username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Giulio Nicolai

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Giulio Nicolai

  • 27 giugno 2011 alle ore 18:25
    Dolce cadere.

    Ho perduto, Cara, la mia battaglia,
    e ho lasciato la presa dall'unico appiglio
    per cadere dolce in questo oscuro vortice,
    e il profumo dei gigli in fiore violenta
    i miei sensi a monito dell'arduo destino
    che mi attende, ora che ogni mia azione
    è vana, ché nel cadere infinito mi ritrovo.
    Ho perduto ogni forza, e tu sai perché,
    ho bevuto la tua acqua senza pensare
    al sapore che avrei trovato sul fondo del bicchiere,
    non ho voluto vedere il rosso veleno
    che avevi lasciato cadere, goccia su goccia,
    nella bevanda che sbarazzina mi porgevi.
    E ora pian piano m'abbandono a questo sogno,
    di vederti un giorno insieme a me,
    solo tu hai l'antidoto per risvegliarmi dal torpore
    e far sì che l'immagine, al mio risveglio,
    non sia mutata di fronte ai miei occhi.
    Un sogno che diventà realtà
    è la realtà che diventa un sogno.

  • 26 giugno 2011 alle ore 3:23
    Quante vite abbiam trascorso.

    Quante vite abbiam trascorso,
    durante un solo percorso,
    che nessuno ricorderà
    tranne i nostri occhi
    stanchi di pianger lacrime,
    tranne il nostro cuore
    stanco di trattener le fitte
    che ogni delusione ci infligge.
    Quante vite abbiam trascorso,
    durante un solo percorso,
    a pregare il destino
    di ridere con noi,
    di offrirci una dama bianca
    che sappia custodir
    i nostri segreti,
    piccoli dettagli di ogni giorno
    che compongono
    le fila di ciò che abbiam vissuto.
    Quante vite abbiam trascorso,
    durante un solo percorso,
    nel rimpiangere un sorriso,
    una carezza, un bacio leggero,
    nello sperar che lei s'accorga
    della nostra vocazione all'amore
    più sincero, sigillo d'ogni vita
    che riunisce il nostro mondo.

  • 25 giugno 2011 alle ore 14:19
    In attesa di te.

    C'era qualcosa di profumato
    in quei giorni senza di te,
    il mio corpo, e con lui ogni
    mio pensiero, erano intrisi
    della più pura voglia di vivere.
    Attendevo il momento più bello,
    l'alchimia dei sensi
    che si componevano
    in un abbraccio carico d'amore
    e in quel tanto sospirato bacio,
    che riempiva i miei polmoni
    d'una sostanza più pura dell'ossigeno,
    invisibile all'intelletto umano
    e misurabile solo col proprio essere.
    E il mio, si riempiva di te,
    come una spiaggia accarezzata
    dalle onde del mare,
    in un'atmosfera incantata,
    parte del genio della vita
    che la natura ha saputo concederci.
    Solamente grazie a quei momenti
    posso dire, ora, di aver vissuto,
    di aver colto il caldo fiore
    che questo insieme confuso
    di giorni mi ha regalato. 

  • 19 giugno 2011 alle ore 18:31
    Accorgersi.

    Quante volte ho camminato
    per le strade della vita
    senza osservare la bellezza
    di ogni cosa, l'aria primaverile
    che scuote i petali violetti,
    le leggere ali di un'ape
    che vola spensierata,
    i riflessi del sole sul mare
    cristallo le cui onde
    accarezzano le terre
    e ne amplificano i profumi.
    Quante volte ho camminato
    per le strade della vita
    senza osservare la bellezza
    di ogni singola persona,
    prigioniero di un pregiudizio
    insensato, dettato dal fare
    sbrigativo che ognuno di noi
    non può far a meno di portare con sé,
    quante volte ho negato un sorriso,
    una stretta di mano o una parola gentile,
    un bacio in più, una carezza improvvisa,
    un amore sincero, un saluto inumidito
    da piccole lacrime di felicità.
    Quante volte abbiamo camminato,
    noi tutti, per le strade della vita,
    senza accorgergi di quanto vicina
    fosse la felicità, a portata di mano,
    dietro il più banale degli angoli,
    a disposizione del più piccolo gesto.
    Non soffermiamoci all'apparenza,
    che spesso inganna anche i nostri cuori,
    indaghiamo tutto l'indagabile
    e non rifiutiamo mai il piccolo esperimento
    che può regalarci una vita,
    un sorriso sincero durante un ricordo.

