username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Luciano Ronchetti

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Luciano Ronchetti

  • Later ha compiuto diciotto anni, proprio oggi:
    è diventato grande ma ancora non lo sa.
    La madre li ha mandato un completo nuovo,
    giacca di raso e pantaloni di velluto blu ed
    un papillon a pois bianchi e rossi: ma lui
    non ha smesso ancora di giocare coi balocchi;
    è diventato grande ma ancora non lo sa.
    Later, però, è intelligente ed è produttivo:
    proprio come gli altri suoi amici che hanno già
    smesso di essere bambini da un pezzo.
    Johnny Lee ha ventitrè anni: fa l'impiegato otto ore
    sempre seduto sulla sua poltrona di cuoio grigia in banca;
    Howard Green ha ventuno anni: riempie serbatoi
    al distributore della 31^, tutto il giorno, e ripara candele.
    Later ha compiuto diciotto anni, oggi sì:
    ma ancora non lo sà!
    Later, però, è intelligente e produttivo:
    è un artigiano di parole lui, produce strane parole e vuote
    a volte, ma pur sempre parole.
    I bambini lo adorano ma
    i suoi vecchi amici, diventati già
    grandi, lo ignorano ormai
    ed i vecchi lo considerano matto;
    lui è soltanto strano: a volte lo è talmente
    che non sa cosa fare o cosa dire...
    nè ricorda mai i sogni fatti la notte prima,
    da poterli raccontare a qualcuno.
    Later è diventato grande, proprio oggi:
    qualcuno domani li dirà "non sei vecchio, tranquillo;
    hai soltanto smesso di essere ragazzo".
    Later ha compiuto diciotto anni, proprio oggi:
    ma ancora non lo sa...qualcuno dovrà dirglielo.
    Later è diventato grande ma ancora non lo sa:
    sta giocando coi suoi balocchi;
    la madre li ha mandato un completo nuovo
    da cinquanta dollari, ma non l'indosserà.
    Later è diventato grande, proprio oggi;
    non lo sa...qualcuno dovrà dirglielo
    sì, qualcuno glielo dirà forse:
    altrimenti resterà bambino dal grande sorriso per sempre,
    altrimenti continuerà a "produrre" soltanto parole!

    Taranto, 15 agosto 2017.

     
     
     

  • 11 giugno 2019 alle ore 8:54
    Vale di più

    Vale di più il tuo silenzio d'allora
    di mille mie inutili parole adesso
    Vale di più un tuo sorriso di ieri
    della mia malinconia d'oggi
    Vale di più, vale, il ricordo di te com'eri:
    di ciò ch'io sono
    Vale di più un giorno da te vissuto prima
    della mia indifferenza dopo
    Vale di più, vale, quel tanto poco che tu m'hai lasciato
    del molto niente ch'io posseggo
    Vale di più quella tua vera ultima e tenera ricerca
    d'amore della mia falsa e lucida follia di sempre
    Vale di più: disperato, quell'ultimo tuo sguardo. 

    da: Nelo Risi.

    Taranto, 11 marzo 2016.

  • 11 giugno 2019 alle ore 8:23
    [Questo è...]

    Questo è un giorno
    (un) semplice giorno
    della mia vita: la dura
    scorza di uomo chiuso
    m'ha reso forte.
    Svegliarmi al mattino per me
    è come tuffarmi in un bicchierino
    ricolmo d'acqua
    ma io non annego: galleggio.
    Come fossi una grande isola disabitata
    (abbandonata)
    alla merzè di brezze amiche
    in mezzo all'infinito mare aperto.
    Questo è...

    Taranto, 30 marzo 2016.

  • 11 giugno 2019 alle ore 8:15
    Terre d'oltremare

    Squarci nell'orizzonte:
    loro
    di netto
    dritte guardano verso orizzonti - lontani -
    consumandoli poco per volta...
    aperte alla vita sono
    dormienti
    alla notte; il giorno
    scarne figure di navi le solcano
    e strane creature verdi: le abitano.
    Losche ombre le osservano
    (di lontano)
    ma docili sguardi - da vicino - fan da guardia
    ai porti e porticciuoli: di terre d'oltremare...
    Oltremare, sì, colà dove l'onde sempre son
    discretamente dolci,
    ed eterne ancestrali correnti
    sono
    ancora
    a levigarle di più loro
    piatte, tiepide: come linee
    quasi dritte che infinite si spandono,
    guardando al cielo
    e scandendo i ritmi del tempo.
    Oltremare, sì, colà dove le stelle soltanto
    di giorno brillano: riscaldandosi
    braccia nelle braccia col sole;
    ed il vento poi, portandole di lontano,
    parole gentili sussurra: lievi 
    e flebili parole, sottili
    come granelli di sabbia dorata.
    (Le) terre d'oltremare: appartengono
    [loro] veramente a pochi; soltanto a chi le vede
    (nonostante)
    a chi le ascolta, a chi le sa...
    sognare.

