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Poesie di Gabriella Stigliano

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  • 11 febbraio alle ore 7:35
    IL GIOCOLIERE

    Il giocoliere giocava col mondo,
    con gli scenari che aprivano cieli
    sopra l'abisso,
    giocava col tempo
    che lo rincorreva,
    giocava con l'ansia di vivere
    una vita sensata ed intera.
    Il giocoliere giocava
    con ogni cosa
    che gli si presentava,
    il gioco per lui era come
    la chiave d'accesso
    per aprire una stanza segreta,
    dove non tutti sono al corrente
    di luoghi misteriosi e sapienti.
    Soltanto l'amore per lui
    non era un gioco,
    viveva nell'ombra da innamorato,
    aveva anche lui i suoi sogni e dolori,
    poteva anche rinunciare
    a tutti i suoi giochi
    per salvare l'amore.
    Il giocoliere ogni suo giorno
    giocava e di notte
    i suoi giochi infiniti
    disegnavano nuove strade astrali
    tra le costellazioni.

  • 10 febbraio alle ore 19:39
    Una solitudine può essere...

    Una solitudine si allarga nell'anima
    nel suo cammino perpetuo,
    un tempo chiede di essere nell'ombra,
    un tempo chiede di essere
    nella luce dell'amore
    e se fuori piove,
    continuare a resistere
    con addosso le cicatrici del mondo,
    continuare con un sogno
    dentro una valigia pronta
    per la libertà di un lungo viaggio.
    Una solitudine può essere alleata,
    può essere affamata,
    può essere affollata di domande
    o essere scarna di risposte,
    può essere l'indagine
    che si tramuta in chiave,
    può essere lo specchio che riflette
    la tua più vera espressione.
    Ogni sera diventa una preghiera
    allo spirito del cielo,
    diventa, poi, un richiamo
    al tuo sguardo
    che non ho dimenticato.

  • 09 febbraio alle ore 18:23
    Divento mistero come la notte

    Come un eremita
    ascolto l'assoluto,
    nel silenzio di luoghi
    che percepisco come sacri,
    luoghi del mondo
    o luoghi interiori,
    luoghi vicini alla verità
    dell'amore.
    Ascolto il mio nome nel vento
    che arriva da lontano,
    quasi lo avevo dimenticato,
    quasi non so più chi sono,
    quando resto a contemplare
    luoghi dell'anima
    o luoghi del reale.
    Divento mistero come la notte,
    chiedendo la luna,
    chiedendo un risveglio
    e sono senza fine
    dentro i paesaggi onirici
    del mio pensiero.

  • 08 febbraio alle ore 18:44
    Il Tempo cammina sopra ogni cosa

    Il Tempo cammina sopra ogni cosa
    e, spesso, nasconde i suoi segreti,
    per non distruggere castelli di sabbia
    e ponti di carta tra regni incantati.
    Quando giunge la notte
    si confessa alla luna,
    il Tempo è saggio,
    ma anche lui ha una voce
    che chiede perdono.
    Il Tempo ha un sogno,
    il sogno di amare e di vivere
    per il più tempo possibile,
    conosce il passato ed il presente
    e sa che nel futuro cambierà pelle.
    A lungo il Tempo scriverà per, poi,
    trovare un erede narratore,
    una storia che è esistita
    può essere impressa nella memoria,
    può essere dagli altri rivissuta
    e dolcemente cantata.
    Nello sguardo ognuno ha
    il suo tempo che chiama,
    che vive e che attende,
    ognuno riconosce
    di essere se stesso
    in uno e mille veri momenti,
    momenti di dolore,
    momenti d'infinito
    e di felici istanti.

     

  • 08 febbraio alle ore 18:42
    LA NAVE CON LA SUA DOLCE FINZIONE

    Tornava dal mare dell'immaginazione
    quella nave, che portava
    i suoi passeggeri a navigare
    tra la propria storia
    e una dolce finzione.
    Le onde cullavano i loro dolori
    per evadere un po'
    con milleuno invenzioni;
    su quella nave si dipingeva
    con i colori e con l'argento,
    per coprire il nero indelebile
    di notti che aprivano l'abisso.
    Tornava dal mare quella nave,
    dove ognuno portava bagagli di fantasia,
    dove ognuno cercava
    di dimenticare quel grido doloroso
    che intersecava il cuore,
    la nave arrivava fino al silenzio
    che poteva guarire,
    un silenzio che scioglieva
    il dolore e le sue spine,
    un silenzio da cui si può
    ricominciare.
    Poi, compiuto il viaggio
    la nave tornava,
    era una rinascita nella realtà
    attraverso la forza della fantasia,
    dove lo sguardo ritornava
    sopra la vita, sopra una poesia
    e sopra ogni stella
    che si era perduta con la sua scia.

