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Racconti di Luca Sibillo

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  • 23 ottobre 2014 alle ore 22:35
    Piatto caldo

    Come comincia: Quando la vita ti mette su uno dei suoi piatti caldi e te lo serve…

    Scorre via una tiepida serata d’agosto gallipolina, sotto un’immensa luna che tutto tace e tutto osserva, mentre io (quasi scrittore), Andrea (prof. di lingue e letterature straniere) e Gianpaolo (quasi medico), ce ne stiamo su una panchina nel bel mezzo della città vecchia, spalle al porto e occhi persi tra l’eccentrica torma dei vacanzieri sulla passeggiata.

    “Ne’ André, ma quando arriva questa?”… mica mi risponde quell’altro!

    No, non fece un gran spreco di parole, il prof., nel descriverci la sua amica d’adolescenza; davvero poche parole, anche se a noi bastarono a farci capire che a breve qualcosa di speciale, di friccicoso, avrebbe di colpo scosso la nostra quiete serale. Sicché anche il quasi medico, anche lui, che sin lì se n’era stato seduto su quella panchina fantasmatica presenza, spettro immoto tutto il tempo, ce lo ritrovammo d’improvviso tutto scosso, che fremeva e fremeva, di soli palpiti per l’attesa, con l’occhio che tosto rifacevasi agile e svelto – il tutto per il vivacizzante potere che ha l’umana immaginazione nel riaccenderti un certo tipo di sentimenti… nel riaccenderti tutto!… Era di nuovo fra noi il nostro amico, di nuovo al mondo.

    Ebbene, una leggera brezza, il lucore della luna, e una donna vestita di gran mistero da aspettare… cos’altro chiedere per una serata solo da sognare?… Ora, però, da dove sarebbe sbucata, la meraviglia, dalle parti della rotonda o da quelle del bar Canneto?… voglio dire, eran quei due gli sbocchi a quella piazza… e mica sbucava da qualche parte quella!…

    Ah, le donne! sempre lì che le aspetti, ore su ore, che si fan desiderare… che son mai pronte!… Insomma, se quella col suo gran tardare era mossa dal proposito di tenerci sulle spine… be’, stava meravigliosamente riuscendo nel suo intento… meravigliosamente!… Nemmen più si parlava fra noi, s’aspettava soltanto lei a quel punto della serata, una curiosità che ci faceva seri e sordomuti a tutto il resto…

     “Ah, eccola lì!”…
    Sì, eccola lì, la nostra stella nella notte, nei pressi della rotonda. È il prof. che l’ha avvistata, anche se è con tono alquanto secco che ci rende partecipi della sua presenza, quasi privo di colore. Dunque, dopo tanto attendere ci saremmo trovati davanti una persona come un’altra? dalle nulle attrattive?… la delusione delle delusioni?!… Com’è o come non è, io sulle prime non mi volto, mi faccio bastare l’espressione sul volto del mio caro amico ‘quasi un dottore’… la faccia che gli resta!… E dunque resisto, resisto, resisto alla tentazione… poi però mi lascio andare, mi volto anch’io. 

    Ah, ora capisco!… voglio dire, sculetta che è un morire nei suoi short di jeans, con la bionda coda di cavallo che ad ogni passo ribadisce l’onduloso portamento delle natiche a passeggio, con la fascia leopardata attorno al petto che le strizza quei due cocomeri di seni… Insomma, tutto ciò lo si distingue benissimo, anche da lontano. Ohi ohi, però, che spalle!… belle grosse, le spalle!…

    Ebbene, ancora un po’ di scodinzolio, ancora qualche tacchettata… poi ci si avvicina, ci si ferma dinnanzi…

    È poco sotto i 40, Maria. Solo che adesso, a dispetto di tutta la procacità delle sue forme e del suo stile, come dire, un po’ aggressivo,  se ne resta lì, davanti a noi, come impalata… E allora, che fa, s’imbarazza? ma come, una come lei? con quel portamento? con quella presenza?… Siam forse io e il quasi medico? è per via di noi due, gli sconosciuti?… Suvvia, che si rilassi, che si rilassi e sciolga ogni riserbo; e, soprattutto, che si sieda, che si sieda e mi si spieghi meglio tutto quanto, voglio sapere ogni cosa, il minimo particolare, su ’st’altr’angolo d’universo.

