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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

22 luglio 2015 alle ore 13:34

Alina

Il racconto

Alina era nata nella casetta ai margini della spiaggia e aveva vissuto tutti i suoi vent'anni senza mai allontanarsi dal  paese. La sua era una vita tranquilla, senza scosse. Una famiglia fatta di sole donne. La mamma, una zia, una nonna. Nessun uomo nella sua storia. Suo padre era sparito alla notizia della gravidanza di sua madre: davvero la storia più banale del mondo, se non fosse stato per la sua drammaticità. Alina sentiva che non le mancava nulla: era da sempre circondata dall'affetto delle altre tre donne della sua famiglia che vivevano solo per vederla felice. E lei si sentiva felice. Era bella. Non era una ragazza che perdeva troppo tempo davanti allo specchio. Al mattino però le piaceva dilungarsi a coccolare i suoi capelli ricci e castani che raccoglieva disordinatamente dietro la nuca con un fermaglio a forma di margherita. Ma i riccioli erano troppi perchè il fermaglio potesse trattenerli tutti e così tanti scappavano alla presa della pinza  e scendevano ribelli ad incorniciarle il viso, rendendola ancora più bella. Le iridi di colore nocciola dorato sembravano quasi trasparenti e lievi pieghe d'espressione agli angoli degli occhi davano al suo sguardo ridente e ricco di promesse un fascino particolare,una sensualità di cui lei era assolutamente inconsapevole. Appena poteva, durante la giornata, Alina correva a sdraiarsi sulla sabbia fine e luccicante che l'accoglieva morbida e tiepida. Da lì scrutava il cielo azzurro lasciando che la brezza lieve che veniva dal mare accarezzasse i suoi pensieri. Sognava di viaggiare, di conoscere tante persone, immaginava terre lontane e misteriose da vivere e da raccontare. Sovente era la voce di sua madre ad interrompere i suoi sogni, ma lei non se la prendeva, e subito correva a vedere di cosa ci fosse bisogno. La mamma aspettava sulla soglia di casa e, un passo dietro di lei, la zia si sporgeva per guardare se Alina stesse tornando. La mamma e la zia erano sorelle gemelle e vivevano all'unisono. Non c'era nulla che l'una facesse o dicesse, che non coinvolgesse anche l'altra. Erano l'una l'eco dell'altra e Alina spesso si chiedeva se non pensassero anche, all'unisono. Ma le piacevano, tutte e due. Parlavano moltissimo fra loro, spesso anche sottovoce intercalando alle parole  risatine che facevano pensare a chissà quali segreti si stessero confidando. Al contrario la nonna era una donna di poche parole, ma quando le pronunciava erano pesanti ed insindacabili. Sapeva essere molto severa, ma anche quando sgridava sia le sue figlie che sua nipote, il suo sguardo non perdeva una profonda dolcezza che parlava d'amore.
Alina non confidava i suoi sogni alle tre donne della sua vita perchè sapeva che avrebbero sofferto all'idea che lei volesse andare via, e non avrebbero capito che l'affetto per loro sarebbe rimasto immutato, ma che lei si sentiva attratta dal desiderio di nuove esperienze e di conoscenza che lì non avrebbe potuto esaudire. La voce insistente di sua madre le fece fare una corsa.
"Mamma, eccomi" Alina si era lasciata cadere nella sabbia davanti alla casa, e la gonna a fiori vivaci le si era allargata intorno coprendo i piedi nudi.
"E' quasi Ferragosto Alina, dobbiamo fare il programma per la festa. Vieni, parliamone in casa."
"Per la festa di Ferragosto!" fece eco la zia.
"Va bene mamma, come gli altri anni no? Vuoi cambiare qualcosa?"
"Sì, voglio cambiare tutto. Quest anno casa nostra sarà il punto di riferimento per tutto il paese"
"Vuole cambiare tutto, hai sentito?" Alina non capiva se la zia approvasse oppure no.
Si alzò e con un movimento gentile e pieno di grazia fece ondeggiare la gonna per liberarla dalla sabbia.
