username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

17 luglio 2015 alle ore 14:11

Spaventapasseri

Il racconto

La sala da pranzo dell'hotel Gran Colon era illuminata a giorno. Ricchissima di specchi e arredi eleganti, ma al tempo stesso intima e piena di calore. Finito di cenare la direttrice dell'albergo venne al nostro tavolo per informarci che al piano di sopra c'era una sala da ballo. Cortese, sorridente, ci invitò ad andare a dare un'occhiata. La scala era stretta ma, appena di sopra, l'ambiente si apriva in un salone enorme. La musica era bassa, come le luci, tenui e soffuse. Diversi tavolini e sedie lungo le pareti facevano da corona allo spazio per ballare. Noi due ci guardammo: il salone era deserto. Tu ti sedesti, ma io non potevo sedermi, troppo premevano le emozioni. Ho una sorpresa per te, ti dissi. Come per dare un calcio al pallone feci scattare i piedi, prima uno e poi l'altro, e le scarpe volarono. Scalza, cominciai a danzare una danza fatta di giravolte, di lunghi passi in punta di piedi oppure con i piedi premuti a sentire il contatto vibrante del pavimento. Una danza innocente, quasi infantile, di pura gioia, quella gioia che aveva superato la mia naturale timidezza. Tutto diventava possibile, anche che da un momento all'altro potessi volare, e da sotto il soffitto, guardare in basso una bambina che provava terrore all'idea di dover recitare una poesia, o che aveva le mani tremanti e sudate se doveva esibirsi al pianoforte, una bambina che la maestra chiamava "spaventapasseri" per la sua confusione quando veniva interpellata.
Io danzavo, scalza, e ti guardavo. Anche tu mi guardavi, con tenerezza, ma anche divertito, ma anche col compiacimento di chi sapeva di essere l'artefice della mia trasformazione da crisalide in farfalla. Sì, mi guardavi senza mostrare alcuna fretta che io venissi a sedermi vicino a te perchè sapevi che mai ti ero stata tanto vicina come in quel mio danzare da sola, per te.
Ma quando le note del valzer lento riempirono l'aria mi fermai: era giunto il tuo momento, il momento di prendermi fra le braccia e guidarmi in una danza da ballare in due. Mentre ad occhi chiusi respiravo il profumo del tuo dopobarba pensai che era finita un'epoca, e non avrei più danzato da sola. In quel momento non sapevo ancora che qualcun altro aveva danzato con me: una minuscola vita che solo da pochi giorni mi era nata dentro.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento