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Autore

Laura Lapietra

in archivio dal 24 set 2017

02 maggio 1980, Bari - Italia

mi descrivo così:
Amante dell'arte in tutte le sue forme e colori.

08 novembre alle ore 15:32

Novembre

Novembre Timido come un bambino il sole sbircia dietro alle nuvole che si prendono per mano come sorelle amiche, a formare un'unica lastra di marmo grigio perla che si specchia sul volto pallido e silenzioso del lago adagiato ai piedi di questa collina dalle tinte aranciate nei suoi rossori più intensi, mentre salutano il nuovo giorno che nasce, quando calmo se ne sta nella sua eterna posa in quel sonno delle prime ore dalle tenue luci di questo mattino. Lui, indeciso se sorridermi e scaldarmi coi sui luminosi raggi o imbronciarsi versando le sue lacrime capricciose sul mio capo, il mio sole oggi non sa imporsi beffeggiandosi indisturbato del mio intimo! E imbroglione è quel vento fresco e scherzoso che si innalza avanzando da lontano a risvegliare le folte chiome degli alberi che ondeggiano distratte come una danza spasmodica a sciogliere le loro foglie rivelandole bronzate nel fruscio della loro inconfondibile voce, un dialogo comprensibile per l'anima pregna di sensibilità accentuata nella meditazione di un cuor profondo che sa percepire quei segreti dell'essere spirituale della natura del mondo, raccolto nella preghiera protesa all'ascolto, senza un rosario in mano. E i fili d'erba del mio giardino che i miei occhi intravedono non hanno più quel peculiare profumo dei loro fiori ad adornare quei loro movimenti sereni ad allietare l'anima mia nei giorni che verranno, e l'eco del cuculo che risuona nell'aria è lontano, è altrove, si farà attendere ancora, dopo il freddo, dopo la pioggia, dopo la neve, dopo i camini accesi con la sua legna e le caldarroste, e le corte giornate intorpidite dal cattivo suo umore, dopo le serate chiuse in casa in compagnia e non, solo allora lo sentirò cantare al cuore riportando la primavera nelle mie narici. Ricordavo poi trasognante in frammenti di nostalgia la mia antica betulla triste e gialla nella caduca dei suoi innumerevoli sorrisi quando accarezzava lieve le mie gote di adolescente, baci autunnali! Quella che regnava una volta nell'altra mia casa, quella di una volta. Formidabile nel suo abito color giallo brillante mesto a oro vivido in quegli autunni che si ripetevano nel ciclo del tempo, e questo è uno di quelli! Come starà!? Il mio sorriso è uno scolpito malinconico nel segreto ricordo del mio essere nel volo della reminiscenza, la rivedrò serena nel sogno agghindare la sua criniera di verde vellutato a primavera, e sarà ancora lontana, dovrà aspettare perché prima dovrà indossare il suo solito lucido argento, per poi essere grigio con lenticelle orizzontali, lei mia confidente che mi ha visto piangere, gioire, e aver mal di pancia! Nel sole, nel vento e sotto la pioggia del giorno e della notte, ripenso a lei e penso che è solo novembre, dietro la finestra ove il suo vetro non riflette l'espressione dei miei sogni e ricordi, ma solo il mio volto perso e condizionando dai rivoli del tempo, forse. La mia dolce micia dal pelo lungo e bianco mi fa le fusa, e come per incanto mi risveglio con lei in braccio in un appagante sussulto, e fiduciosa guardo il presente nella stanza della mia casa, tra le mie cose e i miei affetti, confidandole a gran voce guardando nell'azzurro dei suoi occhietti, che è solo novembre, nel muso lungo plumbeo del sole che oggi ha tutta l'aria di non voler splendere nella sua bella posa lì in alto oltre il coro delle nubi in quel rombo di tuono che ha appena emanato. Or piove a dirotto e sono solo le otto, ma in cuor mio sono serena dentro!

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