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Autore

Laura Di Vincenzo

in archivio dal 31 mag 2016

Policoro - Italia

mi descrivo così:
Io sono le parole che scrivo, loro sono la mia essenza e abitano in un posto meraviglioso chiamato anima.

18 aprile alle ore 18:07

Non tutti gli aquiloni riescono a volare

Intro: Immaginare non è follia ma un modo di vivere una pseudo vita parallela. Quello che non vivo lo scrivo…

Il racconto

Era trascorso un anno e Sara continuava a sentirlo dentro come quel giorno in cui, con insistenza, la chiamò a se; si era opposta con tutte le forze a quel richiamo, a quel desiderio passionale d’impeto, a quella forza difficile da spiegare. Ora lui era lontano, immerso in un mondo di cui Sara non conosceva i meccanismi, plasmato da un sentimento che assomigliava più a una ripicca verso qualcosa che aveva messo a dura prova la sua fame d’amore. Era giusto che lui vivesse la sua vita, che trovasse un equilibrio dopo l’inclinazione di un pensiero del tutto pretenzioso nell'illusione di poterlo rendere realtà. Sara era dotata di un dono che le faceva percepire le cose involontariamente e sapeva per certo che la donna con gli occhi di ghiaccio non gli avrebbe mai potuto dare l’amore che lui desiderava, aveva gli anni giusti per lui ma non il vissuto, troppo calcolatrice e fatalmente narcisista.  Era giunto il momento per Sara di uscire completamente dalla sua vita, di lasciarlo andare anche nel pensiero, di slegare quella vela della fantasia che continuava a navigare il suo mare senza trovare il porto, di accarezzarlo nel buio della notte quando il manto delle stelle le offriva la luce giusta per illuminare quel che sentiva. La sua carezza non poteva più accompagnarla lungo il sentiero battuto dall’ombra di alti cipressi, doveva strapparsi dal cuore quei battiti che mai una volta la avevano abbandonata, non poteva più sentire nel cuore colui che lo abitava e non gli camminava accanto. Aveva desiderato tanto guardarlo negli occhi, almeno una volta, per avere conferma di quell’anima che Sara aveva saputo leggere anche da lontano. Lei avrebbe continuato a camminare passi nell’apatia del suo vivere, nella consapevolezza di non poter stringere a se colui che, come folata di vento nella quiete di una calda giornata di fine estate, le aveva stravolto la vita con il suo ardente sentire regalandole quel calore che solo un raggio di sole può dare. Ecco cosa li univa: il mistero dell’Amore come sentimento puro, come espressione di una realtà conducibile a una base che ti deve appartenere, uno strato epidermico che non tutti posseggono. Amare significa saper rinunciare pur di non far soffrire l’altro e Sara lo doveva a lui e a se stessa. 

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