  • 16 giugno 2011 alle ore 17:26
    Mettersi da parte.

    Ho passato il tempo
    a desiderare momenti
    di fuoco, placati
    dall'umidità delle tue labbra,
    che puntualmente
    sono esplosi come
    preziosi cristalli sul
    duro pavimento.
    Ma nella follia
    dell'oltranza e del dolore
    di cui non posso
    fare a meno
    ogni giorno,
    ho trovato il tempo
    per un meraviglioso dono
    da porgerti senza impegno
    e del quale tu, ragazza,
    devi fare tesoro.
    Ti ho regalato
    i momenti di un uomo
    innamorato, e parole
    scolpite su un foglio
    come il tuo viso è nella
    mia memoria.
    Ti ho regalato
    una parte di me,
    trattala bene, curala,
    pensaci nei giorni d'estate
    o durante la pioggia invernale,
    ti aiuterà a capire
    quanto sei stata importante,
    anche solo un momento,
    per un'altra persona.
    Che avrebbe fatto
    di tutto per vederti felice,
    anche mettersi da parte,
    in attesa di ciò che non
    si può attendere.

  • 09 giugno 2011 alle ore 2:26
    Anima distratta.

    Il mio cuore ha deciso
    d'innamorarsi di te,
    senza permesso alcuno,
    senza chiedere consiglio
    alla mia anima distratta,
    ed è per questo che
    mi vedo costretto
    a porgerti questa
    lama, rivolta al mio petto,
    mentre ti bacio e
    mi stringo a te,
    cosciente del pericolo
    a cui vado incontro.
    Nelle tue dolci mani
    è il mio destino velato,
    oggetto misterioso
    sotto una campana opaca
    di cui solo tu detieni la chiave.
    Asseconda il mio cuore
    e molla la presa da quella
    fredda lama senz'anima,
    lasciala cadere nel
    suo sordo rumore di cristalli
    e abbandonati a me,
    o spingila con forza
    tra le mie carni scoperte
    così che io possa portarne
    le cicatrici per tutta la vita,
    e ricordare quanto
    dolore porti un amore
    mai nato, figlio di un vezzo
    da bambino, segno
    indelebile della fragilità
    di un uomo.
    Il mio cuore ha deciso
    d'innamorarsi di te,
    mai guerra fu più facile
    da vincere.

  • 06 giugno 2011 alle ore 20:58
    Il libro della vita.

    Se ci fosse un modo
    per rubar la penna
    a chi scrive le nostre vite,
    quanto lo farei, anima mia,
    ma ancor più dura
    è la realtà quando
    c'accorgiamo che
    è la nostra mano
    a muoversi sul foglio,
    che ogni azione
    è frutto di un nostro
    errore, piccolo,
    ma pungente
    come una spina.
    Vorrei ogni tanto
    cancellare quelle frasi
    che descrivono
    le mie mancanze,
    quei discorsi
    che riempiono
    le pagine di quei giorni
    felici, ma tristi
    nel loro seguito,
    ma non esiste rimedio
    per queste sbavature.
    Ho creduto
    che quella mano
    invisibile fosse
    benevola,
    ma non avevo
    fatto i conti
    coi tuoi occhi,
    che leggevano,
    e tristi si chiudevano
    per non leggere ancora.

  • 03 giugno 2011 alle ore 2:09
    Amatevi voi.

    Amatevi voi che potete,
    non perdetevi
    in inutili discorsi
    che portan via il tempo.
    Amatevi voi che potete,
    che ogni dettaglio
    è unico e raro,
    ed è dono prezioso
    che la vita v'ha concesso.
    Amatevi voi che potete,
    un gesto d'amore
    vale mille cuori infranti,
    c'è tutta una vita davanti
    per la rabbia e il dolore.
    Amatevi voi che potete,
    che il mio umile cuore
    giosce dei vostri volti
    e vive meno solo
    in compagnia della
    vostra felicità.

  • 03 giugno 2011 alle ore 0:19
    Chiudo gli occhi.

