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Autore

Luca Delmedico

in archivio dal 21 giu 2007

14/06/19XX

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03 ottobre 2011 alle ore 11:39

Le ragioni della pecora

di Luca Delmedico

editore: Gruppo Albatros Il Filo

pagine: 85

prezzo: 10,63 €

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Siamo abituati a pensare il lupo un animale forte e autonomo, e la pecora una sua vittima. In questo libro Luca Delmedico opera un interessante ribaltamento di prospettiva raccontandoci il bisogno d’amore del lupo.
Giacomo Lupo, il protagonista del romanzo, è un uomo giovane, vincente sul lavoro e nella vita, un uomo che, come si suol dire, si è fatto da sé raggiungendo obiettivi importanti. Eppure, nel suo intenso slittare da un iniziale racconto in terza persona ad un monologo che si avvicina sempre più al nocciolo del malessere, Giacomo Lupo ripercorre la sua vita, le sue esperienze di uomo ammirato e invidiato che gli hanno lasciato un gusto amaro in bocca.
Innanzi tutto il gravare delle responsabilità e delle aspettative su di lui, un processo iniziato fin dall’infanzia, per cui a chi si dimostra più bravo e più forte viene richiesto sempre di più, nella convinzione che ce la possa fare, che le sue spalle siano larghe abbastanza da reggere ogni peso.
Ma quel che manca a Giacomo Lupo è soprattutto l’Amore: Giacomo non sa amare, in quanto il suo amore è coercizione, convinzione di dover essere amato in ragione del fatto di essere migliore. Al contempo, non è amato: è ammirato, fino al punto in cui l’ammirazione si muta in inadeguatezza nei suoi confronti e quindi in odio. E così le sue storie finiscono, una dopo l’altra. Fino a quando una nuova storia gli apre gli occhi sulla ciclicità della sua via, sull’insoddisfazione, sull’importanza del “ti voglio bene” oltre l’amore. E’ il momento di lasciare tutto e ammettere che “se farcela significa farcela da solo, allora non voglio più farcela”.
Un libro che, pur con qualche discontinuità (ma già l’autore ce ne avverte nel Prologo), da un lato porta a riconoscere le ragioni del lupo, di contro a quelle più note della pecora, e dall’altro insegna ad accettarci in virtù di quello che siamo e a volerci bene.

recensione di Alessandra Gorlero

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