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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

15 maggio alle ore 18:04

Donne in gabbia

Liberate ier sera
sul far dell'undecim'ora:
in cielo brilla una solitaria stella, ma la luna è illune...
inferriate nel cortile divelte dal sonno&camerate
raggianti di silenziosa tristezza.
Liberate ier sera
sul far dell'undecim'ora
ma poi rimesse in gabbia: al cantar del gallo...
urli dappertutto, urla - grida -
strazianti, infermieri al galoppo
qua e la
medici in visibilio nelle corsie l'inferno:
 - Sbrigati, Cacciapuoti, il valium il valium...
 - Dai, sù chiama Rostagno: che avvisi il professore
 - Sì, dottore, sarà fatto...
 - Dai, sbrigati, sù, il valium il valium...40 50
90 NO, 80 milligrammi
Nelle corsie l'inferno...
ammattite...: di nuovo? NO, NO NO...
Lugubri presagi: "camicia di forza" ovvia conclusione,
di nuovo indosso su "letto di contenzione"!
Questa SIGNORI, è la vita delle donne in gabbia...
andirivieni da matti di tutte le donne (matte) in gabbia del mondo;
E non c'è taser, né manetta, né TSO, né bastone, né "cicca" che tenga, credetemi!!!!

Commenti
  • Luciano Ronchetti Rileggendo questa mia poesia mi vengono in mente tante cose. Innanzi tutto la famosa "Lettera ai direttori dei manicomi" di Antonin Artaud, drammaturgo francese che operò nell'ambito del surrealismo, scritta nel lontano 1925 ma, per certi versi, attualissima. Lo stesso autore fu internato in manicomio, dove morì. Ma mi viene in mente anche un medico, uno psichiatra "illuminato" che risponde al nome di Franco Basaglia: e pensando a lui mi viene in mente una bellissima fiction (o miniserie che dir si voglia), intitolata "C'era una volta la città dei matti", che vidi nel 2015 sul canale cinquantaquattro del digitale terrestre, quello tematico della rai dedicato alla storia (era una replica visto che la prima fu nel 2010, se non ricordo male): diretta da Marco Turco e prodotta da Claudia Mori (consorte di Adriano Celentano), narra le vicende umane (ma soprattutto professionali) di Basaglia, appunto, interpretato dall'attore Fabrizio Gifuni; e mi vengono in mente i manicomi criminali, i centri diurni, i CIG che ho frequentato una volta (non è la sigla di un sindacato autonomo bensì l'acronimo di Centro d'igiene mentale). Il 16 maggio del 1978 è una data importante, direi basilare (quasi una pietra miliare) nella storia della psichiatria italiana ed europea. Quel giorno la Gazzetta Ufficiale pubblica la legge n.°180, comunemente nota - appunto - come Legge Basaglia (in nome del medico triestino). Essa ebbe la durata di appena sei mesi (decadde, infatti, a dicembre dello stesso anno in quanto le norme principali in essa contenute furono inserite in alcuni articoli della successiva legge n.°833/78, la quale sanciva - in pratica - la nascita del sistema sanitario nazionale o SSN che dir si voglia). Volgarmente, comunemente (e anche troppo semplicisticamente, direi!) si afferma che tale legge (la prima) abbia segnato la definitiva "chiusura" degli istituti psichiatrici (ancora volgarmente e sin troppo disumanamente chiamati manicomi; spesso anche io l'ho fatto e lo faccio: me ne pento senz'altro!), decretando, anche, in maniera seppur indiretta, la nascita della cosiddetta psichiatria ospedaliera. In povere parole il "malato psichiatrico" veniva riconosciuto come (ed in quanto) tale, ad esso veniva riconosciuto lo "status" di individuo al pari degli altri cosiddetti "normali", sdoganando, così, a quel modo, la peculiarità di reietto della società: secondo sacrosanti ed umani principi di personalizzazione del trattamento psichiatrico, di inclusione, di riabilitazione, di integrazione sociale del malato psichiatrico (attraverso una più ampia partecipazione, un più ampio coinvolgimento dello stesso...dicasi, appunto, socializzazione), a discapito del segregazionismo delle antecedenti epoche. Ma seppur nell'appurare in modo sacrosanto il grande cambiamento che prese piede al seguire della legge ed a seguito di quella "rivoluzione" in ambito medico e sanitario, è da dire similmente (a ragione) che proprio dopo la stessa [rivoluzione] le cose non siano andate come previsto (e come prevedibilmente sarebbe potuto e dovuto essere) né, molto spesso, per il meglio (come auspicava, e si augurava, ovviamente, lo stesso Basaglia): molto spesso, infatti, congiunti e famiglie dei malati sono stati lasciati soli con il carico del loro "fardello" da portare sul capo e sulle spalle...molto spesso, infatti, lo stesso malato psichiatrico è tornato ad essere considerato un fardello, appunto, una palla al piede del sistema da rimpallarsi da una parte all'altra. Le istituzioni hanno spesso mostrato pressapochismo se non quando noncuranza nei confronti del problema; molto spesso, purtroppo, (o per fortuna: per i familiari ed i malati stessi!) la delega è stata lasciata ad associazioni, ad enti e a fondazioni private, o al semplice senso di solidarietà del comune cittadino. Alla fine, però, voglio ricordare Basaglia: è da ricordarsi, senza ombra di dubbio, come una persona a cui stava a cuore il malato e no la cattedra!

    05 giugno alle ore 6:33


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