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Poesie di Luciano Ronchetti

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  • 10 agosto 2019 alle ore 9:58
    Joie de vivre "anarchica"

                                                                                      Una quercia secolare
                                                                                      vive sola una vita intera
                                                                                      eppure non è mai triste.

    Esser contenti
    d'esser venuti al mondo
    e di continuare ad esserci
    anche quando il mondo
    sembra sia
    una "gola profonda"
    che ti divora

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.

  • 10 agosto 2019 alle ore 9:51
    L'altomare (ricordi del vento)

    Vidi scomparire
    una nave
    tra i flutti delle onde
    era carica
    di idee piangevo;
    l'altomare
    sembrava
    aggredirmi sopraffarmi
     travolgermi...
    "Ricomicerò" dissi
    a me stesso.
    Sensazioni
    emozioni
    riflessioni parvenze
    di realtà
    paventa
    il poeta
    immaginifico:
    è un lembo
    d'aria
    portento
    che non teme
    l'avverso
    né 'l cor suo
    si spaura!

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.
     

  • 10 agosto 2019 alle ore 0:13
    Di sera

    Il poeta gridò:
    "assassini!"
    avevano rubato
    il cuore ad un bimbo
    estirpandone
    per sempre
    il (suo) candido
    primordiale stupore.

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.

  • 10 agosto 2019 alle ore 0:10
    Rosso

    Risvegliati
    dal lungo sonno
    colore
    della passione:
    le pietre
    ed i cuori 
    di pietra capiranno.
    Rose rosse
    porta
    il masnadiero
    all'amante di giugno.

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.
     

  • 10 agosto 2019 alle ore 0:05
    Collina "81"

    Case sventrate
    accartocciate
    su se stesse sedute
    sopra collina "81"
    (la)
    mutila
    l'aria 
    il cielo
    delle stelle
    ed il vento
    muto
    sibila
    di paura.
    Su quella collina
    nessuno
    più
    canterà insonne
    ma
    un lupo grigio
    piange
    la notte vicino
    ad una
    croce senza nome.

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.

  • 09 agosto 2019 alle ore 23:59
    Il "cane" Mohammed Sceab

    Era
    una notte
    (strana)
    al cimitero
    marino
    quella mutila
    e sorda
    delle ore
    sussurrava
    una scimmia
    parlante
    dentro
    l'orecchio
    che sarei
    morto presto.
    Non avevo
    paura
    pregavo
    di gioia...
    due dita
    confuse
    facevano
    l'amore
    con quella scimmia
    ed una pioggia
    di meteore
    verdi e rosse
    inondò
    il cielo
    di farfalle
    cieche.
    In quel 
    cimitero
    riposa
    un "cane"
    di nome
    Mohammed Sceab
    leggeva
    il corano
    e fumava
    hascisc
    della Turchia
    era morto
    suicida
    per paura
    della vita
    e senza patria
    ma nessuno
    lo sapeva
    e forse io solo
    so ancora
    che non era
    un vigliacco
    e visse due
    volte: che visse
    per
    due volte
    una volta
    nel mio 
    cuore.

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018. 

  • 09 agosto 2019 alle ore 23:50
    Nostalgia del tempo

                                                                                  da: Ungaretti.

    Fanciullo
    nella quiete
    un motore
    rombante
    attizza il dolore 
    di mezz'età...
    Prendo
    l'ascensore
    e divento vecchio.
    Sento 
    ateo l'odore
    acre della vita
    tornare indietro.

    da: "Poesie di maggio" (canti anarchici, lampi di controcultura, visioni ermetiche), 2018.

  • 09 agosto 2019 alle ore 15:05
    In memoriam (ad Ahmed, mio fratello)

    Amò la Francia
    il poeta
    ma non era francese:
    era cittadino del mondo
    e della vita.
    Amò la Francia
    si chiamava Ahmed
    era un nomade del deserto,
    non era francese;
    non aveva più patria
    era cittadino del mondo 
    e della vita: i versi
    suoi
    un giorno incendiò
    e poi si gettò giù
    da un dirupo.
    Amò la Francia
    si chiamava Ahmed
    era cittadino del mondo e della vita.