    Taranto, 12 aprile 2016.
     

  • 10 giugno 2019 alle ore 21:38
    In una notte d'agosto

    E' in una notte d'agosto
    che ci siam conosciuti
    le stelle e la luna osservavano
    i tuoi strani occhi muti...
    quella notte ho imparato ad amarti:
    hai rubato il mio cuore
    portandolo via con te.

    da: "In un giorno di pioggia", dei Modena City Ramblers.
    Taranto, 10 giugno 2019.

  • 10 giugno 2019 alle ore 21:23
    Pillole di controcultura - Il coniglio bianco

    Non servono a nulla
    "pillole" per vederci chiaro e
    vedere ciocchè non si vede
    o fare ciocchè ti va;
    non vanno bene pure
    quelle che ti da la mamma
    e neanche le vitamine del dottore:
    quel che conta è il pensiero, soltanto pensare (bene);
    quel che conta
    è la mente...
    basta sapere
    - però -
    che cos'è ciocchè vuoi
    per non fare ciocchè non ti va;
    basta sapere questo oppure
    basterebbe sapere che c'è qualcuno
    che lo sa: e un giorno allora 
    lo farà sapere anche a te!

    Ma come mai la mamma,
    ogni mamma continua a dare al suo bambino:
    le pillole verdi?  Quelle strane e grosse
    pillole: perchè continua a dargliele?
    ...per crescere (forse),
    e crescere sano e forte!

    Anni fa
    vidi fiori morti su prati rossi, su distese di sabbia argentata
    e branchi di grosse lumache arancioni
    volare veloci
    che parevan calabroni:
    sopra il cielo stellato
    nella notte di San Lorenzo
    ricca di stelle cadenti...
    nessuno mi disse
    - allora -
    ch'era sbagliato:
    così continuai a vedere
    ciocchè mi andava
    ed era pure divertente:
    non ero ubriaco, non
    ero fatto nè avevo
    preso niente;
    soltanto era divertente:
    "vedere" ciocchè
    non c'era!

    Ma come mai la mamma,
    ogni mamma continua a dare al suo bambino:
    le pillole verdi? Quelle strane e grosse
    pillole: perchè continua a dargliele?
    ...per crescere (forse),
    e crescere sano e forte!

    Il giorno dopo a casa
    - quand'ero nella mia stanza -
    vidi nello specchio
    una faccia sconosciuta:
    non avevo bevuto nè mi ero 
    fatto (di) niente; soltanto vidi
    delle strane rughe solcate
    dal tempo su quella faccia...
    mi vidi - insomma -
    non come realmente ero
    ma come sarei stato un giorno...
    Ti dicono cosa devi
    fare o non fare; dove
    devi andare, cosa (devi)
    comprare o quel che non devi
    mangiare, e quello che devi leggere.
    Tutti (ti) dicono che non serve a nulla
    piangersi addosso: perchè
    stare senza pene
    farebbe pure bene - chissà - al pene!
    Io penso spesso, però,
    a cosa mi disse tanto tempo fa
    un grillo parlante infelice
    alla fiera dell'est:
    "Nutri la tua testa, nutri la tua testa
    e nutri il tuo pensiero; nutri la tua testa,
    amico mio!"...
    Possiamo credere a
    ciocchè ci va
    io credo a ciocchè mi va
    e vedo ciocchè mi va di vedere:
    nella mia testa, davanti agli occhi
    sta ora
    un coniglio bianco
    che bruca l'erba sotto le stelle
    di primavera;
    libero ed indifeso,
    indifeso ma libero
    nei prati verdi del paese di Alice.

    da: "White rabbit" (coniglio bianco), di Grace Slick/Jefferson Airplane, 1967.
     