    Niente da fare, se ne resta lì, innanzi a noi, vieppiù impalata, a sguardo basso, bassissimo… Sembra premerle qualcosa, tanto ch’a malapena ci si presenta. Soltanto col prof., solo col suo amico d’adolescenza fa ogni tanto per alzare lo sguardo da terra, solo con lui fa per parlare.

    Comunque sia, le dura davvero poco l’imbarazzo, tal ch’io poi, dal modo in cui comincia a provocare i passanti, capisco subito di che pasta è fatta, l’amica!… No, non la fa buona proprio a nessuno, per cui, prima li prende di mira, poi… gli sfodera certi epiteti!… destra/sinistra! tutta la passeggiata!… Ma un cert’occhio ‘di riguardo’ lo ha per gay e fidanzate… gli vien su un cert’odio con quelli! gli applica di quelle etichette!… Ci resto, io, a chiedermi una lunga serie di perché, ma soprattutto rispetto a quel suo improvviso e repentino cambio d’umore… davvero inspiegabile!… Resto solo coi miei dubbi.

    Una cosa invece la posso sicuramente dar per certa, ossia che i maschi eterosessuali son tutta la luce dei suoi occhi, tutta la passione sua – per quelli nessun’infamia, alcun’ignominia… Assolutamente! sicché poi di quelli se ne passa e passa in rassegna, e quanti, tutta la piazza! uno a uno, muscolo per muscolo!…

    “Guarda questo, gua’! guardalo come butta l’occhietto!… li conosco io quegli sporcaccioni lì!”…

    … i mascoli coi muscoli, è chiaro che li predilige, più muscoli hanno e meglio è!… Va da sé che noialtri, per lei, su quella panchina spalle al porto… noi non ci siam nemmeno!… il nulla cosmico!… il vuoto primordiale!…

    E vabbè che in quel senso non le facciam né sangue né specie, ma che si sieda almeno, ché noi lì è da un buon quarto d’ora che ci siam scomodati per farle posto. Forse è che vuole lasciarsi ancora ammirare per intero?… le dà un certo piacere eleggersi tuttora a reginetta della piazza?… Davvero difficile star lì a comprendere le sue ragioni!…

    Finalmente prende posto, Maria, accanto al suo amico di sempre, mentre il ‘quasi medico’ sembra affanni non poco a tenermi lei e la sua rinnovata esuberanza a un sol corpo di distanza. C’è poco da dire, ormai ha sciolto ogni riserbo… E oplà! accavalla le cosce e prende a dondolarne una… a bella mostra tutto il carnaio!… Ormai è a briglie scioltissime, tant’è che prende a schernire ’n’altra dozzina di passanti, senza esclusione di sesso, razza e religione, con tali provocazioni che alle tipe poi le si raggela il sangue in vena e ai maschietti gli diventa paonazza la faccia… Io, nel frattempo, prendo a fissarle le gambe, il moto perpetuo che fanno… cerco di capire tutto da lì…

    E Sant’Iddio quelle gambe, du’ cosce che non han pari al mondo!… Oddio, forse un po’ troppo grosse. Resto a fissarle… Ma c’è che l’è presa ’na fame ladra, dal che di lì a poco salta su dalla panchina e punta dritto al bar Canneto; ci chiede di farle compagnia. Ma non se ne fa niente, nemmeno più un’unghia in quella squallida cloaca di bar!… Ah no! almeno per quanto mi riguarda, che non insista, ché noi testé lì dentro già ci siam stati, e per farci servire del Petrus da due baristi che, nel servircelo, ci han mostrato la stessa grazia che potrebbero avere due scaricatori di porto a cui è andata storta la giornata!… che amarezza!…

