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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

27 settembre alle ore 20:31

Diario di bordo - Leggendo...qua e là (terza parte)

Il racconto

 In questa parte del mio diario voglio proporre un racconto letto su un librino per pochi intimi: una pubblicazione, infatti, che nessuno potrà trovare mai esposta a bella prima sugli scaffali delle librerie italiane oppure nel merchandaising di Amazon perché è stato scritto da un autore che non scrive per vendere libri, o meglio non li scrive per far soldi o tiratura ne per diventare famoso; una pubblicazione che è stata stampata (ed autoprodotta) per aiutare delle persone che sono detenute in varie carceri italiane. L'autore si chiama Olmo Losca, l'ho conosciuto nel gennaio scorso (soltanto formalmente, però, no di persona, acquistando la sua opera tramite la Cassa Anti-Repressione che l'ha prodotta, anzi autoprodotta). Nella seconda pagina di copertina è scritto, in basso, quanto segue: "L'intero ricavato della vendita di questo libro sarà destinato alla Cassa Anti-repressione in solidarietà alle compagne e ai compagni rinchiusi nelle patrie galere". Il racconto (meglio sarebbe definirlo "raccontino", data la sua brevità...altri, all'interno del libro, sono molto più lunghi), che è scritto nelle pagine 51-53, si intitola: "L'urlo di un barbone dei boschi" - Gennaio 2020, località: il bosco. Il testo è quello che segue:
  "Cresciamo e viviamo in una società terrificante, talmente squilibrata che le ricchezze si moltiplicano con la stessa velocità delle povertà che precipitano, dove il concetto di giustizia è misurato sui vestiti di seta e cashmere, dove la tenaglia dei suoi esecutori raggiunge profondità di tale iniquità che risulta "naturale" e "volontario" mantenere istituzioni repressive per perpetuare all'infinito la persecuzione e il martirio di vittime nel nome di aberrazioni ambientali, economiche, sociali. Cresciamo e viviamo in luoghi dove regna la carità religiosa, il romanticismo da soap-opera, l'abnegazione del salario da fame, l'egoismo della proprietà privata, della pistola nel comodino, la difesa dell'ordine costituito, la trasformazione del suolo in cimitero a cielo aperto, la lapidazione pubblica di individui di un'altra epoca storica, la mistificazione, il depistare e nascondere i responsabili delle stragi, la violenza contro i miserabili della strada, la gogna mediatica, il ladrocinio nelle tasche di chi non ha niente. Cresciamo e viviamo chiusi fra quattro mura di cemento armato dipinto dalla chimica da laboratorio, stritolati da una educazione obbediente misurata in codici scolastici, indottrinati da una morale dove l'ego acquista punti a discapito del silenzio, barricati dietro porte blindate e torrette a vista, dove anche il suono armonioso del vento diventa onda d'urto di deflagrazione, insultati e derisi da soggetti che frustano la nostra schiena sette giorni su sette, diventando milionari. Cresciamo e viviamo indottrinati da eserciti di articoli e notizie ricoperte di plastica e menzogne e, nonostante tutto questo, cerchiamo di emanciparci in strade percorse da fumi di monossido, resistiamo ai binari arruginiti inchiodati sui nostri fianchi, ci sdraiamo esausti sul ciglio dell'orizzonte senza mai attraversarlo, urliamo di libertà con infilato in bocca lo straccio che soffoca. Ma non è sufficiente, perchè intorno vediamo individui che crescono e vivono sordi ai lamenti incessanti che lacerano le pareti dei lager, sorridono ai liquami che avanzano fino a cingerci le narici, scendendo in gola e obbligando a digerirli, abituati ormai alla sovranità di coloro che siedono sui nostri corpi, delegano la vita a carnefici che la toglieranno, distolgono in allegria lo sguardo al baratro, disprezzano la mano tesa del perseguitato, la stessa mano che scomparirà nel fondo del mare. Ma tutto questo non è crescere, non è vivere. Esseri viventi trasformati in prodotti da masticare e sputare, masticare e sputare. Oggi mi hanno detto che sono un nemico della nostra società, traditore della morale, difensore dei brutti e cattivi, un solitario pazzo, un fabbricante di falsità e sogni irrealizzabili, ma sono solo una foglia seccata al sole da un'estate malata, un torrente prosciugato da dighe puzzolenti e marce, un albero troncato da motoseghe astute, una talpa agonizzante da ruspe ripiene di fango, un lago cristallino diventato immondizia.   Non temete, tranquilli, il mio urlo di rabbia e dolore non si sentirà, travolto e coperto dalle sirene del progresso...". (da: "Sentieri in cammino").
 La Nota biografica sull'autore, in terz'ultima pagina di copertina, prima delle note dello stesso autore, dell'indice e dell'ultima pagina della pubblicazione, recita quanto segue: Olmo Losca nasce nel 1969, il padre anarchico, tra i fondatori di quella corrente pittorica degli anni '50 denominata, dai giornalisti Giorgio Kaisserlian e Marco Valsecchi (nella prima esposizione italiana del 1956), "Realismo Esistenziale" ha contribuito alla formazione artistica e politica del figlio. Olmo inizia a scrivere poesie dall'età di 14 anni. Dopo un periodo all'estero (in cui gira come un viandante per le strade d'Europa) a 22 anni rientra in Italia. Attraversata una parentesi lavorativa in una fabbrica (5 anni) decide di vendere tutto e trasferirsi in montagna dove inizia a fare il contadino, apicoltore e naturalmente continuando a scrivere. In particolare fiabe e novelle per ragazzi. La sua esperienza come "abitante delle alte valli" lo avvicina ai rifugi alpini, dove ne gestisce uno per due anni e, questa esperienza, lo porta a collaborare con altri gestori alle "Vie" degli escursionisti. Attivista libertario fin dalla tenera età scrive, parallelamente alle fiabe e alle poesie, anche racconti, novelle, articoli e saggi sull'ecologismo, l'animalismo e la critica sociale. Negli ultimi anni è promotore anche di quell'approccio alla questione animale legata all'anarchismo (svariate sono le sue conferenze, in Italia, sul tema). Per la casa editrice francese Editions du Monde Libertaire pubblica nel 2019 "Les Poésies de l'Orme" una raccolta di poesie bilingue (francese/italiano). Attualmente sta lavorando a un progetto di fiabe per adulti legate alla questione animale.

Taranto, 228 Floréal 5 (24 aprile 2020).

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