    Chiudo gli occhi,
    e penso a quei momenti,
    che per te furon niente,
    che per me furon tutto,
    chiudo gli occhi
    e sento il peso
    di quelle parole,
    di quei gesti innocenti,
    che per te furon vuoti
    che per me furon pieni.
    E' questa distanza
    che c'ha travolti,
    anzi no, ha travolto
    me stesso,
    che sordo ascoltai
    il tuo silenzio
    e non capii
    il significato di quel
    freddo vento.
    Chiudo gli occhi,
    e vengo assordato
    da un cuore straziato,
    il cui suono
    è rumore per chi non ascolta.
    Non hai ascoltato
    ad occhi chiusi,
    le mie parole silenti,
    e hai chiuso
    il tuo cuore al mio
    ancora prima
    di sentirne il profumo.

  • 02 giugno 2011 alle ore 18:29
    Abbandono.

    E così, tu m'abbandoni,
    dopo esser entrata nella mia vita,
    in punta di piedi, senza fare rumore.
    Era un'altalena d'emozioni,
    un libro con pagine a caso,
    tra sogni d'amore
    e tristi tempeste,
    poche pagine,
    ma molto intense.
    E ora io leggo le ultime righe,
    di fronte alle onde del mare,
    che tentano invano
    di sorreggere il peso
    di quest'ennesima
    delusione, che fa male,
    non sai quanto.
    Credevo nel tempo
    che cura le ferite,
    che rimargina i segni,
    che trasforma
    il cielo cupo
    in giorno d'estate.
    Ma eran sogni,
    basati sul nulla,
    perchè quando
    si sogna, tra i pericoli,
    c'è quello di esser svegliati.
    Ed ora son sveglio,
    privo d'umore,
    a leggere ancora
    quelle dure parole.

  • 31 maggio 2011 alle ore 17:20
    Normalità.

    O fiore, così bello e lucente,
    che nascondi il tuo segreto
    agli occhi inesperti
    e appari opera fine
    d'un artista primordiale,
    qual è il segreto, dimmi,
    della tua sbadata bellezza?
    E' vero quel che sento,
    che ogni sguardo che ti dono
    è ad ammirar un tuo dettaglio,
    profumata gemma
    dal normal aspetto
    che con i suoi compagni
    compone mirabile visione.
    Mi s'apron gli occhi
    a questa congettura,
    ogni tuo dettaglio è normale
    agli occhi altrui,
    ed è questa la bellezza,
    l'unione del normale,
    che genera purezza.

  • 29 maggio 2011 alle ore 20:10
    E corrono, fugaci.

    In fondo, a questo mondo
    siamo tutti un po' ciechi,
    spesso guardiamo
    l'animo altrui
    senza osservarlo,
    senza pagare il prezzo
    di un'audace sensazione.
    Passano, scorrono
    i nostri occhi,
    come treni veloci
    i cui passeggeri
    non vedono che
    un quadro sbiadito
    dall'opaco finestrino.
    Ed è proprio di
    quel treno che ho paura,
    quel treno in cui
    ho prenotato
    un posto
    ma che non ho mai
    il coraggio di prendere.
    Ed è così che passo il tempo
    su quella grigia panchina
    osservando fugaci vagoni,
    che quando son più vicini
    passano, e corrono
    lontani dal mio sguardo.
    C'è solo un caldo
    sole d'estate
    a ricordarmi che
    è ancora giorno,
    che la notte,
    la mia notte,
    può attendere
    ancora. 

  • 27 maggio 2011 alle ore 16:42
    Confusione.

    Non so come scrutare i tuoi occhi,
    stelle brillanti che acciecano
    ma anche profondi pozzi
    oscuri ed inesplorati,
    che vivono nella loro
    mutevole condizione
    e generano in me
    la più impotente delle
    confusioni.
    Non riesco a capirne i segnali,
    a leggere quelle parole
    di una lingua straniera
    che ascolto, inerme,
    sforzandomi di comprenderne
    il significato.
    E i tuoi gesti,
    che come un pendolo
    oscillano tra il piacere
    e la noia,
    il tuo modo di fare,
    sempre diverso
    eppur sempre uguale,
    confondono
    continuamente
    la mia mente
    già confusa,
    impedendomi
    qualsiasi movimento,
    tagliando di netto
    la mia iniziativa.
    Il problema non
    è dare od avere,
    perchè possiamo
    dare il nostro tutto,
    ma non è detto
    che questo
    sia abbastanza,
    che sia la chiave
    per aprire la
    porta che abbiamo
    di fronte.
    Il nostro tutto
    è ciò che siamo,
    non possiamo
    offrire di più
    senza indossare
    una maschera.

