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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

18 luglio 2015 alle ore 20:40

Il bruco nella verza (favola)

Il racconto

Tanto tanto tempo fa in un paese lontano lontano viveva una famiglia di contadini molto poveri, e, come spesso capita ai poveri, con tanti figli. La loro casetta era minuscola, ben tenuta e graziosa. La casetta se l'era costruita il capo famiglia, ma i soldi erano pochi perciò per i suoi dieci figli c'erano solo due camere da letto: in una aveva sistemato le quattro femmine e nell'altra i sei maschi. Anche per i due genitori c'era una cameretta, stretta, ma che assicurava loro un po' di riservatezza. In compenso la cucina era molto grande. Al centro di essa era posizionato un tavolo grande con intorno le dodici sedie. Sulla destra lungo la parete una lunga capiente credenza  conteneva tutte le stoviglie necessarie ai bisogni di una grande famiglia. Il legno scuro dell'arredamento e del pavimento rendeva l'ambiente molto intimo e caldo. Una stufa accanto alla porta della cucina garantiva il calore sufficiente per le poche stanze, ma quando faceva proprio tanto freddo al mattino i bambini si vestivano nel letto, e la mamma li sgridava però li lasciava fare perchè capiva che lo facevano solo per difendersi dal freddo. Papà e mamma sapevano che non avrebbero ricavato tanti soldi dalla vendita dei prodotti del loro campo perchè d'inverno potevano coltivare soltanto cavoli e verze, inoltre qualcosa ricavavano vendendo i cachi di due piante che però non tutti gli anni erano generose di frutti. La mamma spesso stava seduta davanti alla finestra per rammendare la biancheria dei bambini per poterla utilizzare il più a lungo possibile, e trasferendola man mano che crescevano, dai figli più grandi ai figli più piccoli. Rammendava calze, rivoltava cappotti, accorciava e allungava vestiti, pantaloni e tanto d'altro, ringraziando il cielo di saper fare un po' di tutto, e ringraziando mentalmente per questo sua madre che le aveva insegnato di tutto. Il papà lavorava dove capitava, oltre ad occuparsi del suo campo. In paese lo conoscevano tutti e lo chiamavano per qualunque problema che non riuscivano a risolvere da soli. Lui andava e si intendeva di idraulica, elettricità, sapeva fare il falegname, il muratore e anche l'imbianchino, insomma se la cavava in tante cose, però anche chi lo chiamava aveva pochi soldi e così tutti lo pagavano con ciò che avevano, in genere alimenti e vestiario usato che lui portava a casa molto volentieri perchè in casa sua c'era sempre bisogno di tutto. Quando papà e mamma si ritrovavano soli nella loro cameretta nel silenzio della sera, e tutti i figli dormivano, si abbracciavano e si confidavano le preoccupazioni. Non ti preoccupare, diceva lui, vedi che alla fine riusciamo sempre a risolvere. Lei sì, lo sapeva, però le sarebbe piaciuto tanto che i suoi figli potessero ogni tanto avere un abito nuovo, delle scarpe non usate da altri, che potessero andare a bere una cioccolata al bar con gli amichetti. Lui le accarezzava i capelli: non chiedi mai niente per te, ma io vorrei un giorno poterti accompagnare a comprare un vestito bellissimo, tutto di pizzo, delle scarpe di raso, e condurti a una grande festa dove tu fossi la più bella e ammirata. Poi si addormentavano condividendo sogni e speranze.
Quell anno il campo aveva fruttato bene: cavoli e verze erano cresciuti sani ed era anche arrivata la prima gelata. Loro sapevano che tali ortaggi per essere davvero saporiti e croccanti devono subìre la gelata. Papà e mamma erano soddisfatti e già pregustavano la vendita dei loro prodotti in una stagione particolarmente generosa.
Un mattino però il papà aprendo la finestra della cucina rimase sconvolto da ciò che vide. Tutte le sue verze avevano smesso di crescere, le foglie esterne si erano quasi richiuse su se stesse. Al centro del campo solo una verza era cresciuta, era quattro volte più grande delle altre, con le foglie di un verde lucente: una verza bellissima, lui non ne aveva mai vista una uguale. Chiamò la moglie che accorse subito, e subito accorsero anche i figli. Tutti rimasero esterefatti ad ammirare quella magnifica verza e per un po' si dimenticarono di tutte le altre che sembravano atrofizzate. Ma la realtà era tristissima. La mamma stette un po' a pensare e poi disse che secondo lei la verza centrale si era impadronita di tutte le sostanze nutrienti di cui la terra del campo disponeva, e perciò l'unica soluzione era estirpare