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Poesie di Luciano Ronchetti

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  • Randagio é il tempo:
    che trascorre in riva al mare
    e pensieri trafuga all'uomo vecchio
    che non vuole, non può (più) aspettare.
     Lungo é il percorso del tempo
    durato 100 o più di mill'anni:
    ma l'uomo vecchio é diventato un vecchio uomo
    che subendone il peso va, contando i danni.
    Lungo é il percorso del tempo
    che in 100 o più di mill'anni
    ha scolpito le pietre, scavato le rughe;
    placato ha la rabbia e curato gli affanni
    dell'uomo vecchio diventato un vecchio uomo rude.
     Lungo é il percorso del tempo
    di 100...1000 anni:
    ha travolto [lui] le vite, le cose, persone e infine...(i) tiranni!

    Taranto, 31 gennaio 2017.

  • 05 giugno alle ore 16:49
    Anime perse (2012)

    A volte,
    quando giriamo intorno ai nostri pensieri
    e rotoliamo come pietre informi
    o meteore impazzite
    lungo le strade della memoria,
    e vaghiamo fragili ed indifesi,
    senza meta
    e schiavi di noi stessi,
    delle nostre illusioni
    quasi sempre perdendoci
    - restando estranei a noi stessi -
    cadendo eppoi rialzandoci,
    spesso feriti dentro e fuori,
    anime perse nel vuoto sembriamo
    senza identità.
    Poi, stanchi,
    ci fermiamo
    e ci ritroviamo,
    caricandoci sulle spalle
    pesante il fardello
    del vivere presente
    e riprendiamo il nostro
    cammino
    perché troppo
    amiamo la vita...
    anime perse nel vuoto,
    a volte,
    però, sembriamo.

  • 05 giugno alle ore 16:40
    Ti ricordo Anna

                                                                                      a: mia sorella.

    Ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando d'inverno sotto la pioggia
    correvi a scuola
    il sorriso sulle labbra
    i libri sotto il braccio
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando sfidando il sole allegro
    correvi a scuola
    il viso pallido
    un fiore tra i capelli
    i libri sotto il braccio
    la speranza in mano
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando al meriggio
    tornavi a casa
    la gioia negli occhi (portavi)
    i vestiti semplici dell'arcobaleno
    tornavi a casa mia tenera Anna,
    alla tua casa
    niente importava
    tornavi a casa 
    dalla tua famiglia
    al tuo rifugio speciale
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando alla sera
    dipingevi
    felice e serena nella tua stanza
    niente importava.
    Ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando d'estate
    sulla spiaggia rovente
    dolcemente tu, dopo il bagno
    mi asciugavi (io tremante e bambino)
    niente importava.
    Allora mi bastavano
    cinque minuti di te
    sono cinque minuti
    la vita è eterna
    in cinque minuti
    niente importava
    (allora)
    mi bastavano
    soltanto 
    cinque minuti di te.

    liberamente tratta da: "Te recuerdo Amanda"/"Ti ricordo Amanda", brano scritto dal compagno cileno Victor Jara, morto a Santiago per la libertà; inserito nel 33 giri "Gracias a la vida"/"Here's to life", di Joan Baez. 

  • Tutti siamo (dei) nomadi
    viandanti:
    senza sosta camminiamo né respiro...
    ogni tanto ci fermiamo,
    laddove
    il destino vuole o
    dov'esso ci conduce.

    Tutti siamo (dei) nomadi
    viandanti:
    senza (un) perché camminiamo o
    una meta...
    forse per (ri) trovare noi stessi e
    la felicità, per (ri) acchiappare il tempo perduto
    - o "qualcosa" di quel tempo -
    per (ri) vivere il passato o fermare il presente.

    Nomadi viandanti
    tutti siamo: del tempo, lungo le strade
    della vita.
    Viaggiatori dell'universo...
    ci accontentiamo delle briciole!

    Taranto, 31 gennaio 2014.
     

  • 08 gennaio alle ore 23:36
    Le parole che non ti ho detto

    Ogni tanto mi torna in mente
    di non averti detto mai
    quant'eri importante, per me:
    credo che tu lo capissi - però -
    e lo sapessi, probabilmente.

    In caso contrario, adesso spero
    vivamente "che tu lo abbia capito,
    prima di andartene via":

    Invero: ritengo che certe parole,
    quelle "parole" non abbisognan
    d'esser dette (mai)
    tra due che si amano;
    quelle "parole", certe parole
    non abbisognan (mai)...