  • 23 maggio 2011 alle ore 23:58
    E' chiaro il sentiero.

    E se io volessi riempir quegl'occhi
    del tenue liquido che colma
    gli spazi del mio essere,
    per unire lei a me,
    in un'apnea che toglie il respiro
    ma che in realtà ci da ben altro dono,
    un minuto in più
    della nostra vita al quale
    abbiamo dato un senso?
    Potrei osare, perchè
    mai e poi mai può esser
    perduto il tempo passato
    a cercar ciò che ci preme,
    quandanche l'orizzonte
    non sia quello sperato,
    almeno ci abbiamo provato,
    abbiamo lottato
    per un'intrinseca speme.
    Mai fu più vivida la mia certezza,
    mai più chiaro il sentier da seguire,
    ho voglia di viver quella carezza,
    ho voglia di vita e non più di morire.

  • 17 maggio 2011 alle ore 16:55
    Fuoco.

    Fuoco, che illumini il mio viso
    e degni spettatori fai de miei occhi,
    caldo amico dalla mutevole figura,
    che scaldi le mie membra stanche
    della quotidiana freddezza dell'Essere.
    Fuoco, che repente t'inerpichi
    ovunque tu voglia,
    senza chiedere permesso alcuno,
    senza guardare negli occhi l'Uomo,
    evitando ogni affezione di pietà.
    Fuoco, che sei seme essenziale per la vita,
    e macchina di morte e distruzione,
    e nella tua ambigua ed affascinante
    esistenza catturi fisso il mio sguardo,
    che in te trova magico strumento,
    compagno dei pensieri più oscuri e proibiti,
    che alla luce del sole
    mai avrei il coraggio di fare.

  • 12 maggio 2011 alle ore 14:52
    Gente.

    Gente, che corre indaffarata
    come piccole formiche operose,
    senza una meta definita,
    priva di un motore immobile
    a cui tendere.
    Gente, che dà continue risposte
    senza aver mai fatto una domanda
    e insegna ai propri figli
    la rincorsa al vuoto,
    cavo contenitore che si ostina
    a chiamare vita,
    senza alcun rispetto
    per ciò che lo è veramente.
    Gente, che preferisce credere
    nell'incredibile, ma che dell'incredibile
    non ha mai fatto un credo,
    avendo abbandonato l'innocenza
    di quando erano bambini,
    a favore di una grigia ferrovia,
    oltre la quale è inconveniente andare.
    Gente, che ha perso il gusto
    di amare, perchè è troppo doloroso
    maneggiare i veri sentimenti,
    impietosi specchi che come Medusa
    possono pietrificare il nostro Essere,
    avendo dalla loro parte la cruda
    arma dell'incontestabile realtà.
    Mi sono stancato di questa gente,
    piccola mia, ed è per questo
    che passo i miei giorni a guardare
    negli occhi altrui,
    nella vana speranza di incontrare
    la merce più rara:
    una Persona che non sia solo gente.

  • 04 maggio 2011 alle ore 20:35
    Vuoto dipinto.

    Facce dipinte di fredda allegria,
    e lucenti vesti di tele pregiate,
    parole confuse, risa scontate,
    sguardi nel vuoto senza senso alcuno.
    E dentro ognuno di loro
    s'annida il più bieco dei tormenti,
    la solitudine che riempie di vuoto le loro anime,
    frutto di una pennellata,
    pensata ad arte per dipingere
    un sorriso e nascondere i loro traumi.
    E' questa la vita che devo fare, io,
    per far finta che tutto vada bene?
    E' così che un giorno troverò
    quel che cerco da quando son nato?
    Preferisco apparir per ciò che sono,
    che esser dipinto d'un altro colore.

  • 30 aprile 2011 alle ore 3:37
    Momento.

    E ora, che è tarda la sera,
    io attendo di sfiorare il tuo viso,
    con audace gesto
    d'artificiale volontà,
    e aspetto il premio
    per aver battuto
    il mio infantile timore.
    E' così vicino quel momento,
    in cui la paura lascia
    spazio al piacere,
    flebile lama di rasoio
    tagliente e spietata,
    che ci frena
    per paura di ferirsi.
    Ma ogni ferita
    guarisce se ben curata,
    e vale la pena
    d'aver mille cicatrici
    per dimostrar a sé stessi
    che in fondo,
    abbiamo vissuto
    ogni momento.
    Tra un istante vivrò
    questo piacere,
    nell'attimo in cui
    il mio palmo
    sfiorerà tenue
    il tuo corpo,
    e sarò pronto a chiudere
    gli occhi,
    e sarò pronto ad aprirmi
    per un'altra emozione.

  • 24 aprile 2011 alle ore 19:49
    La chiave.

    M'hai guardato con lucido splendore
    pretendendo un'intesa non voluta,
    hai messo alla prova il mio sguardo
    che forte ha resistito all'assedio,
    non perchè io non volessi farti entrare,
    ma perchè hai preteso il mio cuore
    senza fargli alcuna domanda.
    E mai s'aprirà questo scrigno
    che tengo stretto al petto,
    per il sol motivo d'aprirsi,
    c'è bisogno di una chiave
    che della curiosità si faccia forte,
    e che risposte cerchi in ogni istante
    pronta a ricever l'esito incerto.
    Potrei aprirlo anche adesso,
    tale è fragile il mio cuore,
    potrei concedermi ad ogni gesto
    perchè di ciò avrei bisogno
    tanta è la mia sete.
    Ma troppi errori ho commesso
    nel vacillante passato
    che tempra le mie carni
    e vittima di me stesso sarei
    se niente avessi imparato. 

  • 16 aprile 2011 alle ore 3:05
    Gioventù.

    Mela dall'aspro sapore
    che inganna la vista
    con fallace splendore,
    ricopri i rami malati
    dell'albero della gioventù
    e germini maligna
    su questo vasto campo,
    senza che nessuno
    s'accorga della tua fame.
    Hai ricoperto i tuoi frutti
    di lucenti colori
    per nascondere il marcio
    che dentro s'annida,
    bugiarda opera
    di una mente malata
    che ha il solo fine
    di contagiare l'essere
    di questa massa,
    cieca e sorda e muta,
    vecchio cimelio
    ricoperto di ruggine,
    noiosa abitudine quotidiana.
    E tu, dolce mela solitaria,
    che combatti il parassita
    che invade il tuo ramo,
    pari sì opaca alla vista altrui,
    che solo all'immagine sa fermarsi,
    e vivi ogni giorno
    da solitaria spettatrice
    conscia della tua inadeguatezza,
    mentre gli altri frutti
    son mangiati al loro interno
    dal vuoto parassita
    dell'apparenza.
    Verrà il momento del distacco,
    quando il tuo ramo sarà lontano,
    e un nuovo germoglio
    di sana essenza
    nascerà dalle tue ceneri. 

  • 10 aprile 2011 alle ore 4:03
    Mille pezzi di cielo.

    E se fosse dietro l'angolo
    il segreto della felicità?
    Se fosse un gesto
    trascurato dietro
    uno sguardo sbadato,
    uno sfiorarsi di mani
    innocenti e ancora pure,
    uno sorriso spontaneo
    nato dal nulla?
    Forse mi son
    perso nel guardare
    l'orizzonte lontano
    senza accorgermi
    del mare che tuonava
    davanti ai miei occhi?
    E' bello sognare,
    guardare in alto
    nel cielo azzurro,
    perdersi tra fantastiche
    storie mai nate
    e che mai nasceranno,
    perchè ci da quel
    senso di leggerezza
    che fa apprezzare la vita.
    E' bello vedere l'amore
    in ogni sguardo,
    sconosciuto o meno
    che sia, perchè, in fondo,
    abbiamo tutti bisogno
    di un traguardo
    da raggiungere
    che dia senso
    a ciò che facciamo.
    Vorrei, sotto questo cielo,
    che i miei sogni
    si sgretolassero
    in mille pezzi,
    e che anche solo
    un frammento di essi
    diventasse tenera realtà.

  • 03 aprile 2011 alle ore 23:46
    Passano i giorni.

    Passano i giorni
    e finisce l'inverno,
    sbocciano i fiori
    e s'accorciano le vesti,
    e l'operoso mondo
    continua il suo lavoro
    fatto di sguardi evitati
    ed occasioni perdute.
    Ho guardato in alto,
    nella buia notte,
    per contemplare
    le stelle che ormai
    nessuno guarda più,
    e ho sognato per un momento,
    l'incontro fortuito col destino,
    e a pieni polmoni
    ho respirato la notte,
    coi suoi decisi profumi
    di terra umida
    e dormienti fiori bianchi.
    Forse anche tu
    hai guardato quella stella,
    respirando l'identica aria
    che nutriva i miei polmoni,
    sognando l'identico destino
    che cerchi da una vita
    ma che la vita stessa
    non ti ha ancora concesso.
    Io continuo a sognare
    ed assaporo l'aroma della notte,
    la stella brilla come niente fosse,
    eppure lampeggia
    al ritmo delle mie lacrime.
    Guardiamo la stessa cosa,
    tu ed io, eppur siam così lontani,
    nello tempo e nello spazio,
    e forse solo avvicinandoci
    a quella stella,
    potremo un giorno
    avvicinare i nostri cuori.

  • 26 marzo 2011 alle ore 14:30
    Attesa.

    Lucidi son gli occhi miei
    come un riflesso di luna piena
    sul mare increspato,
    al pensier di ciò che attendo
    primo tra i desideri
    che alla vita mia da senso.
    E' come nebbia
    quest'attesa,
    cala dolce e inaspettata
    celando i lineamenti
    del desiderio,
    e confonde i miei sensi,
    e non so più cosa cercare.
    Continuo nel vuoto,
    oscuro mantello,
    a tastare il cammino
    ormai coperto,
    scalfendo la mia pelle
    al contatto con l'imprevisto,
    inerme di fronte all'incerto.
    Che fare, dunque,
    per trovar ciò
    che si cerca,
    se non continuare
    a sporcarsi le mani
    con l'ustionate cera
    della realtà?

  • 23 marzo 2011 alle ore 2:10
    Vento d'inverno.

    Sconosciuta donna
    che passi fugace
    lasciandoti dietro
    l'illusione d'un momento,
    la scia di un profumo
    armonioso e suadente,
    sogni d'occhi aperti,
    e malinconica solitudine,
    fermati, per una volta,
    accetta il mio sguardo,
    sconosciuto messaggio
    d'altri lidi, profondi
    come oceani lontani.
    Non farmi passare
    come il vento d'inverno,
    che porta a coprire
    il nostro corpo
    che dell'anima
    è il sublime strumento,
    lasciati corrompere
    da un nuovo aroma,
    frutto di vicende
    sempre diverse,
    scrigno di segreti
    mai svelati,
    che cercano la chiave
    per la vera libertà.
    Dammi un secondo
    della tua attenzione,
    così ch'io possa
    parlarti con gl'occhi,
    ed infondere in te
    il seme del dubbio,
    cuneo che strappa
    il vecchio dal nuovo,
    folata di vento
    che getta per terra
    il tuo buffo cappello.
    Prendi la chiave
    ch'ognuno porta con sé,
    e provala impavida dentro di me,
    potresti trovare ciò che vai cercando,
    o niente di tutto questo:
    in fondo come possiamo
    noi sapere cosa vogliamo
    se ancora non l'abbiamo trovato?

  • 22 marzo 2011 alle ore 1:11
    Guerra.

    Rosso si tinge il cielo al tramonto,
    ma tra fumi e rumori
    di stridenti uccelli grigi
    che d'improvviso occupano il cielo,
    messaggeri di morte senza colpa,
    ipocriti seguaci d'un Dio tangibile,
    che del cielo è sovrano senza amore
    e della terra unico padrone,
    che mai ha chiesto il permesso
    del suo comando, dittatore
    uguale a coloro che va combattendo.
    Sparge il suo seme
    con unico pensiero,
    insensibile metallo
    che non ha amici né nemici,
    ma solo vittime
    che tra le mani
    stringono il pegno
    dei loro mali,
    colpevoli nella loro innocenza,
    fratelli di coloro ch'eseguono gli ordini.
    Sogno un cielo libero
    da cuori fantasma,
    e una terra libera da insensati timori,
    il cui metallo sia argilla
    tra mani innamorate
    che creino tenui strumenti d'amore
    in luogo di tetri strumenti d'orrore.