username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

27 novembre 2016 alle ore 20:23

L'ospite (Seconda parte)

Il racconto

Il giorno seguente la prima cosa che stupì Giuliana fu l'accoglienza festosa che i cani riservarono a  Mauro. Lei dava molto credito all'istinto degli animali e  subito ne trasse la conclusione che lui fosse una brava persona. Da parte sua Mauro li accarezzò subito, senza nessun timore, nè preoccupazione di sporcarsi gli indumenti, cosa che a lei piacque subito: chi possiede animali e li ama presta attenzione a certi atteggiamenti, perciò sentì che cominciava a nutrire simpatia per lui.
"Davvero una bella casa. Complimenti. E intorno un vero paradiso."
I complimenti da sempre la mettevano a disagio.  Lo invitò ad entrare accompagnandolo subito a vedere la camera; così scoprì che lui amava moltissimo i mobili solidi "di una volta", come li aveva definiti, perchè creano intimità nell'ambiente e sensazione di sicurezza. La camera gli piacque moltissimo, l'entusiasmo era autentico, e lei si rese conto di avere già deciso, in cuor suo, di ospitare Mauro. 
Una energica stretta di mano suggellò il contratto e Mauro si trasferì da Giuliana.
Bastò pochissimo tempo perchè lei cominciasse a trattarlo come un famigliare, e lui faceva di tutto per risultare gradito. Era un uomo gentile e quando si trovava in casa non permetteva a Giuliana di eseguire dei lavori troppo pesanti, anche se lei era abituata da sempre a cavarsela in tutte le situazioni. Ci pensava lui con pazienza e precisione, e lei per sdebitarsi lo invitava a cena.
Il mese di giugno si avviava alla fine. Giuliana sentiva che la presenza di Mauro la rendeva più allegra, anche se lui stava fuori quasi tutto il giorno. Però alla sera quando rientrava prendeva i cani e li portava a giocare e a correre. Lei li guardava da lontano e si chiedeva perchè lui fosse sempre così solo. Possibile che non avesse una fidanzata, un amore. Naturalmente non si sentiva autorizzata a fargli domande sulla sua vita privata, però le sarebbe piaciuto che lui le avesse fatto qualche confidenza. Ormai cenavano insieme quasi ogni sera e lei si divertiva a rielaborare vecchie ricette che non aveva più cucinato da tanto tempo. Dopo cena gustavano il caffè nel giardino e chiacchieravano. Mauro era un buon conversatore, ma sapeva anche ascoltare. Giuliana cominciava a pensare con tristezza che un giorno o l'altro se ne sarebbe andato, e si dava della stupida per avere accettato di ospitarlo: la solitudine che si era imposta per tanti anni l'aveva protetta e preservata da situazioni del genere. Ma ormai le cose stavano così; si era affezionata a lui e si rendeva conto di attendere ogni giorno con impazienza il suo ritorno a casa. Un sabato sera Mauro l'aveva perfino convinta ad andare al locale di Toni a bere qualcosa. Avevano ordinato una caraffa di sangria e altri paesani si erano uniti a loro scherzando con Mauro sul come fosse riuscito a trascinare Giuliana fuori casa. Lei non se l'era presa, anzi aveva riso volentieri con tutti e trascorso una serata piacevole. Tornando a casa lui aveva commentato:
"Mi avevano descritto il suo brutto carattere, ma io penso che tutti si siano sempre sbagliati."
Giuliana non aveva risposto perchè sapeva di avere un pessimo carattere che però negli ultimi tempi era migliorato proprio per merito di Mauro. A casa, dopo averci pensato molto, prima di andare a dormire gli aveva posato una mano sul braccio:
"Penso che potresti cominciare a darmi del tu."
Le orecchie di Mauro erano diventate color porpora.
"Proverò. Grazie."
