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Poesie di Luciano Ronchetti

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  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:57
    L'amor e... varie cose

    L'amor è vacuo - si sà - talor
    profano; è malandrino, subdolo e assai infingardo:
    [ei] protende i suoi artigli a tutte l'or,
    guai se lo guardi cogli occhi del codardo;
    ed ancor è volubile, altero
    e capriccioso; è fantasioso:
    il vile colpisce, il forte o il fiero,
    nell'arco d'un momento malizioso
    eppoi via andrà l'amor che viene
    quello mai venuto arriverà;
    ed il cor ferito guarirà dalle pene:
    ma il sano è sicuro che non s'ammalerà?
    L'amore è d'una madre silenziosa
    che in silenzio soffre per la prole rumorosa
    mai s'aspetta un fior neppure una rosa...
    soltanto spera e s'aspetta ogni buon cosa.
    L'amor è della sposa di bianco vestita
    che in un giorno speciale si marita;
    lasciandosi dietro infanzia e gioventù
    ma con se portando corredo, grazia e virtù.
    L'amor è d'un figlio per la madre
    giovane o anziana, in vita o in morte
    poco importa: è amor duro e forte
    più dello spilorcio tempo e delle ore ladre.
    L'amor è del vecchio per la vita
    così del giovin per l'avventura:
    entrambi sfogliando van la margherita,
    per l'uno senza foglia, per l'altro duratura:
    l'amor è per bellezza di cui ci si compiace
    quasi che non debba mai svanire:
    ma questa poi tutta d'un colpo tace
    senza speme di dover rifiorire (caducità).

     

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:10
    [Quando, quando, quando...]

    Quando, quando, quando:
    quando la manna cadrà dal cielo 
    e le montagne avranno occhi per piangere;

    quando il tempo non avrà segreti
    e le stelle cadranno per terra senza rompersi
    nè far rumore;

    quando i ghiacciai fioriranno nei deserti
    ed il bambino correrà - bendato - a piedi nudi sui prati in fiore
    senza cadere;

    quando gli oceani saranno rossi di sangue
    e la pioggia bagnerà il dolore senza farli male
    ed il fuoco incendierà le notti;

    quando, quando, quando:
    quando, allora...

    Tutto tornerà al suo posto
    e l'uomo daccapo ricomincerà il suo giuoco,
    quello strano ed eterno gioco della vita e della morte!

    Taranto, 18 febbraio 2017. 

  • 23 dicembre 2018 alle ore 15:42
    Dove è finito il tempo?

    Dove è finito il tempo?
    Dove diavolo
    mai va a finire,
    dove è finito
    quello spilorcio?
    S'è perduto,
    s'è ubriacato
    s'è allontanato
    s'è ammattito: chissà!
    O fosse mai che
    quel maledetto
    s'è venduto
    come una puttana
    da quattro soldi
    per un cono di bottiglia
    arruginito
    oppur
    s'è nascosto
    tra l'infinito
    dietro un'anfratto
    smembrato
    di nuvole?
    Il vento conosce
    risposte,
    lui solo sa;
    la risposta
    è scritta sicura
    nel vento: ma lui
    non parla...
    Dov'è finito il tempo?
    Dove mai sarà andato a finire
    allora
    il tempo,
    quel maledetto spilorcio?

  • 22 dicembre 2018 alle ore 4:31
    Le più belle cose (ali della libertà)

    Le più belle parole
    son quelle ancora da dire
    nè ti dirò mai
    le più belle poesie
    son quelle ancora da scrivere
    che non leggerai
    i più bei versi
    son quelli ancora da declamare
    le più belle pagine
    sono quelle ancor da riempire
    le più belle cose
    son quelle ancora da fare
    nè faremo mai
    le più belle carezze
    son quelle ancora da farti
    i più bei baci
    son quelli ancora da darti
    i più bei cuori
    son quelli puri
    i più bei fiori
    son quelli da fiorire
    nè appassiscono mai
    i più bei mari
    son quelli che li navighi
    dentro te stesso
    sopra un veliero alla deriva
    e gli orizzonti
    che ti immagini
    guardandoti allo specchio
    li solchi ed attraversi
    come sogni vissuti
    le più belle catene
    son quelle da spezzare
    ancora:
    forti come il coraggio
    radiose come l'aurora.

