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Autore

Giovanni De Simone

in archivio dal 13 mag 2012

06 giugno 1942, Roccarainola (NA) - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
“Io sono quello che sono, non quello che tu vuoi che io sia, e basta”  Ho insegnato Educazione Fisica in quasi tutte le scuole medie della Valtellina. I miei amori sono le "3P". Poesia, Prosa, Pittura. Ho pubblicato 6 libri di poesie e 1 di racconti. Arte: diverse mostre  in italiia e all'estero

12 giugno 2013 alle ore 16:07

Blocco psicologico

Il racconto

Egidio era elettrizzato. Enciclopedico cervello, elaborava effettuabili elucubrazioni emotive. Etichettava evidenti eventualità su Eros che stavolta, sembrava, non aver prodotto piaga profonda e velenosa, ma piacere e brio nella sua anima sonnacchiosa.
Elena gli piaceva in tutto e per tutto e non gli dava modo per lagnarsi d’Amore che gli aveva  già inferto ferite nel petto.
Egidio, in precedenza, per stare al riparo e al sicuro da Amore, aveva chiuso il cuore in una cassaforte di convinzione di negatività d’ogni sorte, sia nei confronti di questo che nei confronti delle donne. Cupido però si era vendicato: gli aveva infilato, in profondità, una delle sue frecce nel cuore. I pregiudizi scomparvero con il sorriso, con i pudori e con la dolcezza d’Elena.
La incontrò al  corso d’aggiornamento sulla “Elioterapia Elaborata Emergente”. Era seduta alla sua destra. I loro sguardi s’incontrarono di sfuggita diverse volte.  I capelli biondi, gli occhi azzurri e il viso d’angelo si impressero a fuoco nel cuore d’Egidio.
La rivide quella stessa sera al ristorante dell’albergo ove alloggiava. Era al tavolo dell’angolo sinistro della sala, nell’attesa solitaria della cena. I loro sguardi s’incontrarono di nuovo e si parlarono per un tempo che durò un’eternità. Si sorrisero. Fu, allora,  per Egidio la cosa più naturale al mondo andare al tavolo d’Elena, presentarsi e chiederle se gli era permesso cenare  con lei. Elena accettò di buon grado. Il giovane le piaceva e poi… bisognava dimenticare  e ricominciare a vivere. E ricominciarono a vivere entrambi.
La cena fu: lunghi e dolcissimi sguardi; una lunga chiacchierata sulla loro vita, sui loro sentimenti e sui loro sogni. I loro cuori si erano svuotati come una tasca rovesciata.
A fine cena le amarezze, le ansie e le preoccupazioni si erano sciolte  nel nero del caffè.
Uscirono per una passeggiata. Fu amore a prima vista o il bisogno d’amore: l’alba li colse teneramente abbracciati su una panchina del lungomare. Al lungo sbadiglio del sole la città  cominciò a svegliarsi con tutti i suoi profumi e i suoi rumori. Egidio ed Elena, tenendosi per mano, si avviarono lentamente verso l’albergo. Il corso richiedeva la presenza pomeridiana. L’odore penetrante di caffè e di rosticceria li condusse ad un piccolo bar e li invitò ad entrare.
Trovarono il caffè (era crema di caffè e non caffè), il vero caffè napoletano, una vera poesia di sapore e d’aroma, e le “sfogliatelle” una delizia paradisiaca. Ne mangiarono tre ciascuno; una per ogni sorte: “riccia”, “frolla” e “santa rosa”. Bevvero un altro caffè ed uscirono dal bar, sazi e col palato deliziato. Arrivarono in albergo alle 7.30. Salirono in camera di lei, si abbracciarono come un solo corpo col fuoco che li bruciava.
Le dolci ed ardenti parole d’Egidio scivolarono su Elena con le carezze e la stordirono. Baci appassionati, baci alla francese. I vestiti caddero sul pavimento uno dopo l’altro e sospiri rimbalzarono sul letto come palle di gommapiuma. Resistevano ancora gli indumenti intimi e quando le mani di Egidio divennero più ardite, Elena si irrigidì. Un NO forte e deciso le uscì dalle labbra serrate. Una crisi di pianto la colse mentre nascondeva il viso sotto le lenzuola. I singhiozzi le scuotevano il petto e il corpo, le toglievano il respiro.