    Debbano - invece - restare chiuse
    in noi, ben recondite;
    debbano - invece - esser custodite
    nel nostro scrigno, ben segrete.

    Per esprimere cio' che si prova
    bastano gli sguardi:
    e tra noi (due)
    c'è ne furono infiniti;
    per esprimere ciò che si prova
    basta il sentire:
    e tra noi (due)
    vivo è stato sino a poco prima
    che te n'andassi via!

    Ogni tanto mi torna in mente
    di non averti detto mai
    quanto tu valessi e contassi
    per me, nè ciò che significassi:
    e non è un rimpianto
    questo, nè un rimorso,
    ma "un semplice constatare
    ed appurare dell cose!".

    Ogni tanto ripenso - però -
    anche alle volte in cui
    io ti chiesi "perdono";
    e ricordo che - fortunatamente -
    tu me lo hai sempre dato!

    Taranto, 26 luglio 2013.
     

  • 06 gennaio alle ore 20:55
    [Il mare dell'uomo...]

    Il mare dell'uomo è grande fratello
    di lui, di sua vita compagno fedel misterioso alquanto
    et cotànto bello!

    Al dì nel color è vivace, oscur di notte
    imperituro giace o sfavilla forte...
    demone - pare - di nave sanza rotta, girata sempre a prua.

    Il mare per l'uomo
    è grandezza di mistero...
    come l'etterno.

    Taranto, 31 gennaio 2015 (riveduta nel 2017).

  • 01 gennaio alle ore 1:51
    Venezia'81

    Calli in inverno a Venezia
    - qual luce strana hanno i suoi occhi -
    da sempre
    immerse giaccion esse nella nebbia sciolta;
    entro cui rema gondoliere esperto
    portando gondola sua
    sino al mare aperto: laddov'essa si fa
    "nave" "luce"
    in balia delle correnti e di stella polare.
     

  • 01 gennaio alle ore 1:45
    [Vorrei incontrarti...]

    Vorrei incontrarti tra 1000, 1001 anni
    (e non di più)
    per riabbracciarti
    e rivederci - foss'anche (per) un attimo...
    mano nella mia
    [mano] insieme.

  • 01 gennaio alle ore 1:38
    [Invaghito d'una stella]

    Invaghito d'una stella
    mi sono da quaggiù
    mai cercata, lei lassù
    solitaria e scintillante
    così tanto bella.
    Con uno sguardo [mio] di pietra
    io l'ò fermata:
    e v'ò lasciato mie mortali parole
    che scolpite sembravan esse col ghiaccio infocato
    sopra una lunga, sottile scia
    di Gioia e Dolore.

    Taranto, 1 febbraio 2015.

  • Era una dolce notte di maggio,
    e nel mentre che la luna
    vegliava sui solitari sentieri
    colorati di rugiada
    e tingeva d'argento le nuvole sincere
    sospinte dal lieve sospiro del vento,
    il postiglione non temeva affatto
    di rompere quel fragile, e magico,
    e silenzioso notturno incanto
    lanciando i cavalli suoi a sfrenato galoppo
    e facendo con forza risuonare il suo corno color diamante:
    quella magica e pazza corsa senza eguali
    la godevo [io] seduto dentro la diligenza,
    mentre campi solitari di grano profumato,
    villaggi addormentati e boschi 
    di grandi e minacciose querce
    veloci mi scorrevano innanzi agli occhi svegli.
    Ma, all'appressarsi d'un bianco cimitero,
    illuminato dal riverbero femmineo della luna,
    sulla collina del disonore
    il postiglione d'improvviso bloccò i cavalli
    - due grossi sauri alsaziani -
    e nel corno suonò una sonata,
    quella favorita dal suo vecchio compagno
    - Johnny Flanagan di Aintree -
    che ora giaceva sepolto lassù:
    solo quando a quelle allegre note
    del suo corno
    dal cimitero una eco lontana
    rispose,
    la diligenza riprese la sua corsa,
    mentre nell'orecchio [mio] destro
    rimbombavano ancora le note dell'eco,
    quasi una spettrale risposta
    del morto postiglione.

    Il viaggio della diligenza
    alla una si fermò
    in una stazione di posta e di cambio:
    i cavalli eran quasi scoppiati,
    il postiglione quasi ubriaco
    ed io quasi ebbro; tutti
    eravamo così 
    quasi...di qualcosa. 