completamente l'ortaggio per permettere agli altri di crescere. Il papà sapeva benissimo che quella sarebbe stata la soluzione, ma allo stesso tempo era affascinato  e curioso di vedere cosa sarebbe accaduto. No, non se la sentiva proprio di sacrificare la super verza e così cercò di prendere tempo. Ne parliamo tutti insieme a pranzo, propose. E così fu deciso. All'ora di pranzo tutti erano a tavola e c'era un silenzio non abituale. Il papà disse: allora cosa ne pensate ragazzi? I ragazzi erano tutti dalla parte della super verza e si poteva anche capire. La mamma, in minoranza, si rassegnò di malavoglia. I giorni si susseguirono e ogni mattina tutta la famiglia andava nel campo a vedere cosa stesse succedendo. La verza era enorme e bellissima ed aveva ormai occupato metà del campo. La mamma era sempre più preoccupata ma il resto della famiglia era entusiasta di ciò che stava capitando. Un bel giorno il papà andò a esaminare le foglie e capì che era ora di tagliare la verza, se almeno si voleva mangiarla. I figli l'aiutarono a estirparla e a portarla verso casa La mamma pensò che non avrebbero guadagnato granchè però almeno avrebbero avuto  verdura per minestra per un bel po'. La verza gigantesca fu portata in casa con tutte le cautele fra l'entusiasmo dei bambini e la perplessità di papà e mamma. Era troppo grande per il tavolo della cucina e così fu depositata nel cortile. Il papà prese un grosso coltello e lo infilò fra le foglie per cominciare a sezionarla.
"Ahiaaaaaaa"
"Ragazzi, volete stare un po' zitti?"
"Ma papà, noi non abbiamo detto nulla."
Lui alzò le spalle e infilò nuovamente il coltello.
"Ahiaaaaaaaaaa!"
Quella vocina stridula da dove veniva? Il papà non sapeva cosa pensare ma non osava più infilare il coltello. Riflettè un po' e poi decise di lavorare con le mani. Cominciò a staccare le foglie più grandi e poi con estrema cautela aprì la verza in due parti. Con sua enorme sorpresa dentro c'era solo una grande caverna, quindi niente da mangiare, pensò subito, e poi vide qualcosa di strano che si muoveva: un enorme bruco verde, lucente, con due cornine verdi  e due occhi blu tondi e vivaci. Mamma mia,non aveva mai visto un bruco così grosso. Era davvero grande! E poi...un bruco davvero inquietante. Lo guardava con gli occhietti furbi e sembrava un essere umano.
"Grazie amico mio di non avermi fatto a pezzi!"
Il bruco parlava!
Tutta la famiglia era attonita e anche un po' spaventata. Ma si sa che i bambini hanno una marcia in più.
"Ciao bruco, come ti chiami?"
"Mi chiamo Ruggero, piccolo! Ti piace il mio nome?"
"Beh, è un po' strano però sì, mi piace. Perchè sei venuto a vivere qui? Lo sai che la mamma piange perchè non potremo superare l'inverno?"
"Oh, piccolino, ma perchè mai!"
"Perchè a causa tua sono morte tutte le verze, e anche i cavoli, e noi non potremo venderli e non avremo i soldi per comprare da mangiare."
"Oh, mi dispiace! Ma sei proprio sicuro piccolo di ciò che dici? Seguimi! Vieni con me."
E il grosso bruco uscì dalla sua tana, dalla verza, e si avviò velocemente verso l'orto. Era così carino, tutto il suo corpo si ingobbiva e poi si allungava verso l'esterno. Ogni tanto si voltava.
"Ci siete tutti? Seguitemi, mi raccomando"
Tutta la famiglia lo seguì quasi fosse ipnotizzata, fino al campo, e lì la sorpresa fu incredibile. Il campo era ricco di grandi bellissime verze, di cavoli, ma non solo, le piante di cachi non erano più solo due, ma tante a perdita d'occhio e anche altre piante da frutta erano nate e cresciute all'improvviso. C'era anche un recinto dove alcuni pony scalpitavano in cerca di compagnia. I bambini corsero verso i cavallini, erano così felici, e papà e mamma erano ammutoliti. Il papà guardava il grosso bruco con  apprensione.
"Ma chi sei tu!"
"Sono solo un grosso bruco a cui tu hai risparmiato la vita. Non ti sei lasciato travolgere dalla delusione, dalla paura, non hai desiderato vendicare su di me le tue insicurezze, l'incertezza del futuro. Tu, amico mio, sei stato buono, e la bontà paga sempre."
Papà e mamma se ne stavano lì con le lacrime agli occhi senza sapere cosa dire, solo felici nel guardare i loro bimbi giocare e accarezzare i pony, e non sapevano che sul tavolo della cucina c'era un dono che avrebbe garantito il futuro di tutta la famiglia.
Intanto i primi fiocchi di neve di un inverno pieno di speranza scendevano danzando, e Ruggero, senza farsi notare, andava verso un nuovo campo di verze..e di povertà.  :)

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