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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, TORINO - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

11 settembre alle ore 20:50

Un piccolo albero

Il racconto

C’era una volta tanto tempo fa un piccolo albero che viveva in una vallata verde e bellissima. Il piccolo albero avrebbe dovuto essere felice, ma non lo era perché intorno a lui c’erano tanti altri alberi ed erano molto alti, robusti, carichi di foglie lucide e in pieno rigoglio. Soltanto lui era esile, e le sue foglie erano fragili come i suoi rami. Ogni volta che c’era il vento il piccolo albero temeva di morire. Quando, durante la bella stagione, la gente arrivava nella radura per mangiare all’aperto e stare in compagnia, nessuno lo sceglieva, era troppo poca l’ombra che avrebbe potuto offrire lui, e così se ne stava a guardare malinconico e solo. Un giorno però accadde che alla radura arrivò una bambina, una bambina che amava leggere, e, con il suo libro in mano, trascinando una seggiolina, si avviò proprio verso il piccolo albero ed andò a sedersi lì. Lui non stava più nella corteccia dalla felicità e pregò subito Brezza di aiutarlo a dare più ombra possibile alla piccola. Brezza lo accontentò e piegò gentilmente gli esili rami e le piccole foglie verso la bambina. L’alberello si sentiva tanto importante, era stato scelto nonostante fosse l’unico insignificante in mezzo a tutti quegli alberi così grandi. Era proprio felice e quel giorno capì che doveva soltanto avere pazienza, che doveva semplicemente crescere, proprio come la bambina che lo aveva scelto a sua misura. Ricco di una nuova fiducia in se stesso, cominciò a irrobustirsi ed a crescere, e anche la bambina, che ogni giorno trascorreva del tempo con lui, crebbe. Lui diventò un grande albero, solido e frondoso, e lei diventò una ragazza e poi una donna e alla fine una vecchia signora. La vecchia signora portava con sé qualche acciacco e non poteva più andare alla radura tanto spesso come un tempo, non poteva più leggere molto perché ci vedeva poco, però quando voleva sentirsi meglio, quando voleva ritrovare i suoi pensieri più intimi in solitudine, lei andava là, non più con la seggiolina, ma si sedeva ai piedi del grande albero con la schiena appoggiata a lui, e lui fremeva di gioia.
La sua famiglia la trovò là, il giorno in cui lei non tornò a casa, seduta per terra, appoggiata al suo albero, come se dormisse.
Il grande albero rivide se stesso giovane fragile e indifeso, e rivide una bambina che trascinava una seggiolina, andare verso di lui. Le sue foglie si stesero al vento in un fruscio straziato, e si ricoprirono di milioni di goccioline di cristallo: lacrime di dolore.
 

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