    (liberamente tratta dalla poesia "Il postiglione", di Lenau: pseudonimo di Nicolaus Franz Niembach von Strehlenau).

  • 25 dicembre 2018 alle ore 21:13
    Come vorrei morire

    Vorrei morire d'una morte lenta
    per assaporarla ancora tutta: ultima volta la vita;
    vorrei morire cogli occhi aperti
    per vederla ancora in faccia: ultima volta la vita;
    vorrei morire a bocca aperta
    per goderla ancora tutta:ultima volta la vita,
    per stupirmi ancora, ultima volta nella vita:
    davanti ad un cielo stellato
    di fronte all'infinito del mare;
    vorrei morire con le orecchie aperte
    per ascoltare ultima volta: il vento ed il tuo respiro.

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:57
    L'amor e... varie cose

    L'amor è vacuo - si sà - talor
    profano; è malandrino, subdolo e assai infingardo:
    [ei] protende i suoi artigli a tutte l'or,
    guai se lo guardi cogli occhi del codardo;
    ed ancor è volubile, altero
    e capriccioso; è fantasioso:
    il vile colpisce, il forte o il fiero,
    nell'arco d'un momento malizioso
    eppoi via andrà l'amor che viene
    quello mai venuto arriverà;
    ed il cor ferito guarirà dalle pene:
    ma il sano è sicuro che non s'ammalerà?
    L'amore è d'una madre silenziosa
    che in silenzio soffre per la prole rumorosa
    mai s'aspetta un fior neppure una rosa...
    soltanto spera e s'aspetta ogni buon cosa.
    L'amor è della sposa di bianco vestita
    che in un giorno speciale si marita;
    lasciandosi dietro infanzia e gioventù
    ma con se portando corredo, grazia e virtù.
    L'amor è d'un figlio per la madre
    giovane o anziana, in vita o in morte
    poco importa: è amor duro e forte
    più dello spilorcio tempo e delle ore ladre.
    L'amor è del vecchio per la vita
    così del giovin per l'avventura:
    entrambi sfogliando van la margherita,
    per l'uno senza foglia, per l'altro duratura:
    l'amor è per bellezza di cui ci si compiace
    quasi che non debba mai svanire:
    ma questa poi tutta d'un colpo tace
    senza speme di dover rifiorire (caducità).

     

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:10
    [Quando, quando, quando...]

    Quando, quando, quando:
    quando la manna cadrà dal cielo 
    e le montagne avranno occhi per piangere;

    quando il tempo non avrà segreti
    e le stelle cadranno per terra senza rompersi
    nè far rumore;

    quando i ghiacciai fioriranno nei deserti
    ed il bambino correrà - bendato - a piedi nudi sui prati in fiore
    senza cadere;

    quando gli oceani saranno rossi di sangue
    e la pioggia bagnerà il dolore senza farli male
    ed il fuoco incendierà le notti;

    quando, quando, quando:
    quando, allora...

    Tutto tornerà al suo posto
    e l'uomo daccapo ricomincerà il suo giuoco,
    quello strano ed eterno gioco della vita e della morte!

    Taranto, 18 febbraio 2017. 

  • 23 dicembre 2018 alle ore 15:42
    Dove è finito il tempo?

    Dove è finito il tempo?
    Dove diavolo
    mai va a finire,
    dove è finito
    quello spilorcio?
    S'è perduto,
    s'è ubriacato
    s'è allontanato
    s'è ammattito: chissà!
    O fosse mai che
    quel maledetto
    s'è venduto
    come una puttana
    da quattro soldi
    per un cono di bottiglia
    arruginito
    oppur
    s'è nascosto
    tra l'infinito
    dietro un'anfratto
    smembrato
    di nuvole?
    Il vento conosce
    risposte,
    lui solo sa;
    la risposta
    è scritta sicura
    nel vento: ma lui
    non parla...
    Dov'è finito il tempo?
    Dove mai sarà andato a finire
    allora
    il tempo,
    quel maledetto spilorcio?