  • 07 febbraio alle ore 19:03
    C'era un tenero incanto

    C'era un tenero incanto
    per ogni cosa che guardavo,
    ora nel mio sguardo
    c'è quello che la vita
    mi ha lasciato:
    un segno, un fiore,
    una frase d'amore
    o un silenzio di dolore,
    un sorriso spezzato
    da un pianto disperato,
    un brivido di emozione,
    un passo indietro
    che mi chiude in una stanza,
    con un sogno che si estende
    sopra il bianco di un muro.
    Prima era un'alba
    dopo una notte fonda,
    adesso sembra quasi
    una lunga sera,
    dove l'attesa solitaria
    si posa come una malinconia
    dentro una poesia,
    che vuole diventare memoria.

     

  • 06 febbraio alle ore 14:19
    IL GUERRIERO

    Il guerriero era forte,
    era abile e inquieto,
    era il conoscitore delle ombre
    di un antico mistero,
    lottava in battaglia
    per conquistare il vero
    e quella libertà di agire
    per seguire il proprio pensiero.
    Il guerriero non amava
    fare la guerra,
    ma si trovava a combattere
    per difendere i suoi valori
    e per difendere coloro
    che avevano catene
    al posto delle ali,
    lui combatteva per liberare
    se stesso e gli altri
    da mille dolori.
    Il guerriero di cui parlo
    era un sognatore con l'armatura,
    la spada e il destriero,
    era un uomo coraggioso
    che proteggeva tutto quello
    che nel bene andava vissuto,
    portando via il male
    dai respiri di ogni vita.

  • 05 febbraio alle ore 12:41
    Nella distanza

    A volte, mi capita di trovarmi
    nella distanza che c'è
    tra un mio pensiero
    e la volontà di chiuderlo a chiave,
    una distanza quasi comica
    che aumenta e diminuisce,
    una distanza profonda
    che si contrae sulla strada
    di quello che penso,
    con le mie scarpe
    che cercano il loro passo,
    per, poi, fermarsi
    e reprimere il gesto.
    Un passo incauto,
    un passo falso,
    un passo dietro l'angolo
    per nascondermi dal mondo.
    Il pensiero chiede attenzione,
    il passo chiede di proseguire
    nonostante il dolore,
    l'amore che torna
    e riempie questa distanza,
    l'amore può essere sempre
    ad ogni lucida domanda
    la folle risposta.

  • 05 febbraio alle ore 10:16
    Con i tuoi occhi

    Con i tuoi occhi bellissimi
    e mesti
    guardi la vita
    con i suoi pregi e i suoi difetti,
    ti affacci sul mondo
    e respiri un incanto
    come se fosse il primo
    giorno creato,
    aspetti che il suo giro
    ti porti l'amore,
    che per amore si è rifugiato,
    nel tempio che hai costruito
    fra una promessa e un sacrificio.
    Con i tuoi occhi
    alla mia anima hai parlato,
    mi hai detto sogni
    mentre piangevi
    con ferite aperte e delusioni,
    mi hai detto cose
    che non conoscevo,
    mi hai portato con le tue ali
    lontano.

  • 05 febbraio alle ore 0:04
    Provo a lasciare un po' di me

    Provo a guardarti
    al di là dei miei occhiali,
    provo a guardare
    sempre più fuori.
    Provo a descrivere il cielo,
    quando rifletto un pensiero
    allo specchio,
    mentre ascolto l'amore
    che mi parla dentro.
    Provo e riprovo a cantare
    una vecchia canzone,
    provo a scontare i miei errori
    e a medicare
    con petali di giglio il cuore.
    Provo a lasciare parole
    sopra qualcosa che sa germogliare,
    dopo aver conosciuto l'aridità
    che l'animo a chiave chiude,
    provo a lasciare un po' di me
    che riesce a vivere dentro di te.

