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Autore

Gaia Conventi

in archivio dal 11 dic 2007

16 giugno 1974, Codigoro (FE)

segni particolari:
Blogger cattivissima, scrittrice ridanciana. 
 

mi descrivo così:
Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

22 giugno alle ore 12:33

Pasticcio Padano

di Gaia Conventi

editore: Le Mezzelane Casa Editrice

pagine: 336

prezzo: 13.51 €

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«[…] Luchino […] è lui il poliziotto di famiglia. Per i vivi e i morti bisogna chiedere a Iago, per la contabilità si ricorre a Beppe e per le varie ed eventuali al Pierfi»
 
Da questo breve stralcio che ho scelto per introdurre l’opera Pasticcio Padano di Gaia Conventi, l’ultima della trilogia estense, preceduta da Giallo di zucca, nuovo di zecca (Vol 2.) e da Misfatto in crosta (con cane fetente) – Vol 1, già si avverte la coralità dell’opera.
 
Un’opera che nelle sue 336 pagine si legge in un soffio, e non è cosa semplice nel panorama editoriale odierno, tanto più se a pubblicarla è una realtà editoriale di medio respiro come Le Mezzelane Casa Editrice. Ma come mai l’opera al lettore si presenta accattivante e incalzante?
Sicuramente per un dono naturale che l’autrice ferrarese – tutte le sue opere richiamano sempre questo contesto territoriale – ha insito nel suo DNA: quello della vena comica, del gioco di incastri e paradossi e nei personaggi e nelle evoluzioni scenico-narrative.
 
Siamo a Ferrara, la neve copiosa imbianca le strade con il Natale alle porte, una misteriosa scomparsa alla Libreria Girondi fa preoccupare tutta la cittadina oltre che a mettere in allarme il commissariato di polizia. Ma cosa volevano rubare i malfattori? Volevano veramente rapire Iago o questo è solo un diversivo per chiedere magari dei soldi attraverso un riscatto?
Parallelamente a questa vicenda seguiamo le avventure dei conti Le Bon, di questa strana famiglia aristocratica fatta di vezzi ma anche di non poche manie fraudolente. In particolare, il lettore vive insieme a Clotilde, nipote del duca Ulisse, le insofferenze e le preoccupazioni per la polacca Urzula. Chi è veramente Urzula? Qual è veramente il suo obiettivo? È una seduttrice doppiogiochista o è mossa da animo sincero nell’accudire lo zio?
 
In una sinfonia di gesti, azioni, profumi, ma anche di tanti paradossi – che strappano al lettore più e più volte risa – queste due vicende seppur da lontano sono destinate ad avvicinarsi sempre di più. Ricalcando il plot delle prime pellicole di Ozoniana memoria e sulla scia canzonatoria e divertente di Barlumiana evoluzione (Malvaldi, docet) questa autrice regala al lettore un affresco territoriale tutto da scoprire.

recensione di Gino Centofante

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