  • 22 dicembre 2018 alle ore 4:31
    Le più belle cose (ali della libertà)

    Le più belle parole
    son quelle ancora da dire
    nè ti dirò mai
    le più belle poesie
    son quelle ancora da scrivere
    che non leggerai
    i più bei versi
    son quelli ancora da declamare
    le più belle pagine
    sono quelle ancor da riempire
    le più belle cose
    son quelle ancora da fare
    nè faremo mai
    le più belle carezze
    son quelle ancora da farti
    i più bei baci
    son quelli ancora da darti
    i più bei cuori
    son quelli puri
    i più bei fiori
    son quelli da fiorire
    nè appassiscono mai
    i più bei mari
    son quelli che li navighi
    dentro te stesso
    sopra un veliero alla deriva
    e gli orizzonti
    che ti immagini
    guardandoti allo specchio
    li solchi ed attraversi
    come sogni vissuti
    le più belle catene
    son quelle da spezzare
    ancora:
    forti come il coraggio
    radiose come l'aurora.

    (da: "Il più bello dei mari", di Nazim Hikmet - Ran).

  • 20 dicembre 2018 alle ore 17:38
    Annullarsi (mistica del tempo)

    Guardo la luna
    e lei muta
    risponde 
    con bagliori
    che sembrano onde;
    il sole osservo
    e lui ascolta
    parlando
    con sguardi
    che sembrano un lampo;
    interrogo le stelle
    e lor
    mi voltan le spalle:
    resta a me
    soltanto
    d'inseguire il tempo
    ingroppando farfalle!

    Taranto, 8 ottobre 2018.

  • 20 dicembre 2018 alle ore 11:58
    Grazie amore

    Se il sole si rifiutasse
    di brillare accendilo nel tuo cuore,
    se non accadesse ancora t'amerei
    senza rancore.
    Quando le montagne si sgretoleranno
    e cadranno in mare
    io e te ci saremo ancora, amore mio.
    Gentile donna di rugiada
    ti dono tutto me stesso,
    tutto me stesso e niente di più.
    Piccole gocce di pioggia rossa
    sussurrano al dolore, sulle nostre lacrime
    bussano: lacrime di amore ritrovate.
    Il mio amore per te è duro
    come una goccia
    di primavera.
    Con te non c'è ritorno,
    insieme andremo fino alla morte.
    Amore mio, mio amore bellissimo
    amore mio, mio amore
    sei tu mio amore grande.
    La mia musa del perdono
    l'ispirazione tu sei per me,
    guardami negli occhi...
    non vedi che io
    sto piangendo per te?
    Il mio mondo
    sorride a causa tua:
    gioco di sguardi, giuoco di donna bambina!
    Il mio mondo sorride, la tua mano
    nella mia
    percorriamo le distanze,
    non ucciderlo il mio cuore...
    Grazie a te sarà fatto:
    perchè tu sei l'unico mio amore.
    Felicità, non essere più triste...
    grazie a te sono contento.
    Ma se il sole si rifiutasse
    di brillare
    e le montagne si sgretolassero
    e cadrebbero in mare,
    ti amerei ancora;
    ci saremo ancora io e te!

    Taranto, 8 novembre 2018.

  • 19 dicembre 2018 alle ore 16:03
    [L'immagine tua...]

                                                                    da: Sibilla Aleramo

    L'immagine tua
    rivedo
    in occhi miei, riflessa:
    di quella dolce calda
    atmosfera, negli anni non più
    tuoi; quando che Tu,
    stanca dalla vita ormai
    tremante l'ascoltavi
    nell'onda del mare
    sugli scogli frangente.

    Taranto, 10 aprile 2016.

  • 19 dicembre 2018 alle ore 5:58
    Occhi di ragazza triste

    Occhi di ragazza triste 
    osservai
    dietro i vetri lucidi della "finestra madre":
    eran sinceri ed allegri,
    come s'avessero visto e poi
    toccato l'aurora...
    Ma tant'altro
    avevan visto, ben altro:
    ne avevan viste
    e fatte di cose
    quegli occhi;
    avevan visto l'inferno
    più del paradiso,
    avevan toccato odio e oblio
    più di amore e d'un sorriso,
    avevan giocato col pianto e col dolore
    più che con il mondo...
    Quegli occhi di ragazza triste:
    arrabbiati, a schiaffi
    avevan preso ed a calci,
    a pugni la vita,
    ma avevan pure sputato
    - tante volte -
    addosso alla morte!

    Taranto, 9 aprile 2016.

  •                                                      da: Patrizia Cavalli (sopra un sogno realmente accaduto: 17 mesi orsono)

    Ringrazio quella poltrona
    nella grande stanza
    che discreta m'accoglie quando improvvisa
    mi coglie debolezza di te, padre: che 
    mi sussurri
    e gridi: "Va bene, figlio!".

