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in archivio dal 28 lug 2014

Lucia Lorenzon

17 dicembre 1968, Conegliano
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  • 23 ottobre 2014 alle ore 10:44
    Elena

    Come comincia: Se n'è andato, Elena, resti lì, ferma ad ascoltarti, ad ascoltarti cuore e il corpo. Il suo odore sulla tua pelle ,mescolato al tuo, il suo seme dentro di te. Immobile, non ti alzi, non ti lavi nemmeno. Impregnata di lui, ancora un poco...ancora un poco... Ripercorri il percorso dei baci delle carezze,senti le sue mani spregiudicate che ti hanno esplorata ovunque,la sua bocca sulla tua...la tenerezza prima, la passione, quasi violenta, poi. Lo ami, con ogni centimetro del tuo corpo,con ogni battito del tuo cuore, con ogni respiro. Faresti qualsiasi cosa per averlo con te, una vita, o dieci minuti, non importa . Se n'è andato. Lo sai che non ti ama, lo sai che torna dalla moglie, che tradisce, ma non lascerà mai. Lui ama il tuo corpo dolce,la tua adorazione,la tua pelle sottile,il tuo perderti in lui quando fate l'amore, arresa a lui...sua. Ti alzerai, ti laverai e lo sai che lui fa solo sesso con te,ma aspetterai che ritorni, quando vorrà, per arrenderti ancora...ancora...ancora; resa schiava dall 'amore per lui e dal non amore per te stessa. Buona giornata, Elena.

     
  • 23 settembre 2014 alle ore 13:28
    Le tue mani

    Come comincia: Avevi grandi mani, sempre calde, anche nei più freddi giorni d'inverno, e nonostante il lavoro in ufficio, piccoli calli, che rivelavano la passione tua più grande, la falegnameria fai da te, quel creare col legno mobili preziosi, pezzi unici, che arricchivano, con la loro elegante bellezza, spazi in case di persone che amavi, cui li regalavi lieto, e pagato dagli occhi sorpresi,incantati e felici di chi li riceveva. Le avrei riconosciute ovunque quelle mani, ad occhi chiusi, fra milioni di mani, le avrei riconosciute toccandole, annusandole, le avrei riconosciute se avessero toccato me. Nessuno conosceva così ogni centimetro della mia pelle e la mia pelle aveva sempre risposto a quel tocco coi brividi delle prime volte. Mani sapienti, abili, audaci, perverse, dolci,tenerissime...erano tutto, erano magia,passione, sesso, poesia. Potevo far l'amore anche solo con le tue mani,arrivare, dove più lontano si puo' arrivare col piacere, ascoltandole, abbandonata e persa in una dimensione da cui, potendo, non sarei tornata piu'. Ti somigliavano, le tue mani, erano come il tuo carattere, dolce, passionale, forte ma rispettoso,mai invasivo. Sono loro ciò che più mi manca di te. I miei piccoli pugni raccolti lì dentro erano il simbolo di tutta la sicurezza, la complicità, la protezione e l'amore che mi davi. " Ma i sogni arrivano lentamente e spariscono così in fretta". Ora ti guardo, quasi ti spio, oltre la vetrina di quel bar, chiedendomi come abbiamo potuto perderci, lasciarci, mollare la stretta. Ti guardo mentre carezzi lieve il volto di un'altra donna e mi sembra di sentirla sul mio. Ci saranno altre mani da stringere, lo so, altre mani da conoscere, altre mani su di me. Ma le tue, Amore mio perduto, le tue...nelle notti di buio e dolore, nei giorni di vento e paura, nei giorni di inattesa felicità, le tue cercherò per sempre di ricordare, le tue.

     
  • 13 agosto 2014 alle ore 15:30
    Jennifer. Bangkok

    Come comincia: Ti chiamavi Jennifer, ma avevi occhi a mandorla e pelle ambrata, lisci capelli scuri e l'aria smarrita di chi, nonostante la vita non glielo permetta più, è ancora innocente dentro. Jennifer e' il nome che tua madre ti diede sperando ti portasse fortuna, un nome occidentale, nell'estremo oriente thailandese, quasi in pegno per una vita di riscatto. Ma non c'era stato riscatto, tuo padre se ne andò, lasciando tua madre e i tuoi quattro fratelli e portandosi via ogni speranza. Ci ha provato, tua madre, a lottare, a lavorare, a cercare in ogni modo di lasciarvi crescere dignitosamente, ma eravate troppi, troppo poveri, troppo soli. Quel giorno eri andata in città, dovevi comprare qualcosa da mangiare, avevi un abitino liscio,chiaro, che lascia intravedere le tue gambe magre e nessuna forma di donna. Tredici anni e ne dimostravi dieci. Ma questo, tu ancora non lo sapevi, era un punto a tuo favore per i predatori che si aggiravano aspettando le loro vittime tra le vie di Bangkok, predatori di carne, sanguisughe di vita, invasori da ogni parte del mondo che volevano comprare, e occupare, coi loro membri adulti, e le loro anime marce, corpi di bambine. Tu ancora non lo sapevi cosa voleva quel signore alto e biondo, che ti avvicinò con fare gentile, parlava in inglese e un poco lo capivi,tua madre in qualche modo era riuscita a farti vedere qualche DVD americano, cartoni animati,film, trovati chissà dove, perché la sua Jennifer imparasse l'inglese...e tu lo avevi imparato, dotata e veloce. Ti stava chiedendo se volevi mangiare, forse non avresti dovuto, ti dicevi, ma avevi fame, tanta fame. Mangiavi, mentre lui riempiva di complimenti e passava la sua mano ruvida sul tuo braccio nudo. Tirò fuori un sacchetto e te lo mise in mano: "Guarda!" A malapena capisti che erano rossetti, ne prendesti alcuni e li apristi, colori vivaci, vistosi, come quelli che vedevi sulle bocche di tante ragazze di Bangkok. Lo guardasti, interrogativa. -"Te li regalo tutti se nei prossimi giorni vieni in città e passi un po' di tempo con me, ogni giorno ne metti uno diverso, ti comporti in modo carino con me e io ti do dei soldi per la tua famiglia". -"Va bene?" Confusa rispondesti di sì e accettasti di tornare l'indomani,in quello stesso locale dove ti aveva portata a mangiare. Volasti a casa, quasi felice, col tuo sacchetto pieno di rossetti coloratissimi dentro un involucro argento e appena arrivata li mostrasti a tua madre. Lei capì. Capì e avrebbe voluto urlare: -" Noooo! Jennifer, noooooo!!!". Avrebbe voluto spiegarti tutto, ma non lo fece,tacque, disperata e sconfitta, consapevole che, forse, immolando la sua bambina avrebbe salvato i suoi figli più piccoli. Uscisti il giorno dopo, un rossetto color fuoco sulle labbra, la gonnellina corta, la maglietta aderente a mostrare il tuo torso di bambina, coi soli capezzoli accennati, e quelle scarpe col tacco troppo alto che tua madre t'aveva dato e ti facevano male ai piedi. Era buio quando tornasti a casa e tutto era diventato chiaro e terribile. Il tuo esile corpo impregnato di umori e secrezioni di un uomo che ti aveva adoperata come aveva voluto. Un dolore acuto ti trafiggeva, stuprata, da chi ti ha voluto credere bambola consenziente per il suo lordo piacere. In mano avevi alcuni dollari e sulla bocca, sul collo, tracce sbavate del tuo rossetto. Lacrime scendevano silenziose, rassegnate. Avevi capito. Tua madre ti abbraccio' e pianse con te. Col dorso della mano asciugasti le lacrime: "Domani...domani metterò un altro colore".

     
  • 28 luglio 2014 alle ore 16:35
    Haiko

    Come comincia: Su quell'altalena ci aveva passato l'infanzia, una tavola e due corde colorate legate ad un robusto ramo di ciliegio. Su...verso i nudi rami dell' inverno Su...verso le gemme di fine febbraio Su...verso i fiori di maggio Su...verso le rosse ciliegie dell'estate. Conosceva ogni millimetro di quell'albero, ogni segreto snodo. Lo amava, sempre, mai tanto come quando si vestiva di fiori.Era un incanto, quasi indossasse un abito di seta profumata; un giorno sarebbe voluta essere bella così. Ci sei riuscita piccola Haiko. Perfetta nel tuo kimono nero e rosa ovunque cosparso da ricami di rami fioriti di ciliegio,perfetti i tuoi capelli lucidi, raccolti e fermati con arte dai tanti bastoncini, ammaliante il tuo profumo. Sei la Primavera Haiko. Sei il sinuoso snodo del tuo albero mentre ti sdrai accanto a quell' uomo. Lo farai felice Haiko, ma lui non sa. Non sapra' nella sapienza dei tuoi gesti,riconoscere la bimba sull'altalena che assorbiva fascino, mistero e bellezza dondolando, su, verso la primavera del suo ciliegio.

     
  • 28 luglio 2014 alle ore 16:31
    Margherita

    Come comincia: Margherita cara, In un tempo tanto tecnologizzato è un regalo immenso ricevere le tue lettere. Annuso la carta a cercare tracce di te, profumo di quelle tue mani affusolate, da pianista, che amavo tanto guardare, e sentire su di me.Bianche, eleganti, magiche...una Fata deve avere mani così. La tua grafia, così familiare, posso riconoscere il tuo stato d'animo ormai, vedere dalla linetta della "t" appoggiata o staccata dalla stanghetta se scrivi di fretta, sovrappensiero, dai puntini che mancano o presenziamo sopra le" i", se sei inquieta o rilassata. Sono sette anni che mi scrivi,ho uno scatolone di tue lettere qui,cerco di proteggerlo dall'umidità di questa piccola stanza, le riordino, le rileggo, le metto a gruppi, le lego con uno spago, poi le scompongo, e ricomincio da capo Vivo di te Margherita. Vivo di te cui ho fatto male. Vivo di te che volevi cancellarmi dalla tua vita e invece hai scelto di mantenere questo filo,niente telefono, mail, foto...solo la tua amata grafia. Non ho niente di più caro qui. Immagino la vita che mi descrivi, i tuoi figli, il tuo amato mare, l'uomo che hai accanto. Tutto ciò che avrei voluto con te. E l' ho sporcato, rotto, irreparabilmente. Pago la mia pena guardando i giorni scorrere oltre questa finestra a sbarre, finirà tra qualche anno,ma la pena più grande, più dolorosa e più giusta, lo so, è non averti più. Nessuno mi ha amato come te, nessuno lo farà mai più. So che in ogni tua missiva riconfermi,silenziosamente, quell' amore che io ti ho impedito di continuare ad esprimere nella vita reale, che avevamo sognato insieme. Grazie per questo regalo che mi tiene in vita. Carezza, come sempre, i tuoi bambini che non sono diventati i "nostri".Chissà come, e se, gli avrai spiegato di noi. Un bacio lieve sulle tue care mani. Perdonami Margherita. Perdonami. Tuo R.