                                              = Autocommento =
    "Gente strana davvero, i poeti", dice lo stesso poeta; "van sempre giuocando con le parole, corrono dietro ai sogni e a volte rincorrono le utopie come un bimbo rincorre un aquilone, sono soggetti ai mutamenti repentini e infingardi del loro cuore...si beffano di tutti e di tutto; "gente strana, sì, davvero: un giorno li capita di prendere a calci nel culo la vita, il giorno dopo prendono calci nel culo dalla vita (ma il loro deretano sarà abituato, poi, a prendere quei calci? Chissà!)...Poi la baciano, la guardano dritta in mezzo agli occhi, la amano come fosse una puttana da quattro soldi!". Ahmed era un poeta: fratello del poeta! 

  • 07 agosto 2019 alle ore 15:17
    Ma... "il mare è crudele!"

    Quando gettai un messaggio: nell'acque fraterne
    del mio Jonio
    ch'era rinchiuso in bottiglia di pregiato
    vetro di Murano - (e) comprata
    a 10 euro, sic!
    da un rigattiere della città vecchia: già, e son
    tanti 10 euro, tanti davvero! 
    La bottiglia, però, si aprì 
    - d'averla vista (vuota) - mi dissero pescatori
    notturni di frodo...
    e il messaggio, allora? Sparito, ingoiato
    forse dalle onde
    ingoiato dal mare, sparito nel mare
    Ma..."il mare è crudele!"
    - spesso ripeteva la mia grande zia -
    il mare: [è crudele]
    lui, "ingoia persone, barche e marinai"...
    Il mare [è crudele]: il mare
    lui, ha ingoiato anche il mio messaggio.
    Ma...è davvero così crudele?!

    Taranto, 17 marzo 2016.

  • 07 agosto 2019 alle ore 15:15
    Il vento... oggi è diverso (una donna)

    Il vent'accarezza il viso
    di Sara
    mentre lei, seduta sulla spiaggia,
    si raggomitola i suoi fulvi capelli
    come il crine d'un cavallo libero.
    Oggi il suo viso è più pallido e triste
    del solito: e le gote ancor più smunte
    che mai.
    (M'anche)
    il vent'oggi è diverso...
    soffia diverso: se n'accorgono
    già gli scogli e si spaurano
    il mare se n'accorge: ma lui non 
    si spaventa, ruggisce un po'
    e poi si placa.
    (Ma)
    il vent'oggi è diverso...
    si sente nell'aere inquieto, intorno
    tutt'intorno.

    Taranto, 12 marzo 2016.

  • 05 agosto 2019 alle ore 18:35
    Devi essere pazzo (gotta be crazy)

    Devi essere pazzo, devi essere mediocre
    Devi tenere puliti i tuoi figli e la tua auto
    Devi continuare ad arrampicarti, devi tenerti in forma
    Devi continuare a sorridere, continuare a mangiare merda.
    Devi essere piccolo per essere un pezzo grosso
    Devi mangiare carne per rimanere al top
    Devi essere fidato, devi raccontare bugie
    Devi essere in grado di socchiudere gli occhi.
    Devi convincerti che ti crederanno
    Devi sembrare facile da decifrare
    Devi essere sicuro di avere un bell'aspetto in tv
    Devi assomigliare a un essere umano.
    Devi essere sicuro, devi fare in fretta
    Devi separare il sottomesso dal malato
    Devi mantenere alcuni di noi docili e in forma
    Devi fare in modo che ognuno continui a comperare questa merda.
    Devo ammettere di essere un po' confuso
    Il dolore in testa è figlio della collusione
    Devo resistere al malessere strisciante
    Devi credere nella via d'uscita dal labirinto
    Ma tu, ti limiti a continuare a fingere
    Puoi distinguere un cretino da un amico
    Ma continui a mostrare il coltello
    Allo straniero, all'amante, all'amico e al nemico indifferentemente.

    Pink Floyd, dall'album "Wish You Were Here", 1975.