  • 18 dicembre 2018 alle ore 13:32
    Invocazione al giorno

    Porta il tempo che al meriggio
    guarda, o giorno
    e scava solchi d'incolpevole
    rugiada sul mio volto,
    avvolgi pure l'anima mia
    nell'ala sua dolce
    e candida di "sorella tristezza"
    ma, alfin
    conducimi sino
    alla soglia
    di soavità della sera
    ch'io di lei così
    possa ebbriarmi...
    ed arrivando allor
    alle finestre socchiuse
    della notte
    che s'apriranno poi
    - dolcemente ansiose -
    nuovamente a te
    per il domani.

    Taranto, 31 marzo 2016.

  • 18 dicembre 2018 alle ore 12:56
    Tal'era la notte d'un azzurro vero

                                                                              da: Iacopo Vittorelli

    Tal'era la notte d'un azzurro vero,
    qual bianca luna appariva in cielo:
    non un alito di vento nè d'un velo
    si  sentiva a tribolar.

    Cinciallègretta solinga se ne stava
    ma ciarliera et romorosa:
    per richiamar la sua morosa
    cominciò a cinguettar.

    Colei (che) la sentì di lontano,
    zompò di frasca in frasca:
    e come si fosse burrasca:
    in un batter di ciglia arrivò.

    Oh! Qual dolce candore d'affetti,
    liev'è questa musica d'amore,
    soavità per occhio et core:
    chissà s'un giorno mai li (ri)vivrò!

    Taranto, 9 aprile 2016.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 15:56
    [Quali lotte avvien...]

    Quali lotte avvien, già quali lotte
    pria che giorno s'alzi e sua luce spanda,
    cogli astri spesso ei f'à botte, già f'à botte
    financo con la notte: di spada, martello & (di) randa.
    Ma quando che tutto poi s'arriposa,
    maraviglia il ciel della maraviglia in sè reca
    e l'uman forte grida "che cosa, che cosa?"
    giacchè radioso sole occhi suoi l'acceca.

    Taranto, 5 marzo 2016.

  • 16 dicembre 2018 alle ore 15:37
    Estate 1982

    "Ai ragazzi del '62, ma non a quelli del 62°"

    Estate 1982: una di quelle
    estati senza vento, senza volto, senza tempo
    una di quelle che non si dimenticano facilmente,
    anzi, una di quelle (estati) che non si
    dimenticano mai!

    Quell'estate, infatti, non l'ho ancora
    dimenticat'io: ogni desiderio
    allora, parea essere incastonato in cielo,
    tra luna e stelle (belle, belle sì: come non mai!).

    Allora (quell'estate) s'invidiavan gli uccelli:
    perchè avevan l'ali per volare;
    allora s'invidiava il sole:
    perchè riscaldava i cuori: i nostri cuori;
    allora s'invidiava il vento:
    perchè via con sè trascinava
    ogni granello di sabbia in riva al mare:
    allora pure il mare s'invidiava:
    perchè trasformava la nostra volontà
    in sogni irragiungibili;
    (e ogni canto diventava inno di gioia: senza pensieri);
    allora ogni cosa s'invidiava:
    perchè tutto parea giovane ed era infinito 
    per ognun di noi.

    L'estate 1982: senz'altro fu di quelle
    (estati) senza vento, senza volto, senza tempo
    che non si dimenticano mai;
    quelle estati 
    in cui tutto si ferma per sempre
    (od i miti pur'anche si fanno uma...leggende)
    laddove nessuna cosa (ti) sembra impossibile
    laddove nessuno (ti) sembra irragiungibile...

    Estate 1982: una di quelle 
    (estati) senza vento, senza volto, senza tempo! 

    Taranto, 29 marzo 2016.  

  • 08 dicembre 2018 alle ore 1:47
    Il vento

    Il vento è come le persone care
    che sono andate via: non si vede
    ma si sente...appare!

    Il vento soffia forte (da nord)
    e quando arriva entra nell'anima
    - ti prende -
    cattura i tuoi pensieri spazzandoli via;
    eppoi ti trascina via con sè: come polvere!

    Il vento, però, non può distruggere
    i ricordi, mai potrà farlo...
    anche quando arriva da ovest;
    [loro] sono  indissolubili
    perchè lievi vivono nel cuore d'ognuno!