Egidio rimase di sasso. Vuoto. Non sapendo che “pesci pigliare” si sedette sulla sponda del letto in silenzio. Elena  non smetteva: i suoi forti singhiozzi spezzati  preoccuparono non poco Egidio che era incapace di pensare. Dopo uno spazio di tempo che sembrò un’eternità, riuscì a dire: “Ho fatto qualcosa di male? Qualcosa che ti ha offesa?”. Elena non rispose e continuò a piangere. Dopo qualche minuto Egidio con calma le disse: “Posso fare qualcosa per te? Vuoi che me ne vada? “.
“No. Non andartene. Ti prego resta. Ti dispiace darmi un bicchiere d’acqua, per favore”, rispose Elena con voce più calma ma con residui di singhiozzi.
Con tre sorsi bevve l’acqua contenuta nel bicchiere che Egidio le aveva dato e dopo due profondi respiri, con voce stanca e flebile, disse: “Cercherò di spiegarti il mio comportamento, anche se  mi  costa molto dolore”.
“Avevo  quindici anni quando un amico di famiglia che avevo posto sul piedistallo della bontà, della fiducia e dell’amore, mi violentò con l’inganno e con la forza a casa  sua. Il mio shock ebbe un seguito ancora più violento: mio padre si fece giustizia da sé. Dopo aver pestato a sangue il mio violentatore e averlo stordito, lo evirò ficcandogli in bocca l’oggetto della sua colpa. Fu  rinchiuso in carcere dove, perso il lume della ragione, si ammazzò. Da allora non riesco ad avere un rapporto completo. Mi fermo ai preliminari, poi…divento di pietra e una paura tremenda mi scuote dentro, tanto da farmi morire. Il mio precedente ragazzo mi lasciò per questo e da allora (sei anni fa), sino ad oggi, non ho amato più nessuno. Tu mi sei subito piaciuto  e  ho capito di amarti quando mi hai chiesto se potevi cenare con me. Inoltre ho sentito una forte attrazione fisica verso di te ed ho creduto di poter superare il mio blocco psicologico ed essere tua, ma mi sono sbagliata. Perdonami e se vuoi puoi andartene. Non ti serberò rancore anche se taglierai ogni ponte tra noi.
Egidio annaspò tra contorti pensieri e tra parole mangiate. Poi disse: “Dammi solo un po’ di tempo per far chiarezza nella mente e nel cuore. Ti prego! Solo qualche minuto”.
Elena acconsentì con un cenno del capo, ma poi gli disse che poteva prendersi tutto il tempo che voleva. Con gli occhi bassi seguiva Egidio che continuava a passeggiare nei pochi mq della camera d’albergo.  Questo ogni tanto si fermava ed emetteva un mugugno indistinto che faceva alzare la testa ad Elena solo per alcuni istanti.
“Ho deciso!”. L’esclamazione fece trasalire Elena. Vi fu una breve pausa che accentuò l’apprensione della giovane. Egidio riprese: “Capisco il tuo blocco psicologico per la brutta disavventura e le sue conseguenze avute in tenera età, ma aspetterò. Anch’io ti amo ed insieme cercheremo di superare questa difficoltà, se tu vuoi”.
Ad Elena mancò il respiro e quale torrente in piena le lacrime le inondarono il viso. Con voce rotta  riuscì a dire: “Lo voglio”.
Egidio la strinse forte fra le braccia e la baciò dolcemente sussurrandole: “Ce la faremo”.
Il corso volgeva al termine: mancavano solo due giorni. Egidio ed Elena avevano trascorso i giorni evitando di affrontare  l’argomento anche se sotto il silenzio il fuoco del desiderio bruciava la carne di entrambi. Per spegnerlo usavano l’acqua fredda della distrazione culturale, ma la sera con la sua complicità era un tormento. In ogni caso resistevano: baci, carezze, buonanotte ed ognuno nella propria stanza ad aspettare in agitazione l’abbraccio di Morfeo che arrivava alle ore piccole.