  • 04 febbraio alle ore 18:32
    SIAMO COME CALZINI SPAIATI

    Un calzino spaiato
    cerca un calzino da lui diverso
    per essere completo,
    cerca chi ha una fantasia a righe,
    perché la sua è tutta
    fatta a quadretti.
    Calzini bucati, calzini intatti,
    calzini a pois, calzini gialli,
    calzini di lana pesanti,
    calzini di cotone leggero,
    siamo tutti fatti in un modo,
    ma siamo uguali
    nel profonde del vero,
    siamo come calzini
    che si lacerano lungo
    il cammino,
    ma possiamo esser rattoppati
    e ricuciti per continuare
    sulle strade del mondo
    a raccontarci le nostre storie
    vagabonde, assurde,
    dolorose e felici,
    siamo gli stessi davanti alla vita
    e davanti all'amore.

  • 03 febbraio alle ore 23:12
    Centootto passi

    Centootto passi nel bosco
    per arrivare al castello,
    centootto passi dalla mia casa
    per trovare quell'albero
    che mi ha sempre incantato,
    centootto passi sull'orizzonte
    dove si posano i tuoi occhi,
    centootto passi da un mare
    dove vivono i tramonti.
    Centootto le domande
    sulle mie scelte,
    centootto le risposte,
    ma quasi mai esatte,
    il questionario sta per scadere,
    ma continuo a cercare e ad errare.
    Centootto le maschere
    da riporre e indossare,
    centootto le notti nel deserto
    a fare i conti col destino,
    centootto le sorgenti d'amore
    e purezza da cui trarre
    una nuova forza.
    Centootto poesie rimaste
    nei nostri sguardi,
    centootto i silenzi
    che trovano parole solo
    dentro lettere d'amore,
    centootto i battiti al minuto
    quando penso di incontrarti,
    centootto i miei racconti,
    quando mi chiedono di raccontare
    avventure vissute e immaginate,
    centootto le strade
    dove il cammino può elevarsi
    sopra il precipizio e fare volare,
    centootto e infinite le canzoni
    che dalla tua voce voglio ascoltare.

     

  • 03 febbraio alle ore 23:10
    IL PAGURO

    -”Piccolo paguro, tu che vieni dal mare,
    potresti rivelarmi cosa porti nel tuo guscio,
    che trascini su queste spiagge antiche e desolate?”

    -”Porto un po' di acqua che ha delle lacrime il sale,
    porto la pazienza, la memoria e la tolleranza.
    Vengo da lontano e ho visto quasi ogni luogo,
    bisogna guardare più orizzonti
    per trovare la voce del grande Creato,
    che parla a tutti noi,
    soltanto che siamo diventati sordi,
    ci siamo allontanati gli uni dagli altri,
    ma dobbiamo ricongiungerci
    e scrivere quello che nel vento viene sussurrato;
    le grandi verità possono essere dentro le cose
    più piccole e nascoste,
    non ci accorgiamo di tutto quel mistero
    che si diffonde sopra e sotto il cielo”.

  • 03 febbraio alle ore 3:04
    MONOLOGO DI UN CLOWN

    Anche questa sera è andata in scena
    l'ennesima farsa,
    sono sfinito, sono assonnato,
    sono dal mondo tristemente logorato.
    Adesso mi strucco,
    mi lavo la faccia e porto via tutto,
    anche quel sogno che avevo
    messo da parte dentro il cappello.
    Quale dei tanti? Quello che trovai
    nel vento e che sotto la pioggia
    mi fece da ombrello.
    Perché restare da soli a fine spettacolo?
    Perché lasciare che gli altri si tingano
    dell'argento della mia luna,
    che avevo lasciato nel cielo
    di una mia favola lontana?
    Questa giornata mi ha chiesto molto,
    mi ha chiesto di sorridere,
    mentre il mio pianto era quasi pronto
    per essere liberato, poi, ho trattenuto
    le lacrime nel mio sguardo d'amore incompreso,
    compreso da chi si ricorda ancora il mio nome,
    nel mio sguardo vive chi mi è alleato
    e vive anche una vita nascosta,
    una vita onirica, parallela, forse, inconscia
    da cui provengono embrioni di stelle,
    germogli di pensiero,
    parole che scrivo come carezze
    o come un grido distante
    che arriva ad essere lampo e tuono
    di tempeste.
    Ora voglio dormire in questa notte
    di strano silenzio, accentuato
    dal ticchettio di un vecchio orologio,
    ora voglio portare nei miei sogni notturni
    un sorriso sincero e trovare un fuoco dorato
    nelle profondità di un buco nero,
    quello che prima era una stella,
    quello che adesso chiamano oblio
    su questa terra.
    Forse, lì dentro ci sono memorie
    di chi ha perso l'amore,
    forse, in quel buco nero
    ci sono migliaia di maschere
    e c'è anche la maschera di ogni mio simile,
    di ogni pagliaccio che voleva coprirsi
    e restare segreto,
    che come me
    ha gli occhi dipinti
    e che indossa il dolore con abiti buffi.
    Il mio respiro diventa
    una bolla di sapone che vola,
    dove è racchiusa la magia della vita
    e dell'essenza che cerca di essere infinita.