    “Allora OK, vado da sola, miei cari!”… e così dicendo gira sui tacchi e se ne va sculettando che è un gran piacere fino al Canneto, per un nuovo festival d’occhi sbarrati, per un nuovo morire di folle in piazza!… Di lì a poco se ne ritorna con un cornetto al cioccolato tra le mani. Fa per riprendere il suo posto, la bella, e una volta comoda… Ahum!… e cazzarola, che imboccata!… se lo sbafa in un niente quel cornetto, due morsi, due! netti, incisivi, decisi, decisivi!… la fame di sei facchini!… Ma c’è che almeno dopo essersi riempita il buzzo sembra realmente avvedersi della presenza dei due sconosciuti che le siedon di fianco…

    “Mhmm, ma che carini!… tu, lì dietro! tu che te ne stai così sulle tue, ma lo sai che sei proprio un bel bambolotto!?”…

    “… ah sì?”…

    A ’sto punto il quasi medico si sente ormai di troppo, si alza…

    “sembra una questione fra voi due!”… e così dicendo fa per cedermi il suo posto.

    Prende subito a farmi gli occhi dolci, cerbiattosi, la mastangona!, facendo altresì gran sfoggio delle sue labbra, due canotti rossi che lei si mordicchia spesso, e in maniera, come dire, piuttosto eloquente!… E poi, quel suo nasino alla francese… mhmm, tutto un gran ritocco!… Mi chiedo soltanto cosa le passi per la testa… Oh, che le stian salendo su delle gran voglie?… e, soprattutto, che sia proprio io l’essere chiamato a soddisfarle?… dagli occhi, dalle labbra, da tutta se stessa, sembra proprio che sia così!… Intanto è ancora lì che se ne sta, che mi dondola e ridondola le gambe, che mi sdolcina gli occhi finché quasi non le lacrimano… Su dai, chiaro, è lì che aspetta, aspetta soltanto che io, rispondendole in qualche modo, mi getti fra le braccia delle sue infinite provocazioni. Sembra proprio una di quelle che sa il fatto suo, la bella, che ne sa, e quante, quando si tratta di ottener ciò che vuole. Ma me ne resto lì, io, immobile, piuttosto perplesso, interdetto, e non tanto per le continue effusioni che mi regala – ché quelle già eran più che scontate, vista la personalità –, né tampoco per tutto il gran tiraggio delle carni… è la sua voce!… profonda! roboante!… mi confonde!… C’è da dire che lei si sforza, e tanto, per farla uscire sottile dalla bocca, ed io lo apprezzo, il suo sforzo… ma non basta!… mio Dio, quei listelli di legno della panchina! li sento vibrare e vibrare sotto i tuoni della sua voce!… li sento, sì, ovunque, dappertutto! da sotto al culo, da dietro le reni, le spalle… li sento, come no! che quasi si flettono! che quasi si spaccano!… la sua voce, la panchina… mi ci tiene inchiodato, la sua voce, alla panchina!…

    E poi con quella sua intonazione cantilenata, quei suoi intercalari: inusitati accenti tonici, bizzarre cadenze, improvvise modulazioni, una mistura di dialetto salentino e romanesco che… non si capivano due parole messe una in fila all’altra!… Discorso a parte meritano le massicce dosi di profumo che dal suo gran corpo si spandevano tutt’in giro… a impestarti le narici! estratto di vecchia!… profumo che inoltre, frammischiato alla puzza di pesce esalante dalle botteghe che ci stavan d’innanzi e dai pescherecci alle nostre spalle… mentre la buona sorte m’aveva anche posto sotto vento, maledetta la mia buona sorte!… Sto per lasciarmi andare… soffocato! la mia prima morte per asfissia… ’n altro paio di respiri e poi sarò roba dell’asfalto e basta!…

    … ’sto fatto mi spinse a parlare…

    “Toglimi una curiosità, fata, la bottiglina di profumo… che per caso t’è scappata di mano?”…

