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Autore

Lora Boccardo

in archivio dal 29 giu 2015

04 marzo 1948, Torino - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Scrivo per piacere personale. Non ho quindi una biografia in questo senso e non ho mai pubblicato niente, tranne che sul mio profilo di Facebook nelle "note".

19 luglio 2015 alle ore 13:07

Vita con i gatti

Il racconto

Il campanello continuava a suonare. Mi chiedevo chi fosse il rompiscatole che insisteva così a quest'ora della sera. Diedi un'occhiata alla sveglia: le 20 e 30. Be', non era poi così tardi. Mi decisi ad andare ad aprire cercando di liberarmi di uno dei cinque gattini che, disperatamente aggrappato al mio braccio, non voleva saperne di mollare la presa. Il micio tentava con tutte le sue forze di entrare in possesso del biberon col quale stavo allattando uno dei suoi fratellini. Gli diedi uno strattone deciso gridandogli di aspettare il suo turno chè io avevo due mani sole.
"E' un bel po' che sto aspettando" rispose da fuori la voce alterata dell'amministratore del condominio.
"Vengo subito, vengo subito!!" Corsi ad aprire la porta con il micio in braccio e un altro appeso, cercando di sorridere in modo accattivante. Ma l'amministratore fumava dalle orecchie.
"Signora, se tutti facessero come lei mi ci vorrebbe una settimana per incassare le spese di condominio!"
"Mi scusi sa, ma avevo qualche difficoltà..." Sorridevo ancora mentre il gattino faceva l'altalena aggrappato alla mia maglia, e l'altro, incuriosito, aveva smesso di succhiare per contemplare il nemico.
"Entri, entri pure, sono subito da Lei. Si accomodi qui, in cucina"
Ma l'amministratore non mi ascoltava più. Arrivato sulla soglia della cucina era rimasto immobile, con gli occhi spalancati dietro gli occhiali, e la bocca aperta. Guardai anch'io: la stanza era nella baraonda più completa: chiavi di casa, libri,giornali, cacciavite, forbici, borsetta, la bottiglia del latte, la scatola che conteneva i gatti, un limone tagliato, il contenitore della panna con la panna che fuoriusciva, cotone idrofilo, asciugamani, scottex, una sedia capovolta che avevo rovesciato nella fretta di andare ad aprire, e tante, tante altre cose piccole e grandi erano sparse per la cucina, mentre i tre gattini ancora nella scatola miagolavano a toni altissimi reclamando il cibo, appesi alle pareti di cartone.
"Scusi...c'è un po' di confusione ma sono appena arrivata dal lavoro e non ho avuto ancora tempo di..." Un gattino intanto mi aveva scalata e si era insediato comodamente sulla mia testa, da dove probabilmente stava studiando un piano logistico per la conquista del biberon. Pensai per un attimo all'istinto dei felini di dominare le situazioni dall'alto e feci una risatina. Fu quella che svegliò l'amministratore dallo stato di trance. Mi guardò biecamente e tuonò:
"Signora, lo sa che non si possono tenere animali nel condominio?"
"sì sì certo, cioè no..no..non lo sapevo....davvero?!"
"Non mi dirà che a lei non è mai stato dato il regolamento di condominio!"
"No!  anzi sì, sì certo che l'ho avuto, solo che forse non l'ho mai letto! Sì, e già, non l'ho mai letto.."
Le mie risatine si susseguivano nervosamente mentre il gattino che avevo sulla testa si era messo ad impastarmi i capelli ed io cominciavo ad essere in difficoltà perchè non riuscivo a districarlo. Per cercare di liberarmi i capelli avevo dovuto abbandonare l'altro micio che stava mangiando: quest ultimo gridava ora più forte degli altri per l'ingiustizia subìta..ed io pensai che forse era meglio spegnere almeno la radio che trasmetteva la mia musica preferita: un concerto rock.
"Signora!! Si rende conto che questi sono cinque gatti??"
"Oh sì certo..mi rendo conto! Ma non danno fastidio, non si sentono neppure, cioè, volevo dire....adesso sì, perchè hanno fame. Sì sono cinque..proprio cinque! Hanno tutti un nome, sa..sembrano tutti uguali ma non sono tutti uguali!" Parlavo molto velocemente cercando di distrarre l'amministratore, e intanto ero riuscita ad infilare tutti i gatti dentro la scatola, chiedendomi come fosse possibile che dei micini così piccoli avessero una voce così potente.
L'amministratore cercava di fare un discorso serio "Signora, mi spiace, ma lei deve liberarsi di questi gatti"
"Sì certo Lei ha ragione...se è proibito...Ma vede, mia figlia li ha trovati nel bidone della spazzatura; OH non che mia figlia giochi con la spazzatura...è stato un caso, sì, soltanto un caso: qualcuno li ha buttati via vivi, i ragazzi li hanno sentiti miagolare, e così... eccoci qua! vuole un caffè?" Aggiunsi subito.
"No grazie" l'amministratore si guardò attorno sorridendo ironicamente. Probabilmente aveva apprezzato la mia buona volontà perchè certamente trovare la caffettiera in quel caos...non sarebbe stata la cosa più semplice.
Intanto il coperchio della scatola sobbalzava paurosamente sotto i tentativi di evasione dei piccoli prigionieri. Dovevo tenere una mano sopra il coperchio e con l'altra, intanto, cercavo di raggiungere la mia borsa per prendere i soldi che mi servivano. Odiavo l'amministratore che era arrivato proprio in quel momento e non riuscivo a controllare la scatola che ondeggiava pericolosamente metà fuori dall'orlo del tavolo. Quando finalmente la scatola precipitò sul pavimento il mio problema fu risolto. Decisi di lasciar perdere i mici per dedicarmi a pagare il mio debito, ma avevo sottovalutato la vitalità dei miei piccoli ospiti che avevano velocemente raggiunto il nemico e, appesi a grappolo ai suoi pantaloni, miagolavano e graffiavano senza pietà. L'amministratore, furibondo per quell'attacco inaspettato, aveva lasciato cadere a terra i suoi registri e, persa completamente la sua imperturbabilità, stava chinato verso il pavimento gridando
"Via,via bestiacce!! Signora!! Vuole aiutarmi!!!!!!"
Io ero immobile, con una mano sulla bocca e una irrefrenabile voglia di ridere, ma anche di piangere, cosicchè feci tutte e due le cose, anche perchè non avevo tempo, in quel momento, di scegliere la reazione più opportuna. Piangendo e ridendo lo aiutai a liberarsi dei gatti, li riinfilai nella scatola posandoci sopra una pentola (ma perchè non ci avevo pensato prima!!) L'amministratore si spolverava i pantaloni e aveva recuperato i suoi registri. Gli porsi timidamente lo scottex, visto che erano impregnati di latte, e lui me lo strappò letteralmente dalle mani guardandomi con odio.
"Comunque signora sono 130.000 lire della rata, e si ricordi che deve liberarsi dei gatti!"
Non mi sembrò il momento di chiedere pietà per i micini che gli avevano appena dichiarato guerra, e lo accompagnai alla porta.
"E si lavi la faccia!!" Mi salutò.
Oh...questa poi...Andai nel bagno a specchiarmi e mi accorsi che il mascara si era sparso dappertutto dandomi delle tonalità viola da vampiro intorno agli occhi. Cominciai allora a ridere, ridere e ancora ridere, pensando alla faccia pallida dell'amministratore. Non ricordavo che fosse tanto pallido!
Raccolsi tutte le mie forze residue e tornai in cucina decisa ad avere ragione di quei piccoli cinque demònietti, che però nel frattempo si erano stranamente zittiti. Quando riaprii la scatola dovetti constatare con un certo disgusto che i micini non erano più bianchi..ma di un bel marrone chiaro pieno di sfumature! Oddio! Non mi fu difficile capire cosa era successo e ripensai al colloquio di pochi giorni prima con  Gabriella, la veterinaria che li aveva in "dotazione" come pazienti. Naturalmente, dovevo aspettarmelo, aveva detto lei, perchè mamma gatta ovvia a questi inconvenienti per mezzo della sua lingua rasposa e quindi li tiene puliti. Io avevo ribattuto che la natura purtroppo non mi aveva dotata di una lingua rasposa per cui non ero in grado di ovviare a certi inconvenienti. Gabriella mi aveva guardata con disprezzo....ed io mi ero sentita in colpa di non essere una gatta!!  Ora però dovevo affrontare il problema, così mi portai la scatola nel bagno e, uno per volta, li lavai nel lavandino con acqua tiepida e batuffoli di cotone chiedendomi se fossero troppo piccoli per fare il bagno. Mi immaginai cinque piccole bare con la triste epigrafe: "Qui giacciono Morris, Joghy, Occhi Tristi, Puffolina e Macchietta morti di polmonite in tenera età per l'incoscienza della mamma" (Mi era difficile qualche volta ricordare che non ero la loro mamma). Abbandonai subito i pensieri tristi, anche perchè lavare i cinque non era certo la cosa più facile del mondo. Essi sgusciavano dalle mani come anguille, arrabbiatissimi perchè non riuscivano ad arrampicarsi lungo le pareti lisce del lavandino in cerca di scampo. Se riuscii nonostante tutto a lavarli, si ribellarono decisamente al phon, e innumerevoli graffi sulle mani mi convinsero che non era il caso di insistere. Quando finalmente furono lavati, asciugati e nutriti, si addormentarono...ed io mi accasciai su una sedia, ormai priva di forze.
Mi chiesi, mentre li guardavo dormire tutti attorcigliati in un unico grande batuffolo bianco, cosa provavo per loro: erano arrivati all'improvviso nella mia vita...e l'avevano sconvolta!! Sospirai, pensando alla solita cosa " E' SEMPRE IL CUORE CHE MI FREGA!!!!!!!"

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