     

  • 02 febbraio alle ore 21:41
    Sporco di nero gli occhi

    Sporco di nero gli occhi,
    sporco il foglio di parole
    di rabbia e d'amore
    e di tutti quei difetti
    cosparsi dentro
    e che stringo tra i denti
    per trattenerli;
    è una prigione
    questa barriera di silenzi
    e una bugia
    mi sporca la faccia
    davanti alla tua distratta
    presenza.
    Interpreto una favola
    nella realtà
    e interpreto la realtà
    per difendermi
    e sporcare ancora di nero
    i miei occhi.

     

  • 02 febbraio alle ore 18:59
    Con il mio nostalgico passo

    Un ricordo compare,
    mentre guardo
    una giostra ferma
    ed io con il mio nostalgico
    passo mi avvicino,
    quasi mi sembra
    una ruota mistica
    che aspetta o forse,
    il giro è appena finito;
    il mio solitario dolore
    davanti alla giostra
    chiede di essere dimenticato.
    Nella giostra c'è un ritorno
    e c'è un oblio,
    i tuoi anni in senso orario
    possono andare al contrario
    e la nostalgia diviene un vento
    che arriva dal passato.

     

  • 02 febbraio alle ore 0:36
    Quella vecchia strada

    C'era il mare al di là della
    vecchia strada,
    quella strada che mi conosceva
    nel sole e nella pioggia,
    quella strada dove
    arrivarono inaspettati
    anche i tuoi preziosi passi.
    Camminammo vicino,
    sotto ad un cielo
    che lasciava il suo azzurro
    sui nostri anni,
    che lasciava
    le sue tracce d'inverno
    tra le nostre mani
    d'amore tremanti.
    Neve candida a meravigliarci
    e ad imbiancare tutti gli alberi,
    i giardini e i tetti delle case,
    si faceva bianco anche
    quel paesaggio lontano
    che intravedevo nei tuoi occhi,
    la neve era sopra ogni collina,
    ogni montagna e ogni pianura,
    sopra ponti e mulini a vento,
    sopra ogni cosa amata
    e sopra una gioia
    e sopra un tormento.
    Su quella vecchia strada
    m'incammino senza divenire,
    aspettando ancora la neve
    e le tue orme silenziose.

  • 31 gennaio alle ore 18:34
    Montagne sacre per ritornare

    Saper guardare un dolore,
    portarlo davanti allo specchio
    e struccarlo per farlo respirare,
    lasciarlo allontanare sul confine
    tra un bagliore passato
    e le pagine bianche di un diario,
    che si scrive nelle sere
    in cui si ripensa
    a un principio e a una fine,
    in cui nel mezzo c'è stato
    un tempo per attraversare
    i sogni e le veglie d'amore,
    montagne sacre per ritornare
    ed ascoltare parole trattenute
    da tutti quei silenzi
    dentro le nostre voci
    di solitudini stanche.

  • 31 gennaio alle ore 18:33
    LA TARTARUGA

    La tartaruga longeva
    portava dentro il suo guscio
    e in ogni ruga
    la sua memoria,
    portava la sua avventura nel mondo
    e la raccontava a chi
    la voleva ascoltare,
    mentre fumava la pipa
    e ad ogni boccata si fermava
    e sorrideva.
    La tartaruga
    era quasi incredula
    della sua stessa vita
    e certe volte,
    dormiva tre giorni di fila,
    cercava nel sonno qualcosa
    che aveva perso,
    cercava la sua giovinezza
    e tutto quello che
    non si può chiudere
    dentro ad un guscio.