    “Perché? che c’è? non ti piace, tesoro?”…

    “Certo che sì!… solo forse… un po’ troppo? che dici?”…

    Ebbene, continuai a profondermi in matte proteste… certi piagnistei!… Infine mi fu concesso di sistemarmi sul lato opposto, al posto del prof., che da lì quantomeno mi sarei ritrovato sopravvento!… Solo allora fui pronto per darle udienza…

    “Dai tesoro, adesso lascia un attimo perdere i passanti, raccontaci qualcosa di te piuttosto!”…

    Mi pongo in ascolto, anima e corpo. È il momento di aprire i sensi, di respirare profondamente, all’unisono con l’altro… ma, soprattutto, è il momento di dar la stura a tutti gli orecchi che ho, ché, ripeto, quando parla quella ci vuole un interprete e basta!… Ci racconta proprio tutto, la bella, tiene nulla per sé. E così, tra svariate storie, ci parla del suo impiego, e quindi di come oggi, a 38 anni, faccia la parrucchiera presso un rinomato coiffeur capitolino al centro di Roma, ch’è un buon lavoro e che le torna una buona paga – sebbene non disdegni di arrotondarla con qualche marchetta qua e là…

    “… gli uomini sono tutti miei, tesoro, capito?!”…

    Tra un racconto e l’altro, poi, l’intervento di vaginoplastica!… Prende dunque a riferirci di un taglio grosso così, dal perineo al glande, quindi del seguente rivoltamento che si fa dello scroto per la costruzione delle piccole e grandi labbra… E ancora, dell’estrazione di biglie e corpi cavernosi (ché quelli mica servon più!) e della conseguente costruzione del canale vaginale. Per finire ci racconta della bella sfoltita che si suol dare al glande in vista di ricavarne il clitoride… zac! zac!… un bel clitoride! un bel clitoridino nuovo di zecca!… zac!… Poco da dire, quei chirurghi lì, loro sì che son dei veri artisti!…

    Ma mica si ferma, ce ne racconta e racconta: laser, la rimozione di due costole per l’affinamento del punto vita, l’intervento di addominoplastica… tutte le ventitré operazioni di ricostruzione! tutt’ i trentamila euro e passa di correzione!…

    Finito?… macché! cambia solo registro: inizia a raccontarcene su ortolani, operai, meccanici (lascio immaginare il registro), prefetti, diplomatici, alti e bassi prelati – risparmiandoci almeno le mirabili gesta pre-operazione.

    “Senti un po’, toglimi una curiosità, mi dici perché ce l’hai così su coi gay? in fondo lo sei stata anche tu, no?”…

    “Ah, te lo spiego subito!… è ch’è tutta concorrenza! gay e fidanzate, amore mio, i miei peggiori nemici! sempre lì pronti a soffiarmi il potenziale cliente, capisci?!”…

    “Bah, a parer mio esageri!… e invece, colle lesbo? non mi dire che ce l’hai pure con loro?”…

    “È certo tesoro!… lasciamo perdere va’, ché quelle hanno avuto la fortuna di esserci nate… con la figa!, e non la usano! che spreco, amore mio, che spreco!”…

    “Dai che a modo loro…”…

    “Sì, hai detto bene, a modo loro!… la figa è fatta per essere penetrata, tesoro, punto!… A proposito, ma lo sai che la mia fighetta è bella assaje, ne’, napulità?! un’opera d’arte!”…

    “… ah sì?”…

    “Vuoi dare un’occhiata? dai, assaggiane una fettina ché c’hai proprio gli occhi che mi dicono di sì!”…

    “… mhmm… magari dopo!”…
    “E vabbè, allora te ne racconto un’altra, ma per questa tieniti forte!”…

    “Vai, t’ascolto!”…

    “… allora, metto un annuncio su internet con numero di telefono e tutto… Ebbè, un giorno mi contatta uno, prendiamo un appuntamento dopo l’orario d’ufficio, da me, nel mio appartamento sulla Tiburtina. E così alle otto e mezza di sera ’sto tizio si presenta alla porta con uno zaino a tracolla; lo faccio entrare… Il fatto, però, è che più lo guardo, più mi dà l’impressione di essere un po’… un po’… amore mio, come dire?… un po’ represso!… sai, di quelli con dei gran disturbi per la testa!”…