    (da: "Il più bello dei mari", di Nazim Hikmet - Ran).

  • 20 dicembre 2018 alle ore 17:38
    Annullarsi (mistica del tempo)

    Guardo la luna
    e lei muta
    risponde 
    con bagliori
    che sembrano onde;
    il sole osservo
    e lui ascolta
    parlando
    con sguardi
    che sembrano un lampo;
    interrogo le stelle
    e lor
    mi voltan le spalle:
    resta a me
    soltanto
    d'inseguire il tempo
    ingroppando farfalle!

    Taranto, 8 ottobre 2018.

  • 20 dicembre 2018 alle ore 11:58
    Grazie amore

    Se il sole si rifiutasse
    di brillare accendilo nel tuo cuore,
    se non accadesse ancora t'amerei
    senza rancore.
    Quando le montagne si sgretoleranno
    e cadranno in mare
    io e te ci saremo ancora, amore mio.
    Gentile donna di rugiada
    ti dono tutto me stesso,
    tutto me stesso e niente di più.
    Piccole gocce di pioggia rossa
    sussurrano al dolore, sulle nostre lacrime
    bussano: lacrime di amore ritrovate.
    Il mio amore per te è duro
    come una goccia
    di primavera.
    Con te non c'è ritorno,
    insieme andremo fino alla morte.
    Amore mio, mio amore bellissimo
    amore mio, mio amore
    sei tu mio amore grande.
    La mia musa del perdono
    l'ispirazione tu sei per me,
    guardami negli occhi...
    non vedi che io
    sto piangendo per te?
    Il mio mondo
    sorride a causa tua:
    gioco di sguardi, giuoco di donna bambina!
    Il mio mondo sorride, la tua mano
    nella mia
    percorriamo le distanze,
    non ucciderlo il mio cuore...
    Grazie a te sarà fatto:
    perchè tu sei l'unico mio amore.
    Felicità, non essere più triste...
    grazie a te sono contento.
    Ma se il sole si rifiutasse
    di brillare
    e le montagne si sgretolassero
    e cadrebbero in mare,
    ti amerei ancora;
    ci saremo ancora io e te!

    Taranto, 8 novembre 2018.

  • 19 dicembre 2018 alle ore 16:03
    [L'immagine tua...]

                                                                    da: Sibilla Aleramo

    L'immagine tua
    rivedo
    in occhi miei, riflessa:
    di quella dolce calda
    atmosfera, negli anni non più
    tuoi; quando che Tu,
    stanca dalla vita ormai
    tremante l'ascoltavi
    nell'onda del mare
    sugli scogli frangente.

    Taranto, 10 aprile 2016.

  • 19 dicembre 2018 alle ore 5:58
    Occhi di ragazza triste

    Occhi di ragazza triste 
    osservai
    dietro i vetri lucidi della "finestra madre":
    eran sinceri ed allegri,
    come s'avessero visto e poi
    toccato l'aurora...
    Ma tant'altro
    avevan visto, ben altro:
    ne avevan viste
    e fatte di cose
    quegli occhi;
    avevan visto l'inferno
    più del paradiso,
    avevan toccato odio e oblio
    più di amore e d'un sorriso,
    avevan giocato col pianto e col dolore
    più che con il mondo...
    Quegli occhi di ragazza triste:
    arrabbiati, a schiaffi
    avevan preso ed a calci,
    a pugni la vita,
    ma avevan pure sputato
    - tante volte -
    addosso alla morte!

    Taranto, 9 aprile 2016.

  •                                                      da: Patrizia Cavalli (sopra un sogno realmente accaduto: 17 mesi orsono)

    Ringrazio quella poltrona
    nella grande stanza
    che discreta m'accoglie quando improvvisa
    mi coglie debolezza di te, padre: che 
    mi sussurri
    e gridi: "Va bene, figlio!".