  •                                                                           L'alienazione è finita...
                                                                              benvenute le macchine,
                                                                               "benvenuto alle macchine"

    Robot meccanico, computer fatto dall'uomo, ama la tua macchina.
    I tempi cambiano: i tempi sono già cambiati!
    Dici che non c'è nulla di buono eccetto le cose naturali.
    ...Sei pazzo; l'ortica è una pianta naturale,
    perchè non ne metti un po' nel tuo cibo?
    Non mi frega un cazzo se dentro c'è una marea di chimica
    basta che la mia insalata sia fresca.
    I tempi cambiano: i tempi sono già cambiati!
    Può darsi che i conservanti ti stiano conservando bene,
    penso che questa è una cosa che stai trascurando: robot.
    Sei innamorato? 
    Sì, l'hai trascurata per davvero.
    Robot meccanico, computer fatto dall'uomo, io amo la sua macchina.
    Benvenuto robot, benvenuto computer: fatti dall'uomo;
    L'uomo è morto: viva le machine!
    Welcome to the machines.
     
    Taranto, 13 novembre 2017.

  • 08 giugno 2019 alle ore 10:02
    Serie - A confronto con... Wyslawa Szymborska

    La fiera dei miracoli
                                                                                 Ho sognato di prendere
                                                                                 il sole
                                                                                 all'ombra di un cipresso
                                                                                 lungo la via
                                                                                 delle fontane morte
                                                                                 (ma non era un miracolo!)

    W. - Un miracolo normale:
            l'abbaiare di cani invisibili
            nel silenzio della notte;
    IO - Un miracolo normale:
           restare muti, ciechi e sordi
           dinanzi al sole che sorge;

    W. - Un miracolo fra tanti:
            una piccola nuvola svolazzante,
            che riesce a nascondere una grande pesante luna;
    IO - Un miracolo fra tanti:
            un cielo illune, il quale s'abbraccia ad un tramonto
            e l'aurora, poi, con lui s'addormenta dietro la scogliera grande;

     W. - Un miracolo comune:
             l'accadere di molti miracoli comuni;
     IO - Un miracolo comune:
             (è) che non accade nessun miracolo comune ad un altro;

     W. - Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria;
     IO - Chiedo scusa ai vivi se non dimentico più i morti;

      W. - Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge
              a ogni istante;
      IO - Lo maledico, il tempo, perchè è un fottuto taccagno
             che non regala mai niente a nessuno.

     Taranto, 23 maggio 2016.

  • 07 giugno 2019 alle ore 22:19
    [Tu...]

    Tu, che a me parlavi coi tuoi sinceri occhi
    o mi gridavi amore a braccia aperte
    ridando speranza al cor mio come gli antichi balocchi
    e illuminandole di sogni  quelle strade mie deserte.

    Tu, che carezzavi mio viso colle stanche tue mani
    o donavi a me un sorriso ed i tuoi strani pensieri:
    sembrandomi così un oggi senza domani...

    Ti rivedo a me ancor innanzi come se fosse ieri! 

  • 07 giugno 2019 alle ore 21:38
    Senza titolo (da: Iginio Ugo Tarchetti)

    Ell'era tanto semplice e piccina
    che luce serale parea la mattina
    tanto gentile era ed assennata
    come la brina che mai s'è ghiacciata.
    Era un fior
    talmente delicato
    che' l mio grezzo duro cor
    sì forte alfin l'ha appassito.
     

  • 07 giugno 2019 alle ore 21:31
    Il giovane poeta

    Qual'è l'alternativa
    del giovane poeta?
    Morire così da giovane
    o vivere sino a vecchio
    d'inedia e solitudine?
    Siate tempesta
    - recita il volgo antico -
    e vivete
    facendo rumore:
    le parole
    possono essere
    schegge di pianto
    sopra una tombale pietra
    oppure saette di fuoco
    scagliate sui giovani cuori
    infiammandoli
    di coraggio
    e alla vita
    che ti strugge
    d'amore
    e di dolori.
    Il giovane poeta
    (allora) può:
    morire così
    da giovane
    o vivere a lungo
    nell'inedia e nella solitudine!

