare i silenzi

    Ero io a portare i silenzi
    dentro tutti i miei passi,
    dentro tutte le attese,
    ero io quella che trovava
    un barlume di luce
    nelle canzoni ascoltate
    e nelle frasi che scrivevo
    dietro i quaderni delle scuole,
    c'era più verità lì dentro
    che in un teorema
    o in una teoria,
    quanti giorni sprecati
    su quei banchi a desiderare
    di essere altrove
    e voler andar via.
    Ero io quella che disegnava
    per coprire il dolore
    e cercare di mettere a tacere
    quel grido, che ogni tanto
    voleva gridare,
    non solo nella mente,
    ero io che non riuscivo
    a stare bene nel mondo,
    perché quello che vedevo
    non corrispondeva al sogno.