  • 18 dicembre 2018 alle ore 13:32
    Invocazione al giorno

    Porta il tempo che al meriggio
    guarda, o giorno
    e scava solchi d'incolpevole
    rugiada sul mio volto,
    avvolgi pure l'anima mia
    nell'ala sua dolce
    e candida di "sorella tristezza"
    ma, alfin
    conducimi sino
    alla soglia
    di soavità della sera
    ch'io di lei così
    possa ebbriarmi...
    ed arrivando allor
    alle finestre socchiuse
    della notte
    che s'apriranno poi
    - dolcemente ansiose -
    nuovamente a te
    per il domani.

    Taranto, 31 marzo 2016.

  • 18 dicembre 2018 alle ore 12:56
    Tal'era la notte d'un azzurro vero

                                                                              da: Iacopo Vittorelli

    Tal'era la notte d'un azzurro vero,
    qual bianca luna appariva in cielo:
    non un alito di vento nè d'un velo
    si  sentiva a tribolar.

    Cinciallègretta solinga se ne stava
    ma ciarliera et romorosa:
    per richiamar la sua morosa
    cominciò a cinguettar.

    Colei (che) la sentì di lontano,
    zompò di frasca in frasca:
    e come si fosse burrasca:
    in un batter di ciglia arrivò.

    Oh! Qual dolce candore d'affetti,
    liev'è questa musica d'amore,
    soavità per occhio et core:
    chissà s'un giorno mai li (ri)vivrò!

    Taranto, 9 aprile 2016.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 15:56
    [Quali lotte avvien...]

    Quali lotte avvien, già quali lotte
    pria che giorno s'alzi e sua luce spanda,
    cogli astri spesso ei f'à botte, già f'à botte
    financo con la notte: di spada, martello & (di) randa.
    Ma quando che tutto poi s'arriposa,
    maraviglia il ciel della maraviglia in sè reca
    e l'uman forte grida "che cosa, che cosa?"
    giacchè radioso sole occhi suoi l'acceca.

    Taranto, 5 marzo 2016.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 15:37
    Estate 1982

    "Ai ragazzi del '62, ma non a quelli del 62°"

    Estate 1982: una di quelle
    estati senza vento, senza volto, senza tempo
    una di quelle che non si dimenticano facilmente,
    anzi, una di quelle (estati) che non si
    dimenticano mai!

    Quell'estate, infatti, non l'ho ancora
    dimenticat'io: ogni desiderio
    allora, parea essere incastonato in cielo,
    tra luna e stelle (belle, belle sì: come non mai!).

    Allora (quell'estate) s'invidiavan gli uccelli:
    perchè avevan l'ali per volare;
    allora s'invidiava il sole:
    perchè riscaldava i cuori: i nostri cuori;
    allora s'invidiava il vento:
    perchè via con sè trascinava
    ogni granello di sabbia in riva al mare:
    allora pure il mare s'invidiava:
    perchè trasformava la nostra volontà
    in sogni irragiungibili;
    (e ogni canto diventava inno di gioia: senza pensieri);
    allora ogni cosa s'invidiava:
    perchè tutto parea giovane ed era infinito 
    per ognun di noi.

    L'estate 1982: senz'altro fu di quelle
    (estati) senza vento, senza volto, senza tempo
    che non si dimenticano mai;
    quelle estati 
    in cui tutto si ferma per sempre
    (od i miti pur'anche si fanno uma...leggende)
    laddove nessuna cosa (ti) sembra impossibile
    laddove nessuno (ti) sembra irragiungibile...

    Estate 1982: una di quelle 
    (estati) senza vento, senza volto, senza tempo! 

    Taranto, 29 marzo 2016.  

  • 08 dicembre 2018 alle ore 1:47
    Il vento

    Il vento è come le persone care
    che sono andate via: non si vede
    ma si sente...appare!

    Il vento soffia forte (da nord)
    e quando arriva entra nell'anima
    - ti prende -
    cattura i tuoi pensieri spazzandoli via;
    eppoi ti trascina via con sè: come polvere!

    Il vento, però, non può distruggere
    i ricordi, mai potrà farlo...
    anche quando arriva da ovest;
    [loro] sono  indissolubili
    perchè lievi vivono nel cuore d'ognuno! 

