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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

18 settembre alle ore 20:28

La medaglia di mio nonno (orizzonti di gloria)

Il racconto

 C'è chi ritiene che l'orizzonte sia quella linea immaginaria che si spande all'infinito dinanzi agli occhi di chi la osserva...gli orizzonti di gloria sono ben altra cosa: quelli a cui aspirano in molti ma che in vita spettano direttamente soltanto a coloro che hanno mostrato coraggio indicibile nel compiere gesti inusuali di valore; e lo hanno fatto sprezzanti del pericolo e del nemico. Mio nonno aveva combattuto nella Grande guerra con estrema dignità e coraggio. Durante una azione perlustrativa riuscì a catturare, da solo, armato soltanto di fucile, ben trenta soldati nemici. Si meritò così la medaglia di bronzo al valore militare. La mattina in cui doveva essere insignito dell'onorificenza sarebbe stata di lì a poco. Per una settimana intera egli dormì poco e nulla (appena due ore a notte): era troppo forte il pensiero che lo avvolgeva; pensava che sarebbe diventato immortale e pensava agli orizzonti di gloria che avrebbe navigato e varcato. Quel momento arrivò. Mio nonno allora con la divisa messa a nuovo per l'occasione ricevette la sua medaglia: fu il generale dell'armata in persona ad appuntargliela sul petto. Aveva gli occhi lucidi per la commozione. Sulla strada del ritorno, che di lì a non più di un'ora lo avrebbe riportato alla sua umile casa in mezzo al bosco, ebbe però un momento di...lucidità. Posò la bicicletta su cui stava pedalando per terra e si sedette sul selciato lungo il bordo della strada. Il sole era tramontato da un bel pezzo e le stelle ormai apparivano in cielo più luminose che mai, insieme alla luna piena. Mio nonno cominciò a pensare e a parlare ad alta voce: - cosa me ne faccio di questa medaglia? A cosa mi serve? Mi fa schifo portarla sul petto! Onore, la gloria, la patria non valgono la morte di centinaia di migliaia di uomini: di qualunque nazione essi siano e qualsiasi bandiera sventolino. Questa medaglia è macchiata col sangue di ognuno di loro! Dopo aver pronunciato queste parole prese in mano la sua medaglia e ci sputò sopra, poi la buttò per terra e la calpestò tre volte, lasciandola sul ciglio della strada. Dopo di che risalì sulla bici e tornò a casa. Quella notte dormì nove ore filate, come non li accadeva da immemore tempo. Il mattino seguente si svegliò e con solerzia preparò la sua borsa infilando dentro poche cose (appena l'indispensabile). Sarebbe dovuto tornare al fronte, quattro giorni dopo, ma non lo fece: la diserzione è punita con la fucilazione senza processo, in tempo di guerra. Si recò nel porto più vicino e si imbarcò sul primo piroscafo in partenza per un paese straniero. In quel paese si sposò con mia nonna e dalla loro unione nacque mio padre il quale, a sua volta, da adulto si sposò con mia madre: dalla loro unione, molti anni dopo, nacqui io. Non conobbi mai mio nonno ma mio padre, quando ero ragazzino, mi raccontò spesso la storia della sua medaglia. Da allora capii il significato delle parole "orizzonti di gloria" e non l'ho più dimenticato.

 Taranto, 16 settembre 2020. 

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