     

  • O mare azzurro oceano, dell'infinito
    voce
    fuoco sei, ribolli tu di pene e di passioni
    e latenti desideri hai
    che teco
    porti sin dalla tua foce.
    Inseguendoti va il vento,
    e ti percuoton l'onde,
    ti ravvivan le stelle
    - specchio della luna - ...
    ma tu lì,
    a scrutarci
    impassibile, immutabile
    al trascorrer del tempo,
    a tutto...tu quiete
    infondi come pur tempesta: ed il sacro
    albatro a far da vedetta,
    su color che si spaurano
    o van perdendo la rotta, sempre!
    Giammai
    da nessun posto, perciò
    - in mia vita -
    (così) tanto bene stetti
    come quand'ero di fronte a te: da solo...
    - tu ed io "big-brother", con noi stessi
    insieme -
    e nel tuo splendor e mistero
    stringendoti a me tutto
    t'ammiravo, o mare oceano!

    Taranto, 22 luglio 2014.

     

  • 06 giugno 2019 alle ore 23:23
    Strade senza nome

                                                                           Ai: ragazzi del 1977 ma no a quelli del 77°

    Lungo crinali
    che non hanno 
    forma
    dove il sole si nasconde...
    strade senza nome;
    lungo verdeggianti
    spiagge 
    dove la sabbia 
    di notte brilla...
    strade senza nome;
    lungo mari liberi e bambini
    dove la salsedine
    brucia il cuore...
    strade senza nome;
    lungo montagne
    altissime
    spaccate in due
    da venti di rabbia
    venuti da ponente...
    strade senza nome;
    lungo lontane
    radure
    popolate
    da vecchi fantasmi
    gentili...
    strade senza nome;
    lungo prati 
    in fiore,
    insieme
    a donne naif
    faccio l'amore...
    strade senza nome.
    Sognando
    cavalli liberi e selvaggi
    colorati di rosso e di nero,
    angioli incantatori
    ammantati di mistero
    e bardi dal cuore vero, 
    e farfalle vergini...
    lungo quelle strade: strade senza nome.
    Idee che si rincorrono,
    pensieri che t'accompagnano,
    muri che ti ascoltano...
    strade senza nome.

    Taranto, 19 ottobre 2018.
     

  • Randagio é il tempo:
    che trascorre in riva al mare
    e pensieri trafuga all'uomo vecchio
    che non vuole, non può (più) aspettare.
     Lungo é il percorso del tempo
    durato 100 o più di mill'anni:
    ma l'uomo vecchio é diventato un vecchio uomo
    che subendone il peso va, contando i danni.
    Lungo é il percorso del tempo
    che in 100 o più di mill'anni
    ha scolpito le pietre, scavato le rughe;
    placato ha la rabbia e curato gli affanni
    dell'uomo vecchio diventato un vecchio uomo rude.
     Lungo é il percorso del tempo
    di 100...1000 anni:
    ha travolto [lui] le vite, le cose, persone e infine...(i) tiranni!

    Taranto, 31 gennaio 2017.

  • 05 giugno 2019 alle ore 16:49
    Anime perse (2012)

    A volte,
    quando giriamo intorno ai nostri pensieri
    e rotoliamo come pietre informi
    o meteore impazzite
    lungo le strade della memoria,
    e vaghiamo fragili ed indifesi,
    senza meta
    e schiavi di noi stessi,
    delle nostre illusioni
    quasi sempre perdendoci
    - restando estranei a noi stessi -
    cadendo eppoi rialzandoci,
    spesso feriti dentro e fuori,
    anime perse nel vuoto sembriamo
    senza identità.
    Poi, stanchi,
    ci fermiamo
    e ci ritroviamo,
    caricandoci sulle spalle
    pesante il fardello
    del vivere presente
    e riprendiamo il nostro
    cammino
    perché troppo
    amiamo la vita...
    anime perse nel vuoto,
    a volte,
    però, sembriamo.

  • 05 giugno 2019 alle ore 16:40
    Ti ricordo Anna

                                                                                      a: mia sorella.

    Ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando d'inverno sotto la pioggia
    correvi a scuola
    il sorriso sulle labbra
    i libri sotto il braccio
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando sfidando il sole allegro
    correvi a scuola
    il viso pallido
    un fiore tra i capelli
    i libri sotto il braccio
    la speranza in mano
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando al meriggio
    tornavi a casa
    la gioia negli occhi (portavi)
    i vestiti semplici dell'arcobaleno
    tornavi a casa mia tenera Anna,
    alla tua casa
    niente importava
    tornavi a casa 
    dalla tua famiglia
    al tuo rifugio speciale
    niente importava
    ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando alla sera
    dipingevi
    felice e serena nella tua stanza
    niente importava.
    Ti ricordo mia tenera Anna
    sorella
    quando d'estate
    sulla spiaggia rovente
    dolcemente tu, dopo il bagno
    mi asciugavi (io tremante e bambino)
    niente importava.
    Allora mi bastavano
    cinque minuti di te
    sono cinque minuti
    la vita è eterna
    in cinque minuti
    niente importava
    (allora)
    mi bastavano
    soltanto 
    cinque minuti di te.

    liberamente tratta da: "Te recuerdo Amanda"/"Ti ricordo Amanda", brano scritto dal compagno cileno Victor Jara, morto a Santiago per la libertà; inserito nel 33 giri "Gracias a la vida"/"Here's to life", di Joan Baez. 