Il mese di luglio fu, come sempre, molto afoso, ma nella casa di Giuliana il fresco era assicurato. I muri spessi e l'eterna penombra mantenevano una temperatura gradevole che molti in paese avrebbero desiderato, ma non riuscivano ad ottenere poichè lì c'era più cemento che verde, e il giardino pubblico posto proprio al centro della piazza non bastava a garantire un po' di fresco. Nel dehors de "La Pergola" si stava meglio, perciò intere famiglie trascorrevano il pomeriggio, e spesso anche la serata, sotto la vecchia vite. Non era gente che consumava molto, ma Toni era contento di avere intorno i suoi compaesani con alcuni dei quali si impegnava sovente in partite a carte interminabili. Nei lunghi pomeriggi assolati, mentre i genitori chiacchieravano fra loro seduti ai tavolini, i bambini giocavano a pallone nella piazza, oppure si rincorrevano nei giardini. Le ragazzine preadolescenti si radunavano su una panchina e parlottavano ridendo sottovoce mentre si scambiavano improbabili segreti sui loro primi batticuore, e si mettevano in mostra al passaggio dei ragazzi più grandi. Alcuni anziani sistemavano le sedie sulla strada davanti a casa e improvvisavano discussioni su ogni argomento, infervorandosi e cercando ognuno di sovrastare la voce degli altri per farsi sentire, col risultato che tutti gridavano, ma senza capirsi. A metà pomeriggio Toni offriva un ghiacciolo a tutti i bambini, e, se qualche genitore voleva pagare, brontolava timido "offre la casa".
 Anche il mese di luglio volgeva al termine. Giuliana aveva molto da fare nel frutteto e Mauro spesso la aiutava.
A fine giornata erano stanchissimi. Lei preparava la cena e lui portava Socrate e Platone a giocare nel prato. Luciana aveva telefonato più del solito nell'ultimo periodo e aveva annunciato alla madre il suo arrivo per i primi di agosto.
"Non ti dispiace vero mamma se trascorro qualche giorno lì?"
"No che non mi dispiace. Quando arrivi?"
"Non lo so ancora di preciso, ma penso il giorno tre. Te lo confermerò."  
Quando sua figlia le aveva confermato il suo arrivo il giorno tre agosto, Giuliana aveva cominciato a pensare di cucinare qualcosa di particolare. Desiderava che fosse veramente una serata speciale da trascorrere insieme in allegria. Quando Luciana arrivò era già sera tardi.
"Lucetta, eccoti qui finalmente!"
Erano almeno vent'anni che sua madre non la chiamava Lucetta. Si abbracciarono.
"Mamma, ma mi avete aspettato per cenare, non dovevate!"
"Non perdiamo tempo. Lui è Mauro, presentatevi, e poi vieni subito in cucina così mi aiuti a portare i piatti. Sistemeremo più tardi la tua roba."
"Mamma, ma quanta luce in sala da pranzo! Cosa è cambiato?"
"Ci ha pensato Mauro. Era troppo buio. Ha creato un gioco di luci per cui dove mangiamo c'è molta luce; invece nell'angolo salotto l'illuminazione è più intima. Bello, vero? Dovrebbe fare l'arredatore."
La cena fu piacevole e Giuliana si sentiva leggera come non era più accaduto da moltissimi anni.
Certo non poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto dopo pochi minuti.
"Mamma, devo dirti una cosa importante: sono innamorata."
"Che bella notizia Lucetta. E' una cosa seria?"
"Sì mamma, molto seria."
"Bene, allora suppongo che presto mi farai conoscere il fortunato."
Seguì un silenzio che indusse Giuliana a guardare interrogativamente la figlia. Luciana sapeva di non poter più rimandare. Doveva parlare subito. Rivolse un'occhiata a Mauro e lui le sorrise incoraggiante.
"Lo conosci già mamma.....E' Mauro."
Fu come se tutti i cristalli della casa fossero andati in frantumi contemporaneamente e il frastuono rimbombasse nella testa di Giuliana, che inevitabilmente reagì.
"Cosa?"  si alzò con tale veemenza dalla sedia, che la rovesciò.
Si prese il viso fra le mani e rimase qualche secondo immobile, senza riuscire a guardare la figlia nè Mauro. Poi sollevò il viso con orgoglio e il suo sguardo esprimeva durezza, ma anche smarrimento.
"Perciò tu....voi...eravate d'accordo! Un inganno!  Perchè!"
Dopo aver pronunciato quelle poche parole con voce tremante si avviò fuori dalla sala da pranzo. Si sentiva umiliata e anche stupida. Sì, si sentiva soprattutto stupida.
"Mamma ti prego, lasciami spiegare."
Ma Giuliana stava già salendo per le scale:
"Non voglio sentire niente. Voglio rimanere sola."
