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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

18 marzo alle ore 10:44

A Casa Della Madre

Il racconto

Da giorni guardi le chiavi posate sul cruscotto dell’auto. Sono le chiavi di casa, della casa di tua madre. Le guardi, sì, e le prendi anche fra le mani, e pensi che non potrai aspettare ancora molto tempo, ci dovrai andare, dovrai andare a casa di tua madre, per svuotarla, per mettere in ordine. Devo respirare profondamente, pensi, mentre ti manca il fiato, mentre le lacrime scorrono sul viso, devo respirare profondamente, continui a pensare, ma ti senti soffocare mentre le fronde degli alberi si muovono, ondeggiano fra le tue lacrime, così vicine, così lucenti, così tristi. Provi a camminare per quei sentieri che sei abituata a percorrere, ma non serve. Niente ti può aiutare, nessuno ti può consolare, la consapevolezza della tua solitudine è così concreta, che ti senti schiaffeggiata, indifesa, vinta. Forse è meglio che non ci vada da sola, pensi, ma subito dopo pensi che invece devi andarci da sola, perché da sola? Forse in cerca di quella intimità che adesso ti è negata ma che potresti ritrovare in mezzo alle sue cose? In mezzo alle piccole e grandi cose, innocenti, o colpevoli di piccole manie, a quegli oggetti per cui spesso l’hai affettuosamente derisa, per quel suo allegro disordine dove però lei trovava sempre tutto? Perché da sola? Per scoprire che appena aperta quella porta ti investirà un silenzio sconfinato, ti accoglierà un vuoto devastante, per resistere alla tentazione di richiudere la porta e scappare via? Ma tu resisterai alla tentazione di fuggire, e timidamente entrerai in quel silenzio, in quel vuoto, fino a farne parte, fino a lasciarti avvolgere e scoprire che lei è ancora lì perché è soltanto finita l’epoca del rumore, ma l’anima non fa rumore, l’anima impregna di se stessa tutto ciò che sfiora, tutto ciò che ama. Ti siederai da qualche parte, su una sedia, su un divano e aspetterai fino a quando, incredibilmente, ti sentirai bene, consolata. Comincerai a prendere in mano le sue cose, a riflettere sul significato diverso che avranno, diverso da prima, diverso da quando frettolosamente davi un’occhiata intorno senza cogliere il senso della loro presenza. Ogni oggetto ti racconterà qualcosa di lei, magari che sapevi già, ma anche che non sapevi, e forse sarà meglio che lei non sia lì a spiegarti, così potrai fantasticare e sorridere. E sarà sorridendo che uscirai dalla casa di tua madre, con leggerezza richiuderai la porta dietro di te, con tenerezza, come con tenerezza avrai sicuramente preso qualcosa che volevi avere subito, che volevi subito portare con te.
Perciò, adesso sei arrivata. Sei scesa dall’auto e hai preso con le mani tremanti le chiavi dal cruscotto. Sei salita e sei davanti alla porta della casa di tua madre. Entra.

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