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Autore

John Donne

in archivio dal 26 apr 2007

1572, Londra

1631, Londra

segni particolari:
Celeberrimi sono i miei versi di "Nessun uomo è un'isola" contenuti in "Meditation XVII" e citati da Ernest Hemingway in "Per chi suona la campana" e da Nick Hornby in "Un ragazzo" (About a Boy).

mi descrivo così:
Sono stato uno dei maggiori autori inglesi di poesia metafisica. Fui anche un religioso e, come tale, ricoprii il ruolo di decano della cattedrale londinese di St.Paul. Scrissi sermoni e poemi di carattere religioso, traduzioni latine, epigrammi, elegie, canzoni e sonetti.

26 aprile 2007

Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venesti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.

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