  • 29 novembre 2018 alle ore 10:12
    Queste mani... quelle mani (canto di libertà)

    Queste mani
    le mie mani
    sono (quelle)
    le stesse mani
    che mi accompagnano
    dacchè nacqui, un dì:
    quelle mani!

    Queste mani
    le mie mani
    sono (quelle)
    le stesse
    che hanno stretto
    tante mani, ne hanno
    toccato altre
    che hanno accarezzato 
    tanti volti, il 
    tuo volto: quelle mani!

    Queste mani
    le mie mani
    sono (quelle)
    le stesse
    che mai sono state
    incatenate
    nè mai insanguinate;
    ma hanno conosciuto il dolore
    quello degli uomini,
    hanno asgiugato lagrime
    dagli occhi di molti (uomini)
    e placato il dolore sul tuo
    volto umano, hanno asciugato dalle
    lagrime il tuo viso
    ridandogli gioia
    ed a volte pur flebile
    un sorriso: quelle mani...
    sì, proprio queste mani!

    Taranto, 25 maggio 2016.

  • 27 novembre 2018 alle ore 22:38
    Nelle solitarie notti

    Nelle solitarie notti
    a te penso,
    dolce amore
    in quelle illuni
    notti
    penso a te,
    luce di rugiada
    che illumini
    discreta
    i miei pensieri
    e ogni volta
    che ti vedo,
    che ti sogno,
    che mi appari
    con i tuoi vestiti di ciliegia
    ed i tuoi occhi
    grandi scintillanti
    le mie notti
    si popolano
    di mistero
    e tutto
    riprendo
    a navigare
    nel mio infinito
    mare.

    Taranto, 27 novembre 2018.

  • 26 novembre 2018 alle ore 11:48
    Uomini, soltanto uomini

    Uomini, soltanto uomini
    siam solo e soltanto uomini.

    Uomini, uomini
    impronta lasciam ad ogni passo
    ma siamo soltanto uomini.

    Uomini, uomini
    ci sentiam a volte (un) Dio
    ma siamo soltanto uomini
    e ci sembriam infinito
    ma piccoli assai siamo: come uomini.

    Uomini, uomini:
    e nulla piu'!

    Taranto, 14 settembre 2016.

  • 16 novembre 2018 alle ore 21:31
    Quando odiare vuol dire amore

                                                                         A Veronica, che amai sui banchi di squola...

    Oh amore,
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista
    quasi subito direi:
    eri troppo bella
    per non essere odiata
    eri troppo bella
    per non essere dimenticata
    per non essere desiderata
    per non essere ammirata;
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho visto
    sapevi di gioia
    sapevi di sabbia bagnata
    dal mare
    che profuma di stelle
    sapevi di dolcezza
    antica
    come le favole
    belle
    lette ai bambini, un tempo,
    per addormentarli;
    sapevi di freschezza
    soave sopita,
    vera come un quadro
    di Pablo
    in inverno.
    Oh amore,
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista
    eri donna, eri passione
    prendevi fuoco
    come le madonne
    del Caravaggio,
    mettevi fuoco
    addosso
    come la luna vivace
    di aprile
    che poi muore a maggio
    dopo aver dato coraggio;
    tu, eri gentile
    così da sembrare
    una rosa senza spine.
    Tu, amore e basta...
    eri tutto
    amore mio grandissimo
    ti odiai dal primo momento
    che t'ho vista,
    anche tu mi amavi:
    se sapevo che mi amavi
    ti avrei ucciso prima!
     

  • 14 novembre 2018 alle ore 14:22
    Soldatino di carta

                                                                                    = Il "sistema" fagocita tutto; il                                                                                                  "sistema" - caro soldato - produce
                                                                                        anticorpi! = 
    Spesso rubai
    fitte parvenze
    di nulla
    alla strana 
    avventura
    del tempo.

    Ho combattuto
    contro sciami
    di gnomi indignati
    ed invisibili
    alieni
    e codazzi
    di rane urlatrici
    e scimmie ammaestrate
    di cartapesta;
    in fondo
    sono un bravo
    soldato ubriaco.
    Sono soltanto
    un soldatino di carta
    al servizio
    della vita
    e della morte.