La penultima sera, dopo cena, uscirono per la solita passeggiata di cultura e di distrazione.
Si accorsero che ormai conoscevano ogni angolo della città. Si sedettero sul bordo del muro di una  vecchia fontana in una piazzetta periferica solitaria. La luna splendeva nel cielo e un lieve zefiro portava il profumo forte di gelsomino. Nel silenzio il battito dei loro cuori e i loro profondi sospiri martellavano i loro timpani. Un bacio appassionato li fece fremere a lungo ravvivando ed ingrandendo la fiamma bruciante dei loro sensi. All’unisono dissero:  “Torniamo in albergo”.
La strada sembrava non finire mai. Impazienti allungarono il passo. Arrivarono all’albergo.
Bevvero due cognac con ghiaccio a testa (per farsi coraggio o per stordire i sensi? Direi per entrambe le cose). Salirono nella camera d’Elena. Si spogliarono con calma imposta. Baci, carezze e un linguaggio d’incendi unirono i loro corpi ardenti come astri. Progressivamente il desiderio d’Egidio toccò il culmine e…, ma  Elena cominciò ad irrigidirsi e un tremendo contrasto tra volere e potere s’insinuò nel suo animo e nella sua mente. Un lieve tremito la colse. Egidio se ne accorse e si fermò.
“Non andiamo oltre. Non ti rammaricare amore mio, tenteremo un’altra volta. Abbiamo ancora tanto tempo e alla fine il nostro amore vincerà”, disse Egidio.
“Amore sono frastornata. Una parte di me lo vuole con tutte le sue forze, l’altra l si oppone con disgusto e paura. Sarà sempre così? Aiutami amore!”, rispose Elena.
Egidio la strinse a se e dolcemente le parlò.
- Fu un lungo monologo, anzi un soliloquio, come se parlasse a se stesso per fissare i suoi pensieri, chiarire le sue idee e persuadere nello stesso tempo se stesso.
“Tu vivi ancora nella memoria di quanto ti è accaduto perché hai subito la rivelazione dell’atto fisico dell’amore come brutalità, violenza e immoralità, ma tu non puoi e non devi considerarlo tale quando questo avviene tra due persone che si amano. Sai bene che l’amore è la comunione di due anime. Esso, quindi, richiede una dose comune di aspirazioni intellettuali e morali, di sentimenti di cui la bontà è la base. L’amore è fatto di stima reciproca, considerazione, ammirazione, solidarietà e sacrificio perciò, a questo punto, l’amore fisico diventa legittimo: è il piacere di fare piacere, di soddisfare col suo partner  un bisogno naturale e di unificare le gioie morali con quelle fisiche. L’amore,come vedi,  non è il contatto brutale di due epidermidi, ma un contatto dolce, fantasioso e poetico. La tua avversione è comprensibile perché l’hai sempre considerato un atto di prepotenza, di violenza, di disgusto,
di ripugnanza, di sofferenza e di rancore. Devi pensare e convincerti che tutto ciò è sbagliato e devi dimenticare, cancellare il volto della persona che ti ha fatto male e dove e perché è avvenuto. Incidi nei tuoi occhi, nella tua mente e nel tuo cuore il volto del tuo amore e la gioia e la felicità che gli dai. Non interrompere la corrente che sale dagli organi per le fibre nervose al cervello, essa ti porterà tutto il suo benessere e la sua dolcezza. Pensa esclusivamente e intensamente a ciò e alla gioia che e alla felicità che darai a me e a te stessa. Lo so, non è facile ma volere è potere. Possiamo andare per gradi, un piccolo passo per volta”.
“Io lo voglio. Proviamoci ora senza fretta, con pazienza e dolcezza”, disse Elena.
E l’amore cantò la sua gioia totale.
Solo a chi interessa l’epilogo dirò che  tre figli furono le perle che completarono l’amore di Egidio e di Elena.

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