  • 05 giugno 2019 alle ore 16:08
    I nomadi viandanti (viaggiatori dell'universo)

    Tutti siamo (dei) nomadi
    viandanti:
    senza sosta camminiamo né respiro...
    ogni tanto ci fermiamo,
    laddove
    il destino vuole o
    dov'esso ci conduce.

    Tutti siamo (dei) nomadi
    viandanti:
    senza (un) perché camminiamo o
    una meta...
    forse per (ri) trovare noi stessi e
    la felicità, per (ri) acchiappare il tempo perduto
    - o "qualcosa" di quel tempo -
    per (ri) vivere il passato o fermare il presente.

    Nomadi viandanti
    tutti siamo: del tempo, lungo le strade
    della vita.
    Viaggiatori dell'universo...
    ci accontentiamo delle briciole!

    Taranto, 31 gennaio 2014.
     

  • 08 gennaio 2019 alle ore 23:36
    Le parole che non ti ho detto

    Ogni tanto mi torna in mente
    di non averti detto mai
    quant'eri importante, per me:
    credo che tu lo capissi - però -
    e lo sapessi, probabilmente.

    In caso contrario, adesso spero
    vivamente "che tu lo abbia capito,
    prima di andartene via":

    Invero: ritengo che certe parole,
    quelle "parole" non abbisognan
    d'esser dette (mai)
    tra due che si amano;
    quelle "parole", certe parole
    non abbisognan (mai)...

    Debbano - invece - restare chiuse
    in noi, ben recondite;
    debbano - invece - esser custodite
    nel nostro scrigno, ben segrete.

    Per esprimere cio' che si prova
    bastano gli sguardi:
    e tra noi (due)
    c'è ne furono infiniti;
    per esprimere ciò che si prova
    basta il sentire:
    e tra noi (due)
    vivo è stato sino a poco prima
    che te n'andassi via!

    Ogni tanto mi torna in mente
    di non averti detto mai
    quanto tu valessi e contassi
    per me, nè ciò che significassi:
    e non è un rimpianto
    questo, nè un rimorso,
    ma "un semplice constatare
    ed appurare dell cose!".

    Ogni tanto ripenso - però -
    anche alle volte in cui
    io ti chiesi "perdono";
    e ricordo che - fortunatamente -
    tu me lo hai sempre dato!

    Taranto, 26 luglio 2013.
     

  • 06 gennaio 2019 alle ore 20:55
    [Il mare dell'uomo...]

    Il mare dell'uomo è grande fratello
    di lui, di sua vita compagno fedel misterioso alquanto
    et cotànto bello!

    Al dì nel color è vivace, oscur di notte
    imperituro giace o sfavilla forte...
    demone - pare - di nave sanza rotta, girata sempre a prua.

    Il mare per l'uomo
    è grandezza di mistero...
    come l'etterno.

    Taranto, 31 gennaio 2015 (riveduta nel 2017).

  • 01 gennaio 2019 alle ore 1:51
    Venezia'81

    Calli in inverno a Venezia
    - qual luce strana hanno i suoi occhi -
    da sempre
    immerse giaccion esse nella nebbia sciolta;
    entro cui rema gondoliere esperto
    portando gondola sua
    sino al mare aperto: laddov'essa si fa
    "nave" "luce"
    in balia delle correnti e di stella polare.
     

  • 01 gennaio 2019 alle ore 1:45
    [Vorrei incontrarti...]

    Vorrei incontrarti tra 1000, 1001 anni
    (e non di più)
    per riabbracciarti
    e rivederci - foss'anche (per) un attimo...
    mano nella mia
    [mano] insieme.

