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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

27 luglio 2015 alle ore 14:03

Gli sposi

Intro: Racconto di fantasia

Il racconto

Quando arrivai nella cittadina notai subito quanto fosse carina e pulita. Mi trovai di fronte ad una casa tutta bianca. Sulla facciata c'era un dipinto che raffigurava un uomo e una donna nell'atto di camminare, l'uno accanto all'altra. Lei aveva lunghi capelli neri spettinati e indossava un abito leggero mosso dal vento. Lui la teneva per mano e aveva il viso rivolto verso di lei. Era un bel dipinto e mi avvicinai per guardarlo meglio. Mi venne incontro un uomo di mezza età, sorridente e gentile.
"Bello, vero? Da guardare e da leggere."
Infatti a fianco del dipinto c'era qualcosa scritto, che andai a leggere. C'era perfino il titolo sopra quelle poche righe: "Gli Sposi". Lessi:
"L'usanza di quel tempo era che la moglie camminasse sempre qualche passo dietro al marito, per cui, quando fu l'ora di uscire insieme, la giovane sposa si fermò sulla soglia di casa per cedere il passo al marito affinchè la precedesse, come consuetudine. Lo sposo allora le accarezzò la fronte:
"No, tu non camminerai dietro di me perchè non mi sei suddita, nè sottoposta, nè schiava. Tu sei la mia amata compagna, ispirazione e guida di ogni mio pensiero ed azione, e vorrei che camminassi davanti a me per indicarmi la via, così sarei certo di non sbagliare; ma non sarebbe prudente perchè in caso di pericolo improvviso non potrei farti da scudo col mio corpo per proteggerti. Perciò camminerai al mio fianco in modo ch'io, ogni volta che volgerò lo sguardo, potrò godere della dolcezza del tuo sguardo, dello splendore del tuo sorriso, della benedizione di ogni piega del tuo viso; e se abbasserò lo sguardo potrò vedere i nostri passi percorrere vicini ogni sentiero."
La giovane sposa spostò una ciocca di capelli che le copriva in parte il viso, e lasciò che il bagliore degli ultimi riflessi del tramonto ne inondasse i morbidi lineamenti. Appoggiò la mano sulla spalla del marito in una tenera carezza e gli sussurrò:
"Sarà, il nostro, un lungo viaggio insieme."
Rimasi un po' lì ferma a fissare quel dipinto e ad interrogarmi sulla profondità del significato di quelle poche righe. Ma perchè scrivere sulla facciata della casa, pubblicamente, e probabilmente sfidando le convinzioni e tradizioni secolari di una piccola comunità!
"Sono i miei genitori." Sentii dietro le mie spalle la voce dell'uomo di prima.
"Hanno sempre combattuto perchè ogni uomo vedesse in ogni donna ciò che mio padre vedeva nella sua. Io sono qui, a guardia di questa facciata, monito per tutti gli uomini che ancora non hanno compreso il miracolo dell'uomo e della donna."
Cosa significava "a guardia di questa facciata?" Istintivamente mi allontanai per guardare, e così vidi che non c'era nessuna casa, soltanto una facciata.
Mi voltai verso l'uomo, con dentro i miei occhi tutte le domande del mondo.
"Hai visto bene, la loro casa fu distrutta, dall'ignoranza, e chissà da cos'altro, ma questa facciata rimase in piedi, ed io sarò qui a proteggerla finchè ne avrò la forza."
Poi tacque, sedette accanto al muro, e sembrò già avermi dimenticata.
Io riuscii, prima di andarmene, solo a mormorare "grazie"

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