    “… mhmm??… vai avanti!”…

    “Ma poi, brutto da morire, basso, grasso e con la pelata!… e in più è un avvocato! – sì, quelli, tesoro mio, proprio non li sopporto!… così come i borghesi, i politici, gli industriali… i medici!… preferisco i muratori, io, gli idraulici… meglio se rumeni!”…

    “… mhmm, capisco”…

    “Amo quelli del popolo, son più maschi, capisci?!”…

    “Sì, ovvio, ma ti prego, vai avanti”…

    “OK OK, curiosone mio!… Dicevo, questo è un avvocato, e in più fa grande uso di coca – certe sacche di “bianca” che si portava dietro!… I miei occhi intanto sono soltanto per il suo zaino – ero troppo curiosa di sapere cosa ci portava dentro!… e quindi subito glielo chiedo, cosa ci porta dentro… Be’, a un certo punto prende e tira fuori… ci tira fuori un paio di piccole zucchine e un cetriolo… ma un bel cetriolone eh!”…

    “… sicura che non stai a confonderlo con l’ortolano?”…

    “… mhmm?… certo, era un avvocato!… ma fammi dire, amore mio… mi passa subito una di quelle zucchine, l’altra invece è per lui…”…

    “Ah!”…

    “… vuole che facciamo un po’ di sesso con quelle… da dietro!”…

    “Ahé!”…

    “… come prima cosa caccia una bottiglina da lì dentro… è olio di oliva!”…

    “be’, mi sembra il minimo!”…

    “… poi però si prepara la sua bella striscia di coca sul tavolo in cucina e… fuuu! una tirata!… Poi, dalla cucina si porta in salone. Io lo seguo. Una volta lì, spengo la luce centrale e accendo quella della lampada. Comincia a spogliarsi, poi prende a spalmarsi l’olio di sotto, poi lo cede a me… Ci mettiamo comodi sulle due poltrone che sono una di fronte all’altra… ebbè, mi chiede di aprire le gambe… lo faccio, e così fa lui dall’altra parte… Poi inizia, si passa la zucchina attorno alla situazione… Io devo solo stare lì a ripetere le sue mosse, vuole questo da me, e quindi prendo a giocarci anch’io… Insomma, amore mio, sai com’è? gioca e gioca attorno alla situazione, dopo un po’…”…

    “Aaah!!…”…

    “Per me era tranquillo, io ero abituata… e a ben vedere anche lui!… lui che subito dopo prende a masturbarsi… amore mio, che schifo! che brutto coso c’aveva in mezzo alle gambe! ’na roba mai vista!… tipo un fungo! quelli a orecchia d’elefante! piccolo piccolo giù e grosso grosso su!… e ti parla una che ne ha visti e visti…”

    “immagino!”…

    “Insomma, prende a godere da fare schifo, comincia a cacciare strani versi dalla bocca… mio Dio, come un porco!… non l’avrei mai fatto con uno così, giuro, amore mio, ma quello pagava davvero bene!”…

    “… ti devi mica stare a giustificare con me!”…

    “… ebbè, passa poco e se ne viene, il porco!, mi sbrodola tutto sul tappeto, capisci?, sul tappeto!”…

    “Eh, come un porco!”…

    “Ma senti qua, mica è finita!… vado a fare una doccia, e quando torno di là – ancora non ci credo –… me lo ritrovo con una melanzana tra le mani!… ma bella grossa, tipo ’na zucca!”…

    “Ci avrei giurato!”…

    “Mi fa uno sguardo da malato mentale… ma gli dico subito che stavolta non faccio niente, che è troppo, anche per me!”…

    “Non oso immaginare come l’ha presa!?”…

    “… e invece no, tesoro, perché lui, prima mi fa segno di ‘no’ con la mano, poi mi dice di sedermi e di starmene buona, ché stavolta ho solo da starlo a guardare…”…