  • 05 agosto 2019 alle ore 10:05
    Anarkika disillusione

    Abbiamo da mangiare
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo da bere
    - vino allegro, vino rosso
    vino fumè pure un quartino di nero -
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo di che scrivere
    e legger ciocché scriviamo
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo i freddi inverni
    e le calde torride estati
    - senza le dolci soavi primavere
    nel mezzo -
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo notti strane
    - cariche di sogni -
    e giorni arcani
    - privi di bisogni -
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la pioggia grigia
    che ci bagna
    e il caro vecchio Charlie
    che ci accompagna 
    nelle orecchie
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo le macchine
    che ci assomigliano
    e noi stessi assomigliamo
    - sempre più -
    a loro,
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la rabbia in corpo
    dei poeti maledetti
    e la saggezza sulle spalle
    dei guru indiani
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo tanto
    niente abbiamo:
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo la pancia piena
    e la mente sazia e sgombra
    da idee gravi
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la speranza
    che ci sorregge
    con le mani in pasta
    nella disperazione...
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo abbiamo 
    abbiamo: cosa vogliamo
    di più?
    Abbiamo abbiamo
    abbiamo: forse
    è per questo
    che non cerchiamo più?!

    da: "Serenata blues", di Hans-Magnus Enzensberger.

  • 05 agosto 2019 alle ore 9:45
    Sei ancora tu?

    Piccolo Luciano
    ti è rimasta la brama 
    di verità;
    di curiosare di fingere
    di stupirti, di giuocare
    con tutti e con le parole.
    Mio piccolo coniglietto
    il mio piccolo coniglietto verde
    che leggeva le fiabe
    vicino alla stufa
    ad alta voce
    ed io ascoltavo
    con gioia.
    Il mio piccolo coniglietto
    che si spauriva
    delle rane salterine
    vicino al pozzo delle lucciole
    o piangeva dinanzi ad un'aurora 
    stellata.
    Chi sei veramente, Luciano?
    Sei ancora quello di allora?
    Il mio piccolo coniglietto
    che faceva i capricci 
    a tavola...
    eppoi - col muso -
    ti accovacciavi in un angolo
    della cucina
    che sembravi un cucciolo
    bastonato.
    Sei ancora quello di allora
    (quello) delle estati di Belfagor
    quando soltanto io ti capivo?
    Piccolo Luciano:
    ti è rimasta la
    brama di verità;
    di curiosare di fingere
    di stupirti di giuocare
    con tutti e con le parole...
    Sei ancora tu,
    il mio piccolo coniglietto verde
    e ti riempirei di baci.

    - Mia sorella Anna ha scritto per me una poesia dalle stelle...

    da: Giuseppe Conte (1945-vivente).

    Taranto, 24 agosto 2018. 

  • 04 agosto 2019 alle ore 11:27
    Gli invisibili ("clochard")

                                                                                           esistono, sono...
    Quando ti camminano
    di fianco non osservi i loro
    volti
    non segui i loro passi né ascolti il loro 
    respiro...
    quando gli invisibili
    ti camminano di fianco
    annusi soltanto il loro profumo:
    di esseri umani!

    Taranto, 4 agosto 2019.

  • "Immagina": un campo di grano maturo
    e il vento che soffia accarezzando il muro;

    "Immagina": le montagne imbiancate di neve
    e le vecchie che vanno a pregare alla pieve;
     
    "Immagina": i suoni in un alba d'estate
    e le dolci parole di canzoni mai nate;

    "Immagina": una lunga distesa di verde
    e lo sguardo che guardandola si perde;
     
    "Immagina": una notte piena di stelle
    e il vispo brusio di cicale gemelle;
     
    "Immagina": il lento scorrer dei fiumi
    e il cuore in fiamme che accende barlumi;

    "Immagina": l'onda del mare di notte
    e il contadino con le sue mani rotte;

    "Immagina": un veliero che solca il mare
    e una madre che appare, appare, appare...

    "Immagina": un soldato senza un fucile
    e una capra semita che bela solinga in ovile;

    "Immagina": il mondo che sempre è in cammino
    e tranquillo dormirai dalla sera al mattino;

    "Immagina, immagina" tutto questo
    figliolo mio, e a lungo vivrai; 

    forse più a lungo di me:
    che non l'ho mai fatto!

    da: "Il vecchio e il bambino", di Francesco Guccini, 1971.

    Taranto, 20 gennaio 2017.

  • 21 luglio 2019 alle ore 21:26
    [Quel posto delle fragole...]

    Quel posto delle fragole
    dove insieme rimiravam l'aurora
    leggendo - poi - romanzi e raccontandoci favole
    giammai contando i minuti né pensando all'ora.
     
    Quel posto tanto caro fu eppur amato
    laddove trascorremmo ore liete,
    un dì d'adesso vi son tornato:
    strano m'é parso di nostalgie inquiete...