  • 30 gennaio alle ore 18:02
    Volevo ancora un tocco d'infinito

    Volevo una collina
    per camminare tranquilla
    con i miei pensieri
    e, poi, all'imbrunire
    portarli a dormire
    nella mia casa
    e farli divenire sogni,
    sogni d'amore che volevo
    lasciare davanti ai tuoi occhi,
    sovrapporre le nostre visioni
    e ricominciare da capo a cantare
    la nostra perduta canzone.
    Volevo ancora un tocco d'infinito,
    volevo di nuovo un principio
    che scrivesse l'innocenza
    di una storia d'amore,
    che può peccare solo
    per eccesso di bene.

  • 29 gennaio alle ore 20:47
    Nella penombra di un chiostro antico

    Nella penombra di un chiostro antico,
    con la sua storia,
    con i suoi archi di pietra,
    io camminavo per recuperare
    il volto del mistero,
    il volto di un Dio che più
    non riconoscevo.
    Ero entrata dalla parte sbagliata,
    mi sono ritrovata in una solitudine
    da cui non deriva la pace,
    ma un vuoto che sale negli occhi
    e rende lo sguardo senza un sentiero,
    senza più un orizzonte,
    dove accadeva soltanto
    una profonda notte,
    in cui cercare la tua stella cadente,
    per raccogliere luce
    e riscrivere piano i tuoi desideri
    negli angoli bui di questo mondo
    e, poi, trasformarlo con un disegno,
    il disegno accennato
    di un ricordato volto.

     

  • 28 gennaio alle ore 20:54
    Questo nostro mistero

    Farsi strada
    in un infinito,
    farsi storia
    in una voce
    che racconta l'amore
    a chi all'amore non ha creduto,
    farsi poesia
    quando un dolore
    che ti porti
    vuoi dimenticare,
    farsi preghiera
    in un giardino nascosto,
    dove ascolti il suono lontano
    delle campane
    nel vespro che cala
    fin sopra il mare.
    Le mani di un bambino
    che giocano
    si fanno creazione,
    forse, è tutto dentro un gioco
    inconsapevole,
    questo nostro mistero
    spirituale e terreno.

  • 27 gennaio alle ore 19:31
    Ho ritrovato le stelle

    Ho ritrovato le stelle
    sotto il cuscino,
    me le avevano nascoste
    per non farmi più sognare,
    adesso, invece, so che
    qualche sogno
    si può ancora inseguire.
    Di notte il cielo si posa
    sulla mia pelle e sui miei pensieri,
    di notte chiedo alla luna
    di scrivere con la sua luce
    una fiaba da poter tramandare,
    per portare sulla terra
    un po' di magia
    e addormentarmi sapendo
    che le stelle non sono finite,
    ma sono lì in alto, lontane anni luce
    a fare riflesso dentro
    il nostro mondo interiore.
    Ho ritrovato le mie impronte segrete,
    disorientate sotto le antiche
    costellazioni,
    ho ritrovato nel mio sguardo
    la bambina che ero ieri.

  • 26 gennaio alle ore 18:54
    Una voce fuori campo

    Un momento nella storia,
    un principio, una memoria,
    voglio tornare a sfiorare
    i fiori e le foglie in quel luogo,
    dove guardavo
    con il mio primo sguardo il mondo,
    sentire la terra col suo profumo,
    sentire quell'aria che adesso
    mi manca da questa stanza,
    in cui non vedo nessuno.
    Da qui arriva nei sogni soltanto,
    una voce fuori campo,
    che mi dice di resistere
    per avere giorni migliori,
    mi dice di trasformare il dolore,
    renderlo come il ritratto di un clown
    in bianco e nero o variopinto,
    mi dice di racchiudere una verità
    dentro lo sguardo di un pupazzo finto.
    L'amore si trova dove il cuore
    ha liberato le sua ali
    e dove ha raccontato le sue pene.
    In tutto quello che si crea
    c'è una notte buia,
    in attesa del carro del sole.

  • 25 gennaio alle ore 19:37
    Troveremo un sole caldo

    Possiamo avere cieli limpidi
    nei nostri sguardi,
    dove aquiloni volano alti,
    dove tutto può diventare
    più libero e vero.
    Se stiamo insieme,
    quelle nuvole grigie e cupe
    si faranno lontane,
    perché noi possiamo anche
    amarci nella burrasca
    e nel temporale,
    passeremo nel vento
    che oltrepassa ogni orizzonte
    e ogni confine,
    troveremo un sole caldo
    dall'alba all'imbrunire,
    che guarderemo dalla casa
    senza tempo
    del nostro amore.