    “AH!”…

    “Sì!”…

    “Però una cosa gliela si deve all’avvocato… ci vuol del fegato!”…

    “… ma prima un’altra striscia di coca sul tavolinetto e… fuuu! altro colpo secco, questo da rompersi il naso!… poi, altra lubrificata con l’olio d’oliva… Poi comincia, comincia a giocare con quella specie di zucca… Be’… tac! tac! e tac!… ci mette davvero niente!”…

    “Ahja!!… nave in porto??”…

    “Sìssì!… poi si riprende pure quel coso brutto tra le mani e se lo tira fino a… mortacci sua, mi riviene tutto sul tappeto! ”…

    Bene, adesso però che ci dia un taglio con quel po’ po’ di suo bagaglio esperienziale ché, butta giù butta giù, tieni e tieni, a una certa lo stomaco ributta, rivolta!… ma ce l’ho voluta io. Comunque sia, meglio alzarsi e cambiare aria – ma mica ce la faccio con le gambe che mi van giù dalla nausea… Infine verso la banchina riesco a portarmi lo stesso e una volta lì, lascio che sia lo iodio a risvegliarmi a una realtà più naturale, così come lascio quella a raccontar altre e altre mirabili gesta agli altri due.

    Di lì a breve ci congediamo, noi tre da una parte, lei dall’altra. Un incontro gradevole, tutto sommato.

    Di ritorno verso casa vengo ragguagliato su tutto il resto, nei minimi particolari, e cioè sul come, per sbaragliare la concorrenza, la nostra reginetta del popolo ormai batta varie strade, tutti i fronti: Gay Village, circoli sportivi, riunioni di sindacati, riunioni di condominio… mi vien detto addirittura ch’arrivi a camuffarsi madre di non so chi nelle riunioni studentesche genitori/figli! (i sedicenni, la sua vera fissa)… ma anche stadi, cinema, caserme, bocciodromi!… Ma è in discoteca che la nostra stella farebbe bella mostra dei suoi pezzi forti, sul cubo, per tutta una gran ressa di lingue sbavanti di sotto, per tutto un grand’ondeggiare di telefoni cellulari a immortalarle il mirabile gioiello… sicché poi da lì a breve le basterebbe individuare due o tre ragazzoni giù di sotto che… “Tu! tu!… e tu!”, sarebbe prima solita dire a quelli puntandogli contro l’indice della manona destra… poi via però! li prenderebbe per il collo e… dal cubo in pineta! spupazzata e ritorno!…

    Ormai s’è fatta una certa nomea, la nostra amica, Roma e dintorni, ma che dico, tutto lo stivale, tanto ben conosciuta che alcuni padri ci portano a svezzare i propri figlioli; altri, invece, dai propri figlioli (già svezzati), si fan soltanto accompagnare, chi per sfuggire la noia, chi per semplice depravazione – magari portandosi dietro qualche buon grammo di coca.

    Dopo quella sera il nostro tour estivo proseguì piuttosto tranquillo, senza più troppi giri di testa; avevamo soltanto da smaltire un anno d’invivibile città e di duro lavoro, smaltirlo a massicce dosi di riposo. Anche lei, Maria, anche lei diceva d’aver lavorato duro durante l’arco dell’anno, lavorato sodo! – anche se a me, quel fatto che in soli due giorni avesse tirato su più di mille euro a marchette, mi fece ben capire che, per lei, a dispetto di noialtri, era ancora lontano il tempo del riposo, che lei ne aveva e ne aveva ancora di forze in corpo, e che, inoltre, è proprio vero che la figa non va mai in vacanza, che tira e tira, stagioni su stagioni! – tanto più se si parla di fighe da quindicimila euro e rotti… eh, ché in quei casi lì c’è pur sempre da ammortizzarne i costi!… Ma problemi, quelli d’ammortamento, che non sfioran nemmeno la nostra cara amica ché, per quanto le riguarda, c’è mica bisogno d’esser ’sti gran geni in matematica per comprendere che di quel gran passo marchettaro… a quest’ora n’è rientrata e rientrata dell’investimento iniziale, la Maria!

    Poffare il cielo, quasi ci faccio un pensiero!…