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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

15 maggio alle ore 18:42

La ballata del tempo passato

                                                                                da: Edoardo Sanguineti
Quando ci penso che il tempo è passato
la cicogna volò&la madre apparve che m'a partorito
poi le fate i bimbi i primi giuochi
e poi le ragazze già le donne, i primi fuochi
d'affetto d'amore sotto le gonne - di grande gioia:
pensarci adesso ch'é vuoi che sia, solo noia.

Quando ci penso che il tempo è passato 
(mica così in fretta come sembra, però!)
che arriva un giorno mentre un'altro è scordato:
alla nonna materna ripenso che in braccio amorosa mi tenne
io fiorellin piccolissimo, lei crisantemo da farci strenne
di Natale, a Natale già tutt'insiem che gioia:
pensarci adesso oblio è il tempo, solo noia.

Quando ci penso che il tempo ritorna
 c'arriva il giorno che più mai torna
indietro; tutti quei suoni strani, tanto magici i colori
qual voli pindarici alti alti, tali e forti eran gli odori
(di mandorli in festa e di vestiti che sapevan di bianco)
nei giorni e nella notte in estate come d'inverno,
col sole&colla pioggia: amori in paradiso mica all'inferno.

Quando ci penso che il tempo è passato
che (i) giorni non tornano dacché lui s'è consumato,
ardon essi inutilmente bruciando come una candela
in pena, la pena di volti oscuratii dal silenzio della sera
della notte eterna: colei mai arde e vien al finire
perché giorno arriva che si va a dormire.

Quando ci penso che il tempo è passato
vita ho vissuto e (l') amor è finito
affetti recisi da mano impietosa, 
la morte: semper sincera come giovin sposa
vien&prende poco lasciando - quasi nulla - ai superstiti
di loro; a loro penso "morti vivi" già esistiti:
ed alfin (è) pensando che giusto mi sovviene:
un soffio di vento (è) ciocchè di Lor oggi m'appartiene.

Taranto, 7 marzo 2016.
 

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