  • 01 gennaio 2019 alle ore 1:38
    [Invaghito d'una stella]

    Invaghito d'una stella
    mi sono da quaggiù
    mai cercata, lei lassù
    solitaria e scintillante
    così tanto bella.
    Con uno sguardo [mio] di pietra
    io l'ò fermata:
    e v'ò lasciato mie mortali parole
    che scolpite sembravan esse col ghiaccio infocato
    sopra una lunga, sottile scia
    di Gioia e Dolore.

    Taranto, 1 febbraio 2015.

  • Era una dolce notte di maggio,
    e nel mentre che la luna
    vegliava sui solitari sentieri
    colorati di rugiada
    e tingeva d'argento le nuvole sincere
    sospinte dal lieve sospiro del vento,
    il postiglione non temeva affatto
    di rompere quel fragile, e magico,
    e silenzioso notturno incanto
    lanciando i cavalli suoi a sfrenato galoppo
    e facendo con forza risuonare il suo corno color diamante:
    quella magica e pazza corsa senza eguali
    la godevo [io] seduto dentro la diligenza,
    mentre campi solitari di grano profumato,
    villaggi addormentati e boschi 
    di grandi e minacciose querce
    veloci mi scorrevano innanzi agli occhi svegli.
    Ma, all'appressarsi d'un bianco cimitero,
    illuminato dal riverbero femmineo della luna,
    sulla collina del disonore
    il postiglione d'improvviso bloccò i cavalli
    - due grossi sauri alsaziani -
    e nel corno suonò una sonata,
    quella favorita dal suo vecchio compagno
    - Johnny Flanagan di Aintree -
    che ora giaceva sepolto lassù:
    solo quando a quelle allegre note
    del suo corno
    dal cimitero una eco lontana
    rispose,
    la diligenza riprese la sua corsa,
    mentre nell'orecchio [mio] destro
    rimbombavano ancora le note dell'eco,
    quasi una spettrale risposta
    del morto postiglione.

    Il viaggio della diligenza
    alla una si fermò
    in una stazione di posta e di cambio:
    i cavalli eran quasi scoppiati,
    il postiglione quasi ubriaco
    ed io quasi ebbro; tutti
    eravamo così 
    quasi...di qualcosa. 

    (liberamente tratta dalla poesia "Il postiglione", di Lenau: pseudonimo di Nicolaus Franz Niembach von Strehlenau).

  • 25 dicembre 2018 alle ore 21:13
    Come vorrei morire

    Vorrei morire d'una morte lenta
    per assaporarla ancora tutta: ultima volta la vita;
    vorrei morire cogli occhi aperti
    per vederla ancora in faccia: ultima volta la vita;
    vorrei morire a bocca aperta
    per goderla ancora tutta:ultima volta la vita,
    per stupirmi ancora, ultima volta nella vita:
    davanti ad un cielo stellato
    di fronte all'infinito del mare;
    vorrei morire con le orecchie aperte
    per ascoltare ultima volta: il vento ed il tuo respiro.

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:57
    L'amor e... varie cose

    L'amor è vacuo - si sà - talor
    profano; è malandrino, subdolo e assai infingardo:
    [ei] protende i suoi artigli a tutte l'or,
    guai se lo guardi cogli occhi del codardo;
    ed ancor è volubile, altero
    e capriccioso; è fantasioso:
    il vile colpisce, il forte o il fiero,
    nell'arco d'un momento malizioso
    eppoi via andrà l'amor che viene
    quello mai venuto arriverà;
    ed il cor ferito guarirà dalle pene:
    ma il sano è sicuro che non s'ammalerà?
    L'amore è d'una madre silenziosa
    che in silenzio soffre per la prole rumorosa
    mai s'aspetta un fior neppure una rosa...
    soltanto spera e s'aspetta ogni buon cosa.
    L'amor è della sposa di bianco vestita
    che in un giorno speciale si marita;
    lasciandosi dietro infanzia e gioventù
    ma con se portando corredo, grazia e virtù.
    L'amor è d'un figlio per la madre
    giovane o anziana, in vita o in morte
    poco importa: è amor duro e forte
    più dello spilorcio tempo e delle ore ladre.
    L'amor è del vecchio per la vita
    così del giovin per l'avventura:
    entrambi sfogliando van la margherita,
    per l'uno senza foglia, per l'altro duratura:
    l'amor è per bellezza di cui ci si compiace
    quasi che non debba mai svanire:
    ma questa poi tutta d'un colpo tace
    senza speme di dover rifiorire (caducità).