    Serie - Lampi di controcultura.
     

  • 12 novembre 2018 alle ore 3:29
    Riconoscere

    Camminavo
    lungo il greto d'un fiume
    a novembre
    e guardando
    l'altra sponda
    per cercare fortuna
    un'onda trovai
    il sorriso
    d'una rondine in pena
    all'estate
    sfuggita
    di fronte alla luna
    piena
    eremita.
    Lungo quel greto
    riconobbi
    così la vita
    e lieto
    lo scorrer
    del fiume
    tornò a zoppicare
    come un treno
    che arriva
    ma non vuol
    ripartire.
    Camminavo 
    lungo il greto d'un fiume
    a novembre
    e riconobbi
    nel vento la voce
    di un'anima 
    in pena
    che cercava
    la foce del fiume
    per dissetar
    la sua
    malinconica vena.
    Camminavo
    lungo il greto d'un fiume
    a novembre
    e riconobbi
    nel passato un barlume
    di luce
    splendente.

    Taranto, 10 novembre 2018.

  • 06 novembre 2018 alle ore 22:00
    Adesso sò

    Adesso sò!
    Non ho più paura
    adesso della morte: lei è mia sorella,
    adesso; è soltanto una parola bisillaba
    ma è mia sorella
    adesso, è la sorella che non ha avuto madre lei.

    Però è mia madre lei, è mio padre [lei],
    è mio fratello [lei],
    è tutti voi, è tutti noi:
    siamo tutti noi che moriamo, siete tutti voi che morite.

    Adesso sò
    adesso sò cos'è la morte:
    è mia madre distesa sul lastricato
    duro di marmo all'obitorio,
    è mio padre disteso
    freddo sul lastricato 
    di marmo all'obitorio: tutti uguali
    lassù, in balia delle stelle.

    Adesso sò: non ho più paura io della morte!

    Taranto, 9 aprile 2018.

  • 03 novembre 2018 alle ore 16:47
    Tutto in un lampo

    Una stella
    a primavera
    cadde sull'anima
    mia vera
    che colpita fù
    poi
    da un dolce e tenero
    amore...
    durò lui un giorno,
    poche ore
    e poi da solo
    tornò
    a volare
    come un aquilone.
     

  • 31 ottobre 2018 alle ore 10:58
    [La luna...](o: elegia della luna)

    La luna non ha lacrime: eppur piange.
    La luna non ha orecchie: eppure ascolta.
    La luna non ha occhi: eppur osserva.
    La luna non ha gambe: eppur cammina.
    La luna non ha mani: eppure tocca.
    La luna non è un fantasma: eppur
    scompare (nelle notti"illuni") ed appare (nelle notti"piene").
    La luna: attraversa il cielo, attraversa le stelle,
    il firmamento intero...
    ma sempre sola è, sempre sola stà!
    La luna...non è tutta luce ciocchè: luccica ed appare;
    la luna...non è tutta sua
    - di tutto -
    la colpa: oppure sì?

    La luna...non fà  (mai)
    una grinza, però: è
    sempre la [lei] lassù
    che ci aspetta;
    a ricordarci quanto siamo piccoli!

  • 31 ottobre 2018 alle ore 10:43
    Senza alternativa

    Muore giovane
    la foglia scarlatta
    se dal sensuale
    rimorso è presa
    di non aver vissuto
    come voleva...
    ciocchè si deve fare
    però
    dev'esser fatto
    e la foglia foglia scarlatta
    può soltanto morire giovane
    anzichè subire
    gli scherni
    della sorte
    avversa o
    d'una indesiderata vita.

                                                                                                         = La vita: val
                                                                                                          sempre la pena
                                                                                                          di essere vissuta =

  • 27 ottobre 2018 alle ore 9:41
    Quel giorno

    Quando la vidi partire
    sembrava una farfalla
    d'aprile, la mia donna:
    la salutai con un sorriso
    tra le mani, ripensando
    ai suoi capelli al vento
    alla sua gonna, pensando
    al nostro domani.
    Non la rividi
    più, da allora
    la mia donna: ma
    non dimentico
    mai, i suoi capelli al vento
    e la sua gonna!