"Bene mamma, sai che mi piacciono le novità."
Quando furono sedute tutte e tre intorno al tavolo della cucina, che tradizionalmente è la sede di tutto ciò che si discute in famiglia, la mamma mise al corrente Alina dei suoi progetti per la festa di Ferragosto. Parlava a voce molto alta in modo che la nonna, dalla sua sedia a dondolo dove fingeva di leggere, potesse ascoltare bene ogni cosa. Era prevista una grande tavolata sulla spiaggia a cui avrebbero potuto partecipare  tutti, e poi la musica, il ballo, i fuochi d'artificio.
"Mamma, ma non vedo niente di nuovo. Tutto come gli altri anni, mi sembra."
"La novità è che quest anno non saremo ospiti ma organizzatrici."
"Organizzatrici!" fece eco la zia.
"E allora?" Alina continuava a non vedere la differenza.
"E allora vuol dire che potremo realizzare qualunque idea nuova ci venga in mente.  E' per questo che dobbiamo cominciare a pensarci." La mamma sembrava  entusiasta.
"Abbiamo solo un mese di tempo e tu hai l'età giusta per inventarti qualcosa di nuovo."
"Già, chi meglio di te?" confermò la zia.
"Ci penserò mamma, ci penserò sulla spiaggia. A dopo."
Ma prima di uscire  corse a stampare un bacio sulla fronte della nonna bisbigliandole all'orecchio
"Cosa ne pensi?"
"Hmmm, per ora niente." La nonna sorrise e le accarezzò il viso.
Alina camminò fino al mare e poi lungo la riva. Ogni tanto si fermava e sollevava la gonna a fiori  lasciando che le piccole onde che s'infrangevano a riva le bagnassero le gambe fino al ginocchio. La cintura bianca, alta, leggermente stretta in vita evidenziava la linea sottile e armoniosa del suo corpo. Alina era parte integrante di quel mare, di quella sabbia; non si sarebbe potuto guardare quell'angolo stupendo di costa, senza vederla, senza immaginarla se non c'era.
Camminò a lungo quel pomeriggio e vide in lontananza una grande nave. Quando vedeva una nave  ricominciava a sognare di essere chissà dove, chissà a scoprire quali cose meravigliose. Sarebbe mai accaduto?
Mentre tornava lentamente verso casa provò a pensare alla festa, ma si rendeva conto che in paese i giovani erano pochissimi e tendevano ad andare a divertirsi in altre località con più opportunità di svago. Come convincerli a rimanere? Non era certamente una facile impresa, ma Alina sapeva che se non avesse potuto contare sui giovani, non avrebbe potuto organizzare niente di nuovo. Decise che ci avrebbe pensato l'indomani. Adesso c'era il tramonto e il tramonto era il momento più affascinante della giornata. Lei si sedeva sulla sabbia con le braccia intorno alle ginocchia e con lo sguardo rivolto ad osservare il sole che lentamente si lasciava sommergere dal mare in un tripudio di riflessi colorati che rimbalzavano sull'acqua fino a raggiungere la riva. Alina si commuoveva a tal punto di fronte a quello spettacolo che qualche volta arrivava perfino a chiedersi che faccia avesse suo padre, ma subito scacciava il pensiero: lui non ne era degno.
Dopo il tramonto la sabbia era fresca e sentirla sotto i piedi nudi procurava una piacevole sensazione di benessere. Lo sciacquìo dell'acqua accarezzava i sensi e, sebbene non fosse ancora buio, in paese si intravedevano le prime luci. Era ora di tornare a casa. Alina sapeva che le  tre donne della sua vita l'aspettavano perchè avevano voglia della sua compagnia per preparare la cena e apparecchiare la tavola. La cena era il momento più intimo della giornata, il momento in cui tre generazioni di donne si sedevano alla stessa tavola, certamente diverse fra loro, ma unite da un profondo affetto e dal grande desiderio di comprendersi. Ma anche a tavola Alina, che era seduta di fronte a sua madre, con lo sguardo andava oltre il viso di lei, e scrutava il mare e il cielo stellato, come se lì fossero scritte tutte le più belle promesse per il suo futuro.