"Mamma scusa, mamma ti prego!"
Giuliana si chiuse nella sua camera e si sedette sul letto. Lacrime di indignazione e di delusione le rigavano il viso. Lacrime che diventarono sussulti e poi singhiozzi. Tutto il dolore, antico e nuovo, si sciolse in un pianto disperato che lei non fu più in grado di controllare. Battè i pugni sul cuscino con forza maledicendo se stessa per la sua debolezza. Poi tutto finì, e lei, stremata,  rimase sdraiata a faccia in giù sul letto, completamente priva di forze e di emozioni.
Molto più tardi Luciana bussò alla porta della camera:
"Mamma mi fai entrare? Sono pronta a ripartire domani mattina, ma adesso per favore ascoltami."
"La porta è aperta". 
Luciana entrò, si sedette sul letto e provò ad accarezzarle i capelli.
"Non mi toccare!"
"Va bene, non ti tocco. Mauro non voleva, ho faticato molto a convincerlo. Sai perchè si è convinto? Perchè ha capito che  stavo solo cercando un modo di arrivare fino a te. Se fossi venuta qui e te l'avessi presentato, tu l'avresti guardato, avresti subito cercato i suoi difetti e avresti detto: "Se va bene a te..." Poi con indifferenza l'avresti collocato insieme a me dietro la porta che hai chiuso  quando me ne sono andata. Ma io non volevo questo. Io volevo raggiungerti, e tu eri così lontana, volevo superare le tue difese e il muro che ti sei costruita intorno, volevo conoscerti come una donna conosce un'altra donna. Perchè io adesso sono una donna, mamma. Quando papà se ne andò, vent'anni fa, non facesti nulla per fermarlo; tu chiudesti la porta dietro di lui e lo cancellasti non solo dalla tua vita, ma anche dalla mia. Non mi hai mai permesso di parlarne. Ho trent'anni e non so ancora perchè mio padre ci lasciò. Gli addii che hai dovuto subìre, da papà, da me, hanno scavato un baratro fra te e il resto dell'umanità, un dolore che non volevi confessare neppure a te stessa, al punto di convincerti di essere felice così. Ho trascorso anni pensandoti ogni sera sola in questa casa, ma sapevo che tu non avresti mai ammesso di sentirti sola. E' vero, ho architettato un inganno e forse non mi perdonerai, ma so che è servito, e sono certa che lo sai anche tu. Da quando Mauro è arrivato in questa casa, durante le nostre telefonate, sentivo la tua serenità, l'allegria; la tua voce era cambiata e avevi perfino imparato a ridere. Oggi mi hai chiamata Lucetta, come quando ero bambina. A tavola stasera ho visto una donna che non conoscevo, ma che avrei voluto conoscere tanti anni fa, e, anche se sapevo che ti avrei procurato sofferenza, dovevo assolutamente aprire questo varco. Tanto mamma, cosa rischiavo di più? Io non ti ho mai avuta."
 Quest'ultima frase della figlia penetrò come una lama nel petto di Giuliana. Mentre Luciana parlava lei l'aveva guardata a lungo come se la vedesse per la prima volta. La voce pacata, gli occhi scuri pieni di malinconia, le mani posate in grembo che non avevano più osato sfiorarla. Sentì che l'ira stava lasciando il posto alla tenerezza. Istintivamente le spostò un ricciolo dalla fronte.
"Quanto assomigli a tuo padre!"
Poi le accarezzò il viso pensando che sì, era vero: Lucetta ormai era una donna ed era diventata donna da sola. Luciana non disse nulla. Non voleva rovinare quel momento così unico, il momento in cui sua madre finalmente la vedeva e tentava di parlarle:
"Non è vero che non mi hai mai avuta. Forse non te l'ho saputo dimostrare, ma tu sei importante, molto importante per me. Quanto a tuo padre, era innamorato di un'altra donna al punto di lasciare una figlia di dieci anni. Se non bastò la tua presenza a trattenerlo, come avrei potuto riuscirci io?"
 Poi tese le braccia verso la figlia:
"Lucetta, vieni qua." e lei non esitò un attimo. Si lasciò abbracciare, e madre e figlia rimasero così a lungo, in silenzio. Poi Giuliana accarezzò ancora il viso della figlia:
"Non è facile per me Lucetta."
"Lo so mamma, ma ci sono io, ed io non aspetto altro che di essere la tua famiglia. Noi siamo una famiglia, mamma, e adesso c'è anche Mauro che è un uomo buono e gentile. Un uomo che si è tanto affezionato a te e che in tutto questo periodo si è sentito profondamente a disagio perchè sapeva che ti stava ingannando."
"Oh, Mauro!" Giuliana sembrò ricordarsene all'improvviso.
"Non preoccuparti mamma. Si è addormentato sul divano del salotto. Lo vedrai domani mattina."
Tutti i sentimenti negativi si erano stemperati adagio nella penombra della camera. Di nuovo Giuliana fu presa da quella meravigliosa sensazione di leggerezza che la rivelazione della figlia di poche ore prima aveva  troncato violentemente. Sì, ora era tutto chiaro: perchè Mauro le era sembrato sfuggente; perchè Socrate e Platone l'avevano festeggiato; perchè lui cercava sempre di non entrare in confidenze che non sarebbe riuscito a gestire. Concluse che i due mesi appena trascorsi non dovevano essere stati facili per lui. Poi pensò a se stessa e a quanto avesse da recuperare e da costruire. Sospirò e chiuse gli occhi.
Poche ore dopo si svegliò all'improvviso. La luce del mattino inondava la stanza e lei si rese subito conto  che era tardi. Corse  al piano di sotto, doveva dar da mangiare a cani e gatti, ma quando fu in cucina vide che era già stato fatto ed era anche stata cambiata l'acqua nelle ciotole. Tornò allora in camera e spalancò la finestra. Nel prato c'erano Luciana e Mauro che facevano giocare Socrate e Platone con un pallone mezzo sgonfio e tutto masticato. Tutti e quattro si stavano divertendo moltissimo.
 E lei si sentiva bene come mai prima. Li salutò con un gesto.
"Mamma, ho telefonato a Toni e gli ho detto che oggi andiamo a pranzo là."
Giuliana non ritenne di dover parlare con Mauro di quanto era successo la sera prima. Bastò un sorriso fra loro per chiudere la vicenda.
 A mezzogiorno nel dehors de "La Pergola" una lunghissima fila di tavolini era apparecchiata sotto la vecchia vite e quando Giuliana, Lucetta e Mauro arrivarono, molti paesani avevano già preso posto a tavola. Ci fu un lungo applauso di cui lei non capi' il motivo. Capì solo che loro tre non erano lì per caso, ma che tutto era già stato organizzato prima. Poi Mino invitò tutti a un brindisi.
"Brindiamo a Luciana e Mauro che si sono fidanzati. Sapevo che esiste il colpo di fulmine, ma uno così non l'avevo mai visto: Lucetta è arrivata ieri sera e oggi è già fidanzata."
Tutti alzarono il bicchiere gridando "bravi" e "auguri", e Mino strizzò l'occhio a Giuliana che lo trafisse con un'occhiata che diceva: "Con te farò i conti".
Quando ci fu di nuovo silenzio il vecchio Toni si alzò:
"Devo dire qualcosa anch'io. Era da tempo che desideravo ritirarmi perchè sono vecchio e vorrei riposarmi. Ho avuto una proposta molto interessante, persone giovani con un progetto di rinnovamento del locale che potrà attirare gente anche da fuori. Sono molto contento di affidare il mio lavoro di tutta la vita a due persone come Lucetta e Mauro che sicuramente non mi faranno rimpiangere la mia decisione. Perciò alziamo i bicchieri e brindiamo a questi due ragazzi coraggiosi che hanno deciso di investire il loro denaro nel nostro piccolo paese. Auguri!"
"Allora vivranno qui" pensò Giuliana. Era incredula e felice. "Vivranno qui."
Lucetta era accanto a Toni in quel momento, lontana da sua madre che potè raggiungerla soltanto con lo sguardo, proprio nello stesso istante in cui la figlia cercava il suo. Si guardarono a lungo negli occhi, e Giuliana non ebbe  più coscienza di nulla al di fuori del loro intimo muto dialogo.
 Allora sentì che gli occhi le si riempivano di lacrime e infilò la mano nel taschino della camicia per prendere gli occhiali da sole, ma li aveva dimenticati a casa.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento