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Autore

John Fante

in archivio dal 05 giu 2006

1909, Denver

1983

segni particolari:
Padre e figlio al contempo.

mi descrivo così:
La parte bianca dell’american Dream. Bukowski disse che ero il suo dio.

13 luglio 2012 alle ore 18:23

Chiedi alla polvere

di John Fante

editore: Einaudi

pagine: 269

prezzo: 9.38 €

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Arturo Bandini e l’oceano: in ciò potrebbe riassumersi il senso del capolavoro di John Fante “Chiedi alla polvere”. Bandini, uno scrittore che è Lo Scrittore ma anche tutti gli scrittori, in un’epoca trasversale a tutti i tempi. Fante, autore italo-americano dalla parola prensile e caustica, mette ancora una volta il suo alter-ego a tu per tu con l’assaggio di un sogno: il successo.
In “Chiedi alla polvere” il desiderio è un’apparenza dai molteplici volti che diventa racconto non realizzandosi. È l’artista non seguito e non capito fino in fondo, è l’amante non ricambiato - dalla sensuale e inafferrabile figura della messicana Camilla Lopez -, è la miseria lasciata a se stessa. È l’idea della ricerca, infinita, estenuante, disperata, condotta tanto attraverso i sensi - contatto con la natura, con il mare e vicino a lui, fra i corpi umani - quanto mediante una lucida e sconfortante analisi dell’inespugnabilità delle gerarchie sociali.
« […] l'ho intitolato “Chiedi alla polvere” perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro », scrive Fante nel prologo al libro, sdoppiando dichiaratamente il suo secondo io e facendo sì che ogni sua faccia si trovi a confronto con un oceano di miti irraggiungibili, promesse infrante (a volte mai fatte), sogni divisi in due. Bandini e la sua metà divelta Camilla sono viandanti sul mare di nebbia - e di terra - del Novecento, pronipoti degli anti-eroi di Verga, fratelli dei “contestatori rassegnati” protagonisti in Camus. Sono maledetti perché sono così, perché sanno di esserlo e di non poter cambiare. Ma si sforzano, quasi per istinto animale, dibattendosi fra le onde invisibili di una California desolata e infiammata dal sole, naufraghi capaci di suscitare l’amore o, almeno, di suggerirlo con le parole.

recensione di Francesca Fichera

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