"Alina, Alina....vuoi l'insalata? Ma a cosa pensi! Non mi senti neppure." La mamma.
"A cosa pensi? Non senti neppure la mamma!" La zia.
"Ma voi vi ricordate di quando siete state giovani? Lasciatela in pace." La nonna.
Alina che dopo cena rimaneva fuori nel silenzio a guardare le stelle. Alina che baciava le sue tre donne e dava la buonanotte. Alina che,  con un libro in mano che narrava di paesi lontani, rimaneva sveglia fino a tarda notte.
Alina che quel mattino di luglio si svegliò e si affacciò alla finestra come sempre per respirare il suo mare, ma rimase ammutolita e immobile. C'era un uomo sulla spiaggia.  Il vento agitava i lembi della sua camicia bianca sbottonata, mentre, con le mani affondate nelle tasche dei pantaloni chiari, camminava lentamente sulla sabbia a piedi nudi. Alina era abituata alla presenza di sconosciuti che frequentavano la spiaggia, ma quella mattina sentì  una improvvisa attrazione così violenta che ne rimase frastornata. Lui era troppo lontano per poterne vedere il viso, ma lei non esitò un attimo a raggiungerlo e posargli delicatamente una mano sul braccio. Appena i loro sguardi si incontrarono, entrambi capirono subito di appartenersi. Lei lo prese per mano:
"Vieni, camminiamo".
La madre, sulla soglia di casa, li guardò allontanarsi e capì.
"Stasera ceneremo da sole" annunciò rientrando in casa.
"Da sole" fece eco la zia.
"Non la perderemo" La nonna chiuse il libro e sorrise alle figlie.
Alina non tornò per la cena e non tornò a dormire. Tornò il mattino seguente e con dolcezza parlò con sua madre.
"Mamma, lo sai vero che dovrai occuparti tu della festa di Ferragosto. Io devo andare, mamma, ma tornerò."
La madre le accarezzò il viso.
"Non farci aspettare troppo Alina."
"Torna presto Alina." la zia aveva la voce rotta dall'emozione.
"Aspetterò di rivederti, prima di morire" scherzò la nonna stringendo la nipote fra le braccia.
Alina partì e quell angolo di costa sembrò andare in letargo. Il bianco e nero sostituì i vivaci colori della natura. Il mare, la sabbia, le stelle, la luna, tutte le meraviglie che avevano cullato i sogni di Alina erano  come sospese in attesa. Perfino le grandi navi passavano in lontananza silenziose e a luci spente.
Trascorsero due lunghi anni e poi, in un giorno di luglio, Alina aprì sul tavolo della cucina una grossa valigia e mostrò alle tre donne della sua vita tutti gli oggetti che aveva raccolto in ogni paese che aveva visitato, libri, disegni, centinaia di cartoline. Raccontò finchè potè, ma quando fu il tramonto corse in riva al mare,  si sedette sulla sabbia con le braccia attorno alle ginocchia, e attese impaziente. Ma le meraviglie della natura sapevano già del suo ritorno e così il tramonto le regalò i più bei colori che lei avesse mai visto. Mentre lacrime di commozione le bagnavano il viso, sentì le braccia del suo compagno che la stringevano, e allora parlarono d'amore. Quella sera capirono che in loro c'era molto più amore di quanto riuscissero a donarsene l'un l'altra, e decisero di avere dei figli.
Alina ebbe tre figli che la amarono tantissimo. Lei insegnò loro la bellezza della natura, la curiosità verso il Mondo e i suoi abitanti, ma soprattutto insegnò ai suoi figli a ricambiare profondamente l'amore che il  padre nutriva per loro, a comprendere quanto fossero privilegiati nel poterne godere, perchè, purtroppo, l'amore di un padre non è così scontato come ci si potrebbe aspettare.
"Appena sarete adulti dovrete lasciare questa casa e andare a conoscere il Mondo. Solo dopo, potrete fermarvi nel posto che sceglierete e vivere felici."  disse Alina ai suoi bambini.
"Ma non fateci aspettare troppo." La nonna.
"Tornate presto" La prozia.
"Non li perderemo" La bisnonna sorrise dalla sua sedia a dondolo, prima di concedersi il sonnellino pomeridiano.

 

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