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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa. Libero pensatore, poeta, appassionato di arte, musica, cinema (e altro ancora) nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto: cittadino del mondo intero!

30 settembre alle ore 15:48

Intorno ad un brano musicale: "Hurricane", di Bob Dylan

Il racconto

 Il brano in questione, dall'album "Desire", del 1976, narra (canta) la storia vera del pugilatore Rubin "Hurricane" Carter, sfidante ufficiale per il titolo mondiale dei pesi medi (combatté col connazionale Joey Giardello a Filadelfia, il 14 dicembre 1964, perdendo ai punti in quindici round). Tutti i testi dell'album furono firmati da Bob Dylan insieme a Jacques Levy, autore e regista teatrale. Il suddetto Carter fu accusato - ingiustamente - di aver commesso un triplice omicidio: per questo motivo fu condannato a tre ergastoli! (nel New Jersey, fortunatamente, non vigeva la pena capitale all'epoca del fatto). Prima di essere riconosciuto innocente (cioè, prima di essere riconosciuto quello che in realtà era: innocente!) egli scontò la bellezza di diciannove anni nel carcere della sua città!

Colpi di pistola echeggiano nel bar di notte,
entra Patty Valentine dalla stanza di sopra,
vede il barista in una pozza di sangue,
grida - Mio Dio li hanno ammazzati tutti! -.
Questa è la storia di Hurricane,
l'uomo che le autorità hanno accusato
di un delitto che non ha commesso,
messo in una cella di prigione, lui che avrebbe
potuto essere 
il campione del mondo.
Tre corpi stesi a terra vede Patty
e un altro uomo, un certo Bello, aggirarsi
con aria misteriosa.
- Non sono stato io -, dice e alza le mani,
- Stavo soltanto rubando l'incasso, spero tu 
capisca,
li ho visti solo andare via -, dice e si ferma.
- Uno di noi farebbe meglio a chiamare la polizia -.
E così Patty chiama i  poliziotti
e loro arrivano con le loro luci rosse
lampeggianti
nella calda notte del New Jersey.

 Le cause della ingiusta condanna (e della successiva detenzione), ovvero i motivi che pesarono sul giudizio e sulla relativa sentenza, a detta della parte opposta all'establishment dell'epoca (la parte progressista dell'America, evidentemente!) furono di natura puramente pregiudizievole (o pregiudiziale): Carter si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato (anzi, ancora peggio visto che egli, al momento del fatto, dell'efferato delitto - tre persone erano state sparate ed uccise - avvenuto in un bar di Paterson, appunto, era da tutt'altra parte: dalla parte totalmente opposta della città!); Carter aveva un colore della pelle sbagliato, era un "soggetto" sbagliato (un "fannullone rivoluzionario") ed un tipo strano ("un negro pazzo" che era stato in riformatorio ed era stato cacciato dal corpo dei marines)...come se essere strani o avere la pelle nera piuttosto che verde (oppure portare il cappello sulle ventitré invece che in mano, chiedere l'elemosina ad un angolo di strada invece che essere vestiti in doppiopetto, o piuttosto che avere dei precedenti penali a carico, etc.) - sic! - dovrebbe poter contare qualcosa, anzi, non contare affatto nel giudicare una persona; ognuno dovrebbe essere ritenuto colpevole di aver commesso un reato o, al contrario, essere giudicato innocente a prescindere (come affermava il buon principe De Curtis, in arte Totò) da tutto ciò: è invece successe proprio questo nel caso del povero Carter (non fu la prima volta che avveniva una cosa del genere e non sarebbe stata l'ultima, purtroppo, come la cronaca giudiziaria di ogni parte del mondo spesso ci narra!).

Nel frattempo in un'altra parte della città
Rubin Carter e un paio di amici stanno girando
in macchina.
Il pretendente numero uno alla corona dei pesi medi
non poteva certo immaginare che razza di merda
stava per cadergli addosso
quando un poliziotto lo fece accostare al bordo della strada
proprio come la volta prima e quella prima ancora.
Questo è il modo in cui vanno le cose a Paterson,
se sei nero faresti meglio a non farti vedere in giro per le strade
a meno che tu non vada in cerca di guai.

 E' da dire che l'album Desire (e quindi il brano "Hurricane") era già stato lanciato con una poderosa tournée, da parte di Bob Dylan e della sua compagnia - la Rolling Thunder Rewiew - sul finire del 1975. La compagnia del menestrello di Duluth (località dello stato del Minnesota che li aveva dato i natali il 24 maggio del 1941 sotto "mentite spoglie", ovvero con il nome di Robert Allen Zimmerman), in quell'avventura destinata a tradursi nel lunghissimo film "Renaldo and Clara", uscito nel 1978 e diretto dallo stesso Dylan (apparirà in prima europea al festival di Cannes), si componeva di una larga schiera di muscicisti, artisti ed amici ripescati durante l'estate newyorkese. "Un grande baraccone dello spettacolo", scrivono Marina Morbiducci e Massimo Scarafoni nel libro "Bob Dylan, tutte le canzoni (1973-1980)", uscito nel 1980 per i tipi della Lato Side Editori, Roma, "a cui partecipano vecchie e nuove stars: la Baez, Joni Mitchell, Gordon Lightfoot, Roger McGuinn, Arlo Guthrie e tanti altri, perfino il gran Bardo della poesia Beat, Allen Ginsberg, con la sua pianola-harmonium". Durante il tour della compagnia, snodatosi con fasi alterne per diversi mesi, in lungo e largo per gli States, vennero dati due concerti a sostegno di "Hurricane" (il pugile e non il brano, evidentemente!) e della sua causa civile.

Alfred Bello aveva un complice e aveva una
soffiata per la polizia,
lui e Arthur Dexter Bradley stavano soltanto
facendo un giro.
Bello disse: - Ho visto due uomini fuggire,
sembravano due pesi medi,
sono saltati su una macchina bianca con la targa di un altro stato"
e Miss Patty Valentine con la testa fece sì
un poliziotto disse: - Aspettate un attimo, ragazzi,
questo quì non è ancora morto. -
Così lo portarono all'ospedale
e anche se quell'uomo riusciva a malapena a vedere
gli disse che poteva identificare il colpevole.
Sono le quattro del mattino e i poliziotti
acchiappano Rubin Carter,
lo portano all'ospedale e lo fanno andare di sopra.
L'uomo ferito lo guarda coi suoi occhi ormai morenti
e dice, - Che cosa lo avete portato a fare quì? Non è lui! -
Sì, questa è la storia di Hurricane,
l'uomo che le autorità hanno accusato
di un delitto che non ha mai commesso,
sbattuto in una cella di prigione, lui che avrebbe
potuto essere
il campione del mondo.
 

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