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Autore

Italo Calvino

in archivio dal 17 gen 2002

15 ottobre 1923, Santiago de Las Vegas - Cuba

19 settembre 1985, Siena

segni particolari:
Cesare Pavese s'innamorò del mio romanzo d'esordio, Il sentiero dei nidi di ragno.

mi descrivo così:
Mi piace riflettere sulla storia e le società contemporanee utilizzando vari generi, dal realistico al fantastico.

29 settembre 2011 alle ore 22:15

Marcovaldo

di Italo Calvino

editore: Mondadori

pagine: 134

prezzo: 7,22 €

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E' una raccolta di venti novelle sulla figura di un manovale con problemi economici, ingenuo e sensibile allo stesso tempo, inventivo e interessato all'ambiente in cui vive, a tratti buffo e malinconico
Il sottotitolo "Le stagioni in città" si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell'anno.
Malgrado l'autore non ne dica il nome, la città descritta potrebbe essere Milano o molto più probabilmente Torino (dove Italo Calvino ha lavorato per molti anni).
Comunque di qualsiasi città si tratti, essa è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico... e Marcovaldo ne è il cittadino per antonomasia.
Anche la ditta Sbav, presso cui il manovale lavora, è la ditta per eccellenza: simbolo di tutte le ditte; ed è anche per questo che non si sa né cosa vi si produca né cosa vi si venda, tanto meno il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
Malgrado la morale che traspare da ognuna delle novelle, i temi di riflessione suggeriti dallo scrittore sono diversi e vertono principalmente sugli effetti alienanti del progresso; sui meccanismi di difesa e le scappatoie usate dall'uomo inetto; sulla disparità sociale proposta dal mondo capitalista e sui rapporti sociali e ecologici dettati dalla società moderna.
Consigliato per gli adolescenti, è un tipo di lettura che non fa male neanche al lettore adulto che può ritrovare, nella figura di Marcovaldo, un pò della propria ingenuità fanciullesca.

recensione di Francesca Arangio

Commenti
  • Francesca Fichera Aggiungo come mi è stato suggerito: Marcovaldo è un dipendente della ditta Sbav, ha una moglie, sei figli e l’affitto da pagare.Attraverso il suo sguardo ingenuo si dipana il filo conduttore delle venti novelle che raccontano la sua storia: il divenire delle stagioni sullo sfondo del paesaggio urbano. Sebbene possa apparire - almeno dal titolo - come un temporaneo distacco dallo stile che, specialmente in quegli anni, caratterizzava la produzione dell’autore (di quello stesso periodo è il romanzo surreale de Il Cavaliere Inesistente), "Marcovaldo e le sue venti favole moderne costituiscono, anzi, un indiscutibile livello di maturazione del linguaggio fiabesco di Calvino, che neanche fra le mura di cemento della città contemporanea rinuncia alle atmosfere oniriche e romanticamente distanti attinte alla letteratura popolare.Il tragicomico personaggio di Marcovaldo, l’uomo dall’occhio “poco adatto alla vita di città”, è la maschera perfetta del disadattato, a metà fra Chaplin e Keaton; un piccolo individuo costretto ad affannarsi fra le mille difficoltà impostegli dal quotidiano, cose ovvie ed insignificanti all’apparenza, ma che pian piano lo conducono sulla via dell’alienazione, dell’inadeguatezza sociale; ci si immedesima in lui e allo stesso tempo si prova tenerezza per l’operaio malinconico che di quello stesso mondo che lo mette alla porta riesce ancora a cogliere i dettagli, come residui preziosi di un sogno: "... una foglia che ingiallisce su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c'era tafano sul dorso di un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza".Dietro c’è la città, maestosa, anonima, soffocante allegoria del progresso industriale, la co-protagonista - mai esplicitata - di Marcovaldo; è la dimensione a cui sa di non potersi conformare, ma nella quale cerca comunque e disperatamente un contatto, una traccia di vita e di poesia, mentre un’insegna al neon oscura le stelle ed il supermercato si trasforma in una rocambolesca giostra senza fermate.Calvino racconta tutto come fa sempre, in maniera asciutta e scorrevole, permeando ogni cosa con un’ironia sottilissima, quasi invisibile, che spesso sfiora il grottesco; la macchina narrativa entro cui colloca i personaggi, dal primo all’ultimo, funziona alla perfezione e rende il ritmo del libro avvincente e serrato, sebbene ogni novella possa essere considerata anche a prescindere dalle altre, come piccolo capolavoro a sé stante. Le singole storie, comunque, conducono tutte alla stessa morale - la morale della favola, come impone la tradizione - : che "L'uomo contemporaneo ha perduto l'armonia tra sé e l'ambiente in cui vive, e il superamento di questa disarmonia è un compito arduo, le speranze troppo facili e idilliche si rivelano sempre illusorie". Così, in bilico fra narrativa per ragazzi e letteratura d’impegno, Italo Calvino lancia il suo attacco alla società odierna, alla metropoli snaturata che avvelena le acque dei fiumi ed inquina la vista con immagini ripetitive. Spinge ad intraprendere un viaggio allo specchio, un’auto-analisi che, non senza una punta di nostalgia, ci porta a realizzare quanto si sia potuto rimuovere, cancellare la natura, finendo per sconvolgere quella umana.

    05 febbraio 2012 alle ore 15:13


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