    Il tempo passa, cambia posti e le cose
    portando via persone care,
    crea danni, colmando va le bare:
    crisantemi in vita giacché muoion le rose...

    Quel posto delle fragole:
    teco davvero era speciale,
    (ma) da solo che gran misera cosa
    oggi m'appare!

    Taranto, 16 dicembre 2016.

  • 16 luglio 2019 alle ore 12:26
    Un cuscino di venti (a pillow of winds)

    Una nube di piumino si disegna intorno a me
    Ammorbidendo il suono
    E' tempo di dormire quando sono coricato con il mio amore al mio fianco
    E lei respira piano, e la candela si spegne.
    Ora si sveglia la civetta, ora dorme il cigno
    Guarda un sogno, il sogno è finito
    Verdi campi, una fredda pioggia
    Cade in un'alba dorata.
    E nelle profondità del terreno i suoni di prima mattina
    E io scendo
    Tempo di dormire quando sono coricato con il mio amore accanto
    E lei respira piano, e io mi alzo come un uccello
    Nella foschia quando i primi raggi toccano il cielo
    E i venti notturni muoiono.

    (Pink Floyd, dall'album: "Meddle", 1971). 

  • 16 luglio 2019 alle ore 11:59
    Un, uno, una...

    Un'impronta
    lasciata dietro
    di sé
    uno di noi
    un bambino che
    piange
    un'amico che muore
    solo
    un fuoco che arde
    una donna che ama
    una vita che finisce
    una farfalla che si posa
    su un fiore
    un diamante che risplende
    al buio
    un temporale
    di giorno
    una spiaggia desolata
    un deserto popolato
    da fiori
    uno stormo caduco
    di fate
    un fantasma gentile
    una chitarra che suona
    un cuore affranto
    un mare in tempesta
    una candela accesa nella notte.

    Taranto, 15 luglio 2019.

  • 14 luglio 2019 alle ore 11:20
    Pagine di diario - L'estate di Mariolino (1980)

                                                                                    da: Attilio Bertolucci.

    A Roma, quell'estate lontana;
    le piazze ricolme di gente, noi due soli insieme
    sereni e schietti senza creme
    tu padre io figlio amici: per una settimana.

    A Bologna, alla vecchia stazione
    straziata (così) mutilata da bomba assassina;
    il treno che ci porta su: la calura non é frizzantina
    ma era (sì) la nostra [estate], invero, a ragione.

    Nel mezzo Pescara ed il mare
    "quasi" uguale al nostro; il viale
    lungo che porta allo stadio, il caldo non  faceva male
    da un sorriso freddato: senza parlare!

    Al pranzo e per cena solo un panino
    caldo ripieno di gusto;
    mangiato all'uopo (sì) quello giusto,
    le stelle bagnate di luce...
    innaffiàte da un dorato vino.

    Eppoi al mattino presto arrivammo
    alfìn nelle Trieste giuliana;
    lungo il viaggio; meglio d'una puttana
    in calore: davanti a San Giusto di vento c'inebriammo!

    Taranto, 14 aprile 2017. 
     
     

  • 13 luglio 2019 alle ore 16:57
    Il dimoiàre (o: dimòio)

    Vento di fronda soffia
    forte in sopra la dimora
    al fondo della valle
    straniera
    e il dimoiàre lento va della neve
    eppoi del ghiaccio stellato
    in poltiglia d'acqua e fango...nel firmamento.

    Taranto, 6 aprile 2019. 

  • 13 luglio 2019 alle ore 11:51
    Il mio cuore (canto di un prigioniero politico)

    Il mio cuore
    é oltre
    queste sbarre
    di acciaio
    hanno chiuso
    la mia bocca
    hanno legato
    le mie mani
    ma
    il mio cuore
    é oltre
    questa cella
    lui assapora
    un sogno
    lui guarda
    dove i miei occhi
    non possono
    più
    guardare
    lui tocca
    ciocché le mie mani
    non possono
    più
    toccare
    il mio cuore
    é oltre...
    l'isolamento
    non é
    solitudine
    per me
    il mio cuore
    é la mia
    compagnia
    l'isolamento
    non é
    buio
    per me
    il mio cuore
    é
    la mia
    luce
    l'isolamento
    non é
    silenzio
    per me
    il mio cuore
    é
    la mia
    voce
    il mio cuore:
    lui
    é tutto ciò
    che mi hanno tolto
    ormai
    é tutto ciò
    che mi resta 
    ormai
    il mio cuore
    é oltre...

    Taranto, 11 luglio 2019.
     

     

  • 07 luglio 2019 alle ore 17:32
    Le rose che non ho mai avuto

    "Donare una rosa
    a chi non ne ha mai
    avuto
    che grande cosa"
    disse in silenzio
    il pagliaccio
    muto
    donare
    quella rosa
    é una parvenza
    di libertà
    lei
    in terra giace
    ma non volerà.
    Donare una rosa
    a chi non ne ha mai
    avuto:
    che grande cosa!

    Taranto, 7 luglio 2019.

  • 07 luglio 2019 alle ore 17:25
    Vagabondi del cuore (quelli come noi)

    Il mondo girano
    senza far rumore
    li trovi ad ogni angolo
    di strada
    gente strana che viene
    da lontano
    un sorriso triste
    sempre stretto portano
    in mano
    non hanno età
    mai cambieranno il mondo
    ma hanno
    cuori di lillà
    che sentono ascoltano vedono
    profondo.

    da: "Come ho fatto a stare tanto senza te"&"Quelli come noi" (Claudio Lolli).
     
    Taranto, 7 luglio 2019.

  • 05 luglio 2019 alle ore 17:23
    Che te ne fai d'un cuore?

    Che te ne fai del cuore
    se lo uccidi ogni momento?
    Batte forte il cuor tuo, ed ansima
    camminando
    di fianco a muri di platino
    rosso sangue colorati;
    poi si ferma si arresta (così)
    langue
    per un attimo
    - soltanto -
    di paura...
    ("calma piatta").
     Un cavallo alato (vestito di) bianco
    morto
    fa più accorto
    lo smunto viso
    della tua donna
    una giovin madonna
    a cui manca da tanto
    un sorriso;
    quel cavallo
    é stato addormentato
    eppoi 
    ucciso
    da un vecchio torto...
    (senza viso)
    in balia d'un sogno
    gitano
    cuor tuo non
    vede nè ascolta
    una mano
    sollevata
    in pace,
    quello un segnale
    profano: che lassù
    sulle cime innevate
    dei monti giace.
    Che te ne fai del cuore
    se vivi di trasverso
    dispiegando - poi - le ali
    di sbiego ad un intricato
    verso
    muto: quel minuto
    di vita perso...

    Una mattina
    aprii la finestra sul balcone;
    sulla strada
    balbettante
    un vecchio eremita
    fumava il narghilé
    una donna barnabita
    col turbante
    a due mani
    sonava il salterio
    ed un bimbo nero cogli occhi
    a mandorla piangeva: tre
    lampi - tre - (di) rosa nel ceruleo buio.

    Che te ne fai del cuore...
    rivedo i contadini,
    al paese colla vanga
    tra le mani
    sudati per la fatica
    senza domani
    ed il prete rosso
    che legge il vangelo
    in chiesa madre
    alle vecchie col velo
    e a mio padre giovane;
    collla mano santa
    di mia madre
    mentre mi tiene
    i capelli ed accarezza il mio viso
    rotondo di bimbo: satana
    tende agguati solo
    al giorno; giammai
    sotto i chiari di luna e le stelle.

    Che te ne fai del cuore
    quando la neve azzurra già
    é diventata cenere
    pria che tu
    l'abbia baciata
    ed il sole
    - invece -
    ha cresciuto una barba
    piena di vermi?

    Che te ne fai del cuore
    se (tu)
    non ascolti i rumori del mondo
    -  grande uomo -
    né combatti
    le guerre al largo delle onde
    di maestrale
    o più non giuochi neanche
    le partite
    già vinte?
     
    Che te ne fai d'un cuore...
    così soltanto?

    (da: "Quaderni psichedelici", 2017).
     
     

  • 05 luglio 2019 alle ore 13:49
    Lacrime di polvere

    In questo mondo di dolore,
    in questa dannata valle di pianto
    siamo noi spiragli
    irrisori di luce fatua, sbiaditi
    colori ed inconsistenti: lacrime di polvere